di Irene Funghi
Avvenire, 23 novembre 2025
Il progetto U-Lead dell’Istituto universitario europeo mette in moto dinamiche di partecipazione, affiancando studenti delle scuole superiori ai minori stranieri non accompagnati. Valere come gli altri, anche quando si è giovani in un Paese straniero, non dovrebbe essere opzionale. A maggior ragione se si parla adolescenti, per i quali l’attenzione dovrebbe essere doppia. Torna a ripeterlo a Firenze l’Istituto universitario europeo, che ha elaborato un progetto per mettere in contatto tra loro minori stranieri non accompagnati dei centri di seconda accoglienza, studenti delle scuole superiori e giovani adulti, con l’obiettivo di far prendere loro consapevolezza dei propri diritti, sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 23 novembre 2025
Dalla fine di settembre la famiglia del bistrot di Fuga di sapori, aperto nelle mura del carcere di Alessandria, si è arricchito di un nuovo elemento: Danilo Bovio, un ragazzo autistico di 21 anni, che sta effettuando un tirocinio di tre mesi accanto ai detenuti lavoratori. Cos’hanno in comune detenuti in permesso lavoro e un giovane con autismo? Nel bistrot “Fuga di Sapori”, aperto nelle mura del carcere di Alessandria, hanno in comune un lavoro. E poi il pranzo insieme, le confidenze, qualche risata. L’idea nasce dalla cooperativa Idee in fuga di Carmine Falanga, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, abituata a dare a chi ne ha bisogno “non solo una seconda opportunità, ma spesso la prima che non hanno mai avuto”. Della squadra da circa un mese e mezzo - e vi rimarrà per altrettanto tempo - fa parte anche Danilo Bovio: “Arrivo dieci minuti prima che inizi il turno, alle 8.50 per prepararmi con calma - racconta ai media vaticani la sua giornata lavorativa - poi mi metto a lavare i piatti della sera prima”.
di Giuseppe Lamanna
oltreilfatto.it, 23 novembre 2025
Un appuntamento con la civiltà giuridica, sulla difficile situazione delle carceri italiane e alla luce delle ultime riforme. Questo il convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Taranto, dalla locale Camera Penale e dall’associazione Antigone, presso il salone degli Specchi di Palazzo di Città. Moderato dall’avv. Fabrizio Lamanna, ha ospitato gli interventi del presidente nazionale ANM Taranto Francesco Sansobrino e sostituto procuratore, la dirigente del servizio per le dipendenze per il carcere di Taranto Paola Cauzo, l’avv. Gianluca Sebastio, rappresentante di Antigone e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Taranto, avv. Vincenzo di Maggio.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 23 novembre 2025
Era il 15 gennaio 2019. Ornella Vanoni era stata invitata poche settimane prima a cantare con il coro di persone detenute e volontari del reparto La Nave: e aveva risposto di sì senza pensarci un secondo. La sua interpretazione di “Ma mi” fatta in carcere, in collegamento con la Triennale, resta un momento memorabile per chi c’era. “Spero che sia morta”, rispose. E il pubblico della rotonda di San Vittore - in parte autorità e invitati vari ma per più di metà “ospiti fissi”, diciamo così, del più famoso carcere italiano - naturalmente scoppiò a ridere. Era la conclusione di un aneddoto che Ornella Vanoni aveva appena finito di raccontare, prima di esibirsi in quello che grazie a “Ma mi” poteva ben essere considerato il “suo” carcere. E lei, quella volta, la celebre canzone firmata Strehler-Carpi la cantò proprio lì dentro. Insieme con un coro di persone detenute e volontari, il Coro del reparto La Nave: sezione di trattamento terapeutico avanzato gestita dentro San Vitttore da Asst Santi Paolo e Carlo. Era stata invitata poche settimane prima. Aveva risposto di sì senza pensarci un secondo.
L’Edicola del Sud, 23 novembre 2025
Punta a raggiungere quota 10mila panettoni prodotti la campagna natalizia del Fieri Potest Pastry Lab, il laboratorio di pasticceria gestito dalla cooperativa Noi & Voi all’interno del carcere di Taranto. L’iniziativa non solo si espande in termini di volumi, ma allarga anche la sua rete di solidarietà: per ogni panettone venduto, un euro sarà devoluto a un fondo dedicato a finanziare nuovi interventi di inclusione in altri istituti penitenziari italiani. Le novità della campagna sono state presentate a Casa Viola. Il bilancio del progetto mostra un incremento significativo: la cooperativa Noi & Voi ha raddoppiato il proprio personale, passando da tre a sei unità. Parallelamente, si è ampliata la rete di collaborazioni a livello regionale, coinvolgendo realtà sociali nelle province di Bari e Brindisi per il confezionamento e la distribuzione dei prodotti.
di Gianni Armand-Pilon
La Stampa, 23 novembre 2025
Nel nuovo libro dell’ex giudice e scrittore torna l’Italia anni 70: “Stagione ancora attuale, sento alzarsi un venticello utopistico”. Neanche stavolta l’Italia svela i suoi segreti più profondi. E del resto, trattandosi degli Anni 70, poteva forse essere altrimenti? Nell’ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, “Una storia sbagliata”, in libreria per Einaudi Stile Libero, un poliziotto e un giudice istruttore indagano su una ragazza morta per droga nella Roma del 1974. Uno dei primi casi di overdose da eroina. Si ritroveranno invischiati in un gioco criminale condotto da agenti provocatori (Jay Dark, lo stesso del romanzo “L’agente del caos”), servizi paralleli, funzionari corrotti o che fanno finta di non vedere. Attorno a loro, si muove un Paese attraversato da grandi passioni civili ma manovrato dalle logiche della Guerra fredda. Un Paese ancora scosso dalle azioni terroristiche di Settembre nero, che corre ignaro verso la tragedia del sequestro Moro.
di Guido Caldiron
Il Manifesto, 23 novembre 2025
Lo scrittore: “Costruire una rete di letteratura di opposizione che analizzi la situazione del Paese per mostrarne tutte le contraddizioni”. I suoi romanzi non hanno reso Massimo Carlotto solo uno dei protagonisti del noir europeo, ma anche un attento e appassionato osservatore delle trasformazioni del Veneto. Come indicano le indagini dell’Alligatore, il detective senza licenza protagonista di molte sue storie, che vive e opera a Padova, la città di Carlotto, che hanno appena compiuto trent’anni, celebrati con il romanzo “A esequie a venire” (Einaudi), recensito sul manifesto l’8 novembre.
di Anna Foa
La Stampa, 23 novembre 2025
Stiamo ogni giorno di più interrogandoci sulla democrazia, su cosa la definisca, su come si sia trasformata a partire dalla seconda metà del Novecento, quando si è affermata sulle rovine della guerra e delle dittature, sul suo declino o forse sulla sua morte imminente, da troppi profetizzata. Era per tutti, almeno per chi come noi viveva in un continente come l’Europa, al sicuro nelle nostre tiepide case, un dato scontato, acquisito, e pensavamo che non sarebbe mai tramontata. Dico un continente, ma dovrei dire la nostra parte, quella occidentale, del continente, perché nella parte orientale invece imperversavano mancanza di libertà, processi, gulag, invasioni, come nell’Ungheria del 1956 o nella Praga del 1968. E anche in Occidente, come non ricordare la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, la Grecia dei colonnelli? No, era davvero piccola la parte dell’Europa in cui potevamo farci forti della nostra storia passata, richiamare Locke e Kant, la Rivoluzione francese e la lotta contro il nazifascismo, fin dimenticare i nostri crimini coloniali.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 23 novembre 2025
Al Torino Film Festival Jacqueline Bisset porta sul palco del teatro Regio l’incredibile meraviglia dei suoi ottantuno anni. Elegante, determinata, piena di fascino, impugna il microfono e rompe il protocollo da serata inaugurale. Non parla di cinema, parla di una cosa che è successa a lei. Ma in realtà parla di chi non riesce a sbarcare il lunario, di chi non ha un tetto sopra la testa, di chi trattiamo come feccia. Gli invisibili, i fragili, meglio se immigrati.
di Marco Pappalardo
Avvenire, 23 novembre 2025
Abbiamo visto piazze e scuole riempite dalle proteste. Perché non fare lo stesso con un movimento di cultura, sport, musica e attività educative? Viviamo un tempo che chiamiamo spesso di “emergenza educativa”, una definizione importante che rischia di diventare abitudine, come se fosse un’etichetta inevitabile e il sottotitolo purtroppo scontato di molti convegni. Dietro questa espressione ci sono volti, storie, ragazzi e ragazze che si perdono per strada, che si cercano in notti confuse, tra la movida e il web, in quei vuoti che la scuola, la famiglia, la comunità non riescono più a riempire. È una povertà che non riguarda solo il portafoglio ma l’anima: povertà educativa, la mancanza di spazi di senso, di adulti credibili, di luoghi dove imparare a vivere serenamente insieme agli altri e per gli altri. Ogni giorno le cronache ci raccontano episodi di violenza, di sopraffazione, di indifferenza.










