di Peppe Ercoli
Il Resto del Carlino, 27 dicembre 2025
Achille Mestichelli deceduto nel 2015 a seguito delle gravissime lesioni riportate in una lite. Per la Corte d’Appello il controllo è stato inadeguato. È destinata a fare giurisprudenza la sentenza della Corte d’Appello civile di Ancona che, sconfessando il giudice di primo grado, ha riconosciuto un risarcimento danni di 430mila euro, oltre agli interessi legali, ai familiari di Achille Mestichelli, l’ascolano deceduto il 18 febbraio 2015 a seguito delle gravissime lesioni riportate in una lite avuta con un tunisino qualche giorno prima, il 13 febbraio, in una cella del carcere di Ascoli, dove era detenuto.
di Andrea Guida
firenzetoday.it, 27 dicembre 2025
Mentre Firenze si accende di luci e messaggi di solidarietà, il carcere di Sollicciano resta ai margini, come un mondo a parte. A denunciarlo è l’associazione Pantagruel, da anni impegnata all’interno della casa circondariale, che in occasione delle festività natalizie torna a puntare l’attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro dentro il penitenziario. “Il Natale rende ancora più evidente il contrasto tra la città e il carcere - spiegano Simone Cecconi, responsabile di Pantagruel. Fuori si parla di comunità, famiglia, attenzione agli ultimi, mentre dentro restano isolamento, silenzio e problemi quotidiani irrisolti. Sollicciano sembra non appartenere al racconto del Natale, come se non facesse parte della città”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 27 dicembre 2025
Gianna e Francesco, detenuti con disagio psichico dalle celle di Sollicciano al centro Madre Fernanda. Due ex detenuti del carcere fiorentino, lei 56 anni, lui 57, entrambi con una disabilità psichica che arriva quasi al 100%, sono stati accolti nella struttura residenziale psichiatrica gestita dal Consorzio Zenit. La psicoterapeuta: “Condizioni incompatibili con il carcere”. Sono usciti dal carcere di Sollicciano qualche settimana fa, ma non potranno mai dimenticare quello che hanno vissuto dentro uno dei penitenziari più critici d’Italia. Si chiamano Gianna e Francesco (nomi di fantasia), e hanno una disabilità psichica che arriva quasi al cento per cento. Nonostante questo, hanno vissuto in cella per diversi mesi. Adesso vivono al Centro Madre Fernanda, la struttura residenziale psichiatrica gestita dal Consorzio Zenit che offre a persone con disagio psichico la possibilità di percorsi curativi e riabilitativi di tipo residenziale.
di Gaia Bozza
tg24.sky.it, 27 dicembre 2025
Dal lavoro in carcere al catering: la cooperativa Lazzarelle cresce. Ecco le testimonianze di donne detenute, ex detenute e rifugiate, che partono da qui per ricostruire la propria vita. La coop ha iniziato con una torrefazione nel 2015, il suo caffè è stato anche premiato dal Presidente della Repubblica. Ora si apre a cucina ed eventi. Sembra un paradosso, ma è la realtà. L’empowerment femminile può partire dal carcere e tradursi in lavoro, autonomia e reinserimento sociale. È il percorso delle Lazzarelle, cooperativa che negli anni ha ampliato le proprie attività e moltiplicato le opportunità per donne detenute, ex detenute e rifugiate. Il progetto nasce come esperienza di lavoro in carcere e cresce nel tempo.
di Federico di Bisceglie
Il Resto del Carlino, 27 dicembre 2025
L’appello di Mario Zamorani: “Marco fu il paladino dei diritti dei detenuti. Spero che la mia idea diventi oggetto di dibattito in Consiglio comunale”. Pannella con il cappello di Natale per la marcia. “Carceri e amnistia”. Era il 2013. Davanti alla casa circondariale c’è una rotonda anonima. Come tutte le altre. Dietro quei muri, però, c’è un mondo che non è come quello fuori. E allora “intitolare quello spicchio di città a chi, prima di tutti, aveva a cuore il destino di chi vive dentro le carceri - detenuti e secondini - sarebbe un atto di civiltà che la città meriterebbe. Quella, sarebbe bello diventasse la rotonda dedicata a Marco Pannella”.
veronanetwork.it, 27 dicembre 2025
Realizzato dai detenuti con materiali di recupero, il presepe rappresenta otto luoghi di culto come simbolo di dialogo e inclusione. È arrivato nei giorni scorsi all’Anagrafe di via Adigetto il Presepe della Concordia realizzato dai detenuti della casa circondariale di Montorio recuperando oggetti di scarto quali scatole da scarpe messe a disposizione dall’azienda Boscaini e utilizzando materiali di recupero come legno, corteccia, muschio e carta. Il presepe riunisce simbolicamente persone con diversi credi rappresentando ciò che è veramente il Natale. Vi sono rappresentati ben otto luoghi di culto: tempio buddista, chiesa francescana, capanna anemista, moschea, sinagoga, pagoda shintoista, casa di atei, grotta per vecchi culti pagani.
ilfaroonline.it, 27 dicembre 2025
Messe, laboratori, pranzi, distribuzione di doni: il Natale entra anche nelle carceri con iniziative in sostegno di chi trascorre le feste nei penitenziari e lontano dalle proprie famiglie. “Come Comunità di Sant’Egidio - racconta all’Adnkronos il segretario generale Paolo Impagliazzo - abbiamo due tipi di iniziative nelle carceri del Lazio, della Campania, della Toscana, della Liguria, del Piemonte e di Gela. Per questo Natale raggiungeremo 10mila detenuti”. Nel periodo che va dal 17 dicembre al 6 gennaio la Comunità ha promosso e promuoverà ‘feste del dono’ oppure tradizionali pranzi.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2025
I messaggi d’auguri via radio delle famiglie ai detenuti. I messaggi sono andati in onda su Radio Popolare la mattina del 25 dicembre durante la puntata “Fuori di cella”, condotta da Claudio Agostoni. “Ciao zio Abram, buon Natale. Sono tuo nipote, prendimi come esempio: hanno detto che con l’autismo non avrei mai parlato e camminato bene, oggi non cammino ma corro; non parlo una lingua ma tre. Ti aspetto fuori per farti vedere i miei progressi”. È uno delle decine di messaggi che, la mattina del 25 dicembre, i famigliari dei detenuti delle carceri di Lodi, Bollate e Rebibbia hanno inviato ai loro cari grazie a Radio Popolare.
di Angelo Picariello
Avvenire, 27 dicembre 2025
Il libro “Una suora all’inferno” racconta, attraverso lettere mai prima d’ora pubblicate, storie di detenuti che hanno trovato possibilità di riscatto. In un’epoca in cui abbiamo fatto l’abitudine al fatto che, in media, ogni quattro giorni un detenuto delle nostre carceri decide di farla finita (calcolando solo quelli che riescono nel tragico intento), in un Paese in cui la pena non dovrebbe mai essere contraria al senso di umanità e sempre orientata a una finalità riabilitative, “Una suora all’inferno. Lettere dal carcere a Gervasia Asioli” (Marietti 1820, pagine 144, euro 16,50) è il libro giusto per aprire a una prospettiva diversa, per certi versi impensabile.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 27 dicembre 2025
Cinque domande di clemenza accolte dal Colle mentre nelle sale sta per arrivare il film più acclamato di Venezia: un’occasione per riflettere su carceri, etica e diritto a pochi mesi dal referendum. Abbiamo appena visto l’anteprima de “La Grazia” di Paolo Sorrentino, che uscirà in sala il 15 gennaio. Ma prima dell’anteprima, abbiamo visto la grazia: quella vera. Concessa dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, l’antivigilia di Natale. Tra i cinque casi, due sono sovrapponibili perfettamente con la sceneggiatura di Sorrentino. Rovesciando il celebre incipit dell’Anna Karenina di Lev Tolstoj, anche gli infelici possono somigliarsi tutti. È l’articolo 87, comma 11, della Costituzione a fondare questo gesto estremo e silenzioso: la grazia come atto personale del Presidente della Repubblica, esercitato dopo istruttoria e con l’avviso del Ministro della Giustizia. Non una scorciatoia emotiva, ma una valvola di umanità prevista dall’ordinamento. Ed è dentro questo perimetro costituzionale che si collocano i cinque profili graziati, ciascuno portatore di una frattura tra pena legale e colpa morale.
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