In Veritas, 24 agosto 2025
La segretaria Feneal-Uil Spinelli: “Servono cantieri, non parole”. A fronte di una città che negli ultimi anni ha saputo trasformarsi grazie a opere pubbliche, architettura contemporanea e spazi urbani riqualificati, permane un’ombra che vanifica ogni proclama di modernità: le carceri salernitane. Il caso del carcere di Fuorni è emblematico. Una recente visita di una delegazione di avvocati penalisti ha documentato condizioni di sovraffollamento estremo: sei detenuti in una cella, appena tre docce per sessanta persone, una capienza regolamentare di 390 posti e una presenza effettiva di circa 600 detenuti. Uno scarto che sfiora l’80 % e che rende impossibile garantire dignità, sicurezza e percorsi rieducativi reali.
di Ciro Oliviero
dalsociale24.it, 24 agosto 2025
Pino Cantatore, ha raccontato l’esperienza della prima impresa sociale nelle carceri di Bollate e Vigevano. Il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia aveva evidenziato un sovraffollamento record, carenza di personale, diritti compressi e una deriva punitiva che mette a rischio la tenuta costituzionale del sistema. Al 30 aprile 2025 i detenuti in Italia erano 62.445, con un tasso reale di affollamento è del 133%. L’istituto col più alto tasso di persone in stato di reclusione è Milano San Vittore, con il 220%. Ma proprio dalla Lombardia arrivano anche storie positive. Come quelle che ha raccontato oggi al Meeting di Rimini Pino Cantatore, presidente della cooperativa Bee4, prima impresa sociale nelle carceri di Bollate e Vigevano.
di Chiara Evangelista
Corriere della Sera, 24 agosto 2025
Inaugurato a novembre del 2024, ha l’obiettivo di accompagnare il percorso di inclusione di migranti e rifugiati, concentrando in un unico luogo l’offerta di servizi: dal supporto per l’inserimento nel mondo lavorativo all’orientamento per il ritorno volontario assistito nel Paese d’origine. Nel deserto agostano l’accoglienza non va in vacanza. A luglio sono stati 1.400 gli accessi al centro di via Sammartini, l’unico spazio in città che riunisce tutti i servizi cittadini dedicati alle persone migranti e rifugiate, con una particolare attenzione a quelle neo-arrivate. L’immobile comunale, nei primi sei mesi del 2025, ha registrato una media di 950 accessi al mese.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 24 agosto 2025
Sono tempi duri per la realtà, che non riesce a imporsi squarciando il velo della narrazione che avviluppo a ogni cosa, camuffandola: figuriamoci per la verità. Sedotti dagli interpreti, catturati dagli spin doctor, abbiamo quasi rinunciato alla ricerca del vero in cambio della politica ridotta a performance, che consuma gli eventi nello spazio di una clip o li comprime in un tweet, smarrendo il deposito di significato e sacrificando la comprensione all’immediatezza: purché tutto faccia spettacolo, come ai tempi di Barnum.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 24 agosto 2025
“Non si può ricordare qualche cosa a cui non si è pensato e di cui non si è parlato con sé stessi”. “Hannah Arendt). In redazione guardiamo i filmati e le fotografie che arrivano a centinaia da Gaza. Le lasciamo scorrere sul video dei computer in silenzio. “Sono quadri di Caravaggio”, dice una collega. Le macerie, la sabbia, la luce violenta, un formicaio di esseri umani spinti verso il nulla. Gli occhi senza espressione, i vestiti a brandelli e i corpi scheletrici di chi vive in fuga, senza cibo, senza acqua, senza elettricità. Senza. Ecco, i palestinesi sono un popolo senza. Derubati di tutto. Dall’anima alla dignità.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 24 agosto 2025
Con stile affabile Caprio ha offerto un’immagine quasi sovversiva della giustizia americana: non più la macchina impersonale e classista che con ferocia divora i suoi figli ma un volto umano, fatto di ascolto e buon senso che considera i contesti e le attenuanti. È morto Frank Caprio, il giudice di origini italiane di Providence, Rhode Island, diventato una celebrità mondiale grazie ai suoi video virali, oltre un miliardo e mezzo di visualizzazioni nel corso degli anni. Con stile affabile Caprio ha offerto un’immagine quasi sovversiva della giustizia americana: non più la macchina impersonale e classista che con ferocia divora i suoi figli ma un volto umano, fatto di ascolto e buon senso che considera i contesti e le attenuanti.
di Mario Ricciardi
Il Manifesto, 24 agosto 2025
L’invio della guardia nazionale a Washington non avviene per fare fronte a un’emergenza, ma come reazione a un “panico morale” alimentato in gran parte dallo stesso presidente. Non è la prima volta che un presidente degli Stati uniti utilizza i poteri che ha a disposizione per ripristinare l’ordine pubblico. Normalmente questi interventi hanno luogo in situazioni di emergenza - per esempio per porre fine a disordini violenti - che sono ampiamente documentate e suscitano un allarme sociale. Quel che sta accadendo nelle ultime settimane ha un carattere peculiare.
di Marina Catucci
Il Manifesto, 24 agosto 2025
Il Pentagono sta reclutando dipendenti civili perché si uniscano alla campagna di espulsione di massa voluta dal presidente Donald Trump, chiedendo al personale di candidarsi per essere impiegato presso le strutture di controllo dell’immigrazione. Il Dipartimento della Difesa ha pubblicato un annuncio di lavoro rivolto a volontari tra i “dipendenti federali civili” che si candidino a supportare le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e della Customs and Border Protection (Cbp). Lo ha fatto tramite un’e-mail ai dipendenti civili a cui ha chiesto di “cogliere questa opportunità”.
di Anna Foa
La Stampa, 24 agosto 2025
Questa è una guerra a oltranza rivendicata da un governo razzista. Non è solo il termine “genocidio” ad essere contestato sia dal governo israeliano sia da molta parte del mondo ebraico della diaspora a proposito di quanto accade in Israele e in Palestina. Ce ne sono altri, ugualmente contestati e accusati da Netanyahu di antisemitismo. Uno è “apartheid”, l’altro “pulizia etnica”. Le ultime notizie da Israele, con i progetti dichiarati dal governo su Gaza e Cisgiordania, li riportano all’attenzione del mondo. Apartheid, è noto, è un termine nato per definire la situazione del Sudafrica tra il 1948 e il 1994 e indicare un regime di segregazione razziale basato sulla supremazia dei bianchi sui neri. Era un regime di segregazione molto netta, in cui tutto, scuole, trasporti, ospedali, era separato al punto che un nero in pericolo di vita non poteva essere curato in un ospedale destinato ai bianchi. Anche la segregazione razziale negli Stati Uniti del Sud, abolita nel 1964, aveva caratteristiche molto simili.
di Mosè Vernetti
La Stampa, 24 agosto 2025
L’appello della mamma palestinese. Parla Layla al-Sheik, mamma di Qusay morto a 8 mesi: “Vogliamo libertà e uguaglianza”. “Mi chiamo Layla al-Sheikh. Vengo da Betlemme. Mio figlio Qusay è morto a otto mesi per un’infezione polmonare causata dai gas lacrimogeni israeliani. Era il 2002, la seconda intifada. Siamo corsi fuori di casa per portarlo all’ospedale di Betlemme ma ci ha fermati un blocco dell’esercito. Ci siamo diretti quindi a Hebron (al-Khalil) ma di nuovo le Idf non ci hanno fatto passare. Siamo arrivati all’ospedale troppo tardi”.
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