di Carola Causarano
Il Riformista, 6 gennaio 2026
La campagna referendaria sulla riforma della giustizia si infiamma a Milano. A far esplodere la polemica è una pubblicità affissa alla Stazione Centrale che, come denunciato dal Comitato Sì Separa, veicola un messaggio “ingannevole” contro la riforma, indicando il rischio di “giudici dipendenti dalla politica”. Un’accusa respinta con forza dal fronte favorevole al referendum sulla separazione delle carriere, che parla di una “distorsione consapevole della realtà”. “Alla stazione di Milano campeggia una pubblicità contro la riforma della giustizia che evoca giudici dipendenti dalla politica. Si tratta di una distorsione consapevole della realtà”, denuncia il comitato.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
Con lo sdoppiamento del Csm, ma soprattutto con il sorteggio dei futuri consiglieri magistrati, le correnti sparirebbero, o meglio: svanirebbe la loro forma attuale di “pseudo-partiti”. La campagna continua. Siamo nella fase “grandi stazioni”. Come segnalato ieri da Libero, i 6x3 dell’Anm per il No al referendum conquistano la “Centrale” di Milano. E approdano al digitale: manifesti anti-Nordio non solo cartacei ma anche proiettati sui maxischermi. Siamo oltre il Berlusconi del ‘94. Forse è il caso di chiedersi - come fa con grande scrupolo la nostra Valentina Stella in un altro articolo sul Dubbio - com’è possibile che un sindacato dei magistrati disponga di risorse tali da finanziare una campagna del genere. Ma non è l’unica domanda suscitata dai mega-spot anti Nordio. Ce n’è evidentemente un’altra, che riguarda le motivazioni: va bene l’ostilità alla separazione delle carriere, ma com’è che il “divorzio” fra giudici e pm è diventato, per la magistratura associata, una questione di vita o di morte?
di Gian Carlo Caselli
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Tra qualche mese si svolgerà il referendum che dovrà dire “Sì” o “No” alla riforma costituzionale della “separazione delle carriere” tra Pubblici Ministeri e Magistrati giudicanti. È importante che ciascun votante sia ben informato sulla scelta che dovrà fare nell’urna. Sono infatti in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Due pilastri della nostra Costituzione democratica. Ebbene, la prima e fondamentale cosa che si dovrà tener ben presente nell’urna è che la separazione non migliorerà per niente il funzionamento del sistema giustizia in Italia. Proprio per niente!
di Alessandro Riello*
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
È stato recentemente presentato un ddl volto ad introdurre una nuova figura di reato, rubricato “apologia e istigazione relative al fenomeno della criminalità organizzata”, in cui la condotta incriminata è costituita dalla pubblica esaltazione di “princìpi, fatti o metodi propri della criminalità organizzata di tipo mafioso”, nonché dalla riproposizione di “atti o comportamenti, con inequivocabile intento apologetico, con lo scopo di determinare un concreto pericolo di commettere reati simili”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
Torna puntuale, come un riflesso condizionato, l’ultima narrazione di Report di domenica scorsa sulle stragi del 1992. Ancora una volta il telespettatore viene proiettato in quel labirinto di ombre dove la mafia smette di essere mafia per diventare il braccio armato di un’entità superiore, nerissima, eversiva. Al centro del racconto c’è nuovamente Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale, che secondo la trasmissione non solo avrebbe rimediato l’esplosivo per Capaci, ma sarebbe stato addirittura la mente della strage. Totò Riina al soldo di “er caccola”. Una tesi suggestiva, perfetta per una prima serata, ma che si scontra con un piccolo, fastidioso dettaglio: la realtà dei fatti.
kalaritanamedia.it, 6 gennaio 2026
La situazione si è aggravata con un aumento significativo dei detenuti al 41bis: a Sassari-Bancali sono presenti 92 ristretti in questo regime, a cui presto si aggiungeranno altri 92 a Cagliari-Uta. Così la Sardegna raggiungerà il massimo numero di detenuti in massima sicurezza in Italia, superando le “Costarelle” dell’Aquila, dove si trovano attualmente circa 160 uomini e 12 donne al 41bis. Il numero potrebbe aumentare ulteriormente di 15-20 unità con il completamento della sezione di Badu ‘e Carros, destinata alla massima sicurezza, e il nuovo carcere duro di Nuoro potrebbe accogliere nei prossimi mesi altri 40 ristretti, tutti sotto stretto controllo del Gruppo Operativo Mobile.
di Luca Signorelli
siracusanews.it, 6 gennaio 2026
Il Magistrato di Sorveglianza di Siracusa ha assegnato 45 giorni di tempo alla Direzione della Casa Circondariale di Cavadonna per intervenire sulle gravi criticità riscontrate nel Blocco 20, dove nelle scorse settimane si sono verificate proteste e tensioni tra i detenuti. Il provvedimento, depositato il 5 gennaio 2026, arriva a seguito del reclamo presentato dai detenuti della sezione, difesi d’ufficio dall’avvocato Marco Cadili del Foro di Siracusa, e dopo una visita ispettiva effettuata il 23 dicembre 2025, che ha confermato la fondatezza delle segnalazioni. Il Magistrato ha parlato espressamente di una gravissima violazione del diritto alla salute, determinata da condizioni igienico-sanitarie inaccettabili.
di Valentina Moro
La Stampa, 6 gennaio 2026
“Cuore fragile, anima ribelle instancabile, i tuoi demoni ti hanno accompagnato nella tua vita fin da bambino ce li hai mostrati, li abbiamo sempre accolti, spalancando sempre la speranza e cercando strade percorribili”.. Il ricordo di Christian Guercio, l’astigiano di 38 anni che si è ucciso in carcere, è affidato a una lettera della sorella Alessia. Famiglia e amici si sono trovati domenica al Diavolo Rosso per un ultimo saluto al giovane. Elettricista e dj per passione col nome d’arte Guè, l’uomo da tempo soffriva di problemi di tossicodipendenza, da cui la famiglia aveva tentato di aiutarlo a uscire. Era seguito dal Serd. Racconta la sorella: “Ci hai lasciato il giorno di Natale dove alla mia domanda: “Perché non vuoi entrare in comunità?” mi hai risposto dicendomi “perché io in fondo non mi voglio salvare”.
di Alessandra Serio
tempostretto.it, 6 gennaio 2026
La vicenda sullo sfondo del processo ad un 72enne accusato di evasione dai domiciliari. “Voglio andare in carcere!”. È questa la richiesta che si è sentita fare la giudice Crisafulli al processo per direttissima ad un 72enne accusato di evasione dai domiciliari. Un caso insolito quello dell’uomo, fermato dai Carabinieri perché più di una volta era stato sorpreso fuori casa. Non unico però. Perché dietro tante storie e vissuti che finiscono davanti ai giudici c’è spesso uno sfondo di difficoltà e disagio che la mera cronaca fatica a mostrare e la giustizia gioco forza il più delle volte ignora e non è la prima volta che un giudice si è sentito dire: “Preferisco il carcere”.
di Maria Antonietta Farina Coscioni e Maria Teresa Molaschi
welfarenetwork.it, 6 gennaio 2026
Dopo la visita e il colloquio con la direttrice della Casa Circondariale di Cremona Giulia Antonicelli che regge la struttura in funzione di missione, le esponenti del partito Farina Coscioni e Molaschi scrivono all’Assessore della Regione Lombardia Guido Bertolaso. Gentile Assessore Bertolaso Illustre Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana, Caro Guido, La ringraziamo, anticipatamente, per l’attenzione che vorrà riservarci in virtù delle deleghe conferitele nell’esercizio del suo mandato. Quelle al Servizio Sanitario Regionale, alla Programmazione sanitaria, ai Servizi socio-sanitari e alla Prevenzione sanitaria riguardano anche il diritto alla salute dei e per i reclusi, delle persone private della libertà personale, dei carcerati.
- Porto Azzurro (Li). “Maggiore conoscenza fra carcere ed esterno”
- Avellino. “Oltre le mura, oltre la detenzione”: diritti, dignità e infanzia al centro dell’incontro
- Milano. La vita (e la cucina) nel carcere di Bollate: tutta la storia di “Nonna Galeotta”
- Brindisi. Natale e le calze della Befana per la “Casa di Zaccheo” con volontari ed ex detenuti
- Siena. “CellaMusica”: agenti e detenuti suonano insieme. Il sogno? Sanremo










