di Stefano Rodotà
La Repubblica, 16 gennaio 2015
In tutto il mondo, in questi giorni, milioni di persone hanno proclamato "Je suis Charlie". E questo non può essere l'esercizio retorico o strumentale di un momento. La rivendicazione della libertà d'espressione contro ogni forma di violenza è sacrosanta, ma terribilmente impegnativa.
www.ilsussidiario.net, 16 gennaio 2015
Dati alla mano, è una decisione incomprensibile. Non sono bastate settimane di giustificate polemiche e un'interrogazione parlamentare per convincere il ministero della Giustizia a confermare la gestione delle cucine di dieci carceri italiane alle cooperative che garantiscono lavoro ai detenuti.
di Beniamino Migliucci (Presidente dell'Unione delle camere penali italiane)
Guida al Diritto - Sole 24 Ore, 16 gennaio 2015
Duecentocinquanta anni fa Beccaria ammoniva: "Una sorgente di errori di ingiustizia sono le false idee di utilità che si formano i legislatori. Queste false idee di utilità si chiaman leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari e non dalla ragionata meditazione degli inconvenienti e avantaggi di un decreto universale".
Adnkronos, 16 gennaio 2015
Quando l'ex capo del Dap Nicolò Amato, nel giugno del 1993, venne a sapere dal Ministero della Giustizia di essere stato sostituito nella sua funzione al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria "era molto arrabbiato, offeso, dispiaciuto. Aveva quasi le lacrime agli occhi".
Adnkronos, 16 gennaio 2015
Il deputato messinese del Pd Francantonio Genovese, accusato di associazione per delinquere, frode e truffa nell'inchiesta sulla Formazione in Sicilia e oggi agli arresti domiciliari, deve tornare in carcere. È quanto ha deciso la Corte di Cassazione che, nella tarda serata di ieri, ha rigettato il ricorso presentato dai difensori del parlamentare, confermando così la decisione del Tribunale della Libertà di Messina, che lo scorso luglio aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari, che gli erano stati concessi a seguito dell'interrogatorio di garanzia. Sarà adesso la Procura di Messina a valutare oggi il caso. Francantonio Genovese è agli arresti domiciliari dallo scorso maggio. Era stato lo stesso deputato a costituirsi nel carcere di Messina una settimana prima dopo che la Camera dei deputati aveva votato l'autorizzazione al suo arresto.
Deputato Pd trasferito in carcere
È appena trasferito nel carcere di Gazzi a Messina il deputato Pd Francantonio Genovese, indagato nell'ambito dell'inchiesta sui "corsi d'oro" della formazione professionale. È l'effetto della sentenza emessa ieri sera dalla seconda sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal legale di Genovese, Nino Favazzo, contro la decisione del Tribunale della Libertà che nl luglio scorso aveva disposto il ripristino della custodia cautelare in carcere in sostituzione degli arresti domiciliari, concessi a seguito dell'interrogatorio di garanzia. Il parlamentare è stato prelevato nella sua abitazione di Ganzirri dalla Guardia finanza e condotto in carcere.
di Giuseppe Caputo (Ph. D Università di Firenze e membro dell'Altro diritto)
Il Garantista, 16 gennaio 2015
A chi giova che 54 mila detenuti lavorino gratis per ripararsi le celle? Il grosso della spesa è per il personale, 48 mila unità (l'80%). In un articolo sul Corriere dello scorso 14 gennaio Milena Gabanelli è tornata sulla proposta fatta nel corso dello trasmissione Report sul lavoro gratuito dei detenuti. Vorrei provare a evidenziare alcune criticità di questa idea e rilanciare la mia proposta di riforma del lavoro dei condannati.
www.altarimini.it, 16 gennaio 2015
Il Garante dei diritti dei carcerati, il dottor Davide Grassi, si è messo al lavoro con grande professionalità, ma l'Amministrazione Comunale di Rimini non lo ha messo nelle condizioni di svolgere le proprie funzioni. Non ha neppure una sede dedicata in cui poter incontrare i parenti dei detenuti, dovendosi "accontentare" di un ufficio presso l'Urp.
È quanto denuncia l'associazione Papillon Rimini in una nota. Il vicesindaco Gloria Lisi si dice "sorpresa" per la nota dell'associazione, avendo "proposto, sollecitato e seguito l'iter amministrativo per l'istituzione del Garante dei diritti dei carcerati. Secondo quanto dichiarato dal vicesindaco, è stata concordata proprio con il dottor Grassi la sede all'interno dell'Ufficio Relazioni con il pubblico del Comune di Rimini, in Piazza Cavour, per un solo giorno a settimana. Per quel che concerne gli aspetti amministrativi, il Garante è affiancato da un funzionario comunale che gestisce gli appuntamenti e le pratiche amministrative, mentre a breve sarà attivata la mail per contattarlo. L'indennità economica non è prevista, ad eccezione dei rimborsi spese. L'Amministrazione Comunale si è detta comunque favorevole a cercare una soluzione diversa, per quel che concerne la sede, purché sia lo stesso garante a proporle e che tutto avvenga secondo il percorso amministrativo che coinvolga il Consiglio Comunale.
Ristretti Orizzonti, 16 gennaio 2015
A Daniela, Laura, Livia, Silvia, Francesco, a tutti i soci e al presidente della Cooperativa P.I.D., agli Chef Carla e Luca, a tutti voi voglio dire grazie, per avermi accolto come socio lavoratore presso la cucina della Casa circondariale di Rieti, per avermi considerato come una persona e non solo un detenuto, per avermi dimostrato che nel mondo delle cooperative sociali ci sono tante persone oneste che operano nel rispetto della legge e delle persone disagiate come noi detenuti, perché è grazie a persone come voi, che nonostante quello che è emerso in questi giorni passati (coop. 29 giugno), tanti possono continuare a sperare in una nuova possibilità di reintegrarsi nella vita sociale , grazie al vostro impegno.
Oggi che vi scrivo so che domani sarà l'ultimo giorno in cui farò parte della Cooperativa P.I.D., purtroppo i recenti noti fatti hanno sicuramente influito su un probabile rinnovo del contratto di appalto del servizio di cucina, ma io e tanti altri detenuti sappiamo che voi avete operato con coscienza e spirito di collaborazione con tutti, amministrazione penitenziaria e noi, i detenuti.
Voglio poi ringraziarvi ancora per l'aiuto che date a tanti con l'accoglienza che fate presso la vs struttura di Roma via del Casaletto 243 "Casa Famiglia Don Pugliesi", anch'io, non avendo un alloggio nel comune di Roma, ho potuto usufruire e sto ancora usufruendo della vostra accoglienza gratuita presso questa struttura , per i permesso premio, così ho avuto la possibilità di cercare un lavoro (che ho trovato), di frequentare l'università, di curare i miei affetti e respirare di nuovo aria di libertà. Vi rinnovo il mio affetto, la mia disponibilità presente e futura alla cooperazione, vi abbraccio tutti e continuate così.
Lettera firmata
www.tvsette.net, 16 gennaio 2015
I Sindacati: problema tecnico ma interventi tardivi, sicurezza ancora a rischio. La notizia risale ad alcuni gironi fa ma, per ragioni di sicurezza è stata diramata solo in giornata. Dal giorno 2 al giorno 8 gennaio c.a. ,per un problema tecnico pare verificatosi alla Sala Regia, tutte le linee telefoniche sia interne che esterne della Casa Circondariale di Capodimonte sono andate completamente in avaria. A renderlo noto è la compagine sindacale Sannita della Polizia Penitenziaria composta dalle O.O.S.S. Cgil, Uil, Ugl e Sinappe.
Per ben 7 giorni infatti, si è atteso un intervento tecnico che solo il giorno 8 è poi riuscito a ripristinarne l'efficienza grazie anche ad alcune schede elettroniche fortunatamente disponibili presso altro Istituto di pena Campano. Se in tale periodo si è ovviato alla manza di linee interne con l'utilizzo di alcune apparecchiature radio, più complessa è apparsa la gestione di assenza di collegamenti telefonici esterni sia per quanto concerne il lavoro degli Uffici dell'Istituto e la sicurezza dello stesso, che per l'impossibilità di effettuare le chiamate settimanali dei detenuti ai propri congiunti così come previsto dall'attuale Ordinamento Penitenziario.
Per alcune importanti e urgenti comunicazioni tra Carcere e Uffici esterni, il Personale pare abbia addirittura dovuto ovviare al problema ricorrendo in alcuni casi ai propri telefoni cellulari. Attimi di tensione si sono registrati in particolar modo il giorno dell'Epifania a seguito di un avviso diramato già dal giorno precedente dalla Direzione con cui si garantiva alla popolazione detenuta lo sblocco delle chiamate per la tarda mattinata, cosa rivelatasi poi non fattibile perché non suffragata da alcun intervento tecnico.
Nella circostanza, solo l'alta professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria ha consentito che la paventata protesta rientrasse, riportando alla calma i detenuti ed evitando epiloghi ben peggiori. Nonostante il problema sia dipeso da cause squisitamente tecniche e la concomitanza con il periodo festivo forse non ne abbia certo favorito la soluzione, resta comunque grave - sostengono i Sindacati nella nota - che un intero Istituto Penitenziario, sia rimasto per ben 7 giorni completamente privo di linee telefoniche.
Gli standard di sicurezza che molto dipendono dalla rapidità dello scambio di informazioni e comunicazioni sia interne che esterne, sono stati seriamente compromessi, compensati ancora una volta solo e soltanto dallo sforzo umano e professionale della Polizia Penitenziaria e del Personale civile dell'Istituto. È inconcepibile, -concludono i Sindacalisti della Polizia Penitenziaria- come, a fronte dell'impegno profuso per i recenti stanziamenti da quasi 200mila euro destinati ad attività ludiche a favore dei detenuti, l'Amministrazione locale, nonostante i nostri ripetuti solleciti a favore dell'ammodernamento degli impianti della Sala Regia, non abbia provveduto a tempo debito a quegli interventi di manutenzione atti a preservare l'integrità degli impianti telefonici e nella circostanza, al loro immediato ripristino. La questione, come atto dovuto, è stata interamente rappresentata alle rispettive Segreterie Sindacali Regionali e Nazionali per i doverosi interventi presso il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma.
Il Velino, 16 gennaio 2015
Si erano presentate al carcere di Torino l'una per sostenere il colloquio con il nipote detenuto e l'altra per consegnare un pacco al compagno albanese anch'esse ristretto, ma il loro comportamento ha insospettito il Personale di Polizia Penitenziaria di servizio all'Ufficio colloqui. Tanto che a seguito degli attenti controlli non sono mancate le sorprese: una, nonna di un detenuto italiano, è stata trovata con 7 pastiglie di subotex nel reggiseno e l'altra, una volta ispezionato il pacco indumenti destinato al congiunto straniero, ha tentato di introdurre in carcere 2 telefoni cellulari con Sim card ed un tablet. Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commenta: "Questi episodi, oltre a confermare il grado di maturità raggiunto e le elevate doti professionali del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Torino, ci ricordano che il primo compito della Polizia Penitenziaria è e rimane quello di garantire la sicurezza dei luoghi di pena e impongono oggi più che mai una seria riflessione sul bilanciamento tra necessità di sicurezza e bisogno di trattamento dei detenuti".
- Monza: il Rugby Monza si affida al crowd-funding per portare ancora il progetto in carcere
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- Cinema: al Trieste Film Festival film "Il viaggio di Marco Cavallo" su chiusura Opg










