di Simone Ziggiotto
www.pianetacellulare.it, 14 febbraio 2015
Il Department of Corrections del South Carolina ha punito quasi 400 detenuti per aver utilizzato i social media nel corso degli ultimi tre anni, e in alcuni dei casi la punizione è stato un lungo isolamento. L'uso dei social media è una grave violazione per i detenuti in South Carolina. La politica di limitare la comunicazione con il mondo esterno serve a non permettere ai detenuti di condurre attività criminali dall'interno.
Il Department of Corrections del South Carolina ha punito quasi 400 detenuti per aver utilizzato i social media nel corso degli ultimi tre anni, e in alcuni dei casi la punizione è stato un lungo isolamento. Le statistiche, raccolte dalla Electronic Frontier Foundation e rilasciate Giovedi, evidenziano la rigorosa politica applicata quando si trattano casi legati ai social media nel sistema carcerario dello Stato e il coinvolgimento di Facebook con la rimozione dei profili dei detenuti.
Già nel 2012, il Dipartimento del Sud Carolina of Corrections (Scdc) ha fatto della "creazione e/o gestione di un sito di social networking" un reato di Livello 1, una categoria riservata alle violazioni più violente delle politiche di condotta del carcere. Livello 1 è una delle accuse di reato più comuni proposte contro i detenuti, molti dei quali, come la maggior parte degli utenti di social network, vogliono rimanere in contatto con gli amici e la famiglia nel mondo esterno e tenersi aggiornati sugli eventi che accadono. Alcuni detenuti chiedono alle loro famiglie di accedere ai propri profili on-line per loro, mentre molti hanno accesso Internet lo stessi attraverso un telefono cellulare a cui hanno accesso in contrabbando.
Attraverso una richiesta ai sensi del Freedom South Carolina of Information Act, EFF, un gruppo sostenitore dei diritti civili su Internet, ha rilevato che, nel corso degli ultimi tre anni, i funzionari della prigione hanno registrato più di 400 cento casi disciplinari per "social networking" - quasi sempre per l'utilizzo di Facebook. Il reato ha avuto pesanti sanzioni, come anni di isolamento e la privazione di quasi tutti i privilegi, tra cui la visita e l'accesso ad un telefono.
EFF, apprese le informazioni, tramite un portavoce ha dichiarato: "Facebook non dovrebbe agire come censore del governo", ha dichiarato Dave Maas, coordinatore delle relazioni con i media e ricercatore investigativo del gruppo EFF. "C'è un sacco di motivi legittimi per cui un prigioniero dovrebbe desiderare di contattare il mondo esterno, come portare all'attenzione le condizioni o informazioni sul suo stato in prigione, o comunicare con la propria famiglia".
Facebook non ha risposto alle dichiarazioni di EFF. Il sistema carcerario del Sud Carolina ha chiesto a Facebook di rimuovere centinaia di account dei detenuti. Il più grande social network del mondo è stato obbligato, secondo l'EFF, in rispetto di un accordo che c'è tra le parti: i sistemi carcerari possono chiedere a Facebook di rimuovere i profili dei detenuti previa richiesta ufficiale "Inmate Account Takedown Request". EFF chiede, tuttavia, che ci sia una maggiore trasparenza quando si tratta di queste richieste.
L'uso dei social media è una grave violazione per i detenuti in South Carolina. La politica di limitare al massimo la comunicazione con il mondo esterno è volta a non permettere ai detenuti di condurre attività criminali dall'interno. Il sistema carcerario pone l'uso dei social media allo stesso livello di crimini come l'omicidio, lo stupro, disordini, fuga e presa di ostaggi, secondo Maas. In 16 casi, i detenuti hanno affrontato più di un decennio in detenzione disciplinare, una punizione che comprende isolamento e la perdita del privilegio di ricevere visite. Un detenuto ha ricevuto più di 37 anni in isolamento, secondo il FEP.
Adnkronos, 14 febbraio 2015
Le autorità israeliane hanno rilasciato Malak al-Khatib, una baby-detenuta palestinese di 14 anni, dopo circa due mesi trascorsi nelle carceri dello Stato ebraico.
Ne dà notizia il sito di notizie palestinese Sama News, che ricorda come Malak era stata "picchiata e arrestata" il 31 dicembre scorso presso un check point israeliano a sud di Tulkarem mentre rientrava da scuola. In questi due mesi, l'adolescente è stata portata quattro volte di fronte ai tribunali, che l'hanno condannata per lancio di pietre a due mesi di reclusione e al pagamento di una sanzione di 6.000 shekel, pari a circa 1.350 euro. Sono 213 i minorenni palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Askanews, 14 febbraio 2015
Rinviata, ancora una volta, la pena della fustigazione inflitta al blogger saudita Raef Badawi, condannato dalle autorità del suo Paese a 1.000 frustate da scontare in 20 settimane per avere "insultato l'Islam", come ha reso noto oggi Amnesty International. Oggi venerdì è il giorno della settimana stabilito per scontare la pena e si tratta quindi del quinto rinvio dopo le prime 50 frustate subite lo scorso 9 gennaio: le fustigazioni successive infatti non hanno avuto luogo, "per motivi di salute".
"Raef non è si è presentato alla sessione odierna per la fustigazione. Non sappiamo perché, ma lui rimane in prigione", come recita un tweet postato dall'Organizzazione in difesa dei diritti umani sul proprio account ufficiale. Il caso del blogger ha provocato indignazione in tutto il mondo con una denuncia delle Nazioni Unite, che hanno parlato di una punizione "crudele e disumana". Il 31enne Badawi, vincitore nel 2014 del premio Reporter senza frontiere per la libertà di stampa, è detenuto dal 2012.
Condannato per "offesa" all'Islam, il blogger, dallo scorso novembre sta scontando una condanna a 10 anni di reclusione. Come pena aggiuntiva è stato condannato anche a mille frustate da subire 50 alla volta per la durata di 20 settimane. La "colpa" di Badawi è per aver scritto questa frase sul suo blog: "Il laicismo rispetta ogni persona e non offende nessuno. È la soluzione concreta per far salire i Paesi (incluso il nostro) dal terzo mondo verso il primo".
Aki, 14 febbraio 2015
Sette detenuti di al-Qaeda sono stati fatti evadere da un carcere dello Yemen da uomini armati, che durante l'azione hanno ucciso u poliziotto. Lo rende noto una fonte governativa a condizione di anonimato all'agenzia di stampa Xinhua precisando che l'evasione ha avuto luogo nella provincia meridionale di Shabwa. "Il carcere centrale della provincia di Shabwa è stato attaccato da un gruppo di uomini armati, che hanno ucciso un soldato e ne hanno feriti due in modo grave", ha detto la fonte. I sette evasi fanno parte di al-Qaeda nella Penisola Arabia. Due di loro erano stati condannati a morte.
di Antonio Di Costanzo
La Repubblica, 13 febbraio 2015
Il ministro sottolinea anche l'impossibilità di "stabilizzare tremila tirocinanti" ma rivendica gli sforzi fatti: "Abbiamo rimesso al centro del dibattito il tema della riorganizzazione degli uffici. In ogni caso, sarà l'intervento più importante degli ultimi 25 anni sull'organico del settore della giustizia. È previsto il reclutamento di 2.250 unità e alla fine, tenendo conto dei pensionamenti, produrrà un saldo di 1.000 unità".
Ansa, 13 febbraio 2015
"Ieri sera abbiamo registrato un dato positivo che contiamo di stabilizzare: non abbiamo più nessun detenuto nei 202 istituti italiani ristretto in spazi di meno di tre metri quadri". È il dato riferito dal capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Santi Consolo. "Alla capienza complessiva - ha aggiunto il ministro della Giustizia Orlando - abbiamo aggiunto circa 2.000 posti, spazi recuperati grazie al lavoro nelle strutture degli stessi detenuti".
di Errico Novi
Il Garantista, 13 febbraio 2015
Il ministro Orlando e il Capo del Dap: non c'è più un solo detenuto con meno di tre metri quadri a disposizione. Bernardini: sul sito del ministero la tabella dice il contrario.
Se c'è un terreno aperto come una prateria per la propaganda di Lega e Cinque Stelle è quello della sicurezza. A cui è strettamente legato il problema carceri. Perciò il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a cui compete l'amministrazione penitenziaria, si dibatte tra emergenze da risolvere e contropiede da non regalare agli avversari.
di Simona D'Alessio
Italia Oggi, 13 febbraio 2015
Il "giro di vite" sui benefici (penitenziari) ai condannati per voto di scambio politico-mafioso diventa legge. E cadono le chance che i detenuti possano accedere al lavoro esterno, ai permessi premio, nonché alla gamma di misure alternative alla reclusione previste dal nostro ordinamento.
di Giorgio Israel
Il Messaggero, 13 febbraio 2015
Nessuno può seriamente svalutare la generosa intenzione morale che ha animato l'approvazione in Senato di un Disegno di legge che introduce e punisce il reato di negazionismo. Questo atto manifesta i sentimenti di rigetto dell'antisemitismo e del razzismo della nostra classe politica - peraltro autorevolmente ribaditi nel discorso di insediamento del Presidente della Repubblica.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 febbraio 2015
Sul reato del falso in bilancio "stiamo ancora mettendo a punto le ultime puntualizzazioni", parola del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il testo è ancora oggetto di limature e concretamente non se ne riparlerà prima della prossima settimana in commissione giustizia al Senato, nell'ambito del ddl Anticorruzione. Deciso che ogni falso in bilancio, anche il più lieve, merita la punibilità, si ragiona se lasciare delle soglie (il 3%?) per stabilire se un reato sia da punire da 1 a 4 anni oppure da 2 a 6.
In generale, però, dopo la riunione di maggioranza dei giorni scorsi, si profila un serio inasprimento delle norme su tutto il versante dei reati contro la Pubblica amministrazione. È deciso che ci sarà uno sconto di pena per il pentito: il premio per chi denuncia un accordo corruttivo di cui è parte, oscillerà da un terzo a metà della pena.
"Un premio fortissimo che ci permetterà, penso, un balzo in avanti nelle inchieste", spera il senatore Beppe Lumia, capogruppo Pd in commissione Giustizia. E noto che le denunce sono poche. Si mette anche fine a un anacronismo: oltre al pubblico ufficiale, anche l'incaricato di pubblico servizio (platea nel tempo divenuta larghissima) potrà essere imputato di concussione. Era un gap nella legislazione che i magistrati avevano evidenziato da tempo.
Matteo Renzi aveva enunciato il seguente principio: il corrotto dovrà restituire il maltolto per accedere al patteggiamento, altrimenti si sarebbe perpetuato il malcostume italico di ladri che scontano pene minime e poi si godono i proventi del furto. Nel frattempo è intervenuto il reato di auto riciclaggio che limita fortemente il trucchetto. Con la restituzione obbligatoria, si scoraggeranno molti patteggiamenti di comodo. Non solo.
Un emendamento su cui la maggioranza concorda riguarda anche l'esecuzione penale: il condannato non potrà avere la sospensione condizionale se, al pari del patteggiamento, non restituisce quanto rubato. Infine le sanzioni. Il dipendente pubblico che sia condannato per corruzione verrà licenziato anche con pene di 2 anni (attualmente, come previsto dalla legge Severino, il minimo di pena per rischiare il licenziamento erano 3 anni).
Guai anche per il corruttore: se un imprenditore in affari con la pubblica amministrazione, caso tra i più frequenti, gli sarà impossibile stipulare appalti pubblici per 5 anni. Secondo la legge Severino, l'allontanamento dagli appalti era di 3 anni. Prevista una raffica di aumenti di pena per quasi tutti i reati contro pubblica amministrazione, con conseguenti allungamento dei tempi di prescrizione.
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