di Nello Scavo
Avvenire, 12 ottobre 2025
Il rientro della popolazione nella città distrutta. Si accelerano i tempi per il rilascio degli ostaggi israeliani. Chi scalzo, chi spingendo a testa bassa vecchie auto senza più carburante, a migliaia vagano tra le rovine di un paesaggio nel quale l’unico elemento rimasto al suo posto è il mare di Gaza. Il resto sono briciole di cemento e calce circondate dalla muraglia diventata trappola per due milioni di civili. La repentina ritirata israeliana sulla “linea gialla” indicata dall’accordo per la tregua non è stata solo un ridislocamento. “La velocità con cui abbiamo indietreggiato è un messaggio a Netanyahu. Combattere in quel modo era diventato nefasto, senza risultato”. La voce che arriva nel passaparola di “radio esercito” non è isolata, mentre a Gaza il vuoto lasciato dalle Idf israeliane viene occupato dalle schermaglie tra bande, dai regolamenti di conti, dalla caccia al traditore.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 12 ottobre 2025
La sfida a Maduro, la scelta della democrazia anche quando l’insurrezione sembra l’unica strada. María Corina Machado non è affatto populista, agisce con coraggio, progressivo ragionamento e analisi. i aveva la sensazione che l’Accademia del Nobel fosse ormai un’istituzione stanca. Il riconoscimento a Barack Obama come “premio preventivo” fu una sorta di omaggio più che l’attestazione di una strategia di pace realizzata. I Nobel dati a scrittori considerati nel dibattito (spesso ingiustamente) irrilevanti sembravano aver fatto smarrire il sogno di Alfred Nobel, l’inventore della dinamite che con i soldi ricavati dalla distruzione finanziò il premio che porta il suo nome. Ebbene oggi, il Nobel per la pace consegnato a María Corina Machado non accende semplicemente una luce sul Venezuela, ma pone, con drammatico imperativo, la necessità di difendere la pratica democratica.
di Federica Pennelli
Il Domani, 11 ottobre 2025
Dal 2024 la Corte costituzionale ha sancito il diritto all’affettività per le persone detenute. Ma sono poche le realtà penitenziarie che lo garantiscono. Ornella Favero (Ristretti Orizzonti): “Hanno ragione i detenuti quando dicono: “Se c’è qualcosa che diminuisce un nostro diritto, lo applicano subito”. La storia di Attilio, ex detenuto. La svolta giuridica aperta dalla Corte costituzionale nel 2024 e le successive linee guida del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) hanno sancito il diritto all’affettività delle persone detenute: colloqui intimi senza controllo visivo diretto, da svolgere in locali appositamente individuati e con regole definite.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 11 ottobre 2025
Se ce ne fosse bisogno, arrivano due notizie - nascoste, neglette, ignorate dai più - che ci raccontano il carcere e che riguardano la capitale d’Italia, Roma, e l’ex capitale morale, Milano. La prima è il crollo di una parte di tetto di Regina Coeli. Un pezzo di soffitto di un metro per un metro è precipitato per 20 metri, proprio là dove ogni giorno passano centinaia di detenuti e agenti. Nessun ferito, nessun morto, ma chiaramente non era quello lo scopo del disegno celeste: era un segnale simbolico, un avvertimento, una metonimia divina che annunciava la frana del sistema, il collasso di un modello ideologico, morale ed edilizio. Il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, ha risposto prontamente da par suo, assertivo, in maniera maschia si sarebbe detto nel Novecento: “L’istituto è in sicurezza sotto tutti i profili”. Tutti. Anche perché, se così è in sicurezza, se non lo fosse probabilmente sprofonderebbe negli inferi.
di Stefano Lorenzetto
Corriere della Sera, 11 ottobre 2025
Intervista con Flavia Filippi, giornalista del Tg La7 e fondatrice di Seconda Chance, che dà un lavoro ai carcerati: “A 10 anni mi vestivo come i carcerati, ora gli do un lavoro. I detenuti vengono assunti persino dai tribunali. Mi sentivo privilegiata, dovevo fare qualcosa. Nella vita nulla m’interessa di più”. Anziché chiudere le celle a doppia mandata e buttare via le chiavi, come la piazza pretenderebbe dallo Stato, Flavia Filippi spalanca ai detenuti le porte delle aziende. Dal 2022 è questa la sua ragione di vita. Aveva 10 anni quando cominciò a pensarci. Per la recita di carnevale in quinta elementare, tra fatine e damine, si presentò alle amichette travestita da carcerata, con gamella, cucchiaio e il numero 17-17 cucito sull’uniforme a righe. “Il simbolo della iella, doppio, perché già allora vedevo i reclusi come gli esseri più sfortunati al mondo”, spiega. Oggi gli trova un posto di lavoro.
di Paolo Fruncillo
La Discussione, 11 ottobre 2025
Non solo isolamento e silenzio: le celle delle carceri italiane sembrano sempre più luoghi di lettura, riflessione e informazione. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla testata di marketing Spot and Web, che ha intervistato oltre 250 ex detenuti che hanno scontato pene tra i due e i dieci anni, restituendo un quadro sorprendente e in controtendenza rispetto ai dati nazionali sul consumo culturale. Secondo lo studio, i detenuti italiani leggono in media dieci libri all’anno, un numero triplo rispetto alla media nazionale, stimata attorno ai tre volumi annui per cittadino. La saggistica si conferma il genere più letto (33% degli intervistati), con una netta prevalenza di volumi dedicati alla politica (67%) e al diritto penale (49%) - una scelta che rispecchia l’interesse per i temi della giustizia e della società, spesso legati alle esperienze personali vissute dietro le sbarre.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 ottobre 2025
La corrente progressista “Area” a congresso: dalle carceri ai migranti fino alla separazione delle carriere, sfida ai partiti e al mondo forense. “Altro che straripamento del potere giudiziario”, qui è “la politica che annaspa nel dare risposte di sistema alle sfide del presente” e così “i magistrati sono costretti a prendere una decisione sulla base delle fonti del diritto interno ed internazionale” : è il j’accuse di Giovanni Zaccaro, leader della corrente progressista dell’Anm, AreaDg, che in apertura del V congresso dal titolo “La forza e il diritto” rivendica il ruolo delle toghe di “garanzia dei diritti di tutti” anche “dei pochi e dei pochissimi, contro gli interessi nazionali, contro le decisioni delle maggioranze”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 11 ottobre 2025
Per il ministero dell’Economia e delle Finanze l’unico indicatore di benessere che peggiorerà nei prossimi anni è l’efficienza della giustizia civile, con un aumento della durata media dei processi. I target concordati con l’Ue appaiono sempre più lontani. Persino il ministero dell’Economia e delle Finanze ormai appare consapevole che, non solo l’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi del Pnrr sulla giustizia civile, ma che addirittura i tempi dei processi civili, anziché diminuire, aumenteranno nei prossimi anni.
di Simona Musco
Il Dubbio, 11 ottobre 2025
Celle sovraffollate, detenuti ammanettati ai termosifoni, cimici nei letti e cibo per meno di tre euro al giorno. È questo il sistema penitenziario che la Cassazione ha ritenuto inaccettabile, bloccando l’estradizione di un imputato verso l’Ungheria. La Suprema Corte lo ha stabilito nella sentenza 33397/2025, accogliendo il ricorso di un cittadino pakistano, condannato per aiuto all’immigrazione clandestina e falso. La sentenza, ora, potrebbe tornare utile ad Ilaria Salis, che da tempo chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di poter essere processata in Italia, dopo aver subito 15 mesi di carcerazione in Ungheria in condizioni degradanti con l’accusa di aver picchiato un neonazista. Richiesta che mette in difficoltà Nordio, circondato da una maggioranza “garantista” sulla carta, ma pronta a mandare Salis in carcere ritenendola - senza processo - già colpevole. Il Guardasigilli, però, potrebbe ora appellarsi a questa decisione, che impone ai giudici italiani di valutare la situazione concreta del singolo imputato.
di Andreana Esposito
L’Unità, 11 ottobre 2025
Con una decisione che segna una ulteriore tappa nel percorso di progressivo affinamento degli standard di legalità convenzionale, Strasburgo torna a occuparsi delle misure di prevenzione patrimoniali italiane. La sentenza Isaia e altri c. Italia (25 settembre 2025), ha accertato la violazione dell’art. 1 del Prot. n. 1 Cedu, ravvisando un’interferenza sproporzionata nel diritto di proprietà dei ricorrenti. Il caso, avviato a Palermo nel 2018, riguardava il sequestro di beni ai sensi del Codice antimafia del 2011, che consente l’ablazione dei patrimoni sproporzionati rispetto ai redditi leciti. La pericolosità del proposto, fondata su condanne per reati predatori tra gli anni Ottanta e Novanta, era però remota: gli acquisti risalivano al 2010, 2016 e 2018, e le autorità avevano ipotizzato reinvestimenti di vecchi proventi illeciti.
- Milano. Tragedia a San Vittore, due morti sospette in appena 12 ore
- Milano. Raul, morto in carcere nel giorno del suo compleanno. Ipotesi: intossicazione da droga
- Milano. “È raro che una morte in carcere sia per droga, ma che circoli è un dato di fatto”
- Padova. Casa circondariale, scatta l’allarme: “Situazione invivibile. Rischio proteste”
- Ivrea (To). Un piano del carcere completamente ristrutturato dai detenuti










