di Anna Maselli
Corriere della Sera, 14 dicembre 2025
Il cooperante veneziano detenuto da oltre un anno a Caracas. Appello dell’attrice Ottavia Piccolo alle istituzioni: “Ricordatevi di lui”. Il tempo al Lido di Venezia trascorre lento, scandito dalla congiunzione “e”. Un anno e un giorno, un anno e dieci giorni, un anno e un mese. Ogni scatto in avanti delle lancette è un istante in più che Alberto Trentini trascorre dietro le sbarre del carcere di El Rodeo, poco distante da Caracas in Venezuela. E venerdì la mamma Armanda Colusso è tornata a lanciare un nuovo appello dai microfoni della trasmissione radio “Tutta la città ne parla”: “Sono ormai tredici mesi che Alberto è in prigione e noi non sappiamo darci pace. Mi chiedo ogni mattina, cosa penserà del suo Paese che sembra averlo abbandonato?”.
di Pino Ciociola
Avvenire, 13 dicembre 2025
Una donna deceduta a Rebibbia, due uomini si sono tolti la vita a Viterbo e a Lecce. L’appello dell’arcivescovo Fisichella: forme di amnistia e liberazione almeno nell’anno del Giubileo. Il Giubileo dei detenuti inizia nel peggiore dei modi, con notizie di morte e disperazione”, ha detto sconsolato il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia. Perché la scorsa notte è morta nel carcere di Rebibbia una donna cinquantanovenne, probabilmente per overdose. E prima, l’altro ieri - ha continuato Anastasia - “c’è stato un caso di suicidio nel carcere di Viterbo e il decesso di un detenuto a lungo in coma e in terapia intensiva per una violenza tra detenuti all’interno di Rebibbia”: una brutta “successione di morte che segna queste giornate dedicate ai detenuti”. Ed è stata preceduta, giovedì, dal suicidio di un uomo recluso nel carcere di Lecce.
di Giulia Marrazzo
ansa.it, 13 dicembre 2025
Quattro vittime in 24 ore, uno deceduto dopo mesi di agonia. Quattro morti in 24 ore, nel pieno del Giubileo dei detenuti, riportano al centro dell’agenda nazionale l’emergenza carceraria. Una donna stroncata da un’overdose al carcere femminile di Rebibbia a Roma e una ricoverata in ospedale. Un uomo suicida a Viterbo, mentre un altro si toglieva la vita nel carcere di Lecce. E un uomo di 45 anni di Formia, deceduto a Tor Vergata dopo mesi di coma e travagliati periodi in riabilitazione per un pestaggio subito mentre era detenuto a Rebibbia. Un quadro impietoso che ha spinto il Vaticano a un appello esplicito: aprire finalmente ad alternative alla detenzione, riprendendo l’invito di papa Francesco a misure di clemenza e amnistia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 13 dicembre 2025
Anche il Garante nazionale dei detenuti chiede subito misure contro il sovraffollamento. “Se poi in Parlamento non si trova una maggioranza ad hoc per atti di clemenza, ci sono altri strumenti come la conversione ope legis di brevi periodi in libertà vigilata”. Quattro detenuti morti, di cui due suicida, nel giro di 24 ore sono un brutto inizio per il Giubileo dei detenuti, tanto che a Rebibbia una delle cerimonie previste è stata annullata. “È triste e spiacevole”, commenta Riccardo Turrini Vita, attuale presidente del Collegio nazionale dei Garanti dei diritti delle persone private di libertà. L’ex magistrato e dipendente del Dap ha però anche delle proposte, stavolta in sintonia con quel mondo che si occupa di carcere e che più volte lo ha criticato. Questa è la seconda intervista che concede alla stampa da quando, il 31 ottobre 2024, ha preso il posto del defunto Felice D’Ettore.
di Alessio Briguglio
radioromasound.it, 13 dicembre 2025
Le notizie delle ultime ore sono di quelle che non dovrebbero mai diventare routine. Due detenuti morti a Rebibbia, una per overdose, l’altro dopo essere stato massacrato di botte nella sua cella e un terzo che si è tolto la vita nel carcere di Viterbo. Tre vite spezzate in un arco di tempo talmente ristretto da togliere il fiato. Tre storie che entrano nei notiziari come brevi di cronaca, quasi fossero fenomeni atmosferici inevitabili. Tre storie che entrano nei notiziari come brevi di cronaca, quasi fossero fenomeni atmosferici inevitabili. “È successo di nuovo”. Gli istituti penitenziari italiani non sono soltanto sovraffollati, aspetto che anche la più turpe vulgata sembra aver fatto proprio.
di Marta Tonti
huffingtonpost.it, 13 dicembre 2025
La morte di una donna avvenuta la notte scorsa presso la Casa Circondariale di Rebibbia interroga, ancora una volta, sulle criticità delle carceri italiane. La notte tra l’11 e il 12 dicembre è morta una donna detenuta nella Casa Circondariale di Rebibbia, a Roma. Sulle generalità e sulle dinamiche che hanno portato al decesso è ancora in corso un’indagine della Polizia Penitenziaria. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un’overdose da psicofarmaci. Una vicenda che torna a supportare la tesi di un carcere che, come nel resoconto della testimonianza di B., ex detenuta a Rebibbia, “placa, addormenta e annienta, mentre lo Stato risparmia su tutto ciò che davvero servirebbe per curare, riabilitare, rieducare”.
di Paolo Barbieri
terzogiornale.it, 13 dicembre 2025
Il presidente del Senato, La Russa, ha parlato di un indulto, sia pure limitato, ma i suoi non ci stanno. Intanto, la situazione dei detenuti è sempre più drammatica. Non è molto probabile che Ignazio La Russa voglia passare alla storia come un illuminato “progressista”, ma sul tema del sovraffollamento carcerario ha oggettivamente incrinato il cupo unanimismo forcaiolo della maggioranza di destra-centro (che si trasforma, in genere, nel suo contrario ipergarantista solo quando si parla di “colletti bianchi”). Certo, a voler pensare male secondo l’antica massima andreottiana, il tema potrebbe suggerire l’ambizione di ricalcare le orme degli ultimi presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, con la speranza di ereditarne la dorata residenza. Eppure, vale la pena di registrare che l’attivismo della seconda carica dello Stato ha smosso le acque su una situazione che, in questa legislatura, è tornata ad aggravarsi pesantemente, e ha costretto in più di un’occasione esponenti di governo a rintuzzare pubblicamente le sue esternazioni.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 13 dicembre 2025
Domenica il Giubileo dei detenuti, abbiamo raccolto le loro voci. In vista del Giubileo dei detenuti che verrà celebrato domenica 14 dicembre, che porterà a Roma seimila pellegrini e che avrà il suo culmine nella Messa presieduta alle 10 da Leone XIV nella Basilica di San Pietro, molti messaggi sono arrivati alla redazione di Avvenire. Vengono sia da parte di chi potrà recarsi nell’Urbe, sia da quanti, pur dovendo restare in carcere, hanno voluto testimoniare come stanno vivendo questo “tempo forte”. Alcuni nomi delle testimonianze che seguono sono di fantasia. Sul sito www.avvenire.it in questi giorni continueremo la pubblicazione dei loro messaggi, che restituiscono uno spaccato significativo e sorprendente dell’umanità che vibra in quei luoghi.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 13 dicembre 2025
Per il Giubileo dei detenuti, parla della loro situazione Giovanni Battista de Blasis, segretario generale aggiunto del Sappe, sindacato degli agenti penitenziari, “Siamo ben consapevoli della vicinanza della Chiesa al mondo delle carceri e, per certi versi, anche alla Polizia Penitenziaria. Non è un caso che, in quasi tutti gli istituti, il cappellano sia un costante e prezioso punto di riferimento anche per noi poliziotti penitenziari”. Classe 1958, da una vita nella Polizia penitenziaria, Giovanni Battista de Blasis è il segretario generale aggiunto del Sappe, il sindacato più rappresentativo degli agenti penitenziari, col 27% degli iscritti su un totale di 37mila agenti e funzionari in servizio.
di Irene Famà
La Stampa, 13 dicembre 2025
Il presidente Anm Parodi: “Le colpe di Palamara non possono ricadere su tutta la magistratura. Fatemi i nomi e i cognomi di chi sbaglia”. La maggioranza: “Non volete perdere il potere”. Le colpe di Palamara non ricadano sui magistrati. Quelli giovani e quelli di lunga data che hanno sempre tenuto un atteggiamento irreprensibile. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi ha pochi dubbi: “Se quello scandalo non ci fosse stato, questa riforma non sarebbe stata proposta. O perlomeno sarebbe stata differente”. Poi sottolinea: “È una riflessione personale”. Ma una cosa è certa: chi è sul palco di Atreju a difendere la riforma costituzionale della Giustizia, tira in ballo in continuazione il caso che ha travolto palazzo Bachelet.
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