di Monica Curino
sdnews.it, 21 novembre 2025
Sette ospiti del carcere di via Sforzesca coinvolti, incontri curati da una psicologa forense e criminologa, da una psicoterapeuta e da un insegnante di scuola media. Obiettivo dare vita a un percorso di ripensamento della propria vita e di ricostruzione dell’identità attraverso il gruppo e lo strumento della scrittura, della narrazione. Sono gli ingredienti del progetto “Sprigionare pensieri”, promosso dalla Fondazione Franca Capurro per Novara, realtà nata nel 2007 per ricordare l’imprenditrice edile, già presidente dell’Associazione Industriali. Un’iniziativa condotta nella casa circondariale negli ultimi mesi e che, come spiegano gli operatori e la stessa direttrice del carcere Annamaria Dello Preite, “ha fornito esiti significativi e, a volte, anche inattesi. Sorprese positive e che hanno colpito tutti”.
di Francesco Oliboni
Verona Fedele, 21 novembre 2025
Un gruppo nutrito di senza dimora. Mamme sole con i loro bambini e donne fragili. Anziani, persone con disabilità, giovani con varie problematiche. Famiglie del territorio con diverse difficoltà. Migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Ex detenuti e addirittura alcune persone attualmente in carcere, ma con un permesso speciale. E ad accompagnarli c’erano tutti i loro educatori, volontari, operatori del sociale, in alcuni casi anche sacerdoti e religiose. Le meravigliose formelle bronzee sulle porte della basilica di San Zeno hanno visto passare davanti a loro ben trecento persone sabato 15 novembre in quello che è stato chiamato Giubileo Speranza e Povertà.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 21 novembre 2025
Un volume di Mauro Palma offre l’occasione per tornare sull’efficacia e sulla capacità di intervento dell’Autorità. “Caro parlamento” (Editoriale scientifica, pp. (316, euro 27) raccoglie le relazioni annuali al Parlamento, un’introduzione di Marco Ruotolo e un testo conclusivo degli stessi autori. Niente più delle cronache politiche degli ultimi giorni - l’affondo del “partito di maggioranza relativa” contro il presidente della Repubblica, il governo che copre gli attacchi fino a sfiorare uno scontro tra alte cariche - testimonia come le istituzioni siano fatte dagli uomini e dalle donne che le incarnano almeno quanto e talvolta assai più che dalle leggi che le regolano.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 21 novembre 2025
I temi del dibattito pubblico italiano di queste settimane (quelli veri, non i diversivi, talvolta “sconfinanti nel ridicolo”, che qualche settore della politica non cessa di inventare) soffrono di una sorta di sindrome del riduzionismo. Non mi riferisco, evidentemente, alla logica necessità di presentare tali temi, soprattutto quando implicano risvolti importanti di natura tecnica, in una forma linguistica che permetta anche ai non addetti ai lavori di poterne percepire il nucleo di senso, ma alla tendenza a isolare - talvolta ad arte - un profilo dell’argomento operando su di esso una sorta di sineddoche, di parlare di una parte per il tutto: operazione già di per sé problematica, ancora più grave quando l’elemento così isolato non corrisponde o non corrisponde con esattezza all’oggetto, volta a volta, della discussione stessa.
di Ester Viola
Il Foglio, 21 novembre 2025
La riforma che introduce il principio del “consenso libero e attuale” non è inutile: sistema delle schifezze semantiche, è vero, ma lo fa in superficie. Ci siamo accorti tutti che esiste (e ubbidiamo a) un automatismo irresistibile di coscienza comune: c’è un problema, scriviamo una legge, si risolve il problema. Mi piace questa fiducia religiosa nella potenza della norma, questa piissima illusione me la tengo anch’io. La riforma sistema delle schifezze semantiche, è vero, ma lo fa in superficie. E tenendosi parecchie crepe sui muri portanti che il parlamento ha preferito ignorare, non sciupiamo vi prego questa bella giornata d’unità nazionale.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 21 novembre 2025
Due ricerche sugli adolescenti, promosse rispettivamente da “Save the Children” (Atlante dell’Infanzia a rischio 2025: Senza Filtri) e dall’impresa sociale “Con i bambini” che gestisce il fondo di contrasto alla povertà educativa (Vivere da adolescenti in Italia), pur diverse per campione, metodi e temi affrontati, nel loro insieme offrono una lettura della situazione degli adolescenti che va oltre stereotipi e semplificazioni. E pongono diversi interrogativi agli adulti che, nei loro diversi ruoli e funzioni, con gli adolescenti interagiscono e hanno responsabilità per il contesto in cui gli adolescenti vivono.
di Pablo Fernández e José Bautista*
meltingpot.org, 21 novembre 2025
Dal 17 ottobre scorso la Mauritania dispone di due nuovi centri di detenzione per migranti, uno situato a Nouakchott, capitale del Paese, e l’altro a Nouadhibou, al confine con il Sahara occidentale occupato illegalmente dal Marocco. Entrambi i centri sono stati avviati dalla Fondazione per l’Internazionalizzazione delle Amministrazioni Pubbliche (Fiap), un’agenzia di cooperazione del governo spagnolo che dipende dal Ministero degli Affari Esteri. Le autorità spagnole affermano che questi spazi sono ispirati ai Centri di Assistenza Temporanea per Stranieri (Cate) delle Isole Canarie e ammettono che, a differenza della Spagna, priveranno della libertà anche i minori, compresi i neonati in fase di allattamento, cosa che la legislazione spagnola proibisce.
di Martina Marchiò*
La Stampa, 21 novembre 2025
Un modo per capire che mondo stiamo costruendo è misurare la distanza tra i diritti dei bambini sanciti dalle norme internazionali e la realtà di tutti i giorni nelle scuole e nelle pediatrie di molti angoli della Terra. Oggi questa è distanza è enorme. Tragica. Milioni di bambini in 56 Paesi con conflitti attivi vedono i loro diritti sistematicamente calpestati. Istruzione e salute chimere, sfruttamento e violenza routine. Solo nel 2025, ben 118 milioni di bambini hanno sofferto la fame, di questi 63 milioni a causa di conflitti armati. I bambini non sono solo vittime collaterali: sono diventati bersagli mirati.
di Adolfo Sansolini
Il Riformista, 21 novembre 2025
Negli Usa le esecuzioni aumentano, Cina e Iran al vertice. Strumento di deterrenza del crimine o vendetta? Nel dibattito sulla pena di morte una delle vittime continua a essere il buonsenso, sepolto sotto tumuli di populismo. Qualcuno sfugge a questa tentazione, dimostrando che le montagne si possono smuovere. Nata in Louisiana nel 1939 e divenuta suora a 18 anni, nel 1982 Helen Prejean iniziò a corrispondere con Elmo Patrick Sonnier, poco più che trentenne, condannato a morte per il brutale assassinio e lo stupro di una diciottenne e l’assassinio del suo ragazzo. Sonnier le chiese di incontrarlo nel carcere della Louisiana in cui era nel braccio della morte già da quattro anni.
di Eloisa Gallinaro
La Stampa, 21 novembre 2025
A Rocinha le gang dettano legge ma la gente non si arrende e prova a rinascere. Balli, street art, murales e cooperative di moto taxi: “Punteremo sul turismo per tornare liberi”. Helena ha 11 anni e una passione, la capoeira. Ma anche un sogno. Che l’antica lotta-danza degli schiavi diventi disciplina olimpica fra qualche anno, quando sarà cresciuta. Intanto, si allena al ritmo trascinante delle percussioni volteggiando leggera con gli altri ragazzini della sua squadra in un piccolo locale arrampicato alla fine di una serie quasi infinita di gradini sconnessi. “Due anni fa un nostro bravissimo allievo è venuto in Italia con un gruppo per far conoscere questa specialità”, ci tiene a sottolineare con orgoglio Marcelo, l’istruttore, mentre guarda soddisfatto le piroette acrobatiche dei suoi pulcini.
Siamo a Rocinha, area Sud di Rio de Janeiro, la più grande favela del Brasile dove la capoeira non è solo uno sport ma un modo per togliere bambini e ragazzi dalla strada insegnando loro a esprimersi anche con altre attività. Sono gli stessi ragazzi di questo centro sociale che hanno disegnato il murale della mini palestra dove si allenano: i suonatori di berimbau, strumento principe della capoeira, accanto a una montagna di case colorate, una sull’altra. È un’istantanea della favela, anzi della comunità, come preferiscono chiamarla qui.
Arrampicata sulla collina, un dedalo di vicoli bui tra case in muratura e baracche di lamiera unite da intrecci inestricabili di cavi elettrici quasi ad altezza d’uomo, Rocinha è cresciuta in maniera incontrollata ai margini della Tijuca, la più grande foresta urbana del mondo. Impossibile orientarsi da soli. Il moto taxi è il mezzo più rapido per arrivare in cima e anche una discreta fonte di reddito: sono in molti i ragazzi che ne hanno fatto il proprio lavoro, sfrecciando su e giù con passeggeri per lo più senza casco lungo la ripida strada principale tra montagne di spazzatura e cani randagi. Poi si può proseguire solo a piedi nel labirinto tra un viavai continuo e una miriade di micro lojas che vendono di tutto. “Per evitare guai è meglio non tirare fuori i cellulari e non fare foto”, ammonisce Milena, guida locale che qui è di casa. “Non è un problema di scippi. È solo che grandi e piccoli boss dei narcos girano tranquilli e non vogliono essere fotografati casualmente e magari postati sui social dove potrebbero essere riconosciuti e localizzati”. Per il resto, “qui si è al sicuro anche da stupri e rapine perché le regole stabilite da chi controlla la favela sono ferree e vengono fatte rispettare”, spiega ancora Milena, e traduce: “Sicurezza significa che c’è una sola fazione al comando e quindi non ci sono scontri e sparatorie tra bande diverse”.
In realtà, dopo l’arresto nel 2011 di Antonio Francisco Bonfim Lopes detto Nem, uno dei capi della fazione Amigos Dos Amigos (Ada) che aveva controllato per decenni la favela, la situazione si è fatta instabile per il comando di Rocinha, anche se tutti gli indizi portano a John Wallace da Silva Viana, alias Johnny Bravo, leader locale del Comando Vermelho (Cv), la più potente organizzazione criminale del Brasile che, oltre al narcotraffico, gestisce il racket delle estorsioni e il contrabbando di armi permeando l’intero tessuto sociale.
Secondo la Folha de Sao Paulo, perfino i ragazzi dei moto-taxi pagano al gruppo 150 reais (circa 25 euro) al mese - che qui non sono pochi - per poter operare ad altri livelli i leader della gang nel Mato Grosso danno ai vertici di Cv 80 mila reais (13.000 euro) al mese per nascondersi nelle favelas di Rio, tra le quali Rocinha e la vicina Vidigal. Attualmente non ci sono scontri, la polizia si fa vedere occasionalmente, in basso, all’entrata, ma non mette piede nei becos, i vicoli, e la comunità è stata finora considerata “pacificata”, una definizione molto in uso da queste parti per indicare il livello di sicurezza delle favelas. In luglio è stato anche demolito un complesso di edifici completo di bunker, tunnel sotterranei e attico con piscina che erano serviti da base ai narcos di Comando Vermelho e da rifugio ai latitanti provenienti da altri Stati brasiliani.
Una calma che sembra destinata a non durare. A quanto riferito dal quotidiano O Globo, il governatore dello Stato di Rio Claudio Castro avrebbe pianificato per dicembre 10 operazioni di polizia a Rocinha e in altre favelas - Cidade de Deus, Complexo de Israel, Marè - simili al controverso maxi blitz nelle baraccopoli Penha e Alemao contro Comando Vermelho che a fine ottobre ha provocato almeno 121 morti. Rocinha, scrive il quotidiano citando fonti del governo statale, è uno dei principali centri di distribuzione della droga e dà rifugio anche a criminali che vengono da fuori. La cosa triste, commenta amara Milena, è che “questa guerra politica uccide sempre i poveri delle periferie”.
Di poveri, a Rocinha, ce ne sono migliaia. Nessuno sa quanti, come nessuno sa quanta gente ci viva. Le cifre ufficiali parlano di oltre 70 mila persone, secondo altre stime gli abitanti arrivano a 200 mila. In condizioni sempre più precarie man mano che si sale verso la cima della collina, dove si affastellano tuguri senza fogne e spesso senz’acqua e dove i narcos hanno vita facile nel reclutare manovalanza a basso costo. Ma la rassegnazione non abita qui e la vivacità culturale di questa comunità è sorprendente. Oltre all’onnipresente capoeira, ci sono scuole di samba, centri di cultura afro-cubana, concerti improvvisati di funk carioca in locali sempre molto frequentati. Maria ci apre le porte della sua casa: una specie di antro buio e pieno di scale, una sorta di torre con una stanza sopra l’altra, qui un letto, là una vecchia credenza. In cima un’esplosione di luce. Maria e la sua famiglia hanno costruito una terrazza con una vista mozzafiato sulla baia di Rio e stanno attrezzando un piccolo bar: tè, caffè, brigadeiros (palline con cioccolato e latte condensato), una panca e qualche tavolino per i visitatori accompagnati dalle guide locali. Una risorsa che la gente sta imparando a sfruttare.
I giovani organizzano tour per far conoscere la realtà della favela approfittando anche degli straordinari panorami che si aprono improvvisi tra le case, dal Pan di Zucchero al monte del Corcovado con la statua del Cristo Redentore. Le moto taxi di Rocinha si spingono fino alla vicina favela di Vidigal - regno dei narcos ma anche imperdibile meta turistica - attraverso lo spettacolare percorso dell’Avenida Niemeyer lungo l’Atlantico e poi su per ammirare dall’alto e ancora più da vicino le iconiche viste di Rio. Sono queste immagini, assieme al sovraffollamento della favela, a ispirare i murales che nascondono gli intonaci scrostati e a dare linfa all’arte che non ti aspetti. Per esempio quella di Marcos, alias Wark Rocinha, che con il suo angelo, alter ego artistico simbolo di accoglienza e sicurezza, ha dato un’impronta non solo alla favela ma a tante parti di Rio ed è arrivato fino al Mausa Vauban, santuario della street art a Neuf-Brisach, non lontano da Strasburgo. Nella comunità ha fondato il Wark Institute con l’obiettivo di dare slancio alla formazione culturale dei giovani attraverso l’arte. Il risultato è la vita della favela raccontata a colori sui muri, narrazione visiva che inizia a vincere sul grigio della povertà.
- Si potrà ancora fare cultura nelle carceri?
- Rivedere la Circolare sulle attività educative nel rispetto della costituzione e dell’ordinamento penitenziario
- Mettere in carcere i ragazzini non è la soluzione, è parte del problema
- “Delmastro non vincerà: in 3 anni il Governo ha causato danni irreversibili”, parla Ilaria Cucchi
- La Cassazione dice sì al referendum: è conto alla rovescia










