di Giulia Mietta e Alberto Pinna
Corriere della Sera, 19 agosto 2025
È la seconda vittima in 48 ore: indagati 4 carabinieri. I decessi a Genova e Olbia. Salvini difende l’Arma, Salis attacca. Due episodi in due giorni. Dopo il caso di Olbia di sabato notte, un’altra persona è deceduta domenica pomeriggio a Genova colpita con il taser (sempre) dai carabinieri: si tratta di Elton Bani, 47 anni, di nazionalità albanese. La sequenza e la vicinanza temporale dei due fatti hanno scatenato mille polemiche. In difesa dei militari sono scesi in campo i sindacati di polizia e il fronte politico di centrodestra. Critici invece sull’uso dello strumento i settori della sinistra. Tutto questo mentre sul fronte delle indagini i quattro carabinieri coinvolti sono stati iscritti nel registro degli indagati: un atto dovuto delle Procure per avviare subito i primi accertamenti e disporre le autopsie.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 19 agosto 2025
Parla la Garante regionale dei detenuti della Sardegna. “Dolori lancinanti, convulsioni, incontinenza fecale, a volte morte. È un’arma che non si può usare contro malati psichiatrici o persone alterate dalle sostanze”. Prima di Gianpaolo Demartis, morto ad Olbia sabato sera, e di Elton Bani, deceduto a Manesseno domenica sera, c’erano stati Riccardo Zappone (30 anni, Pescara) e Simone de Gregorio (35enne affetto da problemi psichiatrici, Chieti); e l’anno prima era accaduto a Barletta, a Vipiteno e a Roma. Tutti morti dopo essere stati colpiti con una pistola taser. Troppi, per non porsi almeno qualche domanda. Lo ha fatto, com’è sua abitudine, la radicale Irene Testa, Garante regionale dei detenuti della Sardegna: “Uso di scariche elettriche per contenere il disagio, provocando effetti fisici e psichici devastanti. A volte la morte. Si può ancora consentire l’uso di strumenti di tortura legalizzata?”, ha scritto sui suoi canali social.
di Simone Marani
altalex.com, 19 agosto 2025
Debbono essere vietati i colloqui tra familiari appartenenti alla medesima associazione mafiosa e sottoposti a regime penitenziario differenziato, qualora emergano particolari situazioni di criticità, posto che la finalità di detto regime è quella di impedire interazioni con altri detenuti appartenenti alla medesima organizzazione. Questo è quanto emerge dalla sentenza 9 giugno 2025, n. 21558 della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione. Il caso vedeva il Tribunale di sorveglianza respingere un reclamo proposto dal DAP, ai sensi dell’art. 35 ord. penit., avverso l’ordinanza con la quale il magistrato di sorveglianza consentiva ad un detenuto sottoposto a regime penitenziario differenziato di effettuare videochiamate con il fratello, anch’egli sottoposto a regime penitenziario differenziato.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 19 agosto 2025
La Suprema corte di Cassazione chiude la porta ai ricorsi straordinari ex articolo 625- bis del codice di procedura penale, proposti da imputati e terzi interessati in un complesso procedimento per associazione mafiosa, estorsioni e reati connessi, ribadendo che lo strumento per ottenere giustizia è riservato solo ai condannati. Il caso nasce dal giudizio abbreviato celebrato a Catanzaro, primo e secondo grado, nei confronti di un’articolata rete criminale legata a una cosca di ‘ ndrangheta. Dopo condanne e confische confermate in appello, vari imputati e alcuni terzi proprietari di beni sottoposti a confisca avevano impugnato in Cassazione, denunciando presunti “errori di fatto” commessi dalla stessa Corte di legittimità in una precedente pronuncia.
Il Mattino di Padova, 19 agosto 2025
La Regione Veneto apre nuovi progetti in accordo con il Ministero della Giustizia, con fondi propri ed europei. La Giunta regionale del Veneto ha approvato due delibere il 29 luglio e il 12 agosto scorsi su salute e giustizia riparativa. Il primo intervento prevede l’attivazione in Veneto di 12 posti letto presso Comunità socio-sanitarie ad alta integrazione sanitaria, destinati a minori e giovani adulti autori di reato con disagio psichico o dipendenze. Il progetto è frutto dell’accordo di programma tra la Regione e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia, con una retta giornaliera di 320 euro pro-capite, ripartita tra Regione (60%) e Ministero (40%).
libertasicilia.it, 19 agosto 2025
Il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, giurista siciliano, è la proposta delle associazioni per il ruolo di ‘Garante dei detenuti’ regionale. L’appello a Schifani: “Nomini garante, basta ‘difensori’ di facciata”. I garanti dei detenuti delle città di Palermo, Messina e Siracusa hanno inviato una missiva al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, sollecitandolo a procedere quanto prima con la nomina del nuovo garante regionale. Il ruolo è vacante dallo scorso 1° aprile, data in cui Santi Consolo ha rassegnato le dimissioni.
di Rita Bernardini*
Il Dubbio, 19 agosto 2025
Pubblichiamo il testo della diffida che Rita Bernardini ha inviato al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria, dottor Stefano Carmine De Michele, Al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, dottoressa Marina Finiti, Al Procuratore della Repubblica di Roma, dottor Francesco Lo Voi dopo la visita a Regina Coeli. Con l’on. Roberto Giachetti il 12 agosto scorso ho visitato la VII sezione della Casa Circondariale di Regina Coeli. Ci ha accompagnati il personale dell’Amministrazione penitenziaria e il comandante. Lo stato di degrado che abbiamo trovato è indicibile, le condizioni inumane e degradanti. È una questione che si protrae da anni. L’associazione di cui sono Presidente ha più volte segnalato nei report che facciamo dopo ogni visita al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria la totale illegalità dell’esecuzione penale dell’istituto romano e, in particolare, della VII sezione.
di Rita Bernardini
L’Unità, 19 agosto 2025
La diffida di Nessuno Tocchi Caino e dell’on. Giachetti a Procura e DAP per denunciare le violazioni di diritti umani nella VII sezione, dove i detenuti vivono nel degrado e spesso trovano la morte. Con l’on. Roberto Giachetti il 12 agosto scorso ho visitato la VII sezione della Casa Circondariale di Regina Coeli. Lo stato di degrado che abbiamo trovato è indicibile, le condizioni inumane e degradanti. È una questione che si protrae da anni. Il giorno della visita erano presenti 1.102 persone detenute in 513 posti regolamentari disponibili con un sovraffollamento del 215%. Nella VII Sezione, in ogni cella, tre detenuti sono costretti a convivere per 23 ore al giorno (alcuni anche per 24) in cubicoli di 8 metri quadrati complessivi, sistemati in un letto a castello a tre piani. Persino la saletta ricreativa (piccolissima) è occupata da ben sei persone detenute. In uno dei cubicoli abbiamo trovato tre extracomunitari uno dei quali dormiva sotto la finestra per poter respirare; aveva portato l’immondo materasso di gommapiuma per terra, prossimo al gabinetto.
di Roberto Cavalieri e Christian Donelli
parmatoday.it, 19 agosto 2025
Caldo asfissiante con temperature che sfiorano i 40 gradi, celle strette e sovraffollate. Proteste, tentativi di autolesionismo. Ma anche storie mai raccontate, tracce di vite ‘complicatè che si possono rintracciare solo qui. Vivere all’interno di un carcere, nel mese di agosto 2025, a pochi passi da noi. In via Burla a Parma e nelle altre città dell’Emilia-Romagna. In dieci puntate la nostra nuova rubrica affronterà le tematiche dei reclusi grazie alla collaborazione tra le testate del gruppo Citynews della regione e Roberto Cavalieri, Garante dei Diritti dei detenuti della Regione Emilia-Romagna. Cavalieri racconterà, in dieci reportage esclusivi, quello che vedrà all’interno delle strutture penitenziarie, le storie con le quali verrà in contatto.
di Vinicio Marchetti
avellinotoday.it, 19 agosto 2025
Intervista all’avvocato Costantino Cardiello sulla drammatica vicenda di Paolo Piccolo, 26 anni, 24 chili, detenuto intrappolato tra l’ospedale e l’indifferenza delle istituzioni. È tornato al punto di partenza. Ancora. Un cerchio di ferro, di silenzi, di rimpalli, che stringe un corpo più fragile della dignità che gli viene negata. Paolo Piccolo. Ventisei anni. Ventiquattro chili. Ricoverato di nuovo al Moscati di Avellino. Non per scelta, non per progresso clinico, ma perché non c’era posto altrove. La struttura che doveva accoglierlo, che doveva essere salvezza, si è rivelata un’illusione.
- Civitavecchia (Rm). Dramma nel carcere: detenuto trovato morto in cella
- Treviso. Carcere minorile verso la chiusura: c’è la svolta dopo il caso Rihai
- Messina. Il dossier sul carcere di Gazzi dopo il suicidio di Stefano Argentino
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- Frosinone. Troppi detenuti, il carcere si amplia con i moduli detentivi prefabbricati










