di Franco Vaccari
Avvenire, 7 ottobre 2025
Due anni dopo la strage di Hamas. Finché la memoria sarà solo un’arma e non una ferita di cui prendersi cura, nessun futuro sarà possibile. Sette ottobre 2023. Una svolta tragica nel violento conflitto israelo-palestinese, un giorno che rimarrà scolpito nella memoria di entrambi i popoli. Una immediata e incontenibile moltiplicazione di odio che nella società globale ha infettato il mondo. Due anni dopo è difficile dire qualche parola che non accenda altro odio, perché è una data impregnata di odore di morte e non risolta ancora nel suo esito primo: gli ostaggi, i civili morti che continuano a morire. Ancora attendiamo la restituzione di persone e corpi.
di Leonardo Coen*
Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2025
Il 7 ottobre segna due tragedie: l’omicidio della giornalista russa nel 2006 e il pogrom di Hamas nel 2023, entrambi simboli di repressione. Quello del 7 ottobre è un doppio drammatico ed emblematico anniversario: 19 anni fa, l’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja nell’androne di casa sua, a Mosca. Due anni fa, il pogrom di Hamas che ha provocato la morte di 1200 civili e militari israeliani e il rapimento di oltre 250 ostaggi, scatenando la spietata reazione di Israele, la devastazione di Gaza, la morte di 70mila palestinesi di cui oltre 50mila civili, molti, troppi dei quali bambini, oltre ad aver costretto alla fuga gli abitanti della Striscia, afflitti da malattie, carestia, fame. Azioni che hanno fatto accusare (a cominciare dall’Onu) il premier israeliano Netanyahu di genocidio. Due fili della Storia apparentemente slegati e disconnessi ma che invece sono purtroppo orditi dallo stesso disprezzo nei confronti dei diritti umani, della libertà, dei principii basilari di una società civile e democratica.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 7 ottobre 2025
Le piazze piene sono la forma assunta da un movimento spontaneo, che non sappiamo se e quanto durerà. Di certo, però, da quella consapevolezza non si torna indietro. Il 25 dicembre 2023, dal pulpito della Chiesa della Natività a Betlemme, il reverendo palestinese Munther Isaac tenne un’omelia per il mondo: “Noi palestinesi ci riprenderemo. Ci rialzeremo di nuovo dalla distruzione come abbiamo sempre fatto come palestinesi. Ma coloro che sono complici, mi dispiace per voi. Vi riprenderete mai da tutto questo?”.
di Nello Scavo
Avvenire, 7 ottobre 2025
Sul tavolo aperto per la tregua c’è anche la sconfessione della Gaza Humanitarian Foundation, con riabilitazione delle agenzie delle Nazioni Unite per la consegna degli aiuti. I veterani delle trattative si tramandano un vecchio adagio: “Gli accordi si firmano sul tavolo, ma si formano sotto il tavolo”. E da Sharm el-Sheik già sul piano umanitario si ascoltano bisbigli da “sotto al tavolo”. A cominciare dalla restituzione all’Onu delle operazioni umanitarie a Gaza. Netanyahu deve aver ingoiato un grosso rospo se, come si legge al “punto 8” dei 20 in discussione, si sconfessa l’operazione israelo-americana della controversa Gaza Humanitarian Foundation.
di Luca Doninelli
Avvenire, 7 ottobre 2025
Il movimento nato dopo lo scoppio della guerra non ha mai cercato di far parlare di sé: non di noi, dicono i suoi membri, ma di coloro che restano e soffrono. Soccorritori ucraini lavorano sul luogo di un attacco russo nel villaggio di Lapoivka vicino a Leopoli, la notte del 5 ottobre 2025. La notizia dello scampato pericolo dei 110 volontari del Mean (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) alle porte di Leopoli porta con sé una luce nuova e per tanti aspetti strana, che sarebbe un delitto ignorare. La bella notizia, in questo caso, è di gran lunga più importante della brutta - il solito vile attacco con droni -: così importante che non basta dire “per fortuna”, no.
di Vincenzo Voltarelli
L’Espresso, 7 ottobre 2025
Umberto Eco, nella sua Bustina “Impiccagione in diretta, ora di cena”, immagina come sia assistere, con i propri occhi, al momento in cui un detenuto esala il suo ultimo respiro. Chissà cosa ha provato Prometeo, il titano incatenato ed esposto alle intemperie più turbolente. È stato Zeus a imprigionarlo, accecato dalla rabbia per un furto imperdonabile: Prometeo ruba il fuoco agli dei per consegnarlo agli esseri umani, affinché possano vivere degnamente. Chissà cosa prova un condannato, scorgendo una sedia o una corda in grado tanto di torturare quanto di uccidere. Umberto Eco, nella sua Bustina “Impiccagione in diretta, ora di cena”, immagina come sia assistere, con i propri occhi, al momento in cui un detenuto esala il suo ultimo respiro.
di Cecilia Perino
Il Domani, 7 ottobre 2025
L’attacco di Hamas e la successiva guerra tra Tel Aviv e Teheran hanno offerto al regime un pretesto per attuare politiche repressive che colpiscono i dissidenti. L’Iran sta portando avanti la più grande ondata di esecuzioni degli ultimi decenni. In un solo giorno, sabato 4 ottobre, sono stati giustiziati sette uomini, di cui sei accusati di aver operato per Israele conducendo attacchi armati nel sud-ovest del paese. Le esecuzioni sono avvenute a meno di una settimana dall’impiccagione di Bahman Choobiasl, definito dalle autorità iraniane “una delle spie più importanti di Israele in Iran”.
di Vincenzo Roppo*
Il Dubbio, 6 ottobre 2025
I fenomeni di anti-garantismo derivano da fattori istituzionali: gli interventi del legislatore e l’azione della magistratura. Ma il garantismo è minacciato anche da fattori socio-culturali: a partire dalle modalità con cui l’informazione cartacea o elettronica copre i fatti della giustizia penale. Parlo del fenomeno per cui i mass media si impadroniscono di alcuni processi, particolarmente golosi al palato popolare, e ne fanno materia di processi paralleli celebrati sulle pagine dei giornali o sugli schermi delle televisioni, processi-spettacolo offerti a un pubblico di lettori o spettatori avidi di coinvolgersi nelle vicende processuali non solo come osservatori distaccati ma più spesso con l’animus dei tifosi di curva.
di Francesco Malfetano
La Stampa, 6 ottobre 2025
Giovedì in aula il voto su Nordio, Piantedosi e Mantovano. L’appuntamento è fissato per giovedì mattina alle nove. Poche ore più tardi scatterà il voto, che a Montecitorio assume già i contorni di un mezzogiorno di fuoco per la maggioranza. Giorgia Meloni ha deciso di non mancare: la premier dovrebbe infatti sedersi tra i banchi del governo e - salvo imprevisti d’agenda - seguire dall’inizio alla fine la discussione sulla relazione della Giunta per le Autorizzazioni a procedere. Poi, al pari dei suoi ministri, potrà esprimere il proprio voto. Segreto nella forma, ma politico nella sostanza.
di Nello Trocchia
Il Domani, 6 ottobre 2025
Venti reclusi più del previsto, centinaia di ore di straordinario per gli agenti e l’ombra delle violenze. Il Beccaria racconta lo stato degli istituti minorili e delle etichette (“maranza”) che distruggono. La rete nuova si alza lungo il muro di cinta. Serve per evitare le evasioni. Il campo di calcio, invece, è chiuso per evitare i lanci delle palline di fumo. L’erba è cresciuta, la pioggia ha nutrito la gramigna, toccherà ai ragazzi rimettere in ordine ogni angolo. “A volte sembra di spostare il mare con una forchetta, sembra che cambi poco, quasi niente. L’impegno non è commisurato all’esito, ma è il nostro quotidiano, il nostro mestiere”, dice Elvira Narducci, a capo dell’area educativa.
- Milano. Ipm Beccaria: 33 ex detenuti pronti a testimoniare su presunte torture
- L’Aquila. L’Ipm sarà intitolato a San Francesco d’Assisi
- Napoli. Una libreria in romeno per detenuti del carcere di Secondigliano
- Ferrara. Il carcere incontra la città: “Non siamo nati detenuti, siamo persone come voi”
- Pisa. “Giustizia in carcere”, dibattito a San Giuliano Terme










