di Nello Scavo
Avvenire, 22 aprile 2026
Dall’attacco “illegale” di Usa e Israele all’Iran ai centri di detenzione per i palestinesi, fino agli stupri di massa nel Congo orientale, il “prontuario” delle violazioni dei diritti umani nel mondo. Non è solo un rapporto sui diritti umani, ma un atto d’accusa contro “una nuova era, guidata dall’assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani, da parte di bulli che governano affidandosi a ideologie razziste e suprematiste”. Quello di Amnesty per il 2026 è un prontuario delle tragedie che verranno: guerre, repressioni, persecuzioni religiose, attacchi alla giustizia internazionale, smantellamento delle garanzie sociali. “Dopo l’attacco illegale degli Usa e di Israele, che ha provocato la rappresaglia indiscriminata dell’Iran, il conflitto si è trasformato in una guerra contro i civili”, afferma Agnès Callamard, segretaria generale dell’organizzazione. Gaza è il crocevia. Amnesty parla di “genocidio israeliano contro i palestinesi” e lo inserisce in una continuità di apartheid, occupazione e violenza strutturale. Ma Gaza non è solo un luogo: è un metodo che, in varia misura, viene esportato in Palestina come nel Libano meridionale. Nel 2025 in Cisgiordania sono stati censiti 849 blocchi stradali e posti di blocco. Si sono aggiunti 86 nuovi avamposti illegali e 54 insediamenti approvati dal governo, oltre ai 371 già esistenti. Più di 1.600 attacchi violenti di coloni sono stati registrati nei primi dieci mesi del 2025. Ombre anche sui centri di detenzione, dove tra ottobre 2023 e novembre 2025 almeno 98 palestinesi sono morti sotto custodia israeliana.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 22 aprile 2026
Il riarmo non risponde sempre a pericoli reali, ma li alimenta. Tra deterrenza e interessi economici, così la ricerca di sicurezza alimenta un ciclo che genera instabilità permanente. Che nesso c’è tra insicurezza geopolitica e crescita della produzione di armamenti? È l’insicurezza a far crescere gli investimenti in armi o è la necessità della crescita economica ad alimentare insicurezza e conflitti? Vittorio Pelligra, economista e saggista, propone, a partire da oggi, una serie di analisi e approfondimenti su quella che possiamo definire “La nuova monarchia della paura”. Ci stiamo riarmando in nome della sicurezza. Eppure, più crescono gli arsenali, più il mondo appare fragile, instabile, esposto. È un paradosso solo apparente. Perché forse non siamo davanti a una semplice risposta alle minacce del presente, ma alla costruzione di un ordine che della minaccia ha bisogno per giustificare sé stesso. Un ordine che non ha nessun interesse a rassicurarci, perché la nostra paura è la sua risorsa più preziosa.
di Marco Ferrando
Avvenire, 22 aprile 2026
La crisi, tra le più rilevanti degli ultimi decenni, avrà effetti duraturi su traffici e prezzi, anche in caso di rapida soluzione. L’Italia, tra i Paesi più esposti sul piano energetico, rischia crescita debole e inflazione in aumento, mentre sono limitati i margini di intervento. Servono misure mirate e un’azione europea. Non sappiamo come e quando usciremo dal labirinto di Hormuz, di certo però pagheremo caro “l’evento più importante degli ultimi 40 anni”, come l’ha definito l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi (che dagli anni 80 a oggi ne ha visti, di eventi). Lo pagheremo caro anche se, miracolosamente, dovesse risolversi nel giro di poche ore: ci vorrà tempo per il ritorno alla normalità dei traffici che passano per lo Stretto e soprattutto per la discesa dei prezzi di ciò che viaggia sulle navi, a partire ma non solo dai prodotti petroliferi. Lo ha detto chiaramente il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol, suggerendo che la prova di stress a cui è stato sottoposto il mondo con la guerra di Usa e Israele all’Iran finirà per mettere a nudo chi è più debole nello scacchiere energetico globale: l’Italia purtroppo è tra questi, in prima linea. Gli allarmismi non servono a molto, ma la sensazione è che si fatichi ad avere piena consapevolezza di quanto stia capitando, forse ipnotizzati dalla volatilità delle sparate trumpiane e da tutto ciò che ne consegue. Un po’ rimuoviamo, un po’ speriamo che finisca tutto in fretta.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 aprile 2026
Nelle carceri italiane è tornato il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt). Dal 1 al 12 settembre 2025, una delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha visitato cinque istituti penitenziari: Avellino, Sollicciano a Firenze, Foggia, Marassi a Genova e Santa Maria Capua Vetere. Il rapporto non è ancora stato pubblicato. Ma il contesto in cui questa visita si inserisce, ricostruito nel 35esimo Rapporto generale del Cpt appena uscito, è tutt’altro che rassicurante. Il documento copre le attività svolte nell’arco del 2025: 22 visite in 20 paesi, 208 giorni di lavoro sul campo, 182 strutture esaminate. Fra queste, 69 erano strutture delle forze dell’ordine. Il quadro che emerge contiene un segnale preciso: in molti Paesi dove negli anni precedenti si era registrata una riduzione dei maltrattamenti, questi stanno tornando a emergere.
di Alessandro Malpelo
mondosanita.it, 21 aprile 2026
La sanità penitenziaria è lo specchio di una società alle prese con dipendenze, disagio psichico, violenza e vulnerabilità economica. Dietro le sbarre il medico trova di tutto: patologie croniche, malattie infettive, psicosi, disturbi alimentari e deficit metabolici. In questo scenario, la capacità del sistema di garantire i fondamentali in tema di prevenzione, diagnosi e cura assume un valore strategico non solo per la tutela dei detenuti, ma per l’intera collettività. Un sistema sotto pressione. I dati più recenti del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale delineano una situazione strutturalmente critica. Nel 2025, nei 189 Istituti Penitenziari italiani sono state accolte 103.866 persone, con livelli medi di sovraffollamento superiori al 150%. Nello stesso anno si sono registrati 254 decessi in carcere, di cui 76 suicidi; negli ultimi cinque anni i suicidi complessivi sono stati 370. A questi si aggiungono quasi 2.000 tentativi di suicidio e oltre 11.700 episodi di autolesionismo nel solo 2025. Dunque il carcere si configura sempre più come il punto di convergenza delle fragilità sociali: marginalità, dipendenze, disagio psichico e vulnerabilità economica si concentrano all’interno degli istituti, aumentando la complessità gestionale. Questo scenario si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione sociale, segnato - come evidenziato da analisi istituzionali - da una ripresa dei fenomeni criminali e da una crescente percezione di insicurezza tra i cittadini.
di Giunta e Osservatorio Carcere Ucpi
camerepenali.it, 21 aprile 2026
Da giorni circola insistentemente la notizia della intenzione di procedere ad un riassetto, attraverso un decreto ministeriale, delle funzioni della nuova “Direzione generale delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria”, istituita con Dpr 189/2025, direzione che avrebbe, fra l’altro, il compito di coordinamento delle attività del Gruppo operativo mobile, del Nucleo investigativo centrale, del Gruppo di intervento operativo creato per le rivolte in carcere, di altri reparti speciali del Corpo, del servizio traduzioni e piantonamenti. Secondo queste voci, nel DM in cantiere si stabilisce che le citate articolazioni operative stiano direttamente alle dipendenze della nuova Direzione generale e non più alla gestione diretta del capo del Dap.
di Francesco Malfetano
La Stampa, 21 aprile 2026
Dubbi sul bonus per gli avvocati, Mantovano corre al Quirinale. A notte salta la trattativa di mediazione. Pd: cercano lo scontro. Il pasticcio è di quelli che fanno rumore. E lasciano il segno. Il decreto Sicurezza, quello del fermo preventivo fino a dodici ore prima dei cortei e delle norme anti-maranza, rischia di saltare a un passo dalla scadenza. Il timer corre verso la mezzanotte del 25 aprile. E a farlo impazzire è un emendamento della stessa maggioranza che ha imbizzarrito l’ultimo miglio dell’iter: il “bonus” da 615 euro destinato agli avvocati che seguono pratiche di rimpatrio volontario. Una toppa inserita al Senato che si è trasformata in falla. E che ora minaccia di trascinare a fondo l’intero provvedimento. O, peggio, di farsi miccia di uno scontro frontale con il Colle. Il punto non è solo politico. È, prima di tutto, istituzionale. La norma, finita sotto osservazione al Quirinale da alcuni giorni, ieri è stata stoppata da dei rilievi: il contributo economico rischia di interferire con il rapporto tra difensore e assistito, alterando equilibri delicati, tra autonomia professionale e tutela dei diritti. Tradotto: così com’è il testo non può passare. L’ipotesi del rinvio al mittente non è più peregrina.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2026
Nel mirino la norma sui 615 euro agli avvocati per i rimpatri volontari. Timori per la controfirma di Sergio Mattarella e ipotesi di intervento correttivo in extremis. Allarme al Colle sul decreto sicurezza, con il governo impegnato a correre ai ripari. Nel mirino c’è la norma che introduce un incentivo da 615 euro per gli avvocati impegnati nelle pratiche di rimpatrio volontario. Anche solo l’ipotesi che Sergio Mattarella possa rifiutare la controfirma in assenza di modifiche rilevanti mette in agitazione la maggioranza. In un primo momento si fa trapelare l’intenzione di presentare un emendamento in commissione per correggere la disposizione contestata, ma in serata tutto si blocca per il timore dell’ostruzionismo delle opposizioni, che potrebbe far decadere il provvedimento.
di Errico Novi
Il Dubbio, 21 aprile 2026
Le obiezioni di Mattarella sugli “incentivi ai legali” spingono il governo verso il dietrofront. Il no del Cnf e del mondo forense. Una via stretta. Strettissima. La maggioranza ha rischiato il corto circuito sugli “incentivi” agli avvocati, cioè per l’impasse sulla norma ad alto tasso d’incostituzionalità inserita nel decreto sicurezza. Sull’ormai famigerato emendamento approvato venerdì scorso a Palazzo Madama, il Capo dello Stato Sergio Mattarella non transige. Per l’intera giornata, Palazzo Chigi e alcuni ministri della primissima linea hanno lavorato a diverse exit stategy dallo strafalcione incriminato. La misura prevedeva per i legali un compenso di 615 euro (erogati per giunta dal Cnf) a condizione che si riciclassero in “agenzie” per il rimpatrio dei migranti. Un assurdo che resta in bilico fino alla svolta, che s’intravede dopo l’incontro tardo pomeridiano al Quirinale fra il presidente della Repubblica e il sottosegretario Alfredo Mantovano: lasciar decadere il decreto e riproporlo “depurato” dalla norma-strafalcione. Dietro l’angolo c’era il rischio, anzi la sostanziale certezza, che il Colle non avrebbe promulgato la legge di conversione.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 aprile 2026
Per il presidente dell’Unione camere penali, Francesco Petrelli, dalla norma del decreto sicurezza “discende un condizionamento dell’indipendenza del difensore che determinerebbe una violazione del principio costituzionale di uguaglianza”. Intanto il Quirinale esprime dubbi e aspetta una “soluzione”. “Gli avvocati rivendicano una funzione al servizio dello stato di diritto, delle garanzie della difesa in ogni luogo, stato e grado della giurisdizione e all’interno di ogni procedimento autoritativo che possa vedere compromessa non solo la libertà ma anche la dignità della persona. In caso contrario, verrebbe a determinarsi una violazione del principio costituzionale di uguaglianza”.
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