di Maria Lucia Tangorra
Oggi, 8 gennaio 2026
“La cucina mi ha salvato la vita, prima in cella e adesso nel mio ristorante”, confessa Massimiliano Orsini. “Da adolescente sono caduto nel buco nero della droga e dei soldi facili”. Poi la svolta. Il rapporto recuperato con il figlio. “La sensazione è stata brutta perché non mi rivedo più in quel mondo”. Con questa franchezza lo chef Massimiliano Orsini racconta a Oggi cosa ha significato per lui tornare, da uomo libero, nel carcere romano di Rebibbia dove è stato detenuto in passato per reati legati allo spaccio.
di Francesco Barana
addeditore.it, 8 gennaio 2026
“Abolire l’impossibile. Le forme della violenza, le pratiche della libertà”. C’è ancora spazio, in questi nostri tempi oscuri, per il pensiero utopico? Valeria Verdolini sostiene che fare utopia serve soprattutto a organizzare la speranza in forme praticabili. Questo libro è la storia di un’utopia, uno spazio di prova, un laboratorio mentale in cui diventano pensabili possibilità che ancora non esistono. Utopia come metodo per indicare una strada poi realisticamente percorribile, prendendo in prestito Franco Basaglia (“Con cui sento di avere un debito culturale”) e il suo “Utopia della realtà”.
di Gennaro Avallone
Il Manifesto, 8 gennaio 2026
“Libertà di movimento. Nessuna persona deve morire di frontiere”, presto in libreria per Derive Approdi. Sono non meno di 35 mila i morti nel Mediterraneo che l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha contato dal 2014 al 2025. Nella medesima area geografica, a questi bisogna aggiungere i morti nel deserto e quelli nei campi di detenzione in Libia, oltre a quelli lungo i Balcani e a tutte le sofferenze patite nelle isole greche, in Turchia, in Tunisia, in Niger e in altri paesi di transito dalle persone che non possono lasciare quei territori a causa delle decisioni politiche dell’Unione Europea.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 8 gennaio 2026
Trump: “Ha sparato per autodifesa”. Uccisa una 37enne moglie di un leader di un movimento a difesa dei migranti. La versione della Homeland Security e il video che la smentirebbe. È accaduto di nuovo, a pochi isolati dal luogo in cui cinque anni fa George Floyd fu brutalmente soffocato da un poliziotto. La vittima questa volta non è afroamericana ma una donna bianca di 37 anni, uccisa durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), dispiegato per ordine del presidente Donald Trump in diverse città americane contro l’immigrazione clandestina. Si tratterebbe, secondo i media americani, di Renee Nicole Good, cittadina americana madre di tre figli, originaria del Colorado.
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2026
La famiglia ha chiesto di rispettare “la consegna del silenzio” per non compromettere la scarcerazione di Alberto. Le aperture della presidente ad interim contestate da ministro dell’Interno, Diosdado Cabello. La Farnesina naviga a vista mentre un gruppo di senatori americani assieme ad una Ong cerca di ottenere un elenco affidabile dei prigionieri detenuti a Caracas. Sulla scrivania di Delcy Rodríguez, presidente ad Interim del Venezuela, spunta già il dossier che comprende detenuti politici, ostaggi e prigionieri stranieri reclusi nelle carceri venezuelane. Presenti anche gli italiani: Alberto Trentini, 46 anni, operatore umanitario, senza accuse, Biagio Pilieri, 60 anni, giornalista, incriminato senza prove di terrorismo e tradimento alla Patria, e Daniel Echenagucia, 47 anni, imprenditore, nella stessa situazione di Pilieri.
Il Foglio, 7 gennaio 2026
Dalla drammaticità del sovraffollamento nasce una proposta di clemenza “preparata e accompagnata”. Un modo per recepire il grido di dolore che si alza dalle nostre carceri. La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di Papa Francesco, di Papa Leone, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il grido di dolore del mondo penitenziario. La proposta di un indulto “differito” maturata in seno al convegno “Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti” intende coniugare responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione.
di Michele Passione*
Il Manifesto, 7 gennaio 2026
Alla fine del 2025 la Corte costituzionale ha depositato quattro sentenze di grande importanza, tra cui la numero 201 relativa alla liberazione anticipata. Con questa pronuncia, la Corte ha ripristinato il potere/dovere del magistrato di sorveglianza di valutare le istanze di liberazione anticipata presentate dal detenuto, anche se in queste non è menzionato uno specifico interesse all’ottenimento del beneficio richiesto: requisito previsto, a pena inammissibilità, dalle recenti modifiche apportate all’articolo 69 bis, comma 3 ordinamento penitenziario, dal decreto legge 92/2024, convertito con legge 112/2024 e dal recentissimo Decreto del presidente della Repubblica 176/2025, pubblicato nelle more del deposito della sentenza.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 7 gennaio 2026
L’anno nuovo è arrivato, molti rappresentanti istituzionali sono venuti a trovarci, ma la vita qua dentro è quella vecchia di persone detenute senza diritti. E la causa di questo non è chissà quale disegno repressivo e securitario. No, è la banalità di una burocrazia che non regge il peso di carceri sovraffollate e senza personale, ma non vuole neppure ammetterlo. Questa banalità burocratica si chiama “mancanza di scorte”. Per mancanza di scorte non viene tutelato il diritto fondamentale alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
di Chiara Pelizzoni
Famiglia Cristiana, 7 gennaio 2026
Da questa convinzione nasce l’impegno del gruppo bancario che sostiene la Scuola di Edilizia promossa dalla Fondazione Don Gino Rigoldi nel carcere milanese di Opera oltre a numerosi altri progetti delle case circondariali italiane. Una finestra sul mondo, un ponte oltre le sbarre, una strada verso la libertà e il riscatto sociale: questo rappresenta il lavoro per chi è in carcere. I numeri parlano chiaro: la recidiva nei ventimila carcerati che hanno un contratto di lavoro è del 2%, contro il 70% stimato sull’attuale popolazione carceraria (dati Cnel).
di Lucia Olivieri
L'Edicola del Sud, 7 gennaio 2026
"Rispettiamo la Costituzione anche dietro le sbarre, dando cure vere ai tossicodipendenti e riducendo i suicidi". "Le carceri italiane sono diventate discariche umane dove buttare pazzi e tossicodipendenti". Non usa mezzi termini Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, nel denunciare una situazione al collasso. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), migliaia di detenuti con problemi psichiatrici o dipendenze finiscono dietro le sbarre senza assistenza specialistica adeguata: "Al massimo gocce per dormire o metadone, a causa di un sistema sanitario in default, che non cura nemmeno i cittadini liberi".
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