di Alessandro De Angelis
La Stampa, 17 ottobre 2025
Detta così, sembra essere una storia buona per Pirandello. Si è svolta giovedì scorso alla Camera. La destra, che allora era per i blocchi navali e per i porti chiusi, conferma, in una sua mozione, il famoso Memorandum con la Libia siglato dal governo Gentiloni nel 2017. Chi allora lo sottoscrisse, ovvero il Pd, ne chiede invece una cancellazione tout court, non un cambiamento, più o meno radicale, per renderlo più esigente e adeguato alle nuove condizioni dell’area. La posizione più ragionevole, paradossalmente, è quella di chi allora era contro tutto e tutti, i Cinque stelle. Loro ne invocano una radicale revisione.
di Beatrice Guarrera
L’Osservatore Romano, 17 ottobre 2025
Mentre il mondo segue con trepidante attesa gli sviluppi in Medio Oriente, sperando che la tregua sancita tra Israele e Hamas sia davvero l’inizio della pace, il ruolo dei cristiani in Terra Santa si fa sempre più cruciale. “Il senso del perdono è molto fragile nella religione ebraica e in quella musulmana, per cui i cristiani che l’hanno, invece, al centro anche della loro spiritualità, dovranno essere coloro che aiuteranno entrambe le parti a raggiungere questo ideale”.
di Umberto Brindani
Gente, 16 ottobre 2025
Giorni fa sono entrato in un carcere per una breve lezione di giornalismo. E adesso mi domando se l’incontro con quei detenuti abbia fatto più bene a loro o a me. L’altro giorno sono finito in carcere. Ma no, cosa avete capito? Non mi hanno arrestato: mi è stato consentito l’accesso in un penitenziario per tenere a un piccolo gruppo di detenuti una breve lezione di giornalismo. Ho attraversato cancelli, sbarre, guardiole ed enormi cortili per arrivare nella sezione che mi era stata assegnata, dove in una stanza aperta sul corridoio delle celle mi aspettava una dozzina di carcerati. Ci sono rimasto un paio d’ore. E non so se quell’incontro abbia fatto bene più a loro che a me.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2025
Finalmente è stato messo un microfono in mano a questi ragazzi e a queste ragazze. Finalmente sono stati ascoltati. Dal penale al sociale è stato lo slogan che ha accompagnato le battaglie politiche e sintetizzato l’approccio culturale della nostra associazione Antigone negli ultimi decenni. La reazione delle politiche penali deve lasciare il campo alla prevenzione delle politiche sociali, intese nella maniera più ampia e integrata possibile. Se davvero accadesse questo, il carcere si svuoterebbe dei grandi numeri che oggi lo gonfiano. Le carceri non recludono la grande criminalità bensì la grande marginalità, portatrice di ogni tipo di povertà - a cominciare da quella sanitaria - e di problema sociale. La prigione costituisce vergognosamente l’ultima frontiera del welfare.
di Alessandra Vescio
Marie Claire, 16 ottobre 2025
“Ho sentito meno il carcere, psicologicamente ti risolleva. Io avevo una condanna di sette anni: vedere persone, uscire a lavorare e poter socializzare rende più facile il reinserimento nella società. Di solito i carcerati si uccidono per il troppo stress che vivono. Ma se dai loro la possibilità di uscire, di lavorare, allora loro cambiano, sentono di avere uno scopo. Progetti come questi possono veramente dare una possibilità e cambiare delle vite”.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 16 ottobre 2025
Non si parla di corda in casa dell’impiccato. L’impiccato è Aldo Scardella, il ragazzo di ventiquattro anni che si uccise in una cella di isolamento del carcere di Buoncammino a Cagliari il 2 luglio 1986, dopo sei mesi di detenzione da innocente. Quanto alla casa, non è difficile trovarne l’indirizzo: è quella in cui si parla malvolentieri della corda. L’avvocato Patrizio Rovelli, dopo aver raccolto migliaia di firme per intitolare a Scardella l’aula magna del Palazzo di Giustizia di Cagliari, si è sentito rispondere dai presidenti del Tribunale e della Corte d’appello che “ricordare un errore giudiziario getterebbe discredito sulla magistratura”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 ottobre 2025
Il presidente dell’Ucpi replica alle accuse dei magistrati progressisti: “Difendiamo i diritti dei cittadini, il divorzio tra giudici e pm una battaglia di libertà”. Il ddl di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati arriverà in aula al Senato il 28 ottobre per l’ultimo passaggio parlamentare. Lo ha deciso ieri la capigruppo di Palazzo Madama. “Noi come maggioranza - ha spiegato il capogruppo di FI, Maurizio Gasparri - chiedevamo il 23 ma, chiarito che all’unanimità si poteva fare il 28, abbiamo accolto la proposta del presidente del Senato, La Russa. Di fronte alla certezza dei tempi non abbiamo avuto nulla da obiettare”. La maggioranza punta a tenere il referendum a fine marzo 2026.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 16 ottobre 2025
Una battaglia per la difesa della Costituzione, dialogo e confronto serrato su alcuni punti cardine dell’assetto democratico in Italia. È questa la sfida del comitato che si batte contro la riforma della giustizia. Una sfida che parte da Napoli che avrà il suo punto di svolta sabato pomeriggio, con la nuova edizione della notte bianca della giustizia. Ci saranno magistrati, ma anche scuole e docenti. Artisti (tra cui la cantante Fiorella Mannoia), ma anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, i giornalisti Giovanni Floris e Massimo Giannini, don Luigi Ciotti (modera la giornalista di Repubblica Conchita Sannino).
di Lorenzo Giarelli
Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2025
“La sicurezza non si ottiene creando nuovi reati, né continuando ad aumentare le pene. Difficilmente i Governi incidono sulla frequenza dei delitti ogni volta che promettono di occuparsene”. Marzio Barbagli è un sociologo tra i più noti in Italia. Professore emerito di Sociologia all’Università di Bologna e autore di svariati saggi, da anni studia i numeri e le tendenze della criminalità, osservandone l’impatto sulla società. Di fronte ai dati dei delitti commessi in Italia, fa una premessa da studioso: “Per fare valutazioni specifiche sui singoli reati, bisognerebbe essere a conoscenza di serie storiche degli ultimi decenni”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 ottobre 2025
I capigruppo invocano il conflitto di attribuzioni sulla capo di gabinetto Bartolozzi, indagata per false dichiarazioni. “Un uso distorto” del “potere di qualificazione dei reati”. È un’accusa pesante quella rivolta dai capigruppo di maggioranza al procuratore Francesco Lo Voi, “colpevole” di aver iscritto sul registro degli indagati la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. A guidare l’attacco sono Galeazzo Bignami (FdI), Paolo Barelli (Forza Italia), Riccardo Molinari (Lega) e Maurizio Lupi (Noi Moderati), che hanno formalmente chiesto di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, con una lettera di cinque pagine inviata al presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori.
- Firenze. L’ultimo saluto a Elena, morta suicida nell’inferno delle carceri
- Monza. Detenuto ritrovato morto in cella, indaga la Procura
- Venezia. Sospeso il direttore del carcere. I dissidi con Roma, la città lo difende
- Miano. A San Vittore situazione insostenibile, perché direttrice nominata non è ancora insediata?
- Palermo. Al carcere minorile Malaspina in due anni raddoppiato il numero dei detenuti










