coratoviva.it, 13 giugno 2025
Studenti e studentesse a confronto sul tema dell’esistenza e della resistenza in carcere, tra riflessioni personali e spunti letterari. Grande coinvolgimento e interesse ha suscitato l’incontro del 31 maggio con Marilù Ardillo, tenutosi al liceo “Federico II Stupor Mundi”, in occasione del Maggio dei libri e con il patrocinio morale del Comune di Corato. Responsabile alla comunicazione della fondazione Vincenzo Casillo di Corato e autrice del libro “Parlami dentro. Oltre il carcere” (la Meridiana edizioni), l’autrice ha dato modo alle studentesse e agli studenti di confrontarsi riguardo al tema esistenza e resistenza in carcere.
di Agostino Giovagnoli
Avvenire, 13 giugno 2025
Dopo i referendum. Perché tanta paura del dialogo, del confronto, della discussione? È questa paura, infatti, che sembra prevalere nei commenti sui referendum. Ignorando il merito dei quesiti referendari, si interpretano i risultati in chiave di mera prova di forza. Per gli uni, la prevalenza degli astenuti esprime la vittoria schiacciante della maggioranza al governo; il non piccolo numero di votanti viene presentato come una mezza vittoria delle opposizioni, sempre nella stessa logica. Ma nessuno può intestarsi l’astensione come vittoria della propria parte, perché è sempre una sconfitta della democrazia e di tutti coloro che l’hanno a cuore: la partecipazione al voto ne è un pilastro essenziale, già fortemente indebolito da una crescente disaffezione che non va in nessun modo incentivata.
di Nello Scavo
Avvenire, 13 giugno 2025
La Cedu, l’Italia e la Libia. Roma non è stata condannata, ma è stata assolta? Il passaggio chiave della sentenza con cui i giudici di Strasburgo sembrano graziare l’Italia, in realtà mette in guardia dalle interpretazioni auto-assolutorie. Perché il garbuglio di scartoffie e segreti non permette di dimenticare cosa fin da allora in segreto faceva il nostro Paese nelle relazioni con la Libia. Se tutto fosse stato così trasparente, perché mantenere ancora oggi sotto chiave il contenuto dei rapporti e dei memorandum sempre rinnovati, fino ai silenzi di Stato sul caso Almasri, il generale riportato in tutta fretta in Libia nonostante un mandato di cattura della Corte penale internazionale? Dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) più che l’implicito sostegno alle politiche migratorie è arrivato un esplicito grido di impotenza giudiziaria. La Corte, ricostruendo i fatti, ricorda che “la situazione era comunque regolata da altre norme di diritto internazionale, in particolare quelle relative al salvataggio delle persone in mare, alla protezione dei rifugiati e alla responsabilità dello Stato”. Ma qui la competenza dei giudici della Cedu si ferma, e non può andare oltre.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 13 giugno 2025
La Corte dichiara irricevibile il ricorso di alcuni sopravvissuti a un violento respingimento. “Così la Convenzione potrebbe veder compromesso, attraverso l’azione degli Stati, il suo potere di proteggere i diritti fondamentali”, dichiara l’avvocata Loredana Leo. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato irricevibile il ricorso di alcuni sopravvissuti a un violento respingimento in Libia avvenuto in acque internazionali il 6 novembre 2017. Ieri i giudici hanno affermato all’unanimità che, viste le circostanze, l’Italia non aveva giurisdizione. È la prima decisione sui “respingimenti per procura”, quelli subappaltati alla “guardia costiera libica” nell’ambito del memorandum Roma-Tripoli del febbraio di otto anni fa (governo Gentiloni, al Viminale Minniti).
di Marika Ikonomu
Il Domani, 13 giugno 2025
Il 67 per cento delle persone in fuga rimane nei paesi limitrofi. Sono i dati del report annuale dell’Unhcr aggiornati ad aprile 2025. Alla crescita del numero degli sfollati, non corrisponde però un aumento delle risorse che consentano di rispondere ai bisogni di chi è costretto a partire. La percezione delle regioni più ricche del mondo è di accogliere la maggioranza dei rifugiati. Ma sono i paesi a basso e medio reddito a ospitare il 73 per cento dei rifugiati del mondo e il 67 per cento delle persone in fuga rimane nei paesi limitrofi. È il rapporto annuale Global Trends dell’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, a pubblicare questi dati, aggiornati ad aprile 2025. In questa data si contavano 122,1 milioni di persone sfollate con la forza. Oltre due milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2024, quando avevano raggiunto i 120 milioni. Un numero che è in aumento ogni anno da dieci anni e, si legge nel rapporto, “i principali fattori che determinano la fuga rimangono i grandi conflitti” come tra gli altri - quello in Sudan, Myanmar, Gaza, la violenza ad Haiti, la Repubblica democratica del Congo e l’Ucraina “e la continua incapacità politica di fermare i combattimenti”.
di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 13 giugno 2025
E c’è chi mette bandiere britanniche alle finestre per evitare attacchi. Continuano i disordini in Irlanda del Nord, con epicentro a Ballymena: bande di incappucciati hanno dato l’assalto alle case degli stranieri, dopo l’arresto di due 14enni di origine romena per il tentato stupro di una ragazzina. È caccia agli stranieri in Irlanda del Nord: sono ormai quattro giorni che si susseguono disordini nella provincia britannica, con epicentro a Ballymena, cittadina di 30 mila abitanti a una quarantina di chilometri da Belfast. Bande di incappucciati hanno dato l’assalto alle case degli immigrati, sfasciando finestre e appiccando il fuoco, al grido di “dove sono gli stranieri?”.
di Stefano Anastasia
Il Manifesto, 12 giugno 2025
L’appello dei giuristi a conclusione del convegno promosso con Luigi Manconi e Paolo Ciani ospitato dalla vice presidente del Senato Anna Rossomando. Intervento conclusivo dell’incontro promosso con Luigi Manconi e Paolo Ciani e svoltosi mercoledì 11 giugno presso la Biblioteca del Senato, con i contributi di Donatella Di Cesare, Luciano Eusebi, Andrea Pugiotto e del Presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Zuppi, ospiti della Vice Presidente del Senato Anna Rossomando.
di Angelo Picariello
Avvenire, 12 giugno 2025
“La clemenza non è una brutta parola, non è buonismo, ma è funzionale all’esigenza della sicurezza molto più di un modello basato sull’implacabilità della giustizia”. All’incontro “Diritto e clemenza. Che fare per il carcere?” nella sala capitolare del Senato del chiostro di Santa Maria sopra Minerva, la riflessione del cardinale Matteo Zuppi richiama tutti, non solo la politica, a fare di più, molto di più, per un’emergenza che interroga la società italiana. Sono stati 91 i suicidi fra i detenuti lo scorso anno, ma ben 1500 i tentativi, spia di un malessere diffuso, preoccupante e crescente. “Facciamo molto poco - prosegue il cardinale, citando dati della diocesi di Bologna - un terzo dei detenuti potrebbe uscire per lavorare se solo trovasse un domicilio a cui poter fare riferimento”.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 12 giugno 2025
Il presidente del Senato: “Chi commette reati deve stare in cella, ma con dignità”. Palazzo Madama, stanza del presidente. Appena ci accomodiamo di fronte a Ignazio La Russa, lo sguardo cade sullo scaffale dove c’è una foto di Silvio Berlusconi, e vicino due piccoli mezzi busti di Mao e Lenin oltre a quelli di De Gasperi e Giulio Cesare: “Scusi, ma lei che c’azzecca?”. Risposta, accompagnata da una risata: “Perché, con quello del Duce che era di mio padre io che ci azzecco?”. Poi però il faccione di Donald Trump sul canale all-news ci riporta all’attualità: “Non voglio esprimere un giudizio - dice - perché non ho tutti gli elementi per poterlo fare. Sicuramente è qualcosa di rilevante su cui bisogna riflettere”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 giugno 2025
L’audizione al Senato del professor Vittorio Manes: “Pericoloso affidare alla legge un compito promozionale di valori culturali che non gli è proprio”. Proseguite ieri in commissione Giustizia del Senato le audizioni sul disegno di legge che introduce una nuova fattispecie penale, rubricata come “femminicidio”, sanzionata con l’ergastolo. Ha esordito Maria Monteleone, già alla guida del pool antiviolenza alla Procura di Roma. Secondo l’ex pm “la previsione normativa non ha solo un valore simbolico e culturale ma può svolgere una adeguata e necessaria efficacia preventiva”. E ha tirato in ballo anche il Pontefice: “come ha ricordato Papa Leone nell’omelia dell’8 giugno: “Penso anche - con molto dolore - a quando una relazione viene infestata dalla volontà di dominare sull’altro, un atteggiamento che spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio”.
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