www.altarimini.it, 16 gennaio 2015
Il Garante dei diritti dei carcerati, il dottor Davide Grassi, si è messo al lavoro con grande professionalità, ma l'Amministrazione Comunale di Rimini non lo ha messo nelle condizioni di svolgere le proprie funzioni. Non ha neppure una sede dedicata in cui poter incontrare i parenti dei detenuti, dovendosi "accontentare" di un ufficio presso l'Urp.
È quanto denuncia l'associazione Papillon Rimini in una nota. Il vicesindaco Gloria Lisi si dice "sorpresa" per la nota dell'associazione, avendo "proposto, sollecitato e seguito l'iter amministrativo per l'istituzione del Garante dei diritti dei carcerati. Secondo quanto dichiarato dal vicesindaco, è stata concordata proprio con il dottor Grassi la sede all'interno dell'Ufficio Relazioni con il pubblico del Comune di Rimini, in Piazza Cavour, per un solo giorno a settimana. Per quel che concerne gli aspetti amministrativi, il Garante è affiancato da un funzionario comunale che gestisce gli appuntamenti e le pratiche amministrative, mentre a breve sarà attivata la mail per contattarlo. L'indennità economica non è prevista, ad eccezione dei rimborsi spese. L'Amministrazione Comunale si è detta comunque favorevole a cercare una soluzione diversa, per quel che concerne la sede, purché sia lo stesso garante a proporle e che tutto avvenga secondo il percorso amministrativo che coinvolga il Consiglio Comunale.
Ristretti Orizzonti, 16 gennaio 2015
A Daniela, Laura, Livia, Silvia, Francesco, a tutti i soci e al presidente della Cooperativa P.I.D., agli Chef Carla e Luca, a tutti voi voglio dire grazie, per avermi accolto come socio lavoratore presso la cucina della Casa circondariale di Rieti, per avermi considerato come una persona e non solo un detenuto, per avermi dimostrato che nel mondo delle cooperative sociali ci sono tante persone oneste che operano nel rispetto della legge e delle persone disagiate come noi detenuti, perché è grazie a persone come voi, che nonostante quello che è emerso in questi giorni passati (coop. 29 giugno), tanti possono continuare a sperare in una nuova possibilità di reintegrarsi nella vita sociale , grazie al vostro impegno.
Oggi che vi scrivo so che domani sarà l'ultimo giorno in cui farò parte della Cooperativa P.I.D., purtroppo i recenti noti fatti hanno sicuramente influito su un probabile rinnovo del contratto di appalto del servizio di cucina, ma io e tanti altri detenuti sappiamo che voi avete operato con coscienza e spirito di collaborazione con tutti, amministrazione penitenziaria e noi, i detenuti.
Voglio poi ringraziarvi ancora per l'aiuto che date a tanti con l'accoglienza che fate presso la vs struttura di Roma via del Casaletto 243 "Casa Famiglia Don Pugliesi", anch'io, non avendo un alloggio nel comune di Roma, ho potuto usufruire e sto ancora usufruendo della vostra accoglienza gratuita presso questa struttura , per i permesso premio, così ho avuto la possibilità di cercare un lavoro (che ho trovato), di frequentare l'università, di curare i miei affetti e respirare di nuovo aria di libertà. Vi rinnovo il mio affetto, la mia disponibilità presente e futura alla cooperazione, vi abbraccio tutti e continuate così.
Lettera firmata
www.tvsette.net, 16 gennaio 2015
I Sindacati: problema tecnico ma interventi tardivi, sicurezza ancora a rischio. La notizia risale ad alcuni gironi fa ma, per ragioni di sicurezza è stata diramata solo in giornata. Dal giorno 2 al giorno 8 gennaio c.a. ,per un problema tecnico pare verificatosi alla Sala Regia, tutte le linee telefoniche sia interne che esterne della Casa Circondariale di Capodimonte sono andate completamente in avaria. A renderlo noto è la compagine sindacale Sannita della Polizia Penitenziaria composta dalle O.O.S.S. Cgil, Uil, Ugl e Sinappe.
Per ben 7 giorni infatti, si è atteso un intervento tecnico che solo il giorno 8 è poi riuscito a ripristinarne l'efficienza grazie anche ad alcune schede elettroniche fortunatamente disponibili presso altro Istituto di pena Campano. Se in tale periodo si è ovviato alla manza di linee interne con l'utilizzo di alcune apparecchiature radio, più complessa è apparsa la gestione di assenza di collegamenti telefonici esterni sia per quanto concerne il lavoro degli Uffici dell'Istituto e la sicurezza dello stesso, che per l'impossibilità di effettuare le chiamate settimanali dei detenuti ai propri congiunti così come previsto dall'attuale Ordinamento Penitenziario.
Per alcune importanti e urgenti comunicazioni tra Carcere e Uffici esterni, il Personale pare abbia addirittura dovuto ovviare al problema ricorrendo in alcuni casi ai propri telefoni cellulari. Attimi di tensione si sono registrati in particolar modo il giorno dell'Epifania a seguito di un avviso diramato già dal giorno precedente dalla Direzione con cui si garantiva alla popolazione detenuta lo sblocco delle chiamate per la tarda mattinata, cosa rivelatasi poi non fattibile perché non suffragata da alcun intervento tecnico.
Nella circostanza, solo l'alta professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria ha consentito che la paventata protesta rientrasse, riportando alla calma i detenuti ed evitando epiloghi ben peggiori. Nonostante il problema sia dipeso da cause squisitamente tecniche e la concomitanza con il periodo festivo forse non ne abbia certo favorito la soluzione, resta comunque grave - sostengono i Sindacati nella nota - che un intero Istituto Penitenziario, sia rimasto per ben 7 giorni completamente privo di linee telefoniche.
Gli standard di sicurezza che molto dipendono dalla rapidità dello scambio di informazioni e comunicazioni sia interne che esterne, sono stati seriamente compromessi, compensati ancora una volta solo e soltanto dallo sforzo umano e professionale della Polizia Penitenziaria e del Personale civile dell'Istituto. È inconcepibile, -concludono i Sindacalisti della Polizia Penitenziaria- come, a fronte dell'impegno profuso per i recenti stanziamenti da quasi 200mila euro destinati ad attività ludiche a favore dei detenuti, l'Amministrazione locale, nonostante i nostri ripetuti solleciti a favore dell'ammodernamento degli impianti della Sala Regia, non abbia provveduto a tempo debito a quegli interventi di manutenzione atti a preservare l'integrità degli impianti telefonici e nella circostanza, al loro immediato ripristino. La questione, come atto dovuto, è stata interamente rappresentata alle rispettive Segreterie Sindacali Regionali e Nazionali per i doverosi interventi presso il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma.
Il Velino, 16 gennaio 2015
Si erano presentate al carcere di Torino l'una per sostenere il colloquio con il nipote detenuto e l'altra per consegnare un pacco al compagno albanese anch'esse ristretto, ma il loro comportamento ha insospettito il Personale di Polizia Penitenziaria di servizio all'Ufficio colloqui. Tanto che a seguito degli attenti controlli non sono mancate le sorprese: una, nonna di un detenuto italiano, è stata trovata con 7 pastiglie di subotex nel reggiseno e l'altra, una volta ispezionato il pacco indumenti destinato al congiunto straniero, ha tentato di introdurre in carcere 2 telefoni cellulari con Sim card ed un tablet. Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commenta: "Questi episodi, oltre a confermare il grado di maturità raggiunto e le elevate doti professionali del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Torino, ci ricordano che il primo compito della Polizia Penitenziaria è e rimane quello di garantire la sicurezza dei luoghi di pena e impongono oggi più che mai una seria riflessione sul bilanciamento tra necessità di sicurezza e bisogno di trattamento dei detenuti".
Il Cittadino, 16 gennaio 2015
Il Rugby Monza si affida al crowd-funding per portare per il terzo anno consecutivo la palla ovale nel carcere di via Sanquirico. Perso uno sponsor, appello e sottoscrizione su Eppela.com. Un appello alla rete per salvare un bel progetto.
Perso uno sponsor, il Rugby Monza si affida al crowd-funding per portare per il terzo anno consecutivo la palla ovale nel carcere di via Sanquirico. Lanciando una sottoscrizione su un sito specializzato. L'obiettivo è raccogliere 1.200 euro per sostenere le spese di materiali ed equipaggiamento per i detenuti e c'è ancora poco più di un mese per raggiungerlo. Al 15 gennaio ventiquattro sostenitori hanno già donato 560 euro.
"Ogni settimana Alex Geddo e Davide Siever entrano in carcere per due ore di allenamento con i detenuti e organizzano tornei con squadre di società vicine - spiega il Rugby Monza. L'obiettivo sportivo è la promozione del rugby, sport con una valenza educativa molto forte. L'obiettivo sociale è la condivisione dei valori del rugby quali il rispetto reciproco, le regole, la solidarietà, il sostegno dovuto sempre e comunque. Il rugby è uno stile di vita ed un modo di essere".
Si può dare una mano al Rugby Monza cliccando sulla pagina dedicata da Eppela.com all'iniziativa: http://www.eppela.com/ita/projects/1189/mischia-moci-rugby-in-carcere.
www.clandestinoweb.com, 16 gennaio 2015
Sono quattro gli appuntamenti in programma dal 27 marzo sino al 26 giugno presso la Fortezza Medicea dove ci saranno i protagonisti del mondo della ristorazione: Roy Caceres, Filippo la Mantia, Alessandro dal Degan e Cristina Bowerman. Si tratta dell'iniziativa "Cene galeotte", che vede impegnata la Unicoop di Firenze con la collaborazione del ministero della Giustizia e della direzione della Casa di Reclusione di Volterra. Una manifestazione all'insegna del sociale che offre l'opportunità ai detenuti di lavorare come camerieri o cuochi a fianco di chef professionisti, che forniscono la loro esperienza gratuitamente.
Il ricavato delle cene sarà inoltre devoluto interamente alla Fondazione "Il cuore si scioglie" Onlus per i propri progetti. Si tratta quindi di un importante progetto che vede al centro il lavoro tra chef e detenuti volto proprio al reintegro di questi ultimi nell'attività lavorativa.
Dire, 16 gennaio 2015
La cultura come arma di riscatto sociale. Si è svolto ieri mattina all'istituto tecnico industriale Faraday di Ostia l'incontro tra circa trecento studenti e Davide Cerullo, autore del libro "Ali bruciate - bambini di Scampia", che ha raccontato la sua testimonianza.
All'appuntamento "Quando cultura fa rima con riscatto", che fa parte del progetto "Libriamoci" promosso dai ministeri dell'Istruzione e dei Beni culturali, ha partecipato anche l'assessore capitolino alla Scuola, Paolo Masini: "Vedere centinaia di ragazzi confrontarsi con Davide Cerullo e con il suo percorso di crescita, redenzione e abbandono della malavita per una "buona vita" è stata un'emozione - ha detto - Mai come oggi la nostra città ha bisogno di trasmettere alle nuove generazioni storie positive, e questo è il percorso che assieme alle realtà sane stiamo mettendo in campo".
"È venuto a raccontare la sua testimonianza di un percorso di adolescenza difficile, lontano dalla scuola, dall'istruzione, dalla cultura e quindi risucchiato nel mondo della malavita napoletana - spiega la dirigente Isabella Pinto - ha raccontato la sua storia per far capire come la cultura può cambiare la vita di una persona".
"Io non sono uno che si sente in diritto di dare un consiglio, io porto la mia esperienza per dire che io che ho sperimentato un po' cos'è la morte, posso dire quanto è importante la vita e quanto è importante l'istruzione. L'istruzione è il più grande atto di democrazia e libertà", ha detto Davide Cerullo.
"L'incontro con la forza sanitaria della parola l'ho avuto nel carcere di Poggio Reale di Napoli - ha proseguito Cerullo - in una stanza, tornando dall'ora d'aria, trovo sulla mia branda un Vangelo e ne ho strappate due pagine perché sfogliandole ho trovato tre volte il mio nome, per un attimo mi sono sentito parte di quella storia, ho capito che quello era il mio libro, il libro della mia vita, le parole della mia libertà, della mia identità.
Poi tanti anni dopo quando ho incontrato delle persone che quelle parole le vivevano veramente, che la legalità non la predicavano ma la praticavano, e quindi mi hanno aiutato". I libri quindi hanno aiutato Davide a trovare se stesso: "Ho scoperto quello che mai nessuno mi aveva detto: chi era Pasolini, Danilo Dolci, Don Lorenzo Milani, Martin Luther King, Gandhi, e da queste parole ho iniziato a diventare una persona libera, una persona nuova".
Ansa, 16 gennaio 2015
"Come cittadino, rappresentante territoriale pavese, ma soprattutto come persona sensibile alla fragilità seguo con attenzione e interesse il lavoro svolto dal carcere di Pavia, che rappresenta un valore per tutto il territorio, e a cui va il mio ringraziamento per il prezioso contributo per l'attuazione di una giustizia riparativa ed educativa".
Così l'assessore alle attività produttive, ricerca e innovazione di Regione Lombardia e consigliere regionale del Nuovo Centrodestra, ha commentato la visita di oggi al carcere di Torre del Gallo a Pavia. Ad accompagnarlo è stata la direttrice dell'Istituto, Iolanda Vitale. Melazzini ha incontrato i referenti delle Cooperative lavoro, che hanno presentato le progettualità svolte nell'istituto e le collaborazioni in atto con il territorio pavese, e ha visitato diversi padiglioni della struttura, in particolare gli spazi dedicati alle attività svolte all'interno e la biblioteca.
"Quello che si sta facendo in questa struttura credo sia straordinario - ha detto Melazzini. Penso, infatti, alle collaborazioni con le associazioni di volontariato che mirano ad obiettivi importanti, quali la rieducazione e formazione dei detenuti. Mi ha colpito l'attenzione rivolta a chi ha forti fragilità, in particolare la sensibilità ed entusiasmo con i quali è seguito e sostenuto nella sua esperienza nell'istituto".
L'assessore regionale ha ricordato le misure messe in atto a favore del mondo delle cooperative: "Sappiamo quale sia il prezioso ruolo assunto dalle cooperative e per questo motivo stiamo lavorando affinché sia sempre più valorizzato e sostenuto. Credo che sia fondamentale - ha continuato Melazzini - fare in modo che ogni persona abbia l'opportunità di trovare stimoli e motivazioni nuove per avviare un percorso di riflessione critica su se stessa, con benefici non solo individuali ma anche per tutta la comunità".
Ansa, 16 gennaio 2015
Evento speciale del Trieste Film Festival, il film "Il viaggio di Marco Cavallo", vale a dire il viaggio in Italia partito da Trieste per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini Opg o manicomi regionali e chiedere l'apertura di Centri di Salute Mentale h24, torna nel capoluogo giuliano. Per la regia di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi, della durata di 51 minuti, il film sarà proiettato la mattina del 18 gennaio al Teatro Miela.
Si tratta di un evento che gli organizzatori e anche il portavoce della battaglia, Peppe Dall'Acqua, dedicano "a tutte le Istituzioni di questo territorio e ai tantissimi operatori che hanno sostenuto il progetto e la campagna".
Il viaggio è cominciato da Trieste nel novembre 2013, insieme con StopOpg, Marco Cavallo ha attraversato l'Italia in un viaggio di oltre 4.000 km in 16 città italiane ed è entrato nei 6 Opg per incontrare gli internati. Il film, prodotto dalle Edizioni alphabeta Verlag di Merano - già editore della Collana 180 Archivio critico della salute mentale e co-promotore del viaggio, ha la fotografia di Daniel Mazza e il montaggio Beppe Leonetti.
Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2015
A larghissima maggioranza l'Aula di Strasburgo ha approvato una risoluzione sui marò in cui si chiede, tra i vari punti, il loro rimpatrio e un cambio di giurisdizione. Nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, si "auspica che, alla luce delle posizioni assunte dall'Italia, in quanto Stato membro, in relazione agli eventi collegati all'incidente, la competenza giurisdizionale sia attribuita alle autorità italiane e/o a un arbitraggio internazionale".
L'Assemblea di Strasburgo, inoltre, "esprime grande preoccupazione per la detenzione dei fucilieri italiani senza capi d'imputazione", "pone l'accento sul fatto che devono essere rimpatriati" e "sottolinea che i lunghi ritardi e le restrizioni alla libertà di movimento dei fucilieri sono inaccettabili e rappresentano una grave violazione dei loro diritti umani".
Dopo aver espresso "profonda tristezza" e manifestato il proprio "cordoglio per la tragica fine dei due pescatori indiani", il Parlamento europeo "si duole del modo in cui la questione è stata gestita e sostiene gli sforzi esplicati da tutte le parti coinvolte per ricercare con urgenza una soluzione ragionevole e accettabile per tutti, nell'interesse delle famiglie coinvolte, indiane e italiane, e di entrambi i Paesi".
L'Unione europea conta sul fatto che la decisione della Corte suprema indiana di prorogare il permesso di malattia per Massimiliano Latorre "possa segnare l'inizio di un percorso per trovare finalmente una soluzione rapida, definitiva, equa e condivisa al caso di entrambi i militari italiani", ha detto al Parlamento europeo di Strasburgo il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini introducendo ieri in tarda serata il dibattito, voluto da alcuni eurodeputati italiani, sui due fucilieri di marina, Latorre e Salvatore Girone.
Girone è tuttora detenuto in India, mentre Latorre è in Italia, dove resterà per altri tre mesi, per i postumi di un intervento al cuore che si è reso necessario dopo l'ictus che lo ha colto in India. I due sono in attesa di essere giudicati in India sull'accusa di avere ucciso due pescatori nel corso di un'operazione antipirateria.
"Questo caso si trascina ormai da tre anni - ha ricordato Mogherini - un lasso di tempo inaccettabile, nel corso del quale i due militari italiani sono stati e sono a tutt'oggi ingiustamente sottoposti a misure restrittive della libertà personale, pur in assenza della formulazione di un capo d'accusa". Mogherini ha poi sottolineato come "casi come questo rischiano di avere importanti ripercussioni sulla lotta globale contro la pirateria, in cui l'Unione europea è da tempo seriamente impegnata. La marineria indiana è stata spesso obiettivo di azioni criminali al largo delle coste della Somalia e grazie all'operazione Atalanta sono stati liberati molti ostaggi". Mogherini ha assicurato di seguire "personalmente con particolare attenzione questo caso e intendo utilizzare ogni opportunità a per continuare a sollevarlo affinché si trovi una soluzione accettabile e definitiva per tutte le parti".
D'Ambrosio Lettieri (Fi): bene risoluzione, ma a parole seguano fatti
"Meglio tardi che mai. La risoluzione approvata dal Parlamento europeo riunito in assemblea plenaria a Strasburgo è certamente una buona notizia. Mi auguro che non restino semplici raccomandazioni e che adesso il governo italiano, caduto l'ultimo alibi, si decida ad agire con maggiore autorevolezza e sostanziali iniziative rispetto al passato. Da tempo sosteniamo che i diritti umani dei nostri due marò siano stati violati, insieme al fatto che la competenza giurisdizionale debba essere attribuita all'Italia o, al massimo, ad un arbitraggio internazionale.
Siamo rimasti inascoltati e il risultato è che a quasi tre anni dall'accaduto, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono detenuti senza che sia stato formulato neanche un capo di imputazione e la restrizione della loro libertà stava per trasformarsi anche in tragedia per le note condizioni di salute di Latorre. Incredibile, ma vero, purtroppo".
Lo dichiara in una nota il senatore di Fi, d'Ambrosio Lettieri. "Incredibile che, come giustamente sosteneva qualche giorno fa Angela del Vecchio, docente di diritto internazionale alla Luiss di Roma, dopo l'evidente indisponibilità delle autorità indiane a trovare una soluzione adeguata e ragionevole al caso dei nostri fucilieri, non si sia fatto ricorso al Tribunale internazionale del diritto del mare per sbloccare la situazione.
Tempo perso, vite distrutte, sia quelle delle famiglie dei due pescatori morti che sino ad oggi comunque non sanno cosa sia successo davvero, sia quelle dei nostri marò, che stanno vivendo, insieme ai loro cari, un incubo chiamato ingiustizia. Ha fatto bene l'Europarlamento a porre l'accento sul fatto che 'i diritti e la sicurezza dei cittadini dell'Ue nei paesi terzi dovrebbero essere salvaguardati dalla rappresentanza diplomatica dell'Unione, che dovrebbe operare attivamente per la difesa dei diritti umani fondamentali dei cittadini dell'Ue detenuti in qualsiasi Paese terzò. Ma adesso basta parole. Seguano i fatti".
India condanna risoluzione europarlamento: inopportuna
Nuova Delhi: caso riguarda giustizia indiana e colloqui in corso. Il governo indiano ritiene che "il parlamento europeo non avrebbe dovuto adottare la risoluzione" approvata ieri, che auspica il passaggio del caso dei due fucilieri della Marina a giurisdizione italiana o internazionale e ricorda che la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è al momento al vaglio della giustizia indiana, sotto esame da parte della giustizia indiana "ed è oggetto di colloqui tra India e Italia".
La condanna del governo di Nuova Delhi del pronunciamento degli eurodeputati, dopo le prime critiche, già ieri, affidate all'ambasciata indiana a Bruxelles, è arrivata con una dichiarazione ufficiale del portavoce del ministero degli Esteri Syed Akbaruddin, pubblicata dai media indiani. L'esecutivo indiano sottolinea che "la Corte Suprema, nella sua decisione del 14 gennaio, ha concesso una estensione di tre mesi a Massimiliano Latorre per restare in Italia per motivi di salute e che l'altro marò, Salvatore Girone, si trova nell'ambasciata italiana a Nuova Delhi.
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