di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
È allo spirare del cinquantenario del nostro ordinamento penitenziario del 1975, e nella ricorrenza del “giubileo dei detenuti”, che l’universo carcerario del nostro Paese mostra il suo volto peggiore. Non solo per il degrado delle strutture, clamorosamente manifestato dal crollo del tetto di Regina Coeli e dagli incendi di San Vittore, ma per la sufficienza con la quale il Governo continua a trattare l’emergenza drammatica di questa crisi. Nonostante gli interventi del Presidente del Senato, del Vicepresidente del CSM e quello del Garante nazionale dei detenuti, nessuno spazio si è aperto.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 16 dicembre 2025
La notizia è di quelle che nelle redazioni viene considerata “minore”, se va bene conquista un trafiletto nelle pagine della cronaca. Tuttavia, rivela più di quel che dice. Un anno fa, esattamente il 14 giugno 2024, un sacerdote, don Roberto Mozzi, cappellano nel carcere milanese di San Vittore, porta la sua testimonianza durante una Maratona Oratoria sull’emergenza carcere organizzata dagli avvocati. Il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria non gradisce, e denuncia don Roberto, il reato di cui si sarebbe reso colpevole è “rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio”. Un intervento sui suicidi in cella dei detenuti, poi pubblicato su “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. Che cosa avrà mai rivelato don Roberto che non si doveva sapere?
di Franco Insardà
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
Dal discorso al Senato del 1982 all’oggi: la lezione di Eduardo sui minori detenuti stride con l’attuale deriva securitaria. “Onorevole Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi… con tutto il da fare che ho avuto non ho trascurato di occuparmi dell’istituto Gaetano Filangieri di Napoli e dei ragazzi che spesso, a causa di carenze sociali, hanno dovuto deviare dalla retta via; e nei prossimi mesi intendo dedicare a loro più tempo di prima. E su questo vorrei soffermarmi. Si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro, ed è essenziale che un’Assemblea come il Senato prenda a cuore la riparazione delle carenze dannose, posso dire catastrofiche, che da secoli coinvolgono quasi l’intero territorio dal Sud al Nord dell’Italia… Sono convinto che se si opera con energia, amore e fiducia in questi ragazzi, molto si può ottenere da loro. Ne ho pensate, di cose, nei mesi scorsi, e c’è da fare, si può fare, ne sono certo”.
di Diego Andreatta
vinonuovo.it, 16 dicembre 2025
L’inedita celebrazione ieri in San Pietro e le voci del musical con i testi di suor Scandura. Fra le celebrazioni giubilari quella di ieri dedicata al mondo carcerario è risultata per tanti aspetti inedita. A stare dentro la basilica di San Pietro si percepiva - fin dal silenzio d’attesa per l’ingresso del Papa - una presenza forte anche se in gran parte invisibile: quella dei primi protagonisti, i detenuti e le detenute. Oltre a delegazioni dalle carceri italiane ed estere, gli assenti in quanto i reclusi erano comunque presenti nella comunione ecclesiale ma soprattutto nel raccoglimento dei loro familiari venuti da lontano, nell’amicizia dei volontari riuniti attorno al loro cappellano, nell’espressione “liberata” dell’ex detenuto che si è dato appuntamento con quanti ha conosciuto “dentro”. E poi i volti di operatori pastorali provenienti da Paesi in cui la reclusione non rispetta diritti elementari, con tante storie che rigavano di sofferenza pure la domenica d’Avvento ispirata alla gioia e alla figura del “carcerato” Giovanni Battista.
di Aurora Nicosia
cittanuova.it, 16 dicembre 2025
Si è svolto a Roma il Giubileo dei detenuti. Un’ulteriore occasione per riflettere sulle criticità con un invito forte di papa Leone a non rimanere indifferenti. Il monito di Mattarella durante la visita a Rebibbia nei giorni precedenti. Se c’è un posto dove la speranza è messa a dura prova, questo è il carcere. Non c’è speranza nel presente, nel futuro, nella possibilità di una vita migliore rispetto al passato segnato da vicende sicuramente travagliate. E dunque non poteva mancare, nell’anno del Giubileo della speranza, un appuntamento dedicato proprio a loro: a tutte le persone private della libertà. Già in apertura, lo scorso anno, papa Francesco aveva dato un segnale forte di attenzione recandosi personalmente ad aprire a Rebibbia una delle porte sante del Giubileo.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 16 dicembre 2025
In queste settimane ricorre il 33° anniversario di “Mani Pulite” e tra le tante riflessioni apparsi ad oltre trent’anni di distanza, in un ideale collegamento con quella stagione, la Lettera di Gabriele Cagliari ai suoi familiari, nella quale denunciando l’assurda condizione carceraria e lo stigma sociale che il carcere aveva impresso nella sua anima, denunciando come il carcere fosse usato dai magistrati come strumento di tortura: “La convinzione che mi sono fatto è che i magistrati considerano il carcere nient’altro che uno strumento di lavoro, di tortura, psicologica, dove le pratiche possono venire a maturazione o ammuffire, indifferentemente, anche se si tratta della pelle della gente. Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza testa né anima. Qui dentro ciascuno è abbandonato a se stesso, nell’ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell’inattività e nell’ignavia; la gente impigrisce, istupidisce, si degrada e si dispera diventando inevitabilmente un ulteriore moltiplicatore di malavita”.
di Irene Famà
La Stampa, 16 dicembre 2025
Negli ultimi 3 anni sono stati almeno 60 i detenuti fuggiti dalle carceri. Khan Nasir, pakistano di trentuno anni, avrebbe dovuto comparire ieri in tribunale per reati legati allo spaccio di droga. Dicono che sia “uno pericoloso” e il direttore del carcere di Trieste avrebbe chiesto di disporre “rigorosissime misure di sicurezza per impedirgli di evadere”. Eppure lui, l’altro giorno nel tardo pomeriggio, approfittando dell’ora d’aria, si è nascosto sotto un telone. Poi, atteso il momento giusto, ha scavalcato il muro di cinta del penitenziario, ha raggiunto un cantiere lì vicino ed è fuggito in strada.
di Pierluigi Panza
Corriere della Sera, 16 dicembre 2025
Il progetto internazionale, ispirato all’anno giubilare, coinvolge otto istituti italiani e due portoghesi. Il debutto a San Vittore a Milano con l’architetto Michele De Lucchi: per ripartire dopo il cortocircuito che ha causato l’evacuazione di un intero reparto e il trasferimento di 250 persone detenute. Dieci porte da aprire in dieci carceri, otto in Italia e due in Portogallo. Progettate e realizzate da grandi architetti, artisti e designer, in dialogo con le persone detenute. E la prima porta, affidata all’architetto Michele De Lucchi, sarà “aperta” il 19 dicembre a Milano proprio davanti a San Vittore: nonostante il cortocircuito che sabato 13 ha provocato la chiusura di un intero reparto del carcere - quattro piani ora vuoti - e il trasferimento di 250 persone in una sola notte verso altre strutture del capoluogo e non solo. Un evento programmato ovviamente da tempo, quello dell’inaugurazione, e che appunto in seguito all’incendio di San Vittore si era temuto di dover rinviare: i rilievi dei Vigili del Fuoco erano in corso, non era facile valutare l’impatto del danno in poche ore. Ma alla fine, soprattutto dopo aver preso atto che le persone coinvolte erano rimaste tutte illese grazie alla tempestività della Polizia penitenziaria e di tutti gli operatori intervenuti, è prevalsa la linea del guardare avanti e ripartire. Più che mai dopo il Giubileo dei Detenuti celebrato domenica 14 da Leone XIV in Piazza San Pietro e in chiusura di questo anno giubilare inaugurato dal suo predecessore Francesco proprio aprendo una Porta santa dentro un carcere - prima volta nella storia - che allora fu quello di Rebibbia.
di Tommaso Labate
Corriere della Sera, 16 dicembre 2025
Giustizia, i volti noti in campo: da Sallusti a Di Pietro per il Sì, da Ardone a Parisi per il No. Fosse una sfida a colpi di best seller, di qua ci sarebbe la saggistica e di là la narrativa. Di qua Alessandro Sallusti, autore con Luca Palamara di quel libro (Il sistema) che a quasi cinque anni dall’uscita rappresenta ancora un tomo fondamentale per chi si esercita sulla deriva correntizia delle toghe; di là Maurizio De Giovanni e Viola Ardone, che scalano le classifiche dei libri a ogni uscita dei loro romanzi. Qua e là sono rispettivamente i comitati per il Sì e per il No nella campagna del referendum sulla riforma della giustizia del governo di Giorgia Meloni, la madre di tutte le battaglie politiche di quel che rimane della legislatura.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 16 dicembre 2025
Bisogna sapersi coordinare. Cioè, bisogna mettersi d’accordo. Perché anche le buone intenzioni possono sortire effetti indesiderati. La questione del mini comitato “di sbarramento” per contrastare la volontà del governo di fissare la data del referendum sulla riforma della giustizia all’inizio di marzo resta aperta. I dieci volenterosi cittadini che, muniti di certificato elettorale, si recano in Cassazione per annunciare di voler raccogliere le firme per indire il referendum ci sarebbero - e questo costringerebbe il governo ad aspettare fino al 30 gennaio per fissare la data, che a quel punto slitterebbe ad aprile -, ma per muoversi sostengono di aver bisogno della concordia di tutti. E se molti sono d’accordo, il maggiore ostacolo al momento è quello rappresentato dalla Cgil, cioè il maggior soggetto sociale della Via Maestra, la costellazione di sigle e associazioni che soltanto il 10 gennaio lancerà la sua campagna per il No al referendum. E che fino ad allora preferirebbe non si muovesse nemmeno una foglia. Da qui la prudenza dei volenterosi cittadini di cui sopra. E anche di Rifondazione Comunista, l’unica forza politica sin qui che si è messa a disposizione per presentare in Cassazione un suo quesito referendario e contribuire così a rallentare la corsa del governo verso le urne, nella convinzione - diffusissima a destra - che il Sì abbia solo da perdere in una campagna di lunga durata.
- Firenze. Sollicciano, diario dal carcere della vergogna
- Brescia. A Canton Mombello 214% di sovraffollamento (e neppure un bidet)
- Asti. Convegno: “Oltre le mura”, il carcere a misura d’uomo e di futuro
- Ferrara. Diritto allo studio. Si rinnova il patto con Unife: “Sempre più detenuti-universitari”
- Lodi. Messaggi dei parenti trasmessi alla radio per far sentire meno soli i detenuti a Natale










