di Francesco Grignetti
La Stampa, 5 dicembre 2025
Il reato di abuso d’ufficio non tornerà, parola del ministro Carlo Nordio. E sostenere che ci sia un nuovo obbligo europeo è una “falsificazione”. Dopo che a Bruxelles è stata varata alcuni giorni fa una direttiva anticorruzione, s’è aperto il dibattito: l’Italia che ha appena abrogato quel reato, dovrà reintrodurlo? Giuseppe Conte era partito immediatamente alla carica: “Che brutta figura per l’Italia... Dobbiamo anche - ha scritto su X - fare la figura degli ultimi della classe sul tema della legalità, visto che la proposta europea di direttiva anticorruzione ricorda al nostro Paese che non si possono cancellare con un tratto di penna i reati di chi abusa del proprio potere solo per proteggere la casta dei politici e dei colletti bianchi”. Nordio gli ha risposto per le rime: “Sorprende che un esponente dell’opposizione, che è anche un giurista, possa storpiare la narrazione dei lavori della commissione”.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 5 dicembre 2025
Ieri alla Camera il convengo organizzato dagli azzurri con il presidente del Cnf Francesco Greco, che dice: “Necessario affermare parità tra accusa e difesa”. Oltre al penale c’è anche il civile. E partendo da questa considerazione Forza Italia, ieri, ha deciso di rilanciare una riforma di sistema che passi attraverso un “dibattito nazionale” . Nella cornice dell’aula dei Gruppi parlamentari della Camera, il partito ha dunque riunito esponenti del governo, dirigenti azzurri, rappresentanti del mondo forense e dell’accademia per il convegno “Giustizia civile. Qualità della giurisdizione e ragionevole efficienza”. Un appuntamento pensato per riportare al centro dell’agenda politica un tema spesso considerato “tecnico”, ma cruciale per la competitività del Paese: la giustizia civile, appunto.
Il Mattino, 5 dicembre 2025
Il Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha disposto l’archiviazione nel procedimento per le violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 6 aprile 2020. Tra i 18 poliziotti per cui il gip ha archiviato, c’è anche Benito Pacca, l’agente penitenziario che il 25 giugno scorso si uccise sparandosi nel parcheggio del carcere di Secondigliano a Napoli. Il gesto di Pacca, 59 anni, vicino alla pensione, rimane tuttora inspiegabile: sapeva di essere indagato per i fatti del carcere casertano; era turbato, lo aveva detto ai colleghi, e sperava di uscirne presto, ritenendosi assolutamente innocente.
prefettura.interno.gov.it, 5 dicembre 2025
Si è tenuta nella mattinata di mercoledì 3 dicembre 2025, presso la Sala Consiliare della Provincia di Varese, l’assemblea plenaria dedicata al Protocollo d’Intesa siglato il 19 luglio 2024 per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, ex detenute e in esecuzione penale esterna. L’incontro ha confermato un bilancio positivo delle attività svolte nel 2025 e ha permesso di programmare le azioni per il 2026. La collaborazione tra enti pubblici, istituzioni, mondo produttivo e terzo settore ha dato impulso a un sistema integrato orientato a percorsi personalizzati di recupero e reinserimento con l’obiettivo primario di ridurre la recidiva. Il sistema di collaborazione attivato ha generato un circuito virtuoso che sta producendo risultati concreti sul piano del recupero sociale dell’inclusione lavorativa e della sicurezza collettiva. Oltre alla prevenzione della recidiva i progetti realizzati nel 2025 hanno contribuito a ridurre i pregiudizi e a riconoscere alle persone detenute una seconda possibilità per costruire un futuro dignitoso e produttivo.
di Gabriele Acerboni
La Nazione, 5 dicembre 2025
L’iniziativa della casa circondariale e del Cam: “Serve più consapevolezza. Spingiamo i detenuti a riflettere”. A distanza di qualche giorno dalla ricorrenza del 25 novembre, anche nel carcere di Santa Caterina in Brana, si è tenuto un momento particolare per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. All’interno della casa circondariale di Pistoia alcuni detenuti hanno partecipato alla presentazione del libro di Cataldo Lo Iacono “Ti bacio quando torno”, ed hanno preso parte ad un momento di incontro per parlare del loro percorso all’interno del Centro ascolto uomini maltrattanti.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 5 dicembre 2025
“Basta scelte sbagliate”. L’esperienza di tre giorni per tre aspiranti cuochi in permesso premio: “Fuori è difficile, la cucina può essere una strada”. Un piatto di gnocchi può salvare una vita. Può sembrare un’iperbole, ma non lo è. Non se hai vent’anni e, dalle celle del carcere minorile di Nisida, ti ritrovi nelle cucine del Quirinale, le mani piene di farina e la testa piena di sogni. Hai brutti ricordi perché hai fatto “cose brutte”, ma se sei arrivato sul Colle più alto di Roma per uno stage di tre giorni, con il cappello da chef e Sergio Mattarella che scende a stringerti la mano, vuol dire che hai anche grandi speranze. “Se vuoi, puoi”, è il motto del più giovane dei tre aspiranti cuochi in permesso premio, 21 anni e un passato di delinquenza nei vicoli di Scampia. “Se vuoi, puoi, ma serve anche tanta fortuna”.
di Chiara Ludovisi
vita.it, 5 dicembre 2025
“Non faccio volontariato: vado in carcere. Poi io esco, loro restano”. Da quasi 30 anni, Daria Bignardi entra periodicamente nel carcere di San Vittore a Milano e in altri istituti penitenziari, non solo come giornalista ma anche per collaborare alla realizzazione di attività culturali. Perché lo fa? Non certo per dare, piuttosto per ricevere. Daria Bignardi fa volontariato da molti anni, ma in questa espressione non si riconosce: lo ha detto e scritto in diverse occasioni e lo conferma anche ora. Non si sente “una volontaria” quando entra in carcere per incontrare i detenuti e trascorrere con loro alcune ore: scrivendo, leggendo, discutendo e confrontandosi.
di Livia Montagnoli
artribune.com, 5 dicembre 2025
Il progetto editoriale di Hyperlocal. La piattaforma editoriale Hyperlocal dedica un numero speciale del suo magazine, concepito come un giornale in formato affissione, alla comunità carceraria di Rebibbia. Con il contributo di fotografi e scrittori per condividere le storie del più grande polo penitenziario d’Italia. Un anno fa, era il 21 dicembre del 2024, Marinella Senatore svelava l’opera site-specific di arte partecipata realizzata con i detenuti di Rebibbia, installata nel piazzale antistante la chiesa della Casa circondariale romana. L’arrivo dell’arte contemporanea in carcere - rapporto che presto sarà rinsaldato, proprio a Rebibbia, dall’inaugurazione di un progetto permanente di Eugenio Tibaldi - si concretizzava per volere della Santa Sede in avvio dell’Anno Giubilare, e in ottemperanza di un percorso fortemente caldeggiato da Papa Francesco.
di Michela Angelici
Il Messaggero, 5 dicembre 2025
Un pomeriggio all’insegna della musica per i detenuti del carcere Rebibbia. A promuovere l’insegnativa l’associazione “Seconda Chance” e la fondazione “Franco Califano”. Nel teatro del carcere di Rebibbia le luci non si spengono del tutto quando la band guidata da Laurenti e Mattioli inizia a suonare in ricordo di Califano. È l’inizio di un pomeriggio che si muove a ritmo di musica, per cercare di lasciare un segno in quei cuori celati come il marmo. L’inizio di un pomeriggio che sembra socchiudere quelle porte di ferro, sempre così ostinatamente serrate. La musica, in fondo è una delle poche cose che lì dentro ha ancora il potere di fare breccia. Ha una forza che poche altre cose possiedono. Entra nell’anima, la afferra, la scuote. Riporta alla mente ricordi lontani, di quando la vita non si consumava dentro una cella. Di quando una scelta era ancora possibile. Tocca corde che lì dentro restano assopite, mentre prova a risvegliare qualcosa che si rischia di dimenticare: che là fuori c’è vita. E così, mentre Mattioli dà voce a Califano, tra i detenuti scorre un’aria diversa. Un’aria dal sapore di vita. Una vita spezzata, rimasta fuori dalla porta ad aspettare mentre il tempo scorre, inevitabile.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 5 dicembre 2025
Per troppo tempo i costituzionalisti hanno rinunciato a occuparsi di giustizia penale. Galliani ora ci prova in forme dinamiche e originali: solleva questioni e ipotizza soluzioni, spesso creative o inaspettate. I suoi percorsi didattici sono prima ancora. 1. Per troppo tempo i costituzionalisti hanno rinunciato a occuparsi di giustizia penale. È stata una resa all’eccessiva specializzazione del sapere che crea mondi paralleli, dunque separati. È stato un errore perché il costituzionalismo è una tecnica delle libertà, minacciate dal continuo ricorso al maglio penale. Servono scambi, non monopoli. Ora qualche costituzionalista ci prova, come fa Davide Galliani in forme dinamiche e originali.
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