di Nello Rossi
L’Unità, 21 novembre 2025
La riforma costituzionale della magistratura è nata già vestita e armata di tutto punto - dalla testa di Meloni e Nordio - e io aggiungo - del sottosegretario Mantovano, come Minerva dalla testa di Giove. Era così perfetta da non aver bisogno di alcuna modifica, integrazione o correzione sulla base delle indicazioni dei tanti studiosi che hanno partecipato alle audizioni parlamentari o al dibattito pubblico nel Paese. E nessuna modifica è stata possibile - non c’è bisogno di dirlo - da parte dei parlamentari, chiamati solo a votare il testo predisposto dal Governo come se si trattasse della conversione di un decreto legge. La riforma presenta una pluralità di incognite e di grandi, a volte clamorose, lacune. Vuoti e lacune che producono un singolare effetto: nel referendum gli elettori - informati o meno che siano - dovranno fare una scelta in gran parte al buio.
di Simona Bonfante
linkiesta.it, 21 novembre 2025
In Italia serve più fortuna che fiducia in tribunale, è un paradosso per un Paese in cui vigono lo stato di diritto e la presunzione di innocenza. Il nostro sistema non può permettersi di infliggere pene ingiuste. “Non ho fiducia nella giustizia”. Così Massimiliano Fachini, celebre imputato dell’interminabile processo per la strage alla Stazione di Bologna, imputato assolto anche per Piazza Fontana a Milano, detenuto per oltre dieci anni in misura cautelare, ovvero senza alcuna condanna a suo carico, si rivolse al Presidente di Corte d’Assise che nel 1993 a Bologna celebrava il secondo appello - il precedente appello che lo assolveva, ribaltando l’ergastolo inflittogli in primo grado, era stato parzialmente annullato dalla Suprema Corte di Cassazione. Dunque si era al quarto grado di giudizio, l’imputazione era strage, in gioco l’ergastolo o l’assoluzione.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 novembre 2025
L’ex premier: “La separazione delle carriere mira a garantire piena terzietà al giudice. L’Anm? Non è possibile che i magistrati, che sono pubblici funzionari, abbiano un sindacato che agisce come soggetto politico”. “Al referendum voterò Sì. Approvo la riforma della giustizia”. La posizione di Lamberto Dini è netta. Intervistato dal Foglio, l’ex presidente del Consiglio, già ministro del Tesoro e direttore generale della Banca d’Italia, giudica positivamente la riforma costituzionale targata Nordio, a partire dalla separazione delle carriere, che “mira a garantire la piena terzietà del giudice rispetto al pubblico ministero, senza ridurre l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.
La giustizia riparativa: “Così nasce un dialogo. Non solo per reati gravi. Anche i furti fanno male”
di Jessica Muller Castagliuolo
Il Giorno, 21 novembre 2025
Il criminologo Adolfo Ceretti coordinò il gruppo di lavoro per il decreto “A Milano attivata per risse, revenge porn, omicidi: si potrebbe usare di più”. Il dolore come “un elastico”. Cosa farne? “Continuerà a tendersi all’infinito e non potremo mai più essere liberi?”. Una domanda che si pone Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle brigate rosse, tra gli intervalli del libro che testimonia il percorso di giustizia riparativa che si è tenuto dal 2009 al 2014 e che ha messo a confronto vittime e responsabili della lotta armata. Tra i mediatori, anche Adolfo Ceretti, professore di criminologia all’Università Bicocca di Milano e docente di mediazione reo-vittima. Il modello non era però ancora entrato nell’ordinamento giuridico. L’introduzione arriva con il decreto legislativo 150/2022, che attua la cosiddetta “riforma Cartabia”.
di Emanuele Giordana
Il Manifesto, 21 novembre 2025
Diciotto anni dopo, suo figlio Rudra è ancora convinto che quel processo fu un porto delle nebbie. Lunedi scorso Rudra Bianzino ha depositato per la seconda volta alla Procura della Repubblica di Perugia la richiesta di riapertura delle indagini per omicidio volontario ai danni di suo padre, Aldo Bianzino, l’ebanista morto di carcere nel 2007 nella Casa circondariale di Capanne poco dopo il suo arresto dovuto al possesso di alcune piante di cannabis rinvenute nel giardino di casa. Passò nella prigione di Perugia solo qualche giorno mentre anche la sua compagna Roberta Radici era agli arresti. Ma quando lei uscì seppe che Aldo era morto. Come, quando, in che modo? Una vicenda piena di ombre, sotterfugi, silenzi, ritrattazioni e una marea di evidenze che dicevano tutt’altro da quanto stabilirono poi i magistrati: che Aldo era morto per un aneurisma, per morte naturale, e si poteva semmai parlare di omissione di soccorso. Non certo di omicidio.
di Matteo Lauria
cosenzachannel.it, 21 novembre 2025
Sulla base di video estratti dal suo telefono durante la richiesta d’asilo, Salem è accusato di propaganda jihadista. Associazioni e collettivi contestano l’uso estensivo del Ddl Sicurezza e chiedono trasparenza e garanzie. Salem, giovane palestinese, è rinchiuso da sei mesi nella sezione di alta sicurezza del carcere di Corigliano Rossano. La sua vicenda prende avvio durante la richiesta di asilo nel nostro Paese, quando il suo telefono viene sequestrato dagli investigatori. Spezzoni isolati di un filmato, nei quali invitava la società civile a sostenere la popolazione palestinese, sono stati giudicati dagli inquirenti materiale di “propaganda jihadista”.
di Paolo Moretti
La Provincia, 21 novembre 2025
Marocchino, 25 anni, si è impiccato in cella. Aveva preso parte alla sommossa della scorsa settimana. Voleva rifarsi una vita, dopo essere finito nella spirale della tossicodipendenza e dei reati (rapina) per procurarsi la droga. In carcere era riuscito a prendere un diploma di cuoco. L’idea alla quale lavorava, con il suo avvocato, Selene Marsiglia, era provare a chiedere l’anno prossimo un affidamento in prova. Poi la rivolta al Bassone della scorsa settimana. La folle aggressione a un agente. Il ricovero in ospedale, per le lesioni riportate dopo essere rimasto incastrato tra le sbarre. Infine il rientro in carcere. Dove, nel tardo pomeriggio di mercoledì, si è tolto la vita. Impiccandosi in cella.
di Simone Libutti
Il Domani, 21 novembre 2025
Pochi agenti, educatori e personale medico: l’istituto è un caso nazionale. Il sovraffollamento è al 190% e manca il garante dei detenuti dal 2024. “Le condizioni del carcere violano i più elementari diritti umani. La detenzione non può tradursi in una tortura moderna”, ha detto il presidente del Codacons Lombardia dopo la protesta del 13 novembre che ha portato al ricovero di un 25enne per un trauma toracico. L’uomo si è tolto la vita al ritorno in cella. Si è suicidato il detenuto 25enne che lo scorso 13 novembre aveva partecipato alla rivolta, insieme a oltre 150 detenuti, nel carcere del Bassone a Como. Era stato recuperato per un trauma toracico dopo essere stato schiacciato da altri detenuti contro i battenti di un cancello proprio durante la rivolta.
di Alberto Giulini
Corriere di Torino, 21 novembre 2025
L’uomo è stato trovato con un cappio artigianale attorno al collo, vani i tentativi di rianimazione. Dramma nella notte nella Casa Circondariale di Torino, dove un detenuto di circa 50 anni si è tolto la vita nella sua cella. L’allarme è scattato intorno all’1.15, quando un agente della Polizia Penitenziaria, durante un giro di controllo nella decima sezione del Padiglione C, ha notato un’anomalia nel blindo della cella. Nonostante lo spioncino fosse bloccato, l’agente è riuscito ad aprire parzialmente la porta e ha scoperto l’uomo appeso con un cappio di stoffa al collo. Immediatamente è scattato un intervento disperato, con il supporto del personale presente e l’arrivo del 118, ma alle 2:30 il decesso è stato constatato.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 21 novembre 2025
Il Garante dei detenuti: “Al momento i fuorilegge siamo noi”. Le difficoltà del carcere minorile e del penitenziario: sovraffollamento e carenza di personale. Luigi Pagano: “Se proprio le carceri devono continuare ad esistere, devono rispettare loro per prime le norme”. A Milano convivono due carceri opposti. Uno respira, l’altro soffoca. Bollate, con i corridoi aperti e i laboratori vivi, sembra la prova che la Costituzione può funzionare. San Vittore e il Beccaria, invece, raccontano l’altra metà della città: muri che si sbriciolano, tensioni che si stratificano, celle che diventano angoli angusti dove la creatività non ha spazio e, nonostante gli sforzi, manca l’aria.
- Milano. La “stanza dei suicidi”, i laboratori di vita: il nostro viaggio a Bollate
- Treviso. “Rieducazione dei detenuti? L’80% viene lasciato sulle brande a non fare nulla”
- Verona. Boom di giovani in carcere, raddoppiano gli under 25. Don Vinco: “Qui peggiorano”
- Rovigo. Il lavoro in carcere come motore di riscatto
- Bolzano. Volontariato e lavori socialmente utili per i detenuti del carcere










