di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 4 agosto 2026
Alcune sentenze sono in grado di influenzare la politica interna, in caso di vuoto normativo, con ricadute sul piano internazionale. Lo stiamo vedendo in questi giorni con l’arrivo nell’exclave spagnola di Ceuta di decine di migliaia di persone provenienti dal confinante Marocco. Dal territorio - geograficamente africano, ma politicamente e amministrativamente spagnolo - si è propagata allo stesso tempo l’onda lunga delle preoccupazioni europee con schieramenti opposti, che logorano ancora una volta la coesione europea. Oggi i ministri dell’Interno riuniti nel Consiglio europeo discuteranno sull’eventuale creazione di centri esterni per il rimpatrio di migranti irregolari.
di Giuseppe Antonelli
Corriere della Sera, 4 agosto 2026
La forma è la stessa da un lato del neologismo “bomba d’acqua”: come se si trattasse di un fenomeno atmosferico, di un imprevedibile disastro naturale. Per definire l’arrivo a Ceuta di decine di migliaia di persone giunte a nuoto dalle coste del Marocco, si è usata spesso - in questi giorni - l’espressione “bomba umana”. Espressione che allude all’ipotesi secondo la quale dietro l’evento potrebbe esserci una precisa volontà politica: una sorta di meccanismo a orologeria. Le parole pesano non solo per quello che dicono, ma anche (a volte di più) per quello che evocano. In questo caso, la forma è la stessa da un lato del neologismo “bomba d’acqua”: come se si trattasse di un fenomeno atmosferico, di un imprevedibile disastro naturale. Dall’altro, ci riporta - più strettamente - a quello “scudo umano” che già dal ‘900 fa purtroppo parte del lessico bellico. Tornando indietro ancora di un secolo, alle persone usate come “carne da cannone”: vittime sacrificabili (più che sacrificali) sull’altare della guerra.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 4 agosto 2026
Quella di Ceuta è una tragedia di migranti e miseria ma anche una storia di spionaggio e tradimenti, con coinvolgimento di servizi marocchini, israeliani, spagnoli e probabilmente americani. E, come sempre, tutto quel che accade in Marocco ruota intorno a re Mohammed VI, massima autorità politica e religiosa. Il Comandante dei credenti, suo titolo ufficiale, possiede con la sua corte il 70-80% dell’economia, della finanza e delle terre arabili. Monarca costituzionale sì, ma senza dubbio padrone assoluto del Paese. Le autorità marocchine della vicenda di Ceuta sapevano già in anticipo. Perché da decenni milioni di marocchini e africani sono le vittime non solo della loro povertà ma di manovre politiche, economiche e di potere. È da metà luglio che centinaia di persone cercavano di entrare nell’exclave spagnola di Ceuta.
ansa.it, 4 agosto 2026
In due anni 10 mila reclusi in più, allarme per sovraffollamento e assistenza sanitaria. La popolazione carceraria tunisina ha raggiunto circa 33 mila detenuti, quasi il doppio rispetto alla capacità ufficiale del sistema penitenziario, stimata in 17 mila posti. Il tasso medio di occupazione si attesta così al 194,1%, mentre in alcuni istituti supera il 200%. È quanto emerge dagli ultimi dati consolidati disponibili raccolti dal World Prison Brief sulla base delle informazioni fornite dall’Istanza nazionale tunisina per la prevenzione della tortura (Inpt) e rilanciati da diverse associazioni tunisine, tra cui Intersection.
di Luca Foschi
Avvenire, 4 agosto 2026
La Corte Suprema ha sospeso il trasferimento dei predatori dopo il ricorso di un gruppo animalista. Avrebbero dovuto impedire le evasioni da una prigione nel Negev. Sono tutti salvi, per il momento, i feroci prigionieri evasori e gli indifesi coccodrilli. Gloria alla democrazia. Domenica la Corte distrettuale di Gerusalemme ha imposto un’ingiunzione temporanea che impedirà il trasloco di una corposa squadra di zannuti predatori nei fossati già ricavati intorno alla prigione di Ketziot, pregevole struttura detentiva costruita fra i miraggi desertici del Negev. Scopo dell’iniziativa, lanciata dal ministro israeliano della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, principe del sionismo religioso e armato, era quello di affidare la sicurezza di un’ala del carcere occupata dai miliziani palestinesi all’infallibile plotone rettile.
di Michele De Pascale*
Il Foglio, 3 agosto 2026
La sicurezza non dovrebbe essere affrontata in modo ideologico, né da una parte né dall’altra dello schieramento politico. È una materia che richiede responsabilità di governo, capacità di leggere i fenomeni reali e di adottare soluzioni fondate sui dati, sull’esperienza e sulla valutazione dei risultati. Le comunità non hanno bisogno di slogan contrapposti, ma di politiche efficaci: più prevenzione dove serve, più controllo dove necessario, più inclusione dove possibile. Governare la sicurezza significa partire dall’evidenza dei problemi e misurare concretamente l’efficacia delle risposte. Su questo tema, per troppi anni, nella politica italiana hanno prevalso le scorciatoie. Una parte della destra ha raccontato che bastano pene più severe e più repressione, con frequenti ambiguità discriminatorie. Una parte della sinistra specularmente ha reagito spesso con imbarazzo, come se parlare di sicurezza significasse inevitabilmente accettare una visione chiusa e illiberale della società. Entrambe le posizioni hanno prodotto disastri.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 3 agosto 2026
Quel giorno, il 2 agosto 1980, la stazione di Bologna era particolarmente affollata. C’era chi tornava dalle vacanze e c’era chi partiva. Una folla festaiola e inerme, inconsapevole e perciò innocente. Quella gente, nel suo anonimato, era il bersaglio ideale per chi, come i fascisti, aveva sempre “sparato nel mucchio” lungo l’arco di tutto il decennio della “strategia della tensione”, inaugurato, non a caso, con i morti e le bombe alla Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre 1969, a Milano. Questa linea è stata storicamente certificata. E la strage di Bologna vi rientra pienamente in tutti i suoi elementi essenziali: gente qualunque come bersaglio; i fascisti come protagonisti oltre che esecutori materiali; apparati dello Stato in funzione di copertura o addirittura di mandanti. Era lo stesso copione che si sarebbe dovuto recitare a Bologna; i depistaggi cominciarono subito (la prima “voce” fu che era esplosa una caldaia) e uno resiste ancora oggi (quello del coinvolgimento dei palestinesi) almeno da come è adombrato nelle parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa.
98zero.com, 3 agosto 2026
L’avvocato Pino: “Accertare ogni eventuale responsabilità”. La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un’indagine sul decesso avvenuto nella casa circondariale “Vittorio Madia”. I familiari chiedono di fare piena luce sulla vicenda. Sono state avviate le indagini per chiarire le circostanze della morte di un giovane di 33 anni, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, trovato senza vita nella notte all’interno della propria cella della casa circondariale “Vittorio Madia”. Secondo una prima ricostruzione, si tratterebbe di un gesto volontario. Tuttavia, i familiari della vittima, attraverso il loro difensore, l’avvocato Gaetano Pino, hanno chiesto che vengano svolti tutti gli accertamenti necessari per verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità di terzi.
piazzarossetti.it, 3 agosto 2026
Dopo la morte di un detenuto di 48 anni nel carcere di Castrogno, a Teramo, il deputato abruzzese di Azione, Giulio Sottanelli, torna a denunciare le criticità dell’istituto penitenziario, chiedendo interventi urgenti al Ministero della Giustizia. Secondo le prime ricostruzioni, ancora al vaglio degli inquirenti e in attesa degli esiti dell’autopsia, il decesso potrebbe essere stato causato da un arresto cardiaco provocato dall’inalazione del gas di una bomboletta da campeggio. Se confermata, sarebbe la seconda morte con le stesse modalità nello stesso carcere in appena due mesi, dopo quella di un detenuto di 25 anni avvenuta il 31 maggio.
di Francesco Nania
La Sicilia, 3 agosto 2026
Il Garante dei detenuti, Villari: la sofferenza è evidente nei volti dei detenuti. “L’istituto penitenziario di contrada Cavadonna necessita di un intervento ispettivo, finanziario e strutturale straordinario e urgente. Non è possibile gestire una massa critica di oltre 720 detenuti in condizioni di surriscaldamento estivo, blocco totale dei sistemi di sollevamento e ridotti presidi di sicurezza e sanitari”. È dura e schietta la relazione del garante dei diritti delle persone private della libertà, ospiti della casa circondariale aretusea. Si tratta dell’ennesima fotografia che mette a nudo le tante criticità della struttura detentiva a cominciare dal “grave e cronico sovraffollamento”. Alla data della visita, avvenuta la scorsa settimana, è stata rilevata la presenza di 724 detenuti mentre nell’ultimo periodo la popolazione detenuta si è mantenuta costantemente sopra la soglia delle 700 presenze.
- Siracusa. “Ristretti in Agosto”: avvocati penalisti in visita nelle carceri siracusane
- Latina. Il Garante regionale dei detenuti: nel carcere affollamento al 208%
- Novara. Contro il grande caldo ventilatori in dono ai detenuti
- Como. Braga (Pd): “415 detenuti per 225 posti, a rischio diritti e sicurezza”
- Napoli. Lazzarelle, la coop che dà lavoro alle detenute, resiste e si moltiplica









