di Rosamaria Fumarola
Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2025
Per assicurarsi pubblico i media prediligono una lettura superficiale, capace di sollecitare un interesse morboso ma non di far comprendere i meccanismi profondi. Con cadenza quotidiana apprendiamo della morte di almeno una donna per mano del proprio uomo, veniamo a conoscenza dei particolari macabri del delitto e ne seguiamo le vicende giudiziarie, senza che però nessuno di noi comprenda davvero la sostanza dei fatti e men che meno gli aspetti psicologici profondi dei protagonisti, forse perché la natura della divulgazione mediatica lo impedisce o forse perché la priorità non è quella di informare i cittadini, ma di tenere in piedi il circo mediatico.
di Giuseppe Anzani
Avvenire, 22 ottobre 2025
Il castigo, di sua natura, si occupa del “dopo”. La vita va difesa “prima” potenziando tutti gli strumenti a disposizione. Le continue cronache di femminicidio sono dolore e sgomento. La coscienza collettiva è pervasa dalla riprovazione unanime, eppure resta desolata e impotente. Il primo approccio, reattivo e persino rabbioso, va diretto alla lotta: “ma non ci sono leggi a frenare questi crimini?”. Certo che ci sono, e non da ieri. È del 2011 la Convenzione di Istanbul “sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica”, firmata dai Paesi membri del Consiglio d’Europa. In Italia speciali misure penali sono state inserite dalla legge 119 del 2013, sui “maltrattamenti”, lo stalking e gli atti persecutori, le violenze; e poi la legge sul “codice rosso” del 2019, e poi la legge 168 del 2023; fino al disegno di legge n. 1433, approvato dal Senato nel luglio scorso e trasmesso alla Camera, per punire il femminicidio con l’ergastolo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 22 ottobre 2025
Sei anni dopo “Angeli e Demoni” il Parlamento approva una legge per normalizzare la sfiducia nei servizi sociali: più controlli sugli affidi ma nessuna prevenzione rispetto ai maltrattamenti. Cento trentuno sì, zero contrari, opposizioni astenute. La Camera ha approvato il ddl in materia di tutela dei minori in affidamento, norma voluta dalla ministra della Famiglia Eugenia Roccella e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre il ricorso a periodi prolungati di permanenza dei minori presso istituti o a situazioni di affidamento “sine die”, in cui i minori vengono allontanati dalle loro famiglie. Una norma nata sull’onda lunga del caso Bibbiano, un’inchiesta sconfessata nelle aule di Tribunale, ma che la politica usa ancora come spauracchio, cavalcandone le fake news.
di Giovanna De Minico*
Il Sole 24 Ore, 22 ottobre 2025
L’indipendenza della magistratura con le sue garanzie è un j elemento di novità della Costituzione italiana rispetto allo Statuto albertino. E un valore protetto perché strumento essenziale per difendere libertà fondamentali e separazione dei poteri. Spiego l’affermazione: esistono due condizioni che ci rendono uguali davanti alla legge. I cittadini devono essere titolari degli stessi diritti e, in caso di loro lesione, devono potersi rivolgere a un giudice neutrale, cioè equidistante dalle parti in causa. Se spostiamo lo sguardo dal piano dei rapporti intersoggettivi a quello delle relazioni tra autorità, osserviamo che l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato serve a dissuadere in via anticipata l’autorità sconfinante o riportarla ex post entro l’orto di casa.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 ottobre 2025
Il magistrato della Procura nazionale antimafia si dimette denunciando le logiche correntizie. Polemiche anche per il comizio del “No” alla riforma delle carriere organizzato dall’Anm partenopea. Tempi duri per l’Anm. Ed è forse inevitabile, nel pieno della difficile battaglia contro la separazione delle carriere. Ma agli scivoloni contestabili direttamente al sindacato delle toghe, come il comizio allestito sabato scorso a Napoli per presentare il Comitato del No alla riforma (e sostenuto persino dal provveditore agli Studi della Campania, come riferito ieri dal Dubbio...), si aggiungono defezioni clamorose. È di ieri la notizia che il sostituto della Procura nazionale Antimafia Nino Di Matteo ha deciso di lasciare l’associazione. È stato lui stesso a darne notizia, con un tono amareggiato che lascia intravedere frizioni con i colleghi: “Nelle scorse settimane ho presentato le dimissioni dall’Anm. Ho, progressivamente nel tempo, maturato questa decisione con molta amarezza”, ha detto Di Matteo.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 22 ottobre 2025
L’attentato al notissimo conduttore di una delle ultime oasi del servizio pubblico radiotelevisivo Sigfrido Ranucci è un salto di qualità negli attacchi all’informazione libera. Gli esecutori dell’azione omicida hanno utilizzato le modalità cui ricorre la criminalità quando vuole perseguire i suoi intenti mostruosi con una vera e propria cerimonia mediatica. Vale a dire, l’esibizione della crudeltà con un atto che rimanga ben impresso nell’immaginario collettivo. La memoria va immediatamente allo stragismo di cui è tristemente piena la storia italiana: mutatis mutandis, dall’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a quello tentato di Maurizio Costanzo, o all’incursione dinamitarda alla sede del manifesto nel dicembre del 2000. Si parla di pista albanese e di altro, chissà. La verità fa sempre male.
di Caterina Malavenda
Corriere della Sera, 22 ottobre 2025
Basta solo modificare l’art. 595 del codice penale, snellendolo e modellandolo su una visione moderna dell’ingerenza dello Stato sulla libertà d’opinione. Sull’attentato a Sigfrido Ranucci molto si è scritto e tanto si è detto, non sempre del tutto a proposito. Non si è lesinato in solidarietà, né sono mancate manifestazioni a favore della libertà di stampa, ma nessuno ha buttato là una proposta per eliminare davvero quella che tante volte Ranucci ha denunciato come la più pesante forma coercitiva subìta - certo prima che una bomba gli scoppiasse sotto casa! - lo spropositato numero di cause penali e civili che affliggono lui e chi lavora a Report.
di Fabio Fiorentin
sistemapenale.it, 22 ottobre 2025
La liberazione anticipata, ai sensi dell’art. 54 della legge n.354/1975 (ordinamento penitenziario), è concessa ai condannati cha abbiano dimostrato partecipazione all’opera rieducativa ed è pari a 45 giorni per ogni semestre di pena effettivamente espiata. L’istituto è stato profondamente modificato, nei suoi profili procedimentali, dal D.L. 92/2024 (c.d. “decreto carcere sicuro”). Secondo un indirizzo della giurisprudenza di legittimità che, allo stato, appare granitico, il detto beneficio premiale può essere applicato, in forza del combinato disposto di cui agli articoli 57 e 76 della legge 689/1981, 47 comma 12-bis e 54 dell’ordinamento penitenziario, in favore dei condannati alla pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità e la relativa competenza deve essere attribuita alla magistratura di sorveglianza (Cass., Sez. 1, 10 gennaio-13 marzo 2025 n. 10302).
Il Sole 24 Ore, 22 ottobre 2025
Con la sentenza numero 154, depositata ieri, la Corte costituzionale ha rigettato diverse questioni di legittimità costituzionale degli articoli 1, comma 2, e 5 del decreto legislativo numero 6 del 2016 e 16, comma 15, del codice della strada, sollevate dal Tribunale di Firenze in composizione monocratica, chiamato a giudicare un soggetto imputato del reato di guida senza patente con recidiva infrabiennale.
di Fiorenza E. Aini
gnewsonline.it, 22 ottobre 2025
“Mi sono reso conto che considerare i detenuti solo come elementi passivi é uno sbaglio, perché nel loro percorso di riabilitazione possono diventare una risorsa” ha detto Matteo Rossi Sebaste intervistato da Roberto Fiori per l’Inserto de La Stampa di oggi, 20 ottobre. Amministratore delegato della storica azienda dolciaria di famiglia a Gallo d’Alba e vicepresidente della Fondazione industriali, parte per le sue riflessioni dal protocollo siglato il 25 febbraio 2025 presso la casa circondariale di Cuneo fra istituzioni penitenziarie, imprenditori e soci della Fondazione industriale Ets.
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