di Nicola Munaro
Il Gazzettino, 2 febbraio 2026
I numeri ufficiali del Governo fotografano la situazione del penitenziario Alla Casa di reclusione il tasso di surplus è del 155%, in Circondariale al 137. Ribolle. Su una scala grafica in cui il valore 200 è associato al rosso tipico degli indicatori di temperature da canicola, la Casa di reclusione di Padova segna 155 mentre la Casa circondariale tocca quota 137. Numeri che, però, non indicano i gradi interni ma il tasso di sovraffollamento del Due Palazzi di Padova, teatro in questa settimana di due suicidi (sono 21 negli ultimi ventuno anni) e di un’aspra polemica politica cominciata con la decisione dell’amministrazione penitenziaria di chiudere il reparto di massima sicurezza della Casa di reclusione e trasferire i ventitré detenuti in altri istituti d’Italia. Uno di loro, Giuseppe Pietro Giovanni Marinaro, 73 anni, in carcere da oltre 40 anni per mafia, da 18 a Padova, non ha retto all’ipotesi di ricominciare da un’altra parte e si è tolto la vita la notte tra il 27 e il 28 gennaio alla vigilia del trasloco. Negli anni Ottanta era stato un boss della ‘ndrangheta. Poi, nella notte tra giovedì e venerdì un altro suicidio, quello di Matteo Ghirardello, 33 anni, detenuto ordinario, che non ha visto futuro anche attaccano i sindacati per la situazione troppo pressante in fatto di presenze nelle celle.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 2 febbraio 2026
Trasferimenti e morti al Due Palazzi continuano ad alimentare il dibattito. “È la rottura di una consuetudine che, per alcuni, durava da decenni, fatta di attività trattamentali quali il teatro, la pittura, la scultura, la scrittura, il ricamo, lo studio, il lavoro, coltivate anche grazie all’opera assidua di tanti volontari e operatori penitenziari. L’alta sicurezza a Padova aveva avuto accesso a diverse opportunità, che avevano consentito di avviare processi importanti di cambiamento personale e il Dap dov’era? Le condizioni di vita in Alta Sicurezza ultimamente contemplavano nuove restrizioni (pannelli di isolamento, rimozione di tende interne, controlli più serrati), che facevano percepire una chiusura sempre più simile al 41-bis, condizione che molti avevano già vissuto per anni prima della declassificazione”.
di Daniele D’Alessandro
Quotidiano di Sicilia, 2 febbraio 2026
Un detenuto di 73 anni, condannato in primo grado di 13 anni e 8 mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti, è attualmente ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania. A rendere nota la vicenda è l’avvocato Giuseppe Lipera, legale dell’uomo, che ha presentato un’istanza urgente alla Corte d’Appello di Catania chiedendo la revoca immediata della custodia cautelare in carcere o, in subordine, la sostituzione con gli arresti domiciliari presso l’abitazione della sorella. Secondo quanto riferito dal penalista, il suo assistito versava da tempo in gravi condizioni di salute, incompatibili con la detenzione. “Il mio assistito - spiega l’avvocato Lipera - è oggi ricoverato in coma farmacologico. Avevo già segnalato il quadro clinico con una istanza depositata il 5 gennaio scorso, chiedendo la sostituzione della misura cautelare per le sue condizioni di salute”.
lapressa.it, 2 febbraio 2026
“La commistione tra detenuti psichiatrici, detenuti comuni e persone con dipendenze rende la gestione quotidiana difficilissima”. “Oggi sono andata nel carcere di Modena insieme a Massimo Bonora e Barbara Moretti, e non è stata una visita facile. Il sovraffollamento è il nodo più evidente, 570 persone detenute a fronte di una capienza di 372, con una grave carenza di personale. A questo si sommano problemi strutturali pesanti: impianti idraulici ed elettrici inadeguati, muffa, un vecchio capannone fatiscente, spazi inutilizzati e assenza di risorse per una manutenzione costante”. Così Stefania Ascari, parlamentare M5s.
abruzzolive.it, 2 febbraio 2026
L’Onorevole Luciano D’Alfonso ha inviato una lettera ufficiale al Presidente della Fondazione PescarAbruzzo, Nicola Mattoscio, chiedendo l’attivazione urgente di un progetto di inclusione sociale e lavorativa per i detenuti della casa circondariale di Pescara. La proposta, battezzata “Percorso 27” in omaggio all’articolo della Costituzione sulla rieducazione della pena, mira a combattere l’altissimo tasso di recidiva e il sovraffollamento che affligge la struttura pescarese. D’Alfonso sottolinea come la detenzione non debba risolversi in un semplice isolamento: “Quella persona che sicuramente ha sbagliato non può essere semplicemente abbandonata all’interno di uno spazio di 3 metri quadrati per scontare la propria pena, per poi magari ritrovarsi dopo anni fuori da quelle mura senza né arte né parte”. Secondo l’esponente politico, lo Stato ha il dovere di sostenere il recupero umano e professionale del condannato, aiutandolo a “rimettere insieme i pezzi del puzzle del proprio futuro”.
romagoodnews.it, 2 febbraio 2026
Intervista con Andrea Paolantoni, rappresentante della quarta generazione dello storico gruppo romano di ristorazione e catering che offre formazione e lavoro a detenuti che scontano la pena presso il carcere di Rebibbia. Dare una nuova possibilità di riscatto ed una nuova vita a chi in passato ha commesso degli errori ma vuole rientrare a pieno titolo nella società attraverso il lavoro. È l’obiettivo della partnership tra il Gruppo Palombini, storica realtà romana leader nel settore del catering, con particolare specializzazione negli eventi sportivi di rilievo internazionale, come la Ryder Cup e gli Internazionali di Tennis e l’associazione non profit Seconda chance, nata nel 2022 da un’idea della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi e che si occupa di migliorare la condizione della popolazione carceraria.
Il Denaro, 2 febbraio 2026
Venerdì 6 febbraio, nei saloni di Palazzo Ischitella a Napoli, sarà presentato il progetto di intervento basato sulla Dialectical Behavior Therapy (Dbt) per adolescenti: ideato dalla Fondazione I Figli degli Altri e dalla sua presidente, la psicologa e psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio, e realizzato, per la prima volta in Italia, nell’Istituto Penale Minorile di Nisida, dove il team di psicologi, capitanato dalla Cappelluccio, ha già realizzato un primo ciclo di incontri, terminato lo scorso luglio, ed è attualmente impegnato con il secondo.
di Rachele De Cata
cosmopolitan.com, 2 febbraio 2026
La storia di 2Shot, due gemelli ventenni detenuti che con l’aiuto dell’associazione CCO e del rapper Lucariello hanno pubblicato il loro primo singolo, “Petite”. Fare musica per riscattarsi e scrivere un futuro diverso. Per trovare sollievo dalle prove della vita, e dimostrare che un’alternativa è sempre possibile. C’è del buono nel progetto CCO - Crisi come opportunità, che da oltre dieci anni porta speranza negli istituti penitenziari minorili, organizzando laboratori musicali, progetti teatrali, festival. Un presidio culturale permanente che ora diventa una piccola label, una casa di produzione pronta a sostenere il talento di chi - toppo giovane per rendersene conto davvero - ha commesso un passo falso. Ma vuole cambiare, anche attraverso la musica. È il caso di 2Shot, nome d’arte di due gemelli ventenni detenuti nell’IPM di Airola (Benevento) che grazie a questo progetto hanno pubblicato il loro primo singolo “Petite”.
di Giulia Caminito
Il Domani, 2 febbraio 2026
Il nuovo romanzo di Mattia Insolia, L’età giovane (Mondadori) prosegue la sua capillare indagine generazionale. Il suo racconto incentrato su un gruppo di amici è pervaso da una tristezza opaca. Nel linguaggio medico la parola “crisi” è riferita a uno stato di alterazione della malattia, uno squilibrio le cui conseguenze non sono per forza negative, ma di certo dirompenti. Nei vari significati della parola ricorrono vocaboli come “perturbazione” e “sconfitta” e nel linguaggio economico quando parliamo di crisi ci riferiamo a un “passaggio rapido dalla prosperità alla depressione”. Ma cosa accade quando la crisi diventa uno stato permanente, da cui non sembra che si riesca a uscire né a livello collettivo né a livello personale? Questa è una delle domande che si pone lo scrittore Mattia Insolia, classe 1995, nel suo nuovo romanzo La vita giovane (Mondadori, 2026).
di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
Entro giugno vanno usati i fondi del Pnrr. In 660 strutture attivo almeno un servizio, ma l’obiettivo del piano è ancora lontano. C’è scarsa attenzione ai bisogni sociali. E il Terzo settore troppo poco coinvolto. Gli ingredienti per una rivoluzione silenziosa della sanità italiana sono stati messi sul piatto da diversi anni, prima da un decreto-legge del 2020 poi dal Pnrr che ha reso disponibili due miliardi di euro per realizzare buona parte delle 1.723 nuove strutture chiamate Case della Comunità e programmate dalle Regioni. Sono spazi dove chi ha bisogni assistenziali può andare e trovare una soluzione ai suoi problemi. I due miliardi devono servire a sistemare e adeguare le strutture pubbliche, ma le cucine dove queste ricette possono essere preparate funzionano lentamente: a giugno 2026 scadono i termini per utilizzare i fondi del Pnrr e gli ultimi dati di settembre scorso di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, parlano di solo 660 strutture dove è possibile trovare almeno un servizio attivo, 172 Case della Comunità con tutti i servizi obbligatori attivi e 46 dove sono presenti anche medici e infermieri. Salvo poche eccezioni quello delle Case della Comunità rimane ancora un bel libro dei sogni.
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