di Eriberto Rosso
Il Riformista-PQM, 17 settembre 2025
La vera soluzione è sempre la stessa: un Giudice effettivamente terzo che sia davvero separato sul piano ordinamentale dal Magistrato del PM. Il codice del 1930 prevedeva la carcerazione preventiva dell’accusato come fatto ordinario e la libertà provvisoria come eccezione. Ovviamente diverso lo scenario, che finalmente tentava di uniformarsi al dettato costituzionale, realizzato con il codice di procedura penale del 1989, ispirato ai principi dell’accusatorietà. Fin dall’entrata in vigore del nuovo Codice, però, le vicende della cautela penale sono state oggetto di scontro tra l’effettività delle esigenze di garanzia da un lato e le mai sopite spinte inquisitorie dall’altro. Il Legislatore, sorretto da diverse maggioranze, è intervenuto più volte al fine di tentare di preservare i diritti di libertà e l’effettività delle garanzie di difesa, in alcune altre occasioni, cedendo invece a pulsioni emergenziali. Neppure i nuovi diritti processuali previsti dall’art. 111 della Costituzione riformato sono stati in grado di stabilizzare il quadro.
di Luca Marafioti
Il Riformista-PQM, 17 settembre 2025
Da sempre avamposto nell’applicazione poco garantista degli istituti del processo penale, Milano non pare smentirsi neppure questa volta. La recente inchiesta sull’urbanistica, tra l’altro, autorizza a riparlare su queste colonne dell’interrogatorio “preventivo” introdotto dalla Riforma Nordio, cui il destinatario va sottoposto prima di emettere una misura cautelare e utilizzato a piene mani per quegli indagati, con tanto di battage mediatico. Sterile ribadire rilievi sull’angusta portata della previsione, limitata ad una fascia di reati meno gravi ed esclusa se il periculum libertatis riguardi l’inquinamento probatorio o la fuga dell’indagato. Innovazione mal vista da quanti temono sgretolata la segretezza investigativa e minato l’effetto “sorpresa” dalla discovery degli atti alla base della richiesta cautelare del P.M.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 settembre 2025
Tra gare d’appalto (che non richiedono studi clinici) e perizie emerge un sistema in cui le fragilità umane diventano un rischio accettato. E lo strumento in uso è già obsoleto. La notizia è arrivata all’alba di lunedì scorso, come un tragico déjà vu che riporta in primo piano un dibattito mai chiuso. A Reggio Emilia, in periferia, un uomo di 41 anni è morto dopo essere stato colpito dal taser della polizia. Era in evidente stato di alterazione psicofisica, la stessa condizione che ricorre in altre vicende simili degli ultimi mesi. La Procura ha aperto un’inchiesta, ma la domanda resta sempre la stessa: un’arma definita “non letale” può davvero dirsi sicura?
di Rita Rapisardi
Il Manifesto, 17 settembre 2025
Le pistole elettriche in dotazione alle forze dell’ordine erano state escluse dai bandi. “Uno strumento imprescindibile”, lo ha definito il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendosi al taser. Ma c’è un’altra morte sospetta, questa volta poco fuori Reggio Emilia, in cui un 42enne ha perso la vita. Dopo i due casi, uno a Olbia (dove l’autopsia ha escluso il taser come causa) e l’altro a Genova, che avevano riportato al centro la questione, ora bisognerà attendere l’autopsia sul corpo di Claudio Citro e i rilievi per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire se esiste legame o meno tra il decesso e l’utilizzo del dispositivo elettronico.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 settembre 2025
Nel documento inviato alla Giunta per le autorizzazioni, Nordio, Piantedosi e Mantovano contestano al Tribunale dei ministri "violazioni di legge gravi e numerose". Il rimpatrio del generale libico "è avvenuto nell’interesse dello Stato". Bordate anche contro la Corte penale internazionale e il procuratore Lo Voi. Più che una memoria difensiva, quello inviato da Nordio, Piantedosi e Mantovano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera sul caso Almasri è un atto di accusa pesantissimo che non risparmia nessun attore giudiziario in campo: Tribunale dei ministri, Corte penale internazionale, procura di Roma.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 17 settembre 2025
La Cassazione ha respinto il ricorso della difesa dove si sosteneva che il parametro del reddito che, dà accesso all’assistenza legale a spese dello Stato, deve tener conto della sottoposizione del richiedente a più procedimenti. Non passa il vaglio di legittimità il motivo di ricorso con cui l’imputata intendeva far rilevare l’incostituzionalità e la contrarietà al diritto Ue della soglia di reddito fissata per l’ammissione al gratuito patrocinio nella parte in cui non riduce il reddito rilevante proporzionalmente al numero di procedimenti a carico del richiedente. Quest’ultimo di fatto sosteneva che per ogni processo pendente cui era sottoposto andava ridotto il reddito - rectius, innalzata la soglia di accesso - come già previsto per i familiari conviventi. Infatti è stabilito che per ogni familiare convivente il reddito che dà diritto a ottenere il gratuito patrocinio si innalzi di oltre mille euro.
di Sandy Fiabane
Il Dolomiti, 17 settembre 2025
Approvata in Consiglio regionale la rendicontazione sull’attività 2024 dal Garante regionale dei diritti della persona. I toni si sono fatti però accesi soprattutto sul tema carceri. "La relazione ha fatto emergere un quadro di gravi criticità, in particolare sulla tutela di minori e persone detenute. Dai banchi di FdI, il consigliere Formaggio ha però teorizzato la necessità di trasformare le carceri in inferno e parlato di cittadini di serie A e B: un grave, inaccettabile attacco alla democrazia e ai valori costituzionali” afferma la consigliera Chiara Luisetto (Partito democratico), correlatrice del report.
La Nuova Sardegna, 17 settembre 2025
Il ministro: “Nessuna decisione definitiva”. La presidente: “Avviato un dialogo costruttivo”. Nessuna decisione definitiva sul trasferimento di detenuti ristretti al 41-bis nelle carceri sarde. Lo ha dichiarato il ministro di Giustizia Carlo Nordio nell’incontro avuto questa mattina 16 settembre con la presidente della Regione Alessandra Todde. “La riunione con il Ministro Nordio - ha dichiarato la Presidente Todde - è stata utile e costruttiva e ha consentito di gettare le basi per un dialogo continuativo tra Regione e Ministero, nel pieno rispetto delle posizioni e dei ruoli istituzionali.
di Gianluca Ottavio
giornalelavoce.it, 17 settembre 2025
Dopo l’arresto di un presunto jihadista, il sindacato penitenziario denuncia strutture fragili e personale impreparato, chiedendo programmi mirati e rinforzi. L’arresto a Torino di un cittadino tunisino, accusato di partecipazione a un’organizzazione terroristica jihadista, riaccende i riflettori su un tema che da tempo preoccupa sindacati e osservatori della sicurezza: il rischio di radicalizzazione islamica nelle carceri italiane. A dirlo è Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP., che parla di “un nuovo campanello d’allarme da non sottovalutare”.
di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 17 settembre 2025
Stop dallo scorso 28 agosto, gli arrestati “dirottati” a Padova. Il direttore: disinfestazione in corso. Non si è ancora risolta l’emergenza sanitaria in diverse sezioni del carcere maschile di Venezia, tanto che dallo scorso 28 agosto non si accolgono più nuovi detenuti, che vengono “dirottati” a Padova. Il problema riguarda l’invasione di cimici da letto e va avanti da due mesi. Già lo scorso luglio molti detenuti avevano riportato i morsi dell’insetto, difficile da debellare perché si riproduce velocemente. La direzione aveva avviato specifici interventi che però non hanno portato i risultati sperati, come conferma il recente divieto di portare nuove persone a Santa Maria Maggiore, scritto in una circolare inviata dal Provveditorato regionale del Veneto che avvisa della momentanea sospensione della ricezione di nuovi arrestati al maschile “per emergenza sanitaria”.










