Ansa, 15 gennaio 2015
Le vittime sono almeno 10, cinque i feriti. Il bus trasportava 12 detenuti e tre guardie. L'incidente è avvenuto nei pressi della città texana di Odessa. Tragico incidente in Texas dove almeno dieci persone sono rimaste uccise quando un autobus con 12 detenuti e tre guardie è precipitato da un cavalcavia finendo sui binari ed è stato in seguito investito da un treno.
Lo riferiscono i media americani. Secondo le prime informazioni, ci sono anche almeno cinque feriti. La dinamica dell'incidente è ancora poco chiara. Secondo il portavoce del Texas Department of Criminal Justice, Jason Clark, le ipotesi sono che il treno abbia colpito l'autobus al momento dello schianto sui binari, oppure che lo scontro sia avvenuto mentre il mezzo si trovava fermo. L'incidente è avvenuto nei pressi della città texana di Odessa, mentre il bus era in viaggio da Abilene verso El Paso.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 15 gennaio 2015
Anche in Italia c'è il rischio che si diffonda questa convinzione che solo isolando si contrastino le idee jihadiste. Ma il solo modo è migliorare le condizioni dei detenuti.
Prigioni speciali per i detenuti musulmani "radicalizzati", onde evitare il rischio del proselitismo all'interno delle prigioni. È ciò che ha annunciato il primo ministro francese Manuel Valls, davanti all'Assemblea nazionale: "Entro la fine dell'anno creeremo ali specifiche nelle prigioni per i detenuti radicalizzati".
Gli fa eco il capo dell'antiterrorismo Ue, Gilles de Kerchove, lanciando l'allarme; "Non possiamo prevenire nuovi attacchi al cento per cento", aggiungendo che la soluzione non può essere quella di imprigionare normalmente i cosiddetti "foreign fighter" perché le prigioni "sono incubatori di una massiccia radicalizzazione".
Del resto lo ha dimostrato anche la vicenda di uno dei tre terroristi francesi che hanno sconvolto Parigi la scorsa settimana: prima di entrare in prigione, il franco-algerino Cherif Kouachi nutriva forse qualche simpatia per la causa islamica, ma non era certo organico al peggiore settarismo. Al contrario: per stile di vita, interessi e compagnie, era molto integrato nella società francese. È proprio in prigione, invece, tra il 2008 e il 2009, che Cherif incontra il classico "cattivo maestro".
Viene indottrinato e reclutato nel carcere di Flcury-Mérogis: è lì che avviene l'incontro che gli cambia la vita. Perché la cella accanto alla sua è abitata da Djamel Beghal, teorico della jihad. Lo stesso che successivamente convertirà anche Amedy Coulibaly, il terzo attentatore di Parigi. Ma la storia di quest'ultimo è esemplare perché dimostrerebbe, ancora una volta, che l'istituzione carceraria produce terrorismo a causa del suo degrado.
L'attentatore Amedy Coulibaly ha partecipato ad un documentario trasmesso nel 2009 da Envoyé special su Frane e 2 sulla vita carceraria. Nel filmato, Coulibaly e altri quattro detenuti denunciano le condizioni di detenzione a Flcury-Mérogis, la prigione più grande d'Europa. Mentre era in carcere con l'accusa di rapina, Coulibaly aveva introdotto una videocamera all'interno e con gli altri aveva girato in segreto la vita quotidiana per denunciare le condizioni scarse di igiene, testimoniare il sovraffollamento delle celle e mostrare "le viscide pareti" delle docce, come riporta Le Monde.
Da questo documentario è nato un libro, Reality-Taule audelà des barreaux [Reality-Gattabuia, al di là delle sbarre). L'autore della strage a Porte de Vincennes appare di schiena sulla copertina del libro nel quale viene fuori una realtà carceraria fatta di droga, denaro, regolamenti di conti, suicidi e videogiochi.
C'è il rischio che l'idea francese venga adottata anche in Italia? Come abbiamo già denunciato su questa pagina, esiste già una carcerazione "speciale" per i detenuti sospettati di terrorismo, ma secondo gli addetti ai lavori non basterebbe. A denunciarlo è il segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (il Sappe) Donato Capece.
Egli ricorda come: "Le indagini condotte negli istituti penitenziari di alcuni paesi europei tra cui Italia, Francia e Regno Unito hanno rivelato l'esistenza di allarmanti fenomeni legati al radicalismo islamico, che anche noi come primo Sindacato della polizia penitenziaria abbiamo denunciato in diverse occasioni. Tra questi fenomeni, vi è la radicalizzazione di molti criminali comuni, specialmente di origine nordafricana, i quali, pur non avendo manifestato nessuna particolare inclinazione religiosa al momento dell'entrata in carcere, sono trasformati gradualmente in estremisti sotto l'influenza di altri detenuti già radicalizzati.
Un po' come accadde ai tempi del terrorismo, quando la consistente detenzione di molti terroristi - in particolare delle Brigate Rosse - portò delinquenti comuni ristretti in carcere ad "abbracciare" la lotta armata in carcere".
Il Sappe evidenzia infine che "nel periodo giugno-settembre 2004 l'ufficio per l'attività ispettiva e del controllo dell'amministrazione penitenziaria ha effettuato un primo monitoraggio, teso a verificare la possibilità e le modalità d'incontro, sia di natura casuale (rientrante nella normale vita d'istituto) sia quelli finalizzati alla professione della fede religiosa, costituzionalmente garantita, il cui esito ha permesso di venire a conoscenza che il carcere rimarcava fedelmente la realtà geografica strutturale esterna.
E le regioni con una maggiore concentrazione di ristretti musulmani sembravano essere quelle del Nord e la Campania o comunque altre località le cui realtà esterne rilevavano una forte presenza della comunità islamica rappresentata da centri islamici e moschee".
Nel frattempo qualcosa si muove. Il dipartimento di giustizia del ministero guidato da Andrea Orlando, ha inviato un documento, firmato dal commissario Gaetano Diglio, agli agenti penitenziari - in particolare quelli operanti nel carcere napoletano di Poggioreale - con cui si invita "a prestare massima attenzione alla circolazione di materiale jihadista, tipo cd, libri e riviste".
Adnkronos, 15 gennaio 2015
Basta con le celle d'isolamento per i detenuti sotto i 21 anni. Lo ha deciso la commissione di supervisione delle carceri di New York che sta rivedendo la situazione nella famigerata prigione di Rikers Island, la seconda più grande degli Stati Uniti. A quanto scrive il new York Times, che ha pubblicato la notizia, fra gli 11mila detenuti di Rikers Island vi sono 497 detenuti fra i 19 e i 21 anni, e fra questi ben 103 sono rinchiusi in celle d'isolamento.
Almeno 4mila carcerati di questo istituto di pena soffrono di problemi mentali.
Il nuovo regime dovrebbe entrare in vigore nel gennaio 2016, secondo il piano tracciato dalla commissione. Il procuratore di Manhattan, Preet Bharara, che ha stilato il rapporto, parla di uso "eccessivo e inappropriato" dell'isolamento. L'avvio del nuovo regime non sarà tuttavia semplice: il piano prevede infatti nuove assunzioni fra guardie carcerarie e personale medico, per le quali bisognerà trovare i fondi necessarie. e le guardie carcerarie sono già sul piede di guerra. Norman Seabrook, leader del loro sindacato, afferma che le misure mettono in pericolo i secondini e minaccia di fare causa ogni volta che uno di loro verrà aggredito.
I detenuti in cella d'isolamento, che vengono così puniti per violazioni del regolamento, rimangono chiusi per 23 ore. È prevista una sola ora d'aria, con le manette ai polsi fissate a delle gabbie. La revisione della situazione a Rikers Island era una delle promesse del sindaco di New York Bill De Blasio. La commissione aveva già deciso di destinare celle ai transessuali con aspetto femminile. Fino ad allora l'unico modo per evitare di stare con gli altri detenuti era la cella d'isolamento.
Nova, 15 gennaio 2015
Un detenuto algerino rinchiuso dal 2004 nella prigione irachena di El Rassassi è stato condannato a morte e potrebbe essere giustiziato in qualsiasi momento. Lo ha denunciato oggi la Lega algerina per la difesa dei diritti umani (Laddh) in un comunicato in cui aggiunge che un altro detenuto è già stato giustiziato nell'ottobre 2012 seguendo la stessa procedura.
La Lega sottolinea come il processo nei confronti del condannato a morte si sia svolto "nel totale disprezzo della legge e degli obblighi dell'Iraq rispetto alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici". La Lega esprime profonda preoccupazione per il numero di esecuzioni in Iraq dal ripristino della pena di morte nel 2005, e ribadisce la sua ferma opposizione alla pena di morte per tutti i reati e in tutte le circostanze.
Adnkronos, 15 gennaio 2015
Raif Badawi, il blogger e attivista saudita condannato a 10 anni di carcere e mille frustate per aver insultato l'Islam e aver violato le leggi sulle comunicazioni elettroniche, sarà nuovamente fustigato domani a Gedda al termine della preghiera del venerdì. Per fermare l'azione, Amnesty International ha chiesto al governo britannico di fare pressioni su quello saudita.
"Le pressioni internazionali sono fondamentali", ha detto la moglie di Badawi, Ensaf Haidar, fuggita in Canada con i loro tre figli, evidenziando le "precarie condizioni di salute" del marito. La prima tranche di cinquanta frustate gli era stata proprio inflitta una settimana fa a Gedda, sempre dopo la preghiera del venerdì, e domani ne riceverà altre 50, come deciso da un tribunale saudita lo scorso 5 novembre. Lo stesso accadrà per le prossime 19 settimane.
Badawi, 30 anni, era stato arrestato il 17 giugno 2012 e da allora si trova in un carcere di Gedda. Le autorità hanno anche messo al bando il sito web da lui creato, Liberal Saudi Network, ma online sono circa 14mila le persone che hanno firmato una petizione per chiedere al re saudita Abdullah di graziare Badawi e di fermare quella che è stata definita "una forma medievale di tortura". Oltre a essere stato condannato a 10 anni di carcere e a mille frustate, il blogger deve anche pagare una multa di un milione di rial sauditi, pari a circa 200mila euro. Il 28 maggio scorso gli è anche stato imposto il divieto per 10 anni, alla fine della condanna, di lasciare il Paese e quello, della stessa durata, di svolgere qualsiasi tipo di attività nel campo dei media.
Nova, 15 gennaio 2015
Il tribunale amministrativo di Alessandria ha condannato il ministro dell'Interno, Mohamed Ibrahim, a pagare una multa di 10.500 dollari per il caso di un prigioniero cui è stato amputato un braccio per negligenza. Lo riferiscono i media di stato egiziani. Paramedici della prigione di Damanhur hanno iniettato al prigioniero una dose errata di medicinale che ha portato all'amputazione del braccio. L'uomo sarebbe stato lasciato malato in cella per due giorni.
di Luciano Tirinnanzi
Panorama, 14 gennaio 2015
È possibile impedire nuovi attentati con il solo codice penale? I potenti del globo si interrogano sugli effetti (paradossali) di un Patriot Act europeo.
Non c'è niente di peggio per le leggi di uno Stato che, in tempi di grande incertezza e di solidarietà emotiva, queste ondate di sentimenti travolgano la ragione e si trasformino in procedure eccezionali e d'urgenza, che finiscono poi per prevalere sul diritto comune.
di Silvia Truzzi
Il Fatto Quotidiano, 14 gennaio 2015
C'è tutto d'indicibile in quello che è accaduto a Parigi: la violenza, la paura, il pericolo, il dolore. Eppure tutto deve restare dicibile. Perché? Stefano Rodotà risponde così: "Per salvare la democrazia non si può perdere la democrazia".
di Gigi Di Fiore
Il Mattino, 14 gennaio 2015
"Basta con il populismo penale", dice con toni pacati il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. È al convegno napoletano sull'assistenza sanitaria ai detenuti, organizzato dalla comunità Sant'Egidio nel carcere di Poggioreale. E l'occasione diventa spunto ideale, per spiegare gli orientamenti del governo sulle riforme giudiziarie avviate negli ultimi mesi.
Public Policy, 14 gennaio 2014
Il ddl sulle Misure cautelari - a firma della deputata Donatella Ferranti (Pd) - è stato incardinato per la seconda volta in commissione Giustizia al Senato, che oggi ha avvitato l'iter di esame con la relazione del relatore Nico D'Ascolta (Ap). A quanto si apprende, il provvedimento - al quarto passaggio parlamentare - si avvia verso il via libera definitivo.
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