di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 dicembre 2025
Insufficienti le misure prese dopo le condanne Cedu, più posti nelle Residenze per i folli rei. Il Consiglio d’Europa non spegne i riflettori sulle carceri e sull’intero sistema di giustizia italiano, e torna ad esprimere “preoccupazione”. Questa volta - dopo i due incontri ad alto livello del Comitato per la prevenzione della tortura con il ministro della Giustizia Nordio nell’arco di un anno - a farsi sentire è il Comitato dei ministri dell’organizzazione internazionale che punta l’indice, in particolare, contro l’alto numero di suicidi in cella e la mancanza strutturale di posti nelle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza destinate ai folli-rei.
di Pietro Cavallotti
L’Unità, 6 dicembre 2025
Dei mali della giustizia si parla poco. Poco delle condizioni dei detenuti nelle carceri, poco delle disfunzioni del processo penale, ancor meno degli innocenti che finiscono in galera e meno ancora di quelli che, dopo essere stati assolti, non hanno diritto neanche all’indennizzo. Ma meno di qualunque altra cosa si parla delle misure di prevenzione, di quelle persone che, riconosciute innocenti dalla Magistratura, hanno subito lo stesso la confisca di tutto il loro patrimonio, perdendo ogni cosa e, come successo in qualche caso, anche la vita per la disperazione causata da un processo inquisitorio in cui l’esito, cioè la distruzione di tutto, sembra deciso già al momento del sequestro.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 dicembre 2025
C’è un filo invisibile, eppure pesante come una sbarra di ferro, che collega Torino a Caltanissetta. È lungo quasi 1.400 chilometri e, in questi giorni, lo ha percorso Mohamed Shahin. Ma per sparire. Shahin non è un fantasma. È l’imam della moschea Omar Ibn al- Khattab di via Saluzzo, a Torino. Vive in Italia da oltre vent’anni, ha una famiglia, un ruolo pubblico. Eppure, oggi si trova rinchiuso nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Pian del Lago, a Caltanissetta. La sua vicenda sta sollevando un polverone che va ben oltre la cronaca locale, toccando i nervi scoperti del nostro Stato di diritto: la libertà di opinione e l’uso della detenzione amministrativa come strumento punitivo.
di Teresa Valiani
Il Manifesto, 6 dicembre 2025
L’attacco frontale questa volta è diretto alla magistratura di Ascoli Piceno e campeggia sui social del capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. “Un gambiano aggredisce le forze dell’ordine, mordendo un dito ad una poliziotta. E il giudice cosa fa? Lo assolve! È sconcertante e vergognosa l’ideologia di certe toghe rosse sempre dalla parte dei criminali”. L’attacco frontale questa volta è diretto alla magistratura di Ascoli Piceno e campeggia sui social del capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, seguendo di un giorno un intervento dello stesso tenore arrivato dal Siulp: “Basta: queste sono leggi assurde. Decisioni completamente distaccate dalla realtà e che minano la credibilità dello Stato e di chi lo rappresenta, ma anche la coesione sociale”.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo*
L’Unità, 6 dicembre 2025
A Venezia rimosso improvvisamente Enrico Farina, che ha trasformato una struttura degradata in un luogo di cultura, lavoro e dignità, ha costruito ponti tra il dentro e il fuori, ridotto la recidiva, restituito senso alla pena. Forse il cambiamento spaventa. Parlare di merito è semplice se si ignora da dove si parte, è facile invocare il merito quando si vive in quartieri prestigiosi, si frequentano le migliori scuole, si cresce circondati da reti familiari e culturali solide. Ma cosa significa merito per chi nasce in periferia, frequenta scuole pubbliche e attraversa momenti bui, combatte ogni giorno contro ostacoli invisibili?
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 6 dicembre 2025
I disagi tra direttore part time, personale a rotazione e celle sovraffollate. L’istituto, attenzionato del ministero per le inchieste della Procura per i presunti maltrattamenti, non ha ancora, dopo decenni, un direttore a tempo pieno. L’ impennata dei trasferimenti nelle altre regioni d’Italia e nelle carceri per adulti. Il cartello “lavori in corso”. E da qualche giorno una rete con il filo spinato in cima che rende più alto il muro dell’Ipm Beccaria. Un segno netto, che si vede da fuori e pesa soprattutto da dentro. Lo notano subito i detenuti quando corrono sull’unico spazio esterno che utilizzano, il campetto da calcio in sintetico. Il campo grande, quello regolamentare, è fermo da anni e aspetta di tornare in vita.
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 6 dicembre 2025
Il debutto a Torino: tre incontri al giorno riservati alle coppie stabili, vietati i cellulari. Nella piccola camera un letto, una doccia, tre quadri. “Una grande conquista per i diritti dei carcerati”. Varcata la soglia della stanza “dell’amore” nel carcere di Torino - il primo grande penitenziario d’Italia che inaugura oggi i colloqui intimi fra detenuti e partner (purché stabili) - si ha l’impressione di trovarsi in una pensione anni Ottanta, un po’ appartata, in un posto molto riservato, pur trovandosi dentro l’istituto. La stanza è piccolina e disadorna, quindici metri quadri con letto in ferro battuto ancora incellofanato, bagno con doccia e appendiabiti. C’è una tenda rossa che copre la finestra in alto e nasconde le grate. Tre quadri appesi alla parete disegnati dai detenuti - un elefante indiano, una tigre, una panchina - spezzano un pochino la monotonia della tinta unita della camera.
di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 6 dicembre 2025
Fino al 19 dicembre è possibile entrare in un luogo neutro che separa la città dal carcere della Giudecca. Oggi, in occasione del giubileo dei detenuti, nella cappella di Santa Maria Maddalena dell’istituto di pena femminile apre al pubblico (su prenotazione 347.4200080) una mostra itinerante di fotografie che verrà spiegata dalle stesse detenute. Si potrà così accedere alla cappella e ascoltare le storie dei ritratti in bianco e nero di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero, confluiti nel libro “I volti della povertà in carcere”.
di Katiuscia Vaselli
sienanews.it, 6 dicembre 2025
Se - come cantava Rino Gaetano - può nascere un fiore in ogni giardino, la frase diventa più potente quando il giardino è la piccola area verde all’interno dell’imponente struttura del carcere di Ranza, San Gimignano. E’ qui che, grazie all’idea iniziale del medico urologo che effettua le visite ai detenuti, si è pensato di proporre un progetto utile alla salute maschile over 60, progetto presto sposato da Estra con AzzeroCO₂, Legambiente e la Società Italiana di Fitoterapia che unisce l’utile all’ancor più utile: oltre ad aiutare nel mantenimento di una prostata più sana, i prodotti fitoterapici frutto del lavoro dei detenuti di Ranza stanno dando vita a un giardino officinale e a un frutteto: un percorso che unisce formazione, ambiente e riscatto personale.
di Gabriele Mazzetti
viterbotoday.it, 6 dicembre 2025
Il progetto “Enpa… tia” ha portato la pet therapy nel carcere di Viterbo e i reclusi hanno lavorato su cucce e schede identificative degli animali. Avana e Marrone non sapevano che la loro vita, iniziata come randagi tra le vie di Viterbo e proseguita in un box del canile comunale di Bagnaia all’età di dieci anni, avrebbe avuto un secondo tempo così importante. È questa la magia di “Enpa... tia”, il progetto finanziato dalla Regione Lazio con il patrocinio di Comune e Asl, che ha trasformato alcune ore della settimana all’interno del carcere Nicandro Izzo in un laboratorio di umanità. Attraverso il rapporto con quattro cani, i detenuti hanno portato a compimento un percorso rivolto in primis alla conoscenza degli amici a quattro zampe ma in particolare all’importanza delle relazioni.
- Modena. Un ciclo di tre reading nelle carceri, a cura del Teatro dei Venti
- Il “Maggio dei libri nello Spazio Giallo del carcere di Foggia” vince premio “Più Libri Più Liberi”
- Frammenti di vita da rammendare
- L’etica delle donazioni: ecco perché difendere l’inviolabilità del corpo dal dominio del mercato
- Antisemitismo, Delrio insiste. Schlein teme una sponda con la legge del centrodestra










