di Adriano Arati
Corriere di Bologna, 1 gennaio 2026
Si cercherà di trovare una sistemazione provvisoria. I detenuti verranno smistati tra gli altri reparti della Dozza; impossibile pensare a trasferimenti, al momento non ci sono posti liberi in altri istituti penitenziari. Oltre una quarantina di detenuti del carcere di Bologna ha dormito nei corridoi del reparto dove poche ora prima si era accesa una rivolta. Nel pomeriggio di martedì 30 dicembre nel reparto 2B del penitenziario della Dozza è partita una violenta protesta da parte di decine di detenuti, quasi tutti di origine straniera, generata dal rifiuto del medico di turno di ricoverare in ospedale un prigioniero che aveva ingoiato uno stuzzicadenti.
L’Unione Sarda, 1 gennaio 2026
Una delegazione della Camera Penale di Cagliari, insieme a “Nessuno tocchi Caino”, ha visitato il carcere di Uta per portare un segno di vicinanza concreta alle persone detenute durante le festività. “Un gesto semplice ma necessario, in un momento particolarmente difficile per l’istituto, segnato da gravi condizioni di sovraffollamento e da una carenza strutturale dei servizi offerti, soprattutto in ambito sanitario. Criticità che incidono quotidianamente sulla dignità delle persone ristrette e sul lavoro di chi opera all’interno”, si legge in una nota. La situazione maggiormente critica riguarda la gestione sanitaria dell’istituto, “con particolare riferimento all’assistenza prestata alle persone detenute affette da sofferenza mentale e a quelle che versano in stato di tossicodipendenza. Si tratta di un ambito nel quale le carenze appaiono strutturali e di estrema gravità”.
agrigentonotizie.it, 1 gennaio 2026
Preoccupazione a Sciacca per la possibile revoca del servizio sanitario serale e notturno all’interno della casa circondariale. A lanciare l’allarme è il Sinappe, Sindacato nazionale autonomo di Polizia penitenziaria, che parla di una misura che, se confermata, rischierebbe di mettere in crisi l’assistenza sanitaria ai detenuti e, allo stesso tempo, incidere sulla sicurezza complessiva del territorio. Secondo quanto riportato dal sindacato, a partire da gennaio 2026 la presenza dei medici sarebbe garantita soltanto nelle ore diurne.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 1 gennaio 2026
Il Presidente non bacchetta e non striglia: ma rappresenta un’idea di democrazia alternativa a quella che ci è propalata quotidianamente dalle classi dominanti. Nel 2015, quando il mondo, diciamo così, era ancora intero, Sergio Mattarella, al suo primo discorso da capo dello Stato, dedicò al Settantesimo anniversario della Repubblica più o meno tre righe alla fine. In questo suo undicesimo discorso, l’Ottantesimo anniversario è invece il cuore del messaggio. In mezzo c’è, appunto, il mondo che è andato a pezzi, questo nuovo evo, medievale e tecnologico che moltiplica le aggressioni fuori e dentro le democrazie. Da un lato le guerre, dall’altro un conflitto politico fondato sulla sopraffazione e sulla cultura dell’odio.
di Massimiliano Panarari
La Stampa, 1 gennaio 2026
Cosa resterà di quella “Galassia Gutenberg” - come l’aveva chiamata McLuhan - che ha animato la storia della modernità? Di quella “civiltà alfabetica” che ha rappresentato la documentazione scritta dell’intreccio indissolubile, con tutte le sue varie declinazioni ed evoluzioni, di Illuminismo, ceti borghesi, economia di mercato e, appunto, giornalismo? Nonché quel costituzionalismo liberale da cui è scaturita la nozione moderna del regime democratico e rappresentativo, quello che John Locke denominava “governo dell’opinione”. La categoria di opinione pubblica proviene, per direttissima, da questa traiettoria politica e intellettuale; ed è bene rammentarlo nell’odierna età delle piattaforme, dove è stata sostituita, sotto vari profili, dall’emozione pubblica, mentre dilaga l’”opinionismo” e l’editoria vive una grave crisi del suo business model tradizionale insieme a una difficoltà profonda nel rilanciare il proprio ruolo, che rimane nondimeno imprescindibile per la sopravvivenza di una società democratica.
di Antonella Rampino
Il Dubbio, 1 gennaio 2026
Gli esperti dicono che siamo all’era di Tucidide, nel distico che recitava “i forti fanno tutto ciò che possono, i deboli soffrono ciò che devono”, frase del resto pure ben trasposta in musica dagli Abba (“The winner takes it all, the loser standing small”). Fuor d’ironia, in questo secolo la novella ideologia della forza (quella frase di Tucidide è una rilettura ad opera di Nietzsche) può al massimo fotografare l’esistente: con buona pace dell’ottimismo positivista che pervade chi intravede per il 2026 il sorgere - finalmente - di un nuovo ordine mondiale, non se ne vede alcun accenno. La storia notoriamente non si ripete, tutt’al più ricorre, nemmeno sempre in forma di farsa. E tantomeno si ferma, come predisse, sbagliando, Francis Fukuyama.
di Giovanni Maria Flick
Avvenire, 31 dicembre 2025
L’Anno Santo è iniziato con l’apertura della “porta santa” a Rebibbia e si è chiuso con la Messa a cui hanno partecipato migliaia di detenuti. Due Papi e il presidente della Repubblica hanno aperto gli occhi a tutti noi su una realtà fatta di sovraffollamento, suicidi, vulnerabilità. Eppure nessuno tra chi detiene il potere ha fatto il gesto che ci si aspettava. Il primo grande gesto per l’apertura del Giubileo nell’anno che si va a concludere è stato segnato da papa Francesco con una richiesta tanto nuova quanto concreta e impegnativa: l’apertura di una “porta santa” nel carcere di Rebibbia - visto come basilica della sofferenza - dopo quella di San Pietro. Un impegno di solidarietà e di fiducia che potesse avviare una risposta alle drammatiche e note condizioni di degrado materiale e spirituale delle carceri del nostro paese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 dicembre 2025
Liberazione anticipata, la Consulta: senza riscontri semestrali non c’è rieducazione. La Corte costituzionale ha demolito un pezzo della riforma carceraria voluta quest’estate dal governo. Con la sentenza numero 201, i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittima la norma che aveva di fatto cancellato il diritto dei detenuti a chiedere, ogni sei mesi, se il loro percorso in carcere sta funzionando. Una decisione che riporta al centro una domanda semplice: come si rieduca davvero una persona che ha sbagliato? La storia parte dal luglio scorso, quando il decreto-legge 92 ha riscritto le regole della liberazione anticipata. Questo beneficio permette di scalare 45 giorni di pena per ogni semestre scontato, se il detenuto partecipa al percorso rieducativo. Prima della riforma funzionava così: ogni sei mesi il detenuto poteva chiedere al magistrato di sorveglianza di verificare il suo comportamento. Se andava bene, otteneva subito il riconoscimento di quei 45 giorni in meno. Poteva calcolare quando sarebbe uscito, quando avrebbe potuto chiedere misure alternative. Aveva una certezza su cui costruire.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 31 dicembre 2025
Il 2025 per gli istituti di pena si chiude con “l’aumento, in un solo anno, di sette punti del tasso di sovraffollamento: dal 130 al 137%”. Dialogo con il componente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che lancia un appello: “Dal Governo indifferenza, se non intolleranza per il ruolo del Garante: servono risorse umane e materiali per adempiere compiutamente il mandato”. “Ciò che veramente desta allarme e che fa chiudere con un grave disavanzo il bilancio del 2025 è il fatto che ci si avviti attorno ad un dibattito dal quale non vengono fatte derivare misure immediate, concrete, non soltanto per la decongestione degli istituti penitenziari, ma per il miglioramento delle condizioni pratiche”. A parlare è Mario Serio, componente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Claudio Bottan
vocididentro.it, 31 dicembre 2025
Non importa più quale fosse il suo vero nome. Noi lo conosciamo perché abbiamo voluto immergerci in una storia che parte dalla Nigeria e, attraversando il deserto delle periferie umane, approda alla sezione femminile del carcere di Rebibbia di Roma. A quella donna nemmeno la galera, nonostante la perquisizione, le fotosegnalazioni e le impronte digitali è stata attribuita un’identità certa. Eppure, bastava poco. Ce ne siamo occupati quando la vedemmo sofferente accanto a Papa Francesco. Chi era? Qual era la sua storia? Era il Giovedì Santo 2024 e Bergoglio celebrava la Messa e il rito della lavanda dei piedi a 12 detenute, mostrando vicinanza, perdono e speranza, e sottolineando il suo impegno verso i marginalizzati, accogliendo anche richieste specifiche da parte delle donne recluse mentre aveva già in mente di aprire proprio lì, al carcere di Rebibbia, una Porta Santa speciale per il Giubileo della Speranza.
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