di Valentina Alberta e Maria Brucale*, Stefano Celli e Marta Zavatta**
L’Unità, 4 ottobre 2025
La nonviolenza non si arresta, anzi si rafforza proprio ora che la popolazione carceraria ha superato le 63.000 unità, a fronte di una capienza regolamentare inferiore di ben 16.000 posti. In queste condizioni, il rispetto della legalità e della Costituzione viene gravemente compromesso. Nessuno tocchi Caino invita tutti coloro che leggono questo messaggio ad aderire allo sciopero della fame a staffetta, promosso dagli avvocati Valentina Alberta e Maria Brucale, insieme ai magistrati Stefano Celli e Marta Zavatta. Questo sciopero collettivo raccoglie il testimone da Rita Bernardini, che per 30 giorni - durante la pausa estiva dei lavori parlamentari - ha portato avanti il suo digiuno, per denunciare il colpevole silenzio delle istituzioni di fronte alla drammatica realtà vissuta da detenuti e operatori penitenziari. Nel frattempo, il numero dei suicidi tra i detenuti è salito a 65. Più in basso il testo dell’appello con le indicazioni per aderire (anche per un solo giorno) allo sciopero della fame.
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 4 ottobre 2025
Quali sono le cause della drammatica situazione carceraria italiana, che vede in costante aumento tanto il sovraffollamento quanto il numero dei suicidi a esso certamente correlati? Quesito impegnativo, al quale è difficile dare risposta univoca. Si potrebbe fare riferimento al sempiterno e massiccio ricorso alla custodia cautelare, alle politiche penali sempre più repressive, che fanno registrare vertiginosi aumenti di pena oltre a nuove incriminazioni, ai reati molto diffusi, come quelli in materia di stupefacenti, per i quali si è scelta la sola risposta punitiva carceraria, ai tempi dei processi, alla mancanza di alternative reali al carcere, al fallimento della rieducazione e alla conseguente recidiva, alle ostatività, all’innalzamento dei minimi edittali, per finire con i criteri bloccanti nel calcolo della pena.
di Maurizio Pizzuto
Il Riformista, 4 ottobre 2025
Come sarà il penitenziario del futuro? A questa domanda ha risposto l’ingegnere Sergio Minotti, Presidente della Commissione Codice Appalti dell’Ordine degli Ingegneri di Roma ed esperto internazionale di edilizia penitenziaria, autore di una relazione dal titolo “Il Penitenziario di domani. Superare l’emergenza per garantire una vivibilità sostenibile e il rispetto dei diritti umani”. Minotti parte da un concetto chiave: la realtà carceraria è complessa e spesso ignota ai cittadini. “È possibile che l’osservatore poco esperto sottovaluti le dinamiche e i processi che regolano le attività di ristretti, operatori e chiunque viva all’interno di un penitenziario. Quel muro di cinta non è solo una delimitazione fisica, ma una barriera sociale e culturale difficile da abbattere”, ha spiegato.
di Tullio Camiglieri
Il Riformista, 4 ottobre 2025
Questa battaglia non è una suggestione di scuola leghista o berlusconiana. Anzi, ha radici ben piantate nel pensiero di personalità insospettabili. Come in quella di Giovanni Falcone. Il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri torna ciclicamente, come un pendolo che oscilla tra riforma e conservazione. Ma è davvero una battaglia “di destra”? Nel 2019, in occasione delle primarie del Partito Democratico, l’attuale responsabile giustizia Debora Serracchiani - insieme a figure di peso come Graziano Delrio, Matteo Orfini, Vincenzo De Luca e Lorenzo Guerini - sottoscriveva la mozione a sostegno di Maurizio Martina. In quel documento si affermava chiaramente: “Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 4 ottobre 2025
“La libertà di espressione è insopprimibile anche per i magistrati, ma se le loro critiche si trasformano in protesta, chiamata alle armi, lutto al braccio, o scioperi, non le ritengo legittime”, afferma il professor Pieremilio Sammarco, ordinario di diritto comparato all’Università di Bergamo.
amicodelpopolo.it, 4 ottobre 2025
L’appello rivolto alla società e alle istituzioni: “Stiamo facendo davvero tutto il possibile per l’accompagnamento, la rieducazione ed il reinserimento di chi è ristretto?”. A Zelarino, alle porte di Venezia, si sono riuniti l’1 ottobre 2025 i cappellani delle carceri del Nordest insieme all’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Maria Redaelli, responsabile della pastorale penitenziaria per il Triveneto. L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione degli istituti penitenziari del territorio, in un anno segnato da diverse iniziative legate al Giubileo ma anche da numerosi episodi drammatici.
di Alessandro Fulloni
Corriere del Veneto, 4 ottobre 2025
Il ricorso vinto dal detenuto, la sperimentazione che inizia lunedì. Che c’entra il ricorso all’Ufficio di Sorveglianza di un detenuto condannato per omicidio con l’apertura, dopodomani, di una “stanza dell’amore” al carcere di Padova? Il legame è pressoché diretto. E ora vediamo il perché. Partiamo però dal gennaio del 2020, quando quest’uomo - oggi 34enne - uccide volontariamente un parente, travolgendolo con un’auto in una città del Nord. Il seguito è l’arresto e una condanna a 15 anni. Ma è anche, una volta affidato al carcere Due Palazzi, la storia di un carcerato - che ha quattro figli, tutti minorenni, dalla compagna con cui è legato dal 2010 - animato dal desiderio di redimersi ed essere recuperato. Ha ammesso la colpa più volte, si dichiara pentito. Grazie alla buona condotta, in parlatoio vede regolarmente i familiari.
Il Gazzettino, 4 ottobre 2025
I consiglieri comunali Bavasso e Noro: “Serve un garante dei detenuti”. “La dottoressa Maria Losito si è dimessa nel dicembre scorso e che ad oggi non è stata individuata ancora una figura in grado di sostituirla”, affermano i consiglieri. Un detenuto di 35 anni due giorni fa è stato trovato nel bagno della sua cella, nella casa circondariale di Baldenich. Si è impiccato. Sul caso intervengono la consigliera comunale Ilenia Bavasso (Insieme per Belluno Bene Comune) e Davide Noro (segretario Pd città di Belluno). Un episodio, ricordano i due, “che non possiamo ignorare” e che arriva a 9 anni di distanza dall’ultimo in una struttura che altri presentano come “ottimale”. “La società si sta lentamente abituando alle morti in carcere. Noi sottolineiamo come l’assenza di un garante per i detenuti presso l’istituto, non faccia che aggravare tale situazione: sappiamo che la dottoressa Maria Losito si è dimessa nel dicembre scorso e che ad oggi non è stata individuata ancora una figura in grado di sostituirla”.
di Dario Crippa
Il Giorno, 4 ottobre 2025
Parla Claudia Farina, punto di riferimento per i nuovi ingressi in struttura: “Ho imparato che si tratta prima di tutto di persone, non sta a me giudicare. Mi occupo anche delle prime necessità, dalla felpa alla mamma da chiamare”. Quando i nuovi detenuti entrano in carcere, i primi volti che incontrano, dopo quello del medico, sono quelli di persone come Claudia, 30 anni. Agenti di rete - si chiamano - un progetto nato in Lombardia che serve per accogliere i detenuti e spiegare tutto quello che occorre per orientarsi nella nuova realtà in cui si troveranno a vivere.
Corriere di Bologna, 4 ottobre 2025
Anche i detenuti del carcere bolognese della Dozza, quelli che lavorano per “Fare Imprese in Dozza”, l’azienda metalmeccanica interna all’istituto detentivo di via del Gomito, hanno deciso di aderire allo sciopero generale indetto dalla Cgil per Gaza e per la Global Sumud Flotilla. “Preso atto di quello che sta avvenendo a Gaza, noi dipendenti della Fare Impresa in Dozza abbiamo deciso di scioperare il 3 ottobre - hanno scritto in una lettera che ha letto nel corso della manifestazione in segretario della Camera del Lavoro di Bologna, Michele Bulgarelli -.
- Benevento. Dal carcere al cantiere, detenuti a lavoro sull’alta velocità
- Avellino. Emergenza carceri, il confronto tra magistrati, avvocati e politica
- Alba (Cn). Attivato il Tavolo territoriale carcere per la Casa di reclusione G. Montalto
- Lo “stato” dei diritti: al via a Orvieto il Congresso dell’Associazione Coscioni
- Migranti. Memorandum Italia-Libia a novembre si rinnova il patto che sospende i diritti










