di Marilicia Salvia
Corriere del Mezzogiorno, 10 giugno 2025
Il luogo in cui stiamo nudi, inermi, letteralmente immersi nella metafora del patto sociale, quella manifestazione di fiducia che ci consegna agli altri in un rapporto alla pari. Per quanto possa essere azzardato accumunare un femminicidio a un delitto maturato probabilmente per dissidi legati allo spaccio, due storie protagonisti quattro ragazzi figli dell’affollata cinta metropolitana di Napoli, difficile prendersela con il caso - che ci hanno portato abbondantemente oltre il limite dell’allarme. Storie al limite in un contesto di violenza mai tanto quotidiana, tra serial killer di escort, figli che uccidono il padre, cadaveri di madre e bimba nascosti tra i rovi di un parco meraviglioso della Capitale.
di Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 10 giugno 2025
Calabria, giugno 1980, due agguati a dieci giorni di distanza: i bersagli sono Giuseppe Valarioti e Giovanni Losardo, esponenti del Pci contro i clan. Killer e i mandanti mai individuati. Due calabresi furono uccisi dalla ‘ndrangheta, 45 anni fa. Morirono con gli sguardi rivolti allo stesso mare, il Tirreno, a poca distanza l’uno dall’altro, ma a latitudini leggermente diverse: Giuseppe Valarioti l’11 giugno 1980, a Nicotera, nel Vibonese; Giovanni Losardo a Cetraro, in provincia di Cosenza, 11 giorni dopo. La loro tragica fine evoca un altro omicidio di stampo politico-mafioso, avvenuto poco tempo dopo, ma in un contesto storico e sociale analogo: il 30 aprile 1982 perderà la vita il deputato comunista Pio La Torre, assassinato da Cosa Nostra in Sicilia.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 10 giugno 2025
Moglie lontana e figli in altre carceri: il magistrato del Tribunale di sorveglianza di Milano ha accolto il reclamo di un detenuto del carcere di Opera. “Il rispetto della Costituzione e della Convenzione dei diritti dell’uomo rende necessario riconoscere” anche “al detenuto sottoposto al 41 bis il diritto di effettuare colloqui in videochiamata con i propri familiari in sostituzione dei colloqui in presenza, secondo modalità individuate dall’Amministrazione penitenziaria e nei limiti derivanti dal numero di postazioni”: il magistrato del Tribunale di sorveglianza di Milano accoglie così il reclamo di un detenuto al 41 bis, che lamentava che il carcere di Opera non gli consentisse di videochiamare (una volta autorizzato) la moglie in Sicilia che non vede da anni, e i due figli reclusi in altri penitenziari italiani.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 giugno 2025
Ancora una volta, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha provato a opporsi all’utilizzo del lettore Cd da parte di un detenuto al 41 bis. E ancora una volta, la Corte di Cassazione ha detto no. Nella sentenza n. 20637/ 2025, depositata il 24 aprile e da poco disponibile, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso del ministero della Giustizia, confermando la decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva autorizzato Saverio Faccilongo, detenuto in regime di carcere duro nella casa circondariale di Viterbo, ad acquistare un lettore Cd e dei Cd musicali originali contrassegnati Siae. A difendere il detenuto è stata l’avvocata Francesca Vianello Accorretti, che ha presentato memoria chiedendo il rigetto del ricorso.
consiglio.puglia.it, 10 giugno 2025
La testimonianza di realtà progettuali in Commissione criminalità. La rieducazione del condannato attraverso esperienze educative, che pongono al centro l’essere umano e non l’aspetto punitivo della pena, come possibilità di reintegrazione nella società. Questo il tema che è stato approfondito durante la seduta della Commissione regionale di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, presieduta da Luigi Caroli, a cui hanno parteciperanno il magistrato Giannicola Sinisi, don Riccardo Agresti ed il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà Pietro Rossi.
di Valentina Marotta e Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 10 giugno 2025
L’imprenditore condannato per bancarotta. I medici del carcere: “Salute a rischio”. In cella a 94 anni, già da quattro giorni, e in condizioni di salute precarie. È la storia di un detenuto fiorentino a Sollicciano per un reato di bancarotta fraudolenta di circa 15 anni fa. Una condanna arrivata in primo grado a quattro anni e otto mesi, contro la quale era stato fatto appello nel 2021. La corte d’appello, però, ha confermato la pena. “La sua salute è a rischio”, dicono i medici del carcere.
di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 10 giugno 2025
C’è davvero da chiedersi se possa ancora sorprendere anche l’ultimo episodio accaduto a Sollicciano, dove due detenuti hanno incendiato le suppellettili della loro cella causando anche l’intossicazione da fumo di un agente. Quella del carcere fiorentino è una situazione difficile per chi è recluso e per chi ci lavora, nonostante la dedizione e l’impegno di chi è stato chiamato a cercare di salvare il salvabile. In una situazione diversa dare fuoco a un materasso perché non si hanno sigarette - una delle poche “trasgressioni” possibili dentro al muro di cinta - potrebbe far inarcare il sopracciglio, configurare un’esagerazione, un pretesto. E forse è così, in un quadro in cui di esagerato e pretestuoso c’è soprattutto il modo in cui le parole vengono spese per annunciare e promettere, a vuoto. È trascorso poco più di un mese dalla visita del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, all’uscita dal carcere aveva parlato di 10 milioni per migliorarne la situazione strutturale, ma secondo il parlamentare Pd Federico Gianassi la cifra era curiosamente identica a quella annunciata un anno prima dall’altro sottosegretario, Andrea Ostellari. Delmastro aveva poi indicato nella fine di maggio il termine entro il quale ci sarebbe stato finalmente un direttore stabile del carcere. Non è per mettere fretta, ma abbiamo fatto in tempo a lasciarci alle spalle la ricorrenza del 2 giugno e ad archiviarne la prima decade senza che nulla sia accaduto.
cobas-scuola.it, 10 giugno 2025
I detenuti della Casa Circondariale di Genova - Marassi il 4 giugno hanno messo a ferro e fuoco un’intera sezione dell’istituto penitenziario per protestare contro l’assoluta mancanza di intervento dell’amministrazione che ha permesso il protrarsi, sembra per ben tre giorni, di una brutale violenza ai danni di un giovane adulto recluso, di 18 anni. I docenti e le docenti della Rete delle scuole ristrette sono venuti a conoscenza dei fatti accaduti dagli organi di stampa, ma hanno potuto, immediatamente dopo, confrontarsi con i colleghi/e che insegnano nell’istituto penitenziario e sono parte della Rete.
di Andrea D’Aurelio
ondatv.tv, 10 giugno 2025
Quaranta detenuti sono arrivati nel weekend nel carcere di massima sicurezza di Sulmona per riempire il nuovo padiglione entrato in funzione lo scorso marzo. Lo scorso sabato sono stati accolti infatti 25 nuovi reclusi e gli altri 15 domenica scorsa. Entro fine mese tutte le celle della nuova struttura saranno occupate. La realizzazione del nuovo padiglione era partita nel 2015. La struttura si prepara quindi ad ospitare fino a 265 detenuti che andranno ad aggiungersi ai 462 già presenti nell’istituto penitenziario.
di Gianmarco Lotti
La Repubblica, 10 giugno 2025
In scena i detenuti del carcere al largo di Livorno, il progetto ideato da Gianfranco Pedullà. Una seconda opportunità, l’occasione per mettere in scena sé stessi, la propria creatività, con uno spettacolo teatrale. In mezzo al mare al largo di Livorno c’è la Gorgona e sull’isola c’è una casa di reclusione, che ancora oggi ospita qualche decina di detenuti. Domenica 29, lunedì 30 giugno e martedì 1 luglio il carcere diventerà un palcoscenico e i detenuti si trasformeranno in attori grazie al progetto “Il Teatro del Mare”, ideato e diretto da Gianfranco Pedullà, regista teatrale da sempre attivo per portare il teatro dietro alle sbarre.
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