di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 8 dicembre 2025
Riconosciuto il mancato rispetto dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che vieta trattamenti inumani e degradanti. Una vita in 3 metri quadri. Tanto, a volte anche meno, era lo spazio lasciato a un detenuto nel penitenziario fiorentino di Sollicciano. Un uomo che ha scontato la sua pena in celle sempre assieme ad altri detenuti: due, tre, a volte sei persone. Costretto a sopportare, giorno dopo giorno, sovraffollamento, malfunzionamenti degli impianti, mancanza di acqua calda. Una condizione di vita che il detenuto, una volta uscito dal carcere, ha deciso di lamentare in tribunale. Il giudice alla fine ha disposto un risarcimento economico in suo favore e condannato il ministero al pagamento. Circa 11 mila euro. Ovvero 8 euro per 1.401 giorni di detenzione trascorsi dentro Sollicciano. Durante il processo, l’ultimo passo di un lungo iter giudiziario, è stato accertato che l’uomo era stato costretto in “uno spazio minimo inferiore a quello vitale”. Accolta quindi la posizione del detenuto, assistito dall’avvocata Anna Lisi.
di Umberto Maiorca
perugiatoday.it, 8 dicembre 2025
Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia stabilisce che la mancanza di calore in cella, con soli 3-4 metri quadri a testa, è un trattamento degradante. La mancanza di riscaldamento durante l’inverno in una cella con uno spazio individuale già ristretto, tra i 3 e i 4 metri quadri, integra un trattamento inumano e degradante, lesivo dei diritti fondamentali del detenuto. È il principio affermato dal Tribunale di Sorveglianza di Perugia che ha condannato l’amministrazione penitenziaria a risarcire un detenuto per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
di Mario Ferrari
La Nazione, 8 dicembre 2025
Il professor Gerardo Pastore (tutor): “Corsi e laboratori anche all’interno. Può concorrere a ridurre la recidiva. La formazione permette di trovare lavoro”. “Il carcere crea fratture, ma la formazione permette di ricucirle. Garantire alle persone detenute il diritto allo studio significa ridurre la recidiva e accompagnarle in un percorso che continua anche dopo la pena”. È l’esperienza a parlare per il professor Gerardo Pastore, sociologo dell’Università di Pisa che da tempo si dedica a fare da tutor per gli studenti detenuti dell’ateneo pisano. Un’esperienza che è stata alla base dell’assemblea nazionale della conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari (Cnupp), svoltasi in Sapienza a Pisa negli ultimi due giorni. L’appuntamento ha avuto al centro il diritto allo studio universitario negli istituti penitenziari. Un tema che nello scorso anno accademico ha coinvolto 1.837 persone, divise in 120 istituti: per la maggior parte sono uomini (96,3%), mentre le donne rappresentano il 3,7%.
La Repubblica, 8 dicembre 2025
L’iniziativa, promossa da associazioni, attivisti e operatori del settore, vuole essere un grido rivolto alle Istituzioni: fermare questa strage silenziosa è urgente: “Queste morti sono morti di Stato”. Una piazza trasformata in un atto di denuncia. L’iniziativa per l’undicesima edizione del Memorial Stefano Cucchi si svolgerà mercoledì mattina, a partire dalle ore 11. Piazza Montecitorio ospiterà un’installazione simbolica: 72 sagome, una per ogni detenuto e detenuta che si è tolto la vita nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Un numero drammatico che racconta una realtà ignorata, quella di un sistema penitenziario al collasso, dove la solitudine e l’abbandono diventano condanna definitiva.
di Flavia Amabile
La Stampa, 8 dicembre 2025
La proposta della Lega: “Deve essere necessario un esame di integrazione”. Giro di vite sulla concessione della cittadinanza italiana. La Lega, in una proposta di legge depositata alla Camera, punta a stringere le maglie e, fra i vari requisiti, inserisce il superamento dell’esame di integrazione, “volto a verificare l’effettiva integrazione nonché la conoscenza delle regole sociali e giuridiche minime”, ma anche l’assenza di condanne penali e procedimenti penali in corso per delitti non colpo si e “l’assenza di delitti commessi nei tre anni precedenti per i quali si è beneficiato del perdono giudiziale”.
di Mario Monti
Corriere della Sera, 8 dicembre 2025
La sfida di Trump all’Europa. La “Strategia per la Sicurezza Nazionale” segna un cambio radicale di rotta: vengono favorite le autocrazie. La “Strategia per la Sicurezza Nazionale” presentata dal presidente Trump deve essere apprezzata per la sua chiarezza. Si rivelerà utile soprattutto per l’Europa, l’unica parte del mondo che il documento tratta con disprezzo e intimidazione. Utile non perché mette il dito su varie debolezze europee in campo economico e tecnologico. Le conosciamo, si stanno affrontando: purtroppo con difficoltà, soprattutto a causa dei freni nelle mani degli Stati membri (che peraltro Trump vorrebbe ancora maggiori, quando chiede che questi ultimi abbiano più poteri, rispetto al livello Ue). No, sarà utile perché, dopo un anno di ambiguità, svela finalmente qual è il disegno di Trump sull’Europa. Sia gli Stati membri che la Ue sono ora “nudi”, non potranno più eludere scelte chiare e nette, come era possibile finché il fattore Trump veniva interpretato da ciascuno a suo modo. Tutti dovranno ora prendere atto di alcuni elementi chiave.
di Elena Molinari
Avvenire, 8 dicembre 2025
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di esaminare la richiesta di Donald Trump di limitare fortemente lo ius soli. La scelta in sé segnala una svolta storica che mette in discussione uno dei cardini del XIV emendamento, pilastro della Costituzione americana, e tocca un valore fondamentale dell’identità nazionale statunitense: l’idea che l’America non è definita dai legami di sangue ma dall’appartenenza civile. Il caso nasce dall’ordine esecutivo firmato dal presidente Usa poche ore dopo l’insediamento di gennaio, che nega la cittadinanza automatica ai figli di immigrati senza documenti e a quelli nati da genitori con visti temporanei (studenti, lavoratori, turisti). Privilegi storici che per la Casa Bianca incentivano l’immigrazione illegale e il “turismo delle nascite”. Per i tribunali federali che lo hanno bloccato quasi subito, invece, l’ordine è in rotta di collisione con il testo costituzionale e con la giurisprudenza consolidata da fine Ottocento in poi. La Corte affronterà la questione nel 2026, con una sentenza attesa entro giugno. Qualunque esito avrà, peserà non solo sull’agenda migratoria di Trump, ma sul significato stesso di cittadinanza americana.
di Domenico Quirico
La Stampa, 8 dicembre 2025
Ucraina e Gaza, nel loro orrore, hanno un percorso, un obiettivo per quanto cinico e terribile. Nel cuore dell’Africa, dal Darfur al Kordofan, il dolore non ha più una ragione a cui aggrapparsi. C’è chi infila, subdolamente, la guerra in Sudan nella comoda categoria delle guerre dimenticate. Bugia. Bugia comoda. Serve a tirare un sospirone fatalistico e a passare oltre. Sotto l’aggettivo si insinua una confortante auto-assoluzione: se nessuno si occupa con la memoria di un massacro vuol dire che è faccenda secondaria, carnaio periferico, una locale manifestazione di stupidità umana. E allora possiamo lavarcene le mani. Morite pure, per favore in silenzio. E se arrivano le urla dei moribondi e dei seviziati, beh!, lo stratagemma di Ulisse, tapparsi le orecchie, funziona. Abbarbicatevi al timone e alzate le vele, i marosi del rimorso son presto alle spalle.
di Paolo Doni
L’Eco di Bergamo, 7 dicembre 2025
Triste e breve epilogo di una triste storia, purtroppo già tristemente vista e rivista. I protagonisti questa volta sono il presidente del Senato Ignazio La Russa e l’alleato e vicepresidente del Consiglio Alfredo Mantovano. Il primo, in un’occasione non istituzionale (un dibattito per la presentazione del libro di Gianni Alemanno e Fabio Falbo, detenuti a Rebibbia) ha proposto un mini-indultino per chi sta scontando il fine pena, il secondo, a stretto giro, ha fatto capire che non se ne parla proprio, e che il governo è anzi impegnato nella costruzione di nuove carceri per fronteggiare l’enorme numero di detenuti.
di Milan Mazic*
ilpost.it, 7 dicembre 2025
“Avete mai osservato una mosca, attaccata al vetro della finestra, mentre ronzando spreca inutilmente tutte le sue energie per attraversarlo?”. Non è facile stabilire con precisione quante volte il pensiero del suicidio sfiori un detenuto durante la sua detenzione. Dal momento che incomincia a considerare una tale ipotesi, quello che più lo attrae in quel gesto è la certezza dell’immediata liberazione da una situazione resasi ormai insopportabile. Sulla sua decisione non poco influisce anche la consapevolezza di poter finalmente, da solo, porre fine a quel tormento. Una facoltà che gli è stata preclusa e che la sola idea del suicidio riesce a restituirgli. I pensieri di un detenuto, soprattutto nella notte successiva a una richiesta di scarcerazione respinta, trovano pochi appigli a cui aggrapparsi. La notte è la maschera: sotto, sei libero.










