Adnkronos, 12 gennaio 2015
Il primo ministro, Hayat Boumeddiene probabilmente in Turchia o in Siria Parigi, 12 gen. () - Isolamento per i detenuti estremisti islamici nelle carceri francesi. È quanto ha annunciato il primo ministro Manuel Valls, secondo Le Figaro. "Separeremo questi detenuti dagli altri" nelle prigioni, "bisogna rendere generale" questa misura ma, ha affermato Valls, "bisogna farlo con "giudizio e intelligenza". Il primo ministro francese ha poi precisato che "il lavoro della giustizia" prosegue: "Stiamo considerando come effettivamente probabile l'esistenza di altri eventuali complici" dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly. Valls ha anche confermato che Hayat Boumeddiene, compagnia di Coulibaly, si trova probabilmente "in Turchia o in Siria".
Ansa, 12 gennaio 2015
Secondo il presidente della Associazione dei giornalisti turchi Tgc Nami Bilgin la situazione della libertà di stampa in Turchia è la peggiore degli ultimi 60 anni. In dichiarazioni riferite da Zaman online, Bilgin ha denunciato in particolare gli arresti e i licenziamenti di giornalisti e il rifiuto di accreditare media di opposizione da parte delle autorità governative. Secondo le organizzazioni internazionali della stampa, la Turchia è il paese del mondo con il maggior numero di giornalisti in carcere. Diversi cronisti e i direttori di due importanti testate di opposizione - il quotidiano Zaman e una rete televisiva - vicine al movimento Hizmet dell'imam Fetullah Gulen, ex-alleato ed ora arci-nemico del presidente islamico Recep Tayyip Erdogan sono stati arrestati ancora in dicembre. Diverse organizzazioni fra cui Reporter Senza Frontiere hanno contestato la presenza ieri alla grande manifestazione di Parigi contro la strage di Charlie Hebdo e per la libertà di espressione del premier di Ankara Ahmet Dautoglu, denunciando la situazione della stampa in Turchia.
di Giusy Regina
www.arabpress.eu, 12 gennaio 2015
Dopo l'attentato suicida del 10 gennaio scorso avvenuto in un bar a Tripoli, le forze di sicurezza libanesi hanno fatto irruzione in una delle più grandi prigioni del Paese, quella di Roumieh, in cui sono detenuti molti militanti islamisti. Pare che la polizia stesse cercando oggetti vietati che collegassero gli islamisti detenuti ai due attacchi suicidi. I detenuti dal canto loro, hanno bruciato materassi per protesta, senza causare fortunatamente feriti. Roumieh è stato originariamente costruito per contenere circa 1.500 detenuti, anche se ora ne contiene circa 3.700.
di Mark Franchetti*
La Stampa, 12 gennaio 2015
È stato arrestato diverse volte, ha subito due processi in cui è stato condannato con accuse costruite dal Cremlino, da marzo è agli arresti domiciliari e per mesi gli è stato proibito di usare Internet e il telefono. Infine, per metterlo a tacere suo fratello è stato incarcerato per tre anni e mezzo. Ma Alexey Navalny, il più tenace e agguerrito critico di Vladimir Putin, continua con la sua sfida. In segno di protesta contro i domiciliari, che denuncia come illegali, la settimana scorsa ha twittato una foto del braccialetto elettronico che gli era stato messo sulla caviglia e che lui ha tagliato con un coltello da cucina.
La provocazione Poi ha sfidato i suoi oppositori uscendo a comprare il latte, solo per venire fermato da tre poliziotti in borghese che gli hanno intimato di rientrare in casa. E la tensione non potrà che salire oggi, quando Navalny metterà in atto il suo piano di andare a lavorare nell'ufficio della fondazione anti-corruzione che ha fondato, per la prima volta in dieci mesi. Il risultato probabilmente sarà un suo ennesimo arresto oppure nuovi avvisi di garanzia.
"Mi rendo conto del rischio, ma non mi farò silenziare", dice il 38enne Navalny nella prima vera intervista che rilascia da quando, il 30 dicembre scorso, lui e suo fratello Oleg sono stati condannati per appropriazione indebita in un processo che molti considerano una parodia della giustizia. "La scelta per me è semplice: lasciare la politica e abbandonare il mio Paese, o continuare a combattere per una Russia migliore, più democratica e meno corrotta. Per me ovviamente c'è una sola soluzione: restare, e non importa cosa mi faranno.
Non mi farò intimidire. Putin vuole il potere assoluto e non tollera il dissenso, non possiamo concederglielo". La vendetta del potere Piedi nudi, jeans e t-shirt nera, Navalny è seduto nella cucina del suo trilocale in una periferia operaia di Mosca, mentre la figlia adolescente e il figlio più piccolo giocano nella stanza accanto. Parla con rabbia della decisione del Cremlino di dargli una condanna con la condizionale e mandare invece il fratello in prigione. Il 31enne Oleg, padre di due figli piccoli, non ha mai fatto politica.
Ora è chiuso nella Butyrka, una delle più famigerate prigioni russe. I fratelli sono stati condannati per aver frodato la sede locale della marca di cosmetici Yves Rocher, nonostante la società avesse ripetutamente negato di essere stata vittima di un crimine. "Incarcerare Oleg al posto mio è la decisione più vile che il Cremlino poteva prendere", dice Navalny, che è già stato condannato nel 2013 in un altro processo per frode e appropriazione indebita con una sentenza condizionale di 5 anni considerata dai più politica.
"È un ricatto vigliacco. Sanno che non possono farmi tacere perciò vanno a colpire lamia famiglia. Oleg è diventato un ostaggio. È un grande dolore per me stare seduto a casa mentre lui è in prigione, ma accettare di tacere significa lasciarli vincere". "Non c'è altra strada", interviene la moglie Yulia, "uno non può arrendersi a gente come questa".
L'attività Avvocato e attivista anti-corruzione che nel 2013 è arrivato secondo alle elezioni del sindaco di Mosca, Navalny è stato il bersaglio principale di una pesante campagna del Cremlino contro un'opposizione già perseguitata. Le pressioni sono aumentate con la crisi in Ucraina. Decine di critici di Putin sono stati incarcerati, costretti all'esilio o messi ai domiciliari. Nuove leggi draconiane puntano a bloccare il dissenso in Rete. I magistrati stanno mettendo in piedi altre due incriminazioni contro Navalny: in una viene accusato di aver rubato un quadro, nell'altra di aver stornato i fondi della sua stessa campagna elettorale.
Il leader dell'opposizione dice di aspettarsi che Putin diventi ancora più repressivo man mano che la Russia scivola nella recessione. "È tenuto al potere da un sistema di ladri e cialtroni, di corruzione e propaganda", dice Navalny, prolifico blogger molto presente su Twitter. Intelligente, carismatico, populista, famoso per il suo umorismo caustico e le denunce della corruzione degli uomini del Cremlino, è salito alla ribalta con le manifestazioni anti-putiniane a Mosca del 2011-13, ed è diventato una spina nel fianco del presidente.
"Ci dicono che la sua popolarità resta all'80%. Ma è un mito. Resta al potere perché impedisce l'esistenza di una vera opposizione, di elezioni oneste e di media liberi". Alla domanda se teme le prossime mosse del Cremlino contro di lui, Navalny - che cova ambizioni presidenziali - risponde sicuro come sempre: "La persecuzione è diventata parte della nostra vita. Non è facile, ma ci siamo abituati. Non funzionerà comunque. Non mi faranno stare zitto".
*Corrispondente da Mosca per il "Sunday Times" di Londra. Traduzione di Anna Zafesova
di Roberto Saviano
La Repubblica, 11 gennaio 2015
"Sapete quanti giornalisti sono morti ammazzati lo scorso anno? E quanti incarcerati, torturati?". Arrivederci alla prossima strage. Arrivederci a quando il sangue farà essere tutti facilmente solidali. Tutta quest'attenzione, tutta la vicinanza si stempererà, si annacquerà e ci ritroveremo alla prossima strage tutti abbracciati e convinti che la libertà d'espressione va difesa come origine d'ogni altro nostro diritto.
di Roberto Toscano
La Stampa, 11 gennaio 2015
Si è quasi esitanti a cercare di riflettere sui tragici eventi di Parigi quando sembrerebbe invece giusto limitarsi a respingere categoricamente una disumana barbarie. E invece proprio adesso è necessario cercare di ragionare.
di Paolo Colonnello
La Stampa, 11 gennaio 2015
Niente da fare: la proroga di altri quindici giorni alle cooperative di detenuti che gestiscono le mense in dieci carceri italiane, non è stata concessa. Fine dell'esperimento? "Non proprio. Entro la fine del mese comincerò ad incontrare singolarmente i responsabili delle cooperative e vedremo come continuare", risponde Santi Consolo, magistrato, nuovo capo del Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero di Giustizia da cui dipendono tutti gli istituti di pena italiani.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 11 gennaio 2015
Detenuti e lavoro: in queste ore il ministero chiude (come annunciato un mese fa) 10 anni di esperimento del servizio cucine fornito - grazie a 3,5 milioni di Cassa delle Ammende come start up del 2003 - da coop di detenuti in 10 (su 205) carceri, i cui direttori attestano minor recidiva in chi lavora, cibo migliore e risparmi per lo Stato.
Il Garantista, 11 gennaio 2015
Il ministro: misure per facilitare l'oscuramento. Salvini contro Calderoli: non pena di morte ma lavori forzati. Fi e Ncd: rinviare voto sulla mozione pro-Palestina.
Non solo l'estensione delle restrizioni già previste per i mafiosi ai presunti terroristi, i monitoraggi delle moschee o "lo stop alla vendita dei precursori di esplosivi", già annunciati alla Camera. Nel pacchetto di Angelino Alfano per frenare l'ondata jihadista è prevista anche una stretta su "web e comunicazione su internet".
di Annalisa Dall'Oca ed Emiliano Liuzzi
Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2015
Il Ministero della Giustizia elimina l'esperimento, ma dà l'ok alla coop "29 Giugno" per gli sgravi fiscali e poi l'antimafia blocca. Dieci anni cancellati in meno di un mese. A partire dal 15 gennaio vedrà sparire una delle poche eccellenze del suo sistema carcerario, settore mense.
- Giustizia: dobbiamo chiudere il Partito Radicale... adesso rischiamo di essere solo un alibi
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- Lettere: carceri & civiltà









