agenzianova.com, 6 novembre 2025
La Direzione generale delle carceri e della riabilitazione in Tunisia ha smentito oggi qualsiasi deterioramento delle condizioni di salute di alcuni detenuti, contrariamente a quanto diffuso sui social media riguardo a un presunto sciopero della fame in diversi istituti penitenziari. In un comunicato, l’amministrazione penitenziaria tunisina ha precisato che lo stato di salute dei detenuti interessati è “normale e stabile”, come risulta dagli esami medici e dal monitoraggio quotidiano effettuato dal personale sanitario e dagli agenti penitenziari. La stessa fonte ha aggiunto che le manifestazioni di sciopero della fame “non sono considerate serie”, poiché alcuni detenuti sarebbero stati visti consumare alimenti nonostante le voci di una “grève de la faim sauvage” (sciopero della fame ad oltranza).
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2025
In Senato i familiari delle vittime denunciano l’assenza del Governo e chiedono verità sui diplomatici e operatori italiani uccisi. In Senato oggi i famigliari di Mario Paciolla, Luca Attanasio, Vittorio Jacovacci, insieme a parlamentari, avvocati, giornalisti, attivisti, sono intervenuti per chiedere la istituzione urgente di una unica commissione di inchiesta su quelle tragiche vicende. Assente ingiustificato il Governo, come pure i parlamentari di maggioranza. Una vergogna che potrà essere scongiurata soltanto da fatti concludenti, altrimenti, come ha più volte ribadito il padre di Luca Attanasio, Salvatore: “Il silenzio equivarrà a complicità nelle morti dei nostri cari”.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 6 novembre 2025
In vista dell’inverno e con 1,5 milioni di palestinesi senza un riparo, milioni di kit termici, tende e coperte bloccati in Egitto e Giordania. In Cisgiordania la comunità di Umm al Kheir minacciata di demolizione: “È un atto di espulsione”. Israele non permette l’ingresso del materiale necessario ad affrontare l’inverno di Gaza. Il freddo e le piogge stanno arrivando ma gran parte della popolazione palestinese rimane senza un rifugio né una protezione che sia appena adeguata. Nove agenzie umanitarie internazionali si sono viste negare 23 richieste per quasi 4mila bancali. Milioni di kit termici, tende, biancheria, coperte sono bloccati in Egitto, in Israele e in Giordania mentre circa 260mila famiglie, quasi 1,5 milioni di persone, rimangono senza un riparo sicuro.
di Stefano Baudino
L’Indipendente, 5 novembre 2025
Il sistema penitenziario italiano continua a mostrare crepe profonde. Con un tasso di sovraffollamento che ha superato il 135%, oltre 63.000 persone sono detenute in spazi concepiti per meno di 47.000. In un solo anno, la popolazione detenuta è cresciuta di 1.336 unità. È in questo scenario che l’associazione Antigone lancia una campagna e una petizione per riportare la detenzione “entro i confini della Costituzione”. Il dato più eclatante arriva dagli Uffici di Sorveglianza: nel 2024 sono state accolte 5.837 denunce per trattamenti inumani o degradanti, il 23,4% in più rispetto all’anno precedente. Un numero che supera persino quello della condanna europea del 2013, la sentenza Torreggiani, che vedeva circa 4mila ricorsi pendenti.
Ristretti Orizzonti, 5 novembre 2025
Rischia di compromettere molti dei progetti faticosamente portati avanti da cooperative, associazioni, mondo dell’educazione e di tutto il Terzo settore. Con la Circolare n. 454011 del 21.10.2025 a firma del DAP- Direttore Generale dei detenuti e del trattamento, si è previsto che l’autorizzazione per gli eventi da svolgersi presso gli istituti ricomprendenti circuiti a gestione dipartimentale (ossia Alta Sicurezza, Collaboratori di Giustizia, 41 bis) debba sempre essere richiesta alla sopra citata Direzione Generale, anche se previsti per soli detenuti del circuito di media sicurezza presenti nel medesimo Istituto.
teleantenna.it, 5 novembre 2025
La Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Friuli Venezia Giulia esprime forte allarme per la circolare n. 454011 del 21 ottobre 2025, firmata dal Direttore Generale dei detenuti e del trattamento Ernesto Napollilo, che introduce nuove restrizioni sulle autorizzazioni per le attività di reinserimento sociale nei penitenziari. Il provvedimento accentra al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) la competenza a concedere autorizzazioni per tutti gli eventi trattamentali negli istituti con circuiti ad alta sicurezza, anche se destinati a detenuti di media sicurezza.
di un Volontario in una Casa circondariale di Tolmezzo (Ud)
Avvenire, 5 novembre 2025
Desidero offrire una riflessione - con rispetto e spirito di collaborazione - sul tema delicato della realtà carceraria, in particolare riguardo al recente provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che accentra a livello centrale le autorizzazioni per le attività culturali, ricreative e sportive destinate ai detenuti nei reparti di Alta Sicurezza e in quelli sottoposti al regime del 41 bis. Sono un volontario che da oltre trent’anni opera in un istituto penitenziario di Alta Sicurezza. Al momento, fortunatamente, non si registrano particolari difficoltà nel proseguire le attività ricreative e culturali.
di Fabio Falbo
L’Unità, 5 novembre 2025
Mi è stata ritirata una maglietta con la scritta “I detenuti sono persone” con questa motivazione: “Le frasi scritte non sono idonee al luogo di detenzione”. Il tono burocratico, quasi militaresco della relazione trattamentale che ho ricevuto richiama a una logica di controllo più che di rieducazione. Riduce l’intera esperienza della persona detenuta a una dimensione normativa, ignorando aspetti relazionali, emotivi ed evolutivi. E la nota psicologica? Scritta dopo un incontro di 10 minuti con chi vive in prigione da 20 anni.
di Maria Sorbi
Il Giornale, 5 novembre 2025
Nelle strutture pochi posti e tante richieste Piantedosi: “Il sistema è da rivedere”. La storia di Vincenzo Lanni è (anche) la storia di una coperta troppo corta e di un sistema, sanitario e giudiziario, che sembra non essere mai sufficiente a risolvere le cose. Lanni è entrato in carcere per un accoltellamento e, dopo anni di Rems e di reinserimento sociale, ha ri-commesso lo stesso crimine, mandando all’aria tutto il percorso di rieducazione fatto. Eppure dalla fine del 2024 non era più considerato “socialmente pericoloso”.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 5 novembre 2025
La campagna “contro”, i mediani e i populisti. Nello schema bipolare del referendum l’elettore non polarizzato può essere decisivo. Considerando le Politiche e il voto sul Jobs act, i due fronti di centrodestra e centrosinistra partono alla pari. Chi vincerà il referendum sulla Giustizia? Qualche semplice calcolo può aiutarci a capirlo. Partiamo dagli schieramenti elettorali. Al massimo del suo successo, e cioè alle elezioni politiche del 2022, il centrodestra ha ottenuto 12.305.000 voti. Mentre l’elettorato di sinistra-5 Stelle, al punto più alto della sua mobilitazione contro il governo, ha raggiunto 12.250.000 voti nel Sì al referendum sul Jobs Act. Praticamente alla pari. Se dovessimo dunque fare previsioni fondate sulle preferenze politiche degli elettori, se ne potrebbe dedurre che vincerà lo schieramento capace di fare il pieno, di portare alle urne tutta la propria gente. Conterà, in altri termini, l’affluenza.
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