di Angela Nocioni
L’Unità, 2 luglio 2025
Non vogliono testimoni. Non vogliono nemmeno medici per casi gravi al Cpr di Macomer, le celle illegali per migranti in provincia di Nuoro, Sardegna. È stata necessaria l’altra notte una discussione con la dirigente dell’ente gestore del Cpr - la cooperativa Officine sociali che gestisce anche il centro di San Gervasio - perché i barellieri dell’ambulanza potessero soccorrere Hassan, marocchino con una gamba ingessata, che due pile del telecomando e una lametta ha dovuto ingerire per veder arrivare un’ambulanza chiesta invano per giorni.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 luglio 2025
Una nuova direttrice, un educatore, un funzionario e 22 agenti ma Gjader non può partire. Sul primo penitenziario extraterritoriale restano diversi dubbi giuridici. C’è un carcere dove problemi di sovraffollamento, carenza di personale e mancanza di posti letto non esistono: si trova a Gjader, accanto al Cpr e al centro di trattenimento per richiedenti asilo. È il primo penitenziario italiano aperto all’estero, in Albania. Inaugurato a metà ottobre 2024, nell’ambito del protocollo migranti tra Roma e Tirana, non ha mai visto un detenuto. Il mese scorso, comunque, sono stati nominati una direttrice, un educatore e un amministrativo.
di Massimiliano Sfregola
Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2025
In un altro contesto, accostare il nome di Roma allo Statuto della Corte dell’Aia sarebbe stato motivo di orgoglio; oggi i tribunali internazionali sono percepiti come un ostacolo. Ricordare il 23º anniversario della firma della Carta di Roma con un possibile deferimento all’Onu dell’Italia non è certo ciò che ci saremmo aspettati. In un altro contesto, accostare il nome di Roma allo Statuto della Corte dell’Aia sarebbe stato motivo di orgoglio; oggi, invece, i tribunali internazionali sono percepiti come un ostacolo alla competizione tra Stati e la giustizia come un fardello da cui i governi cercano in ogni modo di liberarsi.
di Alessandro Barbera
La Stampa, 2 luglio 2025
I grandi fondi d’investimento Usa cercano occasioni nel settore della difesa per partecipare alla ricca torta degli armamenti. Roma, primi giorni di giugno. Gli emissari di un grande fondo di investimento americano attivo nella Difesa sono nella Capitale per appuntamenti nei palazzi romani. Il messaggio è più o meno questo: “Siamo interessati a investire in Italia”. Quali siano le risposte non è dato saperlo, di certo c’è che dopo l’ultimo vertice Nato il business della difesa è la gallina delle uova d’oro del prossimo decennio. Spiega una fonte italiana del settore che chiede di non essere citata: “Fino a poche settimane fa era difficile trovare banche disposte a finanziare progetti. Ora ci piovono direttamente offerte da parte degli investitori”.
di Simonetta Sciandivasci
La Stampa, 2 luglio 2025
Vito Alfieri Fontana, a capo della Tecnovar di Bari: “L’uscita di Kiev da Ottawa avrà un effetto a catena”. Fino ai primi anni Novanta, l’Italia è stata uno dei maggiori produttori di mine antiuomo al mondo. Il modello TS-50, il più esportato, imitato e richiesto, della produzione italiana, lo ha progettato Vito Alfieri Fontana, ingegnere e fabbricante di armi oggi in pensione, a capo della Tecnovar di Bari fino al 1993, quando chiuse, diventando la prima delle aziende italiane a dire addio a quel mercato, poco dopo la moratoria del governo contro le mine antiuomo e poco prima dell’adesione del Paese alla convenzione di Ottawa del 1997, quella dalla quale Kiev si è appena ritirata.
di Angela Napoletano
Avvenire, 2 luglio 2025
La prigione sorge su una remota pista d’atterraggio nel parco nazionale delle Everglades e potrà ospitare fino a 5mila persone. Il presidente degli Usa in visita: “Fantastica”. Zanzare, pantere, pitoni, serpenti e coccodrilli. È in una palude a sud di Miami, in Florida, che è stato costruito un nuovo centro di detenzione per migranti irregolari. L’”Alcatraz degli alligatori”, così è stata soprannominata la struttura, potrà ospitare fino a 5mila persone. A inaugurarla, ieri, è stato il presidente Donald Trump che è riuscito a fare dell’ironia sullo scenario che attende gli “ospiti”: “Se volessero evadere, dovrebbero imparare a correre in questo modo per fuggire agli alligatori - ha sottolineato mimando una traiettoria a zigzag - così le loro chance di sopravvivere aumenterebbero dell’uno per cento”.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 2 luglio 2025
L’Appello. Più di 170 organizzazioni umanitarie internazionali hanno chiesto la chiusura immediata delle operazioni della fondazione israelo-americana che a Gaza gestisce il meccanismo armato degli aiuti umanitari. Più di 170 organizzazioni umanitarie internazionali hanno chiesto la chiusura immediata delle operazioni della Ghf, la fondazione israelo-americana che a Gaza gestisce il meccanismo armato degli aiuti umanitari. Save the Children, Amnesty international, Medici senza frontiere, Oxfam e tantissime altre ong hanno pubblicato un comunicato congiunto per denunciare il sistema mortale della Gaza Humanitarian Foundation, che sotto la guida di un leader evangelico trumpiano controlla quattro centri di distribuzione cibo nel sud e nel centro della Striscia. Il piano, definito dalle organizzazioni “un’alternativa mortale e controllata dai militari, che non protegge i civili né soddisfa i bisogni di base”, ha causato la morte di quasi seicento persone. “I 400 punti di distribuzione che operavano durante il cessate il fuoco temporaneo in tutta Gaza - si legge nel comunicato - sono stati ora sostituiti da soli quattro siti di distribuzione controllati dai militari, costringendo due milioni di persone in zone sovraffollate e militarizzate dove affrontano spari quotidiani e omicidi di massa, mentre cercano di accedere al cibo e gli vengono negate altre forniture salvavita”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 1 luglio 2025
Negli istituti visitati dall’associazione Antigone, oltre al fatto che un terzo avesse celle in cui non erano garantiti nemmeno i 3 mq. calpestabili a persona, in più della metà c’erano celle prive di doccia. Il boom di suicidi e i posti inagibili per ristrutturazione. Aumentano detenuti e tassi di suicidio in carcere, diminuiscono i posti disponibili. I 55.269 detenuti in media del 2022 (all’avvio del governo Meloni-Nordio) due mesi fa erano saliti a 62.445 in una capienza regolamentare (cioè calcolata sul decreto del 1975 che prescrive 9 mq. in cella singola o 7 mq. in celle collettive, e 20 metri cubi d’aria a testa) di 51.280 posti, persino una manciata meno di fine 2024, e appena 716 più di 5 anni fa.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 luglio 2025
Il capo dello Stato: “È emergenza sociale”. Le opposizioni: ora provvedimenti di clemenza. E Delmastro attacca. “È drammatico il numero di suicidi nelle carceri che da troppo tempo non dà segni di arresto. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi, per porvi fine immediatamente”. Sono parole pesanti quelle pronunciate dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l’incontro al Quirinale con una delegazione della Polizia penitenziaria, nel giorno di San Basilide, patrono del Corpo. Ed è “per rispetto della Costituzione, ma anche della storia e dei caduti della Polizia penitenziaria, “che dobbiamo intervenire subito”, ha dichiarato.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 1 luglio 2025
Il capo dello Stato incontrando al Quirinale il capo dell’amministrazione penitenziaria: “I luoghi di detenzione non devono trasformarsi in palestra per nuovi reati, in palestra di addestramento al crimine”. Mancano educatori e cure sanitarie. “È drammatico il numero di suicidi nelle carceri, che da troppo tempo non dà segni di arresto. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”.
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