Ansa, 15 gennaio 2015
"L'orientamento delle politiche regionali è fortemente indirizzato al superamento dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino" ma serve una forte "collaborazione inter-istituzionale", senza la quale risulta difficoltoso rispettare "la scadenza del superamento dell'Opg entro il 31 marzo".
Lo ha detto l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, rispondendo in Consiglio regionale a un'interrogazione di alcuni consiglieri del Pd. Marroni ha ricordato che il programma regionale di superamento dell'istituto prevede, tra l'altro, il potenziamento della rete dei servizi territoriali, l'attivazione delle residenze intermedie e la realizzazione di una destinata ad accogliere i pazienti internati con misure di sicurezza detentiva.
Prevista anche una residenza con sorveglianza intensiva, per la quale "è stata attivata una ricognizione delle strutture già nella disponibilità del Servizio sanitario regionale, al fine di individuare una struttura che consenta di rispondere alle esigenze sanitarie e organizzative di superamento dell'Opg". Per il consigliere Pd Enzo Brogi "la scadenza del 31 marzo potrebbe essere non rispettata e questo è preoccupante". Brogi ha quindi invitato la Toscana ad attivarsi con le altre Regioni e gli altri livelli istituzionali coinvolti per "giungere ad una soluzione veloce, perché l'Opg è un luogo assolutamente inospitale".
Ansa, 15 gennaio 2015
"È opportuno tenere Carminati a Parma? Il problema legato all'impianto di video sorveglianza e video registrazione nel carcere di massima sicurezza di Parma non è stato risolto". Il deputato Pd Davide Mattiello, componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia, lo stesso che il 30 dicembre scorso andò a trovare in carcere il presunto boss di Mafia Capitale Massimo Carminati, torna sul rischio blackout nel penitenziario di Parma.
"Il Provveditore regionale - afferma Mattiello - si è senz'altro fatto carico del problema adeguatamente segnalato dalla direzione dell'Istituto, ma non è dato sapere quanto tempo ci vorrà perché ciò avvenga. Non sono, a quanto pare, previste procedure d'urgenza, né l'intervento diretto da parte del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: come io mi sarei aspettato, vista la delicatezza della situazione.
A quanto mi risulta verrà applicata la normale procedura d'appalto". Il rischio di blackout del sistema, fa notare l'esponente del Pd, "aumenta prima di tutto lo stress del personale penitenziario, nello specifico il Gom, che deve essere pronto in ogni momento a sopperire con il controllo a vista, l'eventuale spegnimento delle telecamere, per tutta la durata del blackout stesso, ovviamente".
"Mi chiedo se a questo punto non sia più opportuno spostare in altra struttura, di pari categoria, soggetti come Carminati. Se il trasferimento da Tolmezzo a Parma ha avuto come motivazione il bisogno di assicurare una più adeguata l'assistenza medica, credo che non sia un problema trovare un'altra struttura che possa assicurare la medesima condizione", conclude Mattiello. Massimo Carminati è stato trasferito dal carcere di Tolmezzo (Udine) a quello di Parma, sempre in regime di 41 bis, ovvero il carcere duro, il giorno di Natale. In quel penitenziario è detenuto anche Totò Riina
Sarno (Uil-Pa): tante criticità... a Parma e non solo
"Nel carcere di Parma ci sono tante criticità e purtroppo negli anni sono rimaste inalterate ma non è nulla di nuovo sotto le stelle: il carcere spesso è veicolo di pubblicità e si parla tanto di emergenza ma si sottraggono fondi all' emergenza carceri, non si consentono nuove assunzioni, nel frattempo si aprono nuove strutture e questo in contraddizione con quanto anche in Parlamento si dice di voler fare".
Lo afferma Eugenio Sarno, segretario della Uil-Pa penitenziari. Per Sarno non è opportuno puntare l'attenzione su Carminati detenuto nel carcere di Parma, come oggi è tornato a fare il deputato Pd Mattiello. "Tutti gli oltre 200 istituti penitenziari - spiega il sindacalista - sono nel merino della camorra, dunque focalizzare l'attenzione su un solo caso è sconveniente.
In carcere ci sono 54 mila detenuti e solo 300 sono "vip", occorre dare attenzione a tutti, non visitare solo i più famosi". Detto ciò Sarno ammette che qualora nel carcere scatti il blackout, come avvenne una volta a Parma, tempo fa, la sorveglianza dei detenuti va fatta "a vista" dal personale penitenziario, "che è ben addestrato a qualsiasi eventualità".
Capece (Sappe): il carcere di Parma non è a rischio
"Il carcere di Parma, come altre strutture detentive, ha oggettive difficoltà strutturali che meriterebbero urgenti interventi di manutenzione da parte dell'Amministrazione Penitenziaria. Ma, e va detto con forza, questo non pregiudica le condizioni di sicurezza dell'Istituto e la dignità della detenzione dei ristretti". Lo afferma Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe.
"A Parma, le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato", aggiunge Capece. "La Polizia Penitenziaria che lavora nel carcere di Parma - sottolinea il sindacalista - è formata da persone che nonostante l'insostenibile, pericoloso e stressante lavoro credono nella propria professione, che hanno valori radicati e un forte senso d'identità e d'orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano ogni giorno.
Certo, urgenti interventi e adeguati stanziamenti di fondi sono necessari per garantire migliori condizioni di lavoro. E sarebbero utili l'impegno e le sollecitazioni dei parlamentari che periodicamente vengono in carcere a Parma, se solo avessero il tempo di visitare tutto il penitenziario e non si limitassero a visitare spesso solamente il reparto detentivo dei 41bis che ospita detenuti famosi ed eccellenti. Ma, ripeto, la sicurezza del carcere di Parma non è a rischio", conclude Capece.
di Claudio Lattanzio
Il Centro, 15 gennaio 2015
La scuola allievi di Polizia penitenziaria di Sulmona non sarà soppressa. Lo ha annunciato il sindaco Peppino Ranalli, insieme al comandante del reparto di Polizia penitenziaria della scuola, Roberto Rovello, e al segretario regionale del sindacato di categoria, Sappe, Giuseppe Ninu.
"Nell'ottobre scorso, in nome della revisione della spesa, una circolare del ministero della Giustizia aveva annunciato l'avvio di un progetto sulle scuole di polizia penitenziaria italiane che prevedeva anche la soppressione di alcune sedi", ha detto Ranalli, "per questo ci siamo subito preoccupati che i tagli potessero riguardare anche la nostra scuola. Ho inviato una lettera al presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, sollecitandone un interessamento che è stato immediato". I risultati sono arrivati nei giorni scorsi con la comunicazione venuta dal Ministero che ha rassicurato tutti sulle sorti della scuola di Fonte d'Amore ed anzi, come ha precisato il sindaco, "è stato chiesto un potenziamento delle attività della stessa scuola di polizia penitenziaria, ponendo mano ad un progetto di realizzazione di un eliporto, che avrà utilizzo anche per scopi di protezione civile".
Soddisfatto anche il comandante del reparto di polizia penitenziaria della scuola. "Attualmente nell'istituto, si svolgono le attività del 169esimo corso per allievi di polizia penitenziaria", ha sottolineato il comandante Rovello. "Per marzo sono attesi gli allievi del corso successivo, in tutto si tratta di oltre un centinaio di allievi che risiederanno per alcuni mesi in questa città e quindi questa presenza è significativa per Sulmona ed è per questo che appare importante che tutti quanti facciano sinergia, in difesa della scuola".
La stessa sinergia che Ninu ha auspicato a tutela del supercarcere di Sulmona. "Attualmente il comandante è in licenza per motivi personali", ha evidenziato Ninu, mentre il direttore appena incaricato, Sergio Romice, è solo part time. Il carcere più grande e importante d'Abruzzo ha bisogno di avere dirigenti a pieno titolo".
di Andrea Polazzi
www.newsrimini.it, 15 gennaio 2015
Il Garante delle persone private della libertà personale, l'avvocato Davide Grassi, è già punto di riferimento per i detenuti riminesi ed ha effettuato in poco tempo quattro visite ispettive ai Casetti. Lo rileva l'associazione Papillon che chiede però al comune di mettere il Garante nelle condizioni di lavorare.
L'associazione rileva infatti che a sua disposizione ci sia una sola stanza da condividere all'interno dell'ufficio Urp e che, al momento, il Garante può vedere i famigliari dei detenuti solo il martedì mattina perché durante gli altri giorni la stanza (che non permette neppure il rispetto della privacy) è già occupata. Inoltre l'amministrazione riminese non avrebbe neppure adottato l'apposito regolamento
"Il Garante dei detenuti - scrive l'associazione Papillon - è una figura istituzionale, se il Comune di Rimini aveva intenzione di istituire questa figura per farla funzionare doveva adeguarsi alla disciplina prevista che comprende un regolamento, una sede, una segreteria ed una e-mail dedicata." Inoltre si fa presente anche la necessità, regolamento alla mano, di garantire alla figura un'indennità ("come accade in tutti gli altri comuni").
"Il Comune - conclude la nota - dovrebbe avere più a cuore la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e dovrebbe metterlo nelle condizioni di lavorare e non mortificarlo".
di Luana de Francisco
Messaggero Veneto, 15 gennaio 2015
Accuse confermate per un ex detenuto e per suo fratello e prosciolto l'amico. Caduta intanto la tentata evasione. Lui impartiva ordini da dietro le sbarre e suo fratello obbediva da fuori. Droga, coltelli e, secondo l'iniziale ipotesi investigativa, anche due elicotteri per una fuga in grande stile.
Era il gennaio del 2013 e la notizia della sventata evasione dal carcere di massima sicurezza di Tolmezzo aveva destato grande impressione in tutto il Friuli. Ieri, del caso si è tornato a parlare in tribunale. E visto che l'udienza preliminare celebrata davanti al gup Francesco Florit si è conclusa con due decreti di rinvio a giudizio, la vicenda è destinata a essere ulteriormente sviscerata a dibattimento.
Nel processo al via dall'8 maggio, Maurizio Alfieri, 51 anni, di Cosenza, cioè il detenuto nel frattempo trasferito alla casa circondariale di Spoleto, e suo fratello Romolo Alfieri, detto Pino, 64, residente in provincia di Milano, risponderanno di concorso in spaccio di sostanze stupefacenti e porto d'armi o oggetti atti a offendere e, il solo Maurizio, anche di istigazione alla corruzione. Per il terzo imputato, Cosimo Damiano Alario, 51 anni compiuti proprio ieri, originario di Trani e residente nel milanese, accusato del solo concorso nella detenzione della droga, il giudice ha emesso invece sentenza di non doversi procedere.
Due gli episodi di cessione di hascisc accertati dagli investigatori, entrambi attribuiti al fratello libero e che avrebbero poi dovuto essere consegnati a quello in carcere per il tramite di un agente della Polizia penitenziaria, che lo stesso detenuto riteneva di avere corrotto attraverso l'offerta di denaro (non meno di 500 euro per episodio).
Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros di Udine e sviluppate in collaborazione con il Comando della locale polizia penitenziaria, avevano permesso di sequestrare 122 grammi il 4 ottobre 2012 e un'altra campionatura di 19 grammi il successivo 17 dicembre. La merce arrivava dalla Lombardia ed era destinata allo spaccio all'interno del penitenziario. Nelle stesse occasioni erano stati intercettati anche alcuni coltelli a serramanico (quattro in tutto). Le manette erano scattate subito ai polsi di Romolo Alfieri, mentre per gli altri tre indagati l'arresto era stato differito. Per la riuscita dell'operazione ci si era serviti anche di un agente sotto copertura.
In fase di indagini preliminari, tuttavia, la Procura aveva lasciato cadere l'ipotesi della tentata evasione, che gli inquirenti avevano formulato sulla base di alcune intercettazioni. Il piano, così come ricostruito, prevedeva il noleggio di uno o due elicotteri, a bordo dei quali alcuni complici avrebbero costretto i piloti a sorvolare il cortile della struttura, per prelevare Alfieri e un altro detenuto con una scaletta calata durante l'ora "d'aria" giornaliero.
Alario era finito nei guai a causa della sua frequentazione con gli Alfieri e per una frase intercettata mentre si trovava a casa loro. Il sospetto era che si fosse offerto di aiutare economicamente il detenuto e per questo era finito a sua volta in cella. Nell'udienza di ieri, l'avvocato Lamberto Rongo, di Milano, ha valorizzato in particolare la seconda ordinanza con la quale il Riesame di Trieste, che già lo aveva scarcerato, nell'ottobre 2013 aveva ribadito l'estraneità indiziaria di Alario. Gli Alfieri sono difesi dall'avvocato Cinzia Valnegri, di Milano.
www.pagineabruzzo.it, 15 gennaio 2015
Evadere, in senso figurato, attraverso i francobolli, ma anche approfondire la storia, i grandi del passato, la geografia. Questo il senso del Progetto Filatelia promosso dal Dipartimento amministrazione penitenziaria, dall'Unione stampe filateliche italiane e da Poste Italiane, allestito nella Casa circondariale San Donato di Pescara che oggi pomeriggio (martedì 13 gennaio) ha visto la consegna degli attestati di partecipazione ai detenuti coinvolti.
La cerimonia ha visto la partecipazione del direttore della Casa circondariale, Franco Pettinelli, della presidente di Poste italiane, Luisa Todini, del prefetto di Pescara, Vincenzo D'Antuono, del responsabile Filatelia nazionale di Poste italiane, Pietro La Bruna, del sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, della dirigente del Provveditorato regionale del ministero della Giustizia, Fiammetta Trisi, del direttore del corso, Augusto Ferrara, della direttrice di Poste italiane di Pescara, Angela Zappacosta. Il progetto, attivo dal giugno 2013, ha visto il coinvolgimento di un gruppo di sei detenuti che sono arrivati, quest'anno, a dieci unità. Tra loro anche alcuni dei frequentanti i corsi dell'Istituto tecnico Aterno - Manthoné che nella struttura ha istituito due classi regolari di ragionieri programmatori.
"È un modo per evadere, è una finestra sul mondo, in questo modo si studia la storia, la geografia, i grandi del passato", ha sottolineato la neo presidente di Poste italiane, Luisa Todini. "La filatelia rappresenta il corso della storia e un momento di riflessione per se stessi", ha aggiunto il prefetto di Pescara Nicola D'Antuono. Il progetto ha lo scopo di sviluppare la riflessione, l'osservazione e le conoscenze dei partecipanti attraverso un processo di educazione al collezionismo. A conclusione della cerimonia sono stati consegnati oltre gli attestati di partecipazione anche i diplomi relativi alla partecipazione alla 122a edizione di Verona Fil, avvenuto lo scorso maggio, a cui la casa circondariale di Pescara ha aderito inviando, per posta, alcune raccolte di francobolli selezionate dai detenuti partecipanti all'iniziativa.
www.primapress.it, 15 gennaio 2015
Dopo le forti emozioni nelle date del Tour che si sono svolte nella Casa circondariale di Sollicciano (Fi) e nel carcere di Monza, dove sono stati portati i doni per la festa della Befana ai figli della Polizia Penitenziaria, ecco la terza tappa di "Evasione Totale - un' ora di speranza in musica", che si terrà venerdì 16 gennaio al carcere di Bollate (Mi): anche in questa occasione verranno consegnati regali ai figli dei detenuti.
La casa circondariale di Bollate è un carcere "modello": sette reparti di cui uno femminile, 1.220 detenuti di cui 60 donne, 150 detenuti che lavorano all'esterno del carcere, 277 ammessi a misure alternative come la semilibertà e l'affidamento ordinario, molti che partecipano a corsi di formazione professionale in carcere di cui alcuni in aziende e cooperative sociali.
L'immagine e la voce ufficiale del progetto è affidata al cantante Hervè Olivetti, che con il suo brano "Diavolo di un angelo", attualmente in radio e disponibile negli store digitali, contribuisce concretamente, attraverso i proventi relativi alla vendita del brano, all'acquisizione di materiale utile all'attività di formazione dei detenuti finalizzata all'inserimento lavorativo. Con lui, ad animare l'incontro, daranno un loro prezioso contributo artistico Francesco Anania, conduttore radiofonico e televisivo, Valerio Mainardi in arte Mago Valery con i suoi giochi di prestigio, il giovane cantautore Giovanni Vacchino, i maestri Luciano Fraita, che con la sua tromba intratterrà i bambini con gag e giochi, e il pianista Corrado Neri e il Dj set Mario Catalano. Questo il link al video del brano "Diavolo di un angelo".
Per raggiungere questo obiettivo, appunto, è stata scelta come protagonista la musica, utilizzata come linguaggio universale e occasione per favorire la comunicazione, l'aggregazione e l'integrazione fra tutti gli addetti ai lavori che ruotano attorno ai penitenziari italiani: associazioni, volontari, agenti di polizia penitenziaria ed educatori. Sarà presente il Sottosegretario alla giustizia del Governo Cosimo Ferri.
A capo dell'iniziativa ci sono il Presidente dell'associazione L'Arte di Apoxiomeno nonché Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, Orazio Anania, un uomo da sempre sensibile all'impegno sociale, e l'Associazione Les (associazione no profit che si occupa di tutte le problematiche relative alla sicurezza) presieduta dell'avvocato romano Eugenio Pini.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 15 gennaio 2015
Il Centro di Identificazione ed Espulsione di Torino verrà finalmente chiuso. E la regione Piemonte si impegna a fare pressione al Parlamento affinché il provvedimento venga esteso a tutto il territorio italiano. Il consiglio regionale ha approvato una mozione presentata da Sel che chiede la chiusura del Cie di corso Brunelleschi, a Torino.
"I Cie - sottolinea il capogruppo di Sel, Marco Grimaldi, primo firmatario del provvedimento - si sono dimostrati nel corso del tempo inefficaci, fallimentari e dispendiosi. Ma questo è il meno rispetto alle gravissime violazioni dei diritti umani prodotte in questi luoghi. Costringere a una detenzione identica, se non peggiore di quella carceraria, persone che non hanno commesso reato, lasciarle nell'incertezza rispetto ai tempi di trattenimento e abbandonarle in condizioni sanitarie e abitative spesso ai limiti dell'umano, deve finire al più presto".
Con la mozione, il consiglio regionale del Piemonte impegna la giunta a "chiedere ufficialmente al Governo la chiusura del Cie di corso Brunelleschi nel più breve tempo possibile". E ancora, a "invitare il Parlamento a prevedere una nuova legislazione che abroghi la legge Bossi-Fini", e a sancire che "ogni forma di limitazione della libertà personale degli stranieri deve essere deve spettare al solo giudice togato, e non più al giudice di pace".
Esprime soddisfazione anche Sergio Chiamparino, il presidente della regione Piemonte: "Sono soddisfatto della decisione del consiglio regionale - afferma Chiamparino - e siamo impegnati a realizzarla interloquendo con le autorità che hanno la competenza in materia, a cominciare dal prefetto e dal ministero dell'Interno". E aggiunge: "Si tratta di una decisione che di fatto prende atto di una situazione che si era già determinata, i Cie senza dubbio appartengono a un'altra fase della gestione dei flussi
migratori. Con la mozione di oggi prendiamo semplicemente atto di quanto è sotto gli occhi di tutti. Si tratta ora, anche in questo campo, di pensare a nuove modalità che siano più adatte alla gestione presente e futura del fenomeno". Il Cie in questione, ricordiamo, fu oggetto di una visita effettuata dal deputato vendoliano Giorgio Airaudo assieme al consigliere comunale di Torino Michele Curto e il consigliere regionale piemontese Marco Grimaldi.
Durante la visita avevano potuto constatare il degrado e violazione dei diritti umani: gli extracomunitari dormivano con i cappotti perché mancava il riscaldamento e non potevano lavarsi a causa della mancanza dell'acqua calda. L'inutilità e il degrado del Cie di Torino fu denunciato anche dal senatore Luigi Manconi in una ispezione risalente a febbraio scorso, cui avevano partecipato anche i parlamentari democratici Stefano Esposito e Miguel Gotor. Al termine della visita lo stesso Manconi definì il Cie "una struttura fallimentare se si guarda lo scopo per cui è stata creata". Ma è una storia a lieto fine: la struttura sarà chiusa.
www.modenatoday.it, 15 gennaio 2015
Seconda tappa del progetto del Teatro dei Venti che fa interagire carcere e città attraverso gli strumenti del Teatro, sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia e la sede della compagnia a Modena.
Si continua con un laboratorio di due giorni per attori, operatori e liberi cittadini con un lavoro che parte dalla vicenda di Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani ingiustamente arrestati e giustiziati negli Stati Uniti nei primi del 900.
Il laboratorio è tenuto dal regista Stefano Tè, che da anni opera all'interno all'istituto penitenziario ed è stato autore di diverse regie con gli attori-detenuti, a partire da Frammenti (finalista Premio Scenario per Ustica 2007), Attraverso Caligola (presentato a Stanze di Teatro in Carcere 2011 e a Destini Incrociati Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere 2012) fino a Sette Contro Tebe (Stanze di Teatro in carcere 2013).
Chi è interessato a partecipare al laboratorio può fare riferimento ai seguenti giorni e orari e inviare le proprie domande di partecipazione entro il 23 gennaio per consentire l'autorizzazione all'ingresso nella Casa di Reclusione di Castelfranco. Importante: Per partecipare al Laboratorio è obbligatorio inviare una lettera motivazionale e fornire le proprie generalità per l'ingresso in carcere, scrivendo a
Ansa, 15 gennaio 2015
Due detenuti pachistani condannati a morte per terrorismo sono stati impiccati stamane nelle prigioni di Karachi e Lahore. Lo riferiscono i media pachistani. Uno è militante di un gruppo islamico, Mohammad Saeed (Maulvi), condannato da un tribunale antiterrorismo di Karachi nel 2011 per l'uccisione di un poliziotto e del suo giovane figlio.
L'altro è Zahid Hussain (Zahidu) che si trovava nel braccio della morte dal 2004 per l'omicidio di un altro agente nella città di Multan. Finora 19 presunti terroristi pachistani sono saliti al patibolo dopo la decisione del premier Nawaz Sharif di riprendere le esecuzioni capitali in seguito alla strage della scuola di Peshawar del 16 dicembre.
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