comune.belluno.it, 27 novembre 2025
Deliberato nei giorni scorsi in sede di giunta il proseguimento del progetto “Detenuti per il Sociale”, iniziativa avviata nel 2024 e promossa dal Ministero della Giustizia per favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso attività di pubblica utilità sul territorio. Sarà valido fino al 31 dicembre 2026. Seguirà la sottoscrizione dell’accordo tra il Comune di Belluno e la Casa Circondariale di Baldenich, dando in questo modo seguito ad un’iniziativa che ha già portato buoni risultati in termini di inclusione, relazioni e reinserimento sociale. “Il reinserimento passa attraverso gesti concreti e attraverso la fiducia reciproca - commenta il sindaco, Oscar De Pellegrin -. “Detenuti per il Sociale” è un esempio di come il lavoro condiviso e l’inclusione possano trasformare percorsi difficili in nuove opportunità, generando benefici non solo per chi vi partecipa ma per l’intera Città. Belluno vuole essere una comunità capace di includere e di offrire seconde possibilità, perché è da queste scelte che si misura la maturità civile di un territorio”.
Potenza. “Stra.d.e.”, percorsi di reinserimento sociale e lavorativo di persone in esecuzione penale
esperienzeconilsud.it, 27 novembre 2025
Favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute nel sistema penitenziario della provincia di Potenza con una pena definitiva residua non superiore ai quattro anni. È l’obiettivo di Stra.d.e. - strategie di empowerment per la ricerca attiva del lavoro, il progetto che sarà presentato giovedì 27 novembre, a partire dalle ore 9.30, nell’aula Grippo del Tribunale di Potenza. Stra.d.e. intende attivare una rete propositiva e sistematizzare le esperienze di reinserimento sociale di persone detenute, sperimentando un modello di inserimento lavorativo attraverso la realizzazione di tirocini di inclusione sociale e percorsi di orientamento e rafforzamento delle competenze.
corriereromagna.it, 27 novembre 2025
È andato in scena all’interno del carcere di Forlì, nei giorni scorsi, lo spettacolo “Lo specchio dell’arte: voci e colori in frantumi”, diretto dalla regista Sabina Spazzoli e interpretato da 15 detenuti della sezione maschile e della sezione femminile, che hanno condiviso il palco con 5 studentesse del triennio del liceo “Monti” di Cesena: Alice Drudi, Maria Antonieta Polichetti, Arianna Magnani, Greta Peroni, Agnese Sintoni. Gli attori, provenienti da otto paesi diversi (Italia, Ungheria, Tunisia, Repubblica Dominicana, Brasile, Albania, Tunisia, Marocco, Burkina Faso) hanno dato voce con monologhi molto toccanti, spesso scritti da loro, ad artisti folli che la società ha emarginato.
trevisotoday.it, 27 novembre 2025
Il saluto al termine dell’udienza generale. In dono al Papa anche un dolce a forma di Leone di san Marco, preparato da Giovanni. Due i detenuti della Casa circondariale che hanno partecipato, e tre i giovani, già ospiti del Minorile e oggi all’esterno in misura alternativa. “Quello che mi è successo oggi è stato un dono di Dio, l’incontro più bello della mia vita”: è così che Giovanni, detenuto della Casa circondariale di Treviso, racconta l’esperienza giubilare a Roma che si è conclusa con l’udienza generale di papa Leone e l’incontro con lui, mercoledì 26 novembre. Con Giovanni, un altro detenuto del “Maggiore” e tre giovani che sono stati ospiti dell’Istituto penale minorile e ora vivono all’esterno in misura alternativa. Insieme a loro il vescovo Tomasi, la cappellania del carcere di Treviso e la direttrice dell’Ipm, con il Comandante della Polizia penitenziaria e un’educatrice. Un’iniziativa resa possibile dall’impegno delle direzioni dei due Istituti, della Caritas di Trviso, e della cappellania, con don Otello Bisetto, don Pietro Zardo e tutti gli operatori e i volontari.
di Elisabetta Ambrosi
Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2025
“Lo scopo è aiutare i ragazzi detenuti a fare pace col passato”. Il progetto scelto da Terre des Hommes: un metodo pensato per chi non sa disegnare, che libera dai condizionamenti e crea nuovi punti di vista sulla realtà: “Non si giudica e non si viene giudicati”. “C’era un ragazzo, in carcere, che si masticava i fogli, perché non gli piaceva quello che disegnava. Un giorno si è disegnato in una buca, che era come si sentiva in quel periodo. Mi sono accorto che la forma della buca che aveva disegnato non era chiusa e quindi gli ho detto, ‘vedi, stai esprimendo il fatto che puoi uscirne’. Il disegno è parte di noi, e spesso rappresenta un pensiero o una sensazione”.
di Maria Giuseppina Buonanno
Oggi, 27 novembre 2025
“Se fossi stato saggio, non avrei fatto tutto quello che ho fatto”, dice il sacerdote. “Papà mi ha lasciato a 13 mesi: spero di rivederlo in paradiso”. “Sono nato in una stalla, come Gesù Bambino. Quello era il luogo più caldo della casa”. Così ricorda don Antonio Mazzi, venuto al mondo il 30 novembre 1929 a Verona, nella cascina dei nonni senza riscaldamento. E così il fondatore della Comunità Exodus, che si occupa di dipendenze, accoglienza, prevenzione e formazione, fa memoria della sua vita di uomo e di prete ora anche nell’autobiografia “Saggezza e follia”, appena pubblicata da Piemme.
di Serena Sileoni
La Stampa, 27 novembre 2025
Il controverso caso dell’imam di Torino espulso dal governo. O difendiamo sempre la possibilità di esprimersi, o accettiamo che il discorso d’odio possa essere limitato. Fino a che punto le frasi, anche le più indecenti, possono essere pericolose? Come sempre, la risposta è facile a dirsi, difficile a realizzarsi. A parole, esiste una differenza fra un discorso odioso e un discorso d’odio, che inciti alla violenza e che sia fonte diretta di pericolo. La differenza è nel fatto che le parole, per quanto odiose, non possono da sole essere esplosive. Per essere tali, per compromettere la sicurezza degli altri, devono essere accompagnate da un elemento di violenza che è estraneo alle sola forma verbale. Nei fatti, stabilire però se manifestare un pensiero carico di odio induce a praticarlo, mettendo in pericolo l’ordinato vivere civile, è davvero complicato.
di Stefano Galieni
L’Unità, 27 novembre 2025
Oggi l’udienza di convalida del trattenimento per l’imam della moschea di via Saluzzo a Torino, Mohamed Shahin, prelevato da casa e portato da Torino nel Cpr di Caltanissetta. Cittadino egiziano, regolarmente residente in Italia da 20 anni, due figli minorenni nati qui, una vita da attivista impegnato in questi ultimi anni nelle mobilitazioni per Gaza e la Palestina intera, Shahin sta per essere espulso in Egitto dove rischia la vita. L’avvocato Gianluca Vitale: “Non sappiamo cosa accadrà dopo l’esito dell’udienza per la convalida, che avverrà da remoto. Si rischia di recarsi in Sicilia - magari quando già Mohamed Shahin è in volo, o quando sta per ripartire, perché, nei disegni del Ministero questa è la sentenza già scritta - unicamente per portare i due figli, di 9 e 12 anni a salutare il papà che forse non vedranno più vivo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 novembre 2025
Due anni dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto il diritto all’affettività per i detenuti, l’amministrazione penitenziaria continua a frapporre ostacoli. Lo dimostrano due recenti ordinanze, entrambe di questo mese, che hanno accolto i reclami di altrettanti detenuti assistiti dall’avvocata Pina Di Credico. In entrambi i casi, le direzioni carcerarie avevano detto no. E in entrambi i casi, i magistrati di sorveglianza hanno dovuto ribadire un principio ormai consolidato: il colloquio intimo non è un privilegio, ma un diritto.
di Marco Cafiero*
progettouomo.net, 26 novembre 2025
Le esigenze di sicurezza si fanno sempre più serrate a discapito delle esigenze di benessere collettivo. Uno scontro titanico che assume gli usuali toni della politica urlata, lontana dai ragionamenti e dalle mediazioni. Siamo ancora vittime dei compromessi, ma mediare sugli interessi collettivi rimane sempre un terreno pericoloso. Oggi la Circolare n. 454011 del 21.10.2025 a firma del DAP - Direttore Generale dei detenuti e del trattamento - giunge inattesa rispetto alle aspettative di inclusione e modifica dello stile di vita dei detenuti.
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