di Alberto Ballerino
laportadivetro.com, 3 gennaio 2026
Intervista a Daniele Robotti, dell’Associazione Radicale “Marco Pannella”. L’anno nuovo inizia nelle carceri nel peggiore dei modi, purtroppo in piena sintonia con quanto sta avvenendo da tempo. Nella Casa circondariale Don Soria di Alessandria si è suicidato mercoledì sera un detenuto italiano che ha inalato gas da un fornello. A dare l’allarme sono stati i suoi stessi compagni di sezione. A nulla è servito l’intervento della Polizia penitenziaria e dei soccorsi sanitari: è mancato poco dopo. Secondo il dossier di Ristretti Orizzonti nel 2025 sono morte nelle carceri in Italia ben 238 persone di cui 79 per suicidio.
certastampa.it, 3 gennaio 2026
Un detenuto di 40 anni, di origini somale, è morto ieri sera nel carcere di Castrogno, a Teramo, a seguito di un malore improvviso accusato mentre era al lavoro. L’uomo era stato trasferito nel penitenziario di Teramo lo scorso 23 aprile, proveniente da Rebibbia, e non aveva mai manifestato problemi comportamentali durante la sua detenzione. Al momento dell’incidente, il detenuto stava svolgendo le sue mansioni lavorative, quando ha accusato il malore che ne ha causato il decesso. Le autorità competenti, tra cui il Garante dei detenuti e la direzione del carcere, si stanno occupando della situazione e dei contatti con la famiglia della vittima. La dinamica dell’incidente è al vaglio, mentre la notizia ha scosso l’ambiente penitenziario locale.
di Daniele Piersanti
iltrafiletto.it, 3 gennaio 2026
Il carcere di Castrogno raccontato da un “civile” che lo ha visitato. Varcare il primo cancello di un carcere ha una sequenza ordinaria di passaggi: un documento, un controllo ed entri. Quando però la porta si chiude alle spalle, l’aria cambia densità. È come se il mondo fuori restasse appeso per un attimo all’ultima vibrazione del metallo. Da lì in poi, il tempo si ferma. Il 27 dicembre ho visitato la Casa Circondariale di Teramo, Castrogno, per l’annuale appuntamento del “Natale in carcere” promosso dal Partito Radicale, su loro invito. Essere lì da giornalista non è stato un privilegio ma impegno per riportare a chi è fuori, cosa i miei occhi hanno visto, senza trasformare quella realtà in una cartolina fredda e lontana di luoghi.
di Carla Chiappini
Ristretti Orizzonti, 3 gennaio 2026
È una storia triste, senza colori e senza aggettivi, una storia di carcere difficile da comprendere, una storia sine pietas. Il carcere di Nuoro, proprio nel periodo più delicato e difficile dell’anno, il periodo delle feste e della solitudine, viene improvvisamente svuotato. Si interrompono tutte le attività e i progetti già in corso, i percorsi scolastici e gli studi universitari, si sradicano le relazioni costruite con impegno e costanza da operatori penitenziari, dal cappellano don Roberto, da suor Pierina direttrice della Caritas diocesana quotidianamente presente tra le persone recluse, da insegnanti e volontari. Uno spreco incredibile di risorse umane ed economiche.
di Luciano Piras
La Nuova Sardegna, 3 gennaio 2026
“È incostituzionale: così si condannano anche tutti i familiari”. “Basta colonialismo penale!”. Pier Franco Devias, responsabile territoriale per la provincia di Nuoro di Liberu (Lìberos rispetados uguales), lo dice e lo ripete a chiare lettere. Ospitare a Badu ‘e Carros esclusivamente detenuti in regime di 41 bis è un “progetto coloniale italiano” che calpesta il diritto dei sardi “di decidere liberamente della nostra terra, di fare rispettare gli accordi presi dalle autorità sarde sulla propria terra, di progettare un futuro di dignità senza nessuno spazio per i progetti coloniali italiani”.
kalaritanamedia.it, 3 gennaio 2026
Nuoro si prepara a discutere il futuro del carcere di Badu ‘e Carros in un consiglio comunale straordinario aperto a istituzioni, parlamentari e sindaci del territorio. L’iniziativa nasce in risposta alla decisione del Governo di destinare l’istituto penitenziario esclusivamente al regime del 41 bis, una scelta non condivisa dall’amministrazione cittadina che teme ripercussioni sul tessuto sociale ed economico della città. L’assemblea si terrà venerdì 9 gennaio nella sala congressi della Camera di commercio a partire dalle 15.30, un appuntamento straordinario per confrontarsi su un tema di forte valenza simbolica e concreta. Il presidente del Consiglio comunale, Elia Carai, ha accolto la richiesta del consigliere di maggioranza Matteo Cicalò di aprire il dibattito a tutti gli attori istituzionali e sociali interessati, con l’obiettivo di valutare le conseguenze della decisione governativa e coordinare eventuali azioni di contrasto.
di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 3 gennaio 2026
Dopo l’incendio di Capodanno con 26 intossicati torna l’attenzione sulle carenze croniche della struttura. “In una sezione manca la luce da marzo”. Caldo asfissiante d’estate, gelo d’inverno, alcune parti sempre allagate. L’assessore Paulesu: “Situazione insostenibile”. Sollicciano inizia il 2026 da dove aveva lasciato: cronici problemi strutturali, infiltrazioni, impianti guasti, sovraffollamento e allarmi pronti a scattare da un momento all’altro. Due giorni fa è divampato un incendio in infermeria per una stufetta elettrica accesa contro il freddo. Per un malfunzionamento ha preso fuoco e l’area si è riempita di fumo: molto spavento, 26 evacuati, alcuni intossicati lievi.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 3 gennaio 2026
“Quanto accaduto a Sollicciano è un fatto gravissimo che non può essere liquidato come un episodio isolato: situazioni di emergenza e condizioni di degrado sono ormai all’ordine del giorno all’interno di questo carcere. È una normalità inaccettabile, che denunciamo da tempo, quello che si è verificato è solo l’ennesimo di una sequela allarmante di eventi che dimostra in modo tangibile quanto nel penitenziario si viva in una condizione strutturalmente insostenibile, un tema su cui sono necessarie risposte non più rinviabili a livello nazionale”. Così l’assessore al Welfare Nicola Paulesu sull’incendio avvenuto mercoledì in un padiglione del carcere di Sollicciano.
noitv.it, 3 gennaio 2026
L’avvocato Enrico Vincenzini, presidente toscano dell’Associazione Antigone, che lotta per garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, spiega cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione di San Giorgio e di tante altre Case di reclusione. Nonostante una delle tre sezioni del carcere di Lucca sia chiusa ormai da tantissimi anni, il numero di detenuti non diminuisce, il che ha portato San Giorgio al suo triste primato, come spiega Enrico Vincenzini, avvocato e presidente a livello toscano di “Antigone”, l’associazione che dal 1991 si occupa di garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, promuovendo una pena che sia in linea con il dettato della Costituzione: “Il carcere di Lucca si conferma tra i più sovraffollati. Anzi, quest’anno ha vinto il primato di carcere più sovraffollato d’Italia con un tasso di affollamento del 243%. A gennaio 2025 erano presenti 80 detenuti e già c’era emergenza. A fine novembre i detenuti erano aumentati a 92”.
L’Unione Sarda, 3 gennaio 2026
Il detenuto spiega in una lettera la scelta che lo ha portato a percorrere ben 18 chilometri a piedi sotto la pioggia per tornare a casa. Meglio il carcere di Massama della colonia penale di Is Arenas. Ne è convinto Manuel Medda, il 48enne di Arcidano che nei giorni scorsi si è allontanato dalla struttura nel territorio di Arbus e ha percorso 18 chilometri a piedi per tornare a casa e poi finire di nuovo in cella. E ne spiega i motivi in una lettera indirizzata ai lettori de L’Unione Sarda. “Vorrei che tutti sapessero come si sta in quella struttura abbandonata”.
- Lecce. Luciana Delle Donne: “Gli scarti sono le materie prime con cui creiamo”
- Modena. Consiglio comunale in carcere: “Accendere riflettori su problemi e criticità del S. Anna”
- Siracusa. “Il carcere di Cavadonna adesso è al collasso”
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