di Filomena Cataldo
toscanalibri.it, 1 agosto 2026
“Se sei stato fortunato, hai il dovere di restituire, di dare indietro a chi lo è stato meno di te. Io ho scelto il carcere e ho deciso di concentrarmi su una cosa sola, per non disperdere energie”. Nel marzo del 2025 ho avuto il piacere di moderare la presentazione a Siena del libro “Tempo al Tempo” (Mondadori) di Camilla Costanzo, una persona cordiale, energica, colta. La conversazione intorno al romanzo - che sembra essere una scacchiera umana, in cui esistono l’io e il noi - segue un ritmo dinamico e piacevole. La struttura narrativa è suddivisa in tre tempi e ogni storia è riflesso della successiva; così i personaggi descritti da Camilla Costanzo, complessi nella loro umanità disarmante, sono restituiti al tempo con il peso e la leggerezza delle loro scelte, dei loro drammi e piccole grandi vittorie. Lutto, maternità, abbandono, scelte sbagliate e voglia di riscatto, fra i temi di interesse sociale, oltre che umano, presenti nel testo.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 1 agosto 2026
Con Exodus è stato tra i primi a tendere la mano ai tossicodipendenti, trasformando il Parco Lambro di Milano in un luogo di rinascita. L’infanzia difficile, la “scuola dei preti”, la vocazione, il volto mediatico. I funerali lunedì a Sant’Ambrogio a Milano. Sarà la Basilica di Sant’Ambrogio, nel cuore di Milano, a ospitare lunedì 3 agosto alle 15 l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi, il sacerdote che ha dedicato la vita ai ragazzi più fragili fondando la comunità Exodus. Non una cerimonia solenne nel senso tradizionale, ma una liturgia “viva”, come l’ha voluta la Fondazione da lui creata: saranno i canti, la musica e soprattutto le voci dei ragazzi e degli educatori arrivati dalle comunità d’Italia e del mondo ad accompagnare il congedo da uno dei grandi protagonisti del cattolicesimo sociale italiano.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
“Arrivato al Parco Lambro avevo paura, ma sono rimasto. Mi chiamano “pazzo”, è una virtù”. Nel 1979 fu don Verzé a volerlo a Milano, da allora il lavoro di don Antonio Mazzi è stato enorme. L’unico cruccio: “Questa salute che mi costringe a fare i tagliandi in ospedale”. Gli giravano assai spesso le balle - come da precisa sua scelta lessicale, attenzione -, e ancor più le faceva girare. Quel prefetto lì non ha energia, sentenziava, e quel sindaco oh signur!, s’arrabbiava, e la borghesia di Milano quant’è egoista, ma egoista per davvero ripeteva, quella borghesia stessa poi, afflitta dai sensi di colpa, che incrementava le donazioni staccando assegni, e la chiesa, un disastro la chiesa, sbuffava, e i preti, lasciamoli perdere i preti che fan danni, e gli insegnanti non ne parliamo, ma dove l’hanno messa la passione, domandava invero sapendo la risposta, e poi le madri e i padri, s’addolorava, che ci sono ma non ci sono, si comportano come fossero loro i figli, genitori mosci, viziati, lamentosi, elencava, ma in ogni modo, al principio e alla fine, una cosa soltanto mandava in bestia per davvero don Antonio Mazzi: “Questa salute qui che mi costringe a dei tagliandi in ospedale e a starmene fermo a casa”, e per casa s’intenda la comunità, ripeteva con la voce tuonante ormai di piuma nei tempi ultimi suoi e anche nostri, tipi così segnano epoche e lasciano solchi sull’asfalto, mica tracce su di una piccola zolla in campi di periferia.
di Matteo Soro
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
Vittorino Andreoli, lo psichiatra amico di don Mazzi- Classe ‘40, psichiatra e scrittore era legato a don Mazzi da mezzo secolo di amicizia: “Era uno che con i ragazzi era un ragazzo, anche a 96 anni. Ti raccontava di quand’era giovane e volevi ascoltarlo fino in fondo”. “Quelli come lui sono i folli di Dio, i matti di Dio… Persone grandi… I media si occupano tanto dei ricchi: bisogna raccontare la vera ricchezza!”. Al telefono c’è il professor Vittorino Andreoli, classe ‘40, psichiatra e scrittore. Due “veronesi de soca”, lui e don Mazzi. Legati da mezzo secolo di amicizia. Compresa l’“eresia” di Exodus.
di Gianna Fregonara
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
La proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito: “Una grande assise per parlare di integrazione. Burqa vietato e chi non manda le figlie a scuola va in galera”. “Organizzerò una grande assise a novembre per discutere dell’integrazione dei ragazzi stranieri, invitando esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti. Lì presenteremo la nostra visione e le misure già avviate in nome di un’Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese. Sarà anche l’occasione per definire ulteriori interventi”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara risponde alla proposta che Ernesto Galli della Loggia, tra l’altro componente della commissione per le indicazioni nazionali nominata dal ministero, ha lanciato sul Corriere.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 1 agosto 2026
Chiuse le frontiere per un mese, ma la premier avvisa: “Pronti ad aiutare Madrid”. Le tensioni con il governo iberico e il timore per gli effetti sul turismo. In una nota di FdI l’attacco alla sinistra “modello porte aperte”. La gara con Futuro Nazionale. La schiuma della terra sbarca a Ceuta e Vannacci resta a mollo con le pinne. Dice la destra: “Siamo invasi”, e lui pesca pesci palla. Meloni e Piantedosi chiudono le frontiere, sospendono Schengen (per un mese), Salvini twitta come un invasato, e perfino Tajani annuncia che vuole spezzare le reni alla Spagna. La più grande crisi umanitaria europea, oltre cinquantamila migranti sbarcati a Ceuta, è il cocomero elettorale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 agosto 2026
Con un’ordinanza firmata dal giudice Marco Gattuso viene bocciata la stretta sulle corsie veloci di frontiera. L’amministrazione non ha prodotto gli atti necessari e le limitazioni alla libertà personale non erano manifestate in modo chiaro. Tutto è girato attorno a una parola. Il prefetto di Bologna aveva scritto che un richiedente asilo arrivato dal Pakistan poteva risiedere “soltanto” nel Centro di accoglienza che lo ospitava, per un massimo di dodici settimane. Per l’avvocata Monica Biamonte quel “soltanto” era l’obbligo di restare dentro, cioè la libertà personale toccata da un prefetto senza il controllo di un giudice; per la Prefettura era solo l’indicazione di dove la persona abita.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 1 agosto 2026
Le destre europee cavalcano la crisi umanitaria nell’enclave spagnola. E l’Italia chiude le frontiere con la Spagna. Si perdoni il cinismo ma la realtà è impietosa: per la destra italiana, europea e occidentale la fiumana di migranti che ha invaso Ceuta sperando di fare dell’enclave un trampolino verso il continente è un terno al lotto, un’occasione forse unica. In Europa l’Italia è il Paese che ha suonato l’allarme più a distesa di tutti. Il ministero dell’Interno ha disposto la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna, sospendendo quindi il trattato di Schengen. Una decisione che arriva dopo le parole di Giorgia Meloni, che aveva spalleggiato esplicitamente il ministro degli esteri Tajani che già giovedì sera si era detto favorevole alla sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione per la Spagna e aveva messo all’indice il governo spagnolo di Pedro Sanchez accusandolo di fatto di aver provocato l’ondata migratoria di Ceuta con la decisione di regolarizzare 500mila immigrati.
di Luca Tancredi Barone
Il Manifesto, 1 agosto 2026
Per Madrid, almeno 48 mila marocchini avrebbero riattraversato la frontiera: praticamente quasi 200 rimpatri al minuto. Ancora una volta, il governo spagnolo è stato preso alla sprovvista dalla quantità di persone che si sono riversate da giovedì sulla città di Ceuta, l’enclave spagnola incastonata su una stretta lingua di terra africana affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Durante la giornata di ieri il ministero dell’Interno spagnolo ha parlato della cifra record di 50 mila persone che sarebbero arrivate in poche ore a nuoto, ma anche a piedi, a riversarsi sulla piccola città di circa 80 mila abitanti: cifre che non sono neppure comparabili a quelle dell’ultima crisi di questo genere nel 2021. Secondo dati forniti sempre dal governo spagnolo, sarebbero morte affogate almeno 57 persone.
di Antonio Sasso
ottopagine.it, 31 luglio 2026
“Nel primo semestre del 2026 sono stati recuperati o realizzati oltre 960 posti detentivi”. Lo riporta il comunicato relativo alla settima cabina di regia per l’edilizia penitenziaria, presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e che si è svolta ieri a Palazzo Chigi. Ma i nuovi posti non hanno inciso sul sovraffollamento: reparti chiusi, manutenzioni rinviate e strutture inagibili hanno ridotto ulteriormente la capienza effettiva degli istituti: così il sovraffollamento ha raggiunto il 139,7 per cento (+6,3 punti rispetto a un anno fa).
- Domiciliari per detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti, ok definitivo alla Riforma
- Domiciliari terapeutici, curare per non punire due volte
- Anche i detenuti hanno diritto alla Naspi, ma il riconoscimento rischia di restare sulla carta
- Stretta sulla giustizia minorile, il copione è lo stesso: a fatto di cronaca segue più repressione
- Retromarcia sul decreto Ai









