di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 13 maggio 2025
Torna a delinquere il 69% di chi sconta la pena tutta e solo in carcere, ma, siccome non “si vede”, neppure fa interrogare sul perché lo si accetti visto che nessun consumatore accetterebbe una fabbrica che rivendesse i suoi prodotti difettosi 7 su 10, o un ospedale che su cento malati dimessi ne rispedisse 70 di nuovo al Pronto soccorso. Non “si vede” anche che torni a delinquere solo il 17% di chi al contrario sconta parte della pena in misura alternativa al carcere, e addirittura solo il 5% di chi lavora all’esterno. E non “si vede” che solo l’1,2% in 5 anni abbia commesso un reato durante i benefici e se li sia perciò visti revocare.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 13 maggio 2025
Dopo il femminicidio di Milano commesso da Emanuele De Maria, l’associazione Antigone invita a non demonizzare uno strumento efficace e che incide sull’affollamento dei penitenziari. Novanta settemila detenuti che usufruiscono di misure alternative al carcere e misure di comunità e meno dell’1 per cento di recidiva. Nel giorno in cui il femminicidio di Milano di Chamila Wijesuriya uccisa da Emanuele De Maria, già condannato per un precedente omicidio di una donna e per un tentato omicidio e da due anni ammesso ad un permesso di lavoro, rilancia le polemiche sulla certezza della pena, dall’Associazione Antigone arrivano numeri assai significativi sull’efficacia e sulla sicurezza delle misure alternative alla detenzione in carcere e l’invito a non demonizzare l’unico strumento che oltre a rieducare incide sull’affollamento delle carceri.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 13 maggio 2025
Un detenuto del carcere di Bollate, in permesso di lavoro, ha ucciso una donna e ferito gravemente un collega. Poi si è suicidato lanciandosi dal Duomo di Milano. Luciano Pantarotto (Confcooperative - Federsolidarietà): “C’è il rischio che si enfatizzi il singolo caso: il lavoro abbatte la percentuale di chi torna a commettere reati”. Patrizio Gonnella (Antigone): “Mettere in discussione le misure alternative al carcere per un singolo caso di cronaca è sbagliato e anche pericoloso”. Era in carcere per aver ucciso una ragazza nel 2016.
di Ilaria Carra e Carmine R. Guarino
La Repubblica, 13 maggio 2025
Emanuele De Maria da un anno e mezzo poteva entrare e uscire da Bollate per lavorare. “Lui aveva i requisiti per poterlo fare visto l’ottimo percorso che aveva fatto all’interno del carcere. E posso assicurare che non era emersa alcuna spia che avrebbe potuto compiere quello che ha fatto”. È ancora “sconvolto” dall’accaduto il suo avvocato, Daniele Tropea, che lo seguiva da tre anni, dalla condanna definitiva nel 2021 per il femminicidio commesso nel 2016, quando aveva ucciso a coltellate una 23enne tunisina a Castel Volturno. Poi l’ha rifatto, venerdì scorso, ammazzando Chamila Wijesuriya, la collega barista con cui aveva una relazione. Sempre accoltellata, sempre alla gola. Poi il lancio nel vuoto, domenica a pranzo, dalle terrazze del Duomo.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 13 maggio 2025
Luigi Pagano ha guidato anche il Dap: i permessi sono un istituto importante per il reinserimento “È una scommessa, ma neanche tra gli incensurati abbiamo la certezza che nessuno delinquerà”. I permessi per il lavoro esterno, così come tutte le altre iniziative finalizzate a un reinserimento del detenuto nella società, non sono misure “buoniste” ma necessarie e fondamentali per abbattere il tasso di recidiva e “prevenire” quindi altri reati: “Quello che è accaduto a Milano dovrebbe indurre piuttosto a potenziare l’accompagnamento sul territorio”.
di Francesca Del Vecchio
La Stampa, 13 maggio 2025
Isabella Merzagora: “I segnali per capire se in carcere si mente ci sono, la certezza no”. Concessione di misure alternative e ho capito che si può sbagliare: un leone in gabbia e un leone nella savana sono due cose molto diverse”. Per la professoressa Isabella Merzagora, già docente di Criminologia alla Statale di Milano, “non si può avere la certezza al 100%” che il detenuto a cui viene concessa la misura alternativa, come la semi-libertà per lavoro, non commetta un nuovo reato. Ma attenzione a semplificare: “Esistono procedure, tempi. Sono permessi che vengono concessi dopo lunghe valutazioni”.
di Valeria Di Corrado
Il Messaggero, 13 maggio 2025
“Andrebbe rafforzato, prima di concedere misure alternative alla detenzione, il controllo psichiatrico con visite periodiche su chi è stato condannato per reati gravi ed efferati come il femminicidio. E poi servirebbe un percorso riabilitativo presso centri anti violenza, dove si verifichi la effettiva resipiscenza”. Ne è convinto l’avvocato penalista del Foro di Roma Francesco Caroleo Grimaldi, alla luce della scia di sangue innescata a Milano da Emanuele De Maria.
di Frank Cimini
L’Unità, 13 maggio 2025
“No alla libertà di movimento”, il Ministero bacchetta i direttori sulle celle aperte nel circuito alta sicurezza. Insomma, lo vogliono più simile al 41bis. Ci sono troppe celle aperte nel circuito di alta sicurezza e troppi detenuti che circolano liberamente nei corridoi. La necessità di mettere fine a tale situazione è il contenuto di una circolare del ministero della Giustizia firmata dal direttore generale Ernesto Napolillo che rimprovera e neanche bonariamente i direttori degli istituti di pena. Si tratta di un provvedimento che fa pendant con il decreto sicurezza. La logica è la stessa: quella di una ulteriore stretta repressiva dopo che il decreto si era già occupato di reprimere non solo le proteste in prigione ma anche la resistenza passiva.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 maggio 2025
Il ministro Carlo Nordio ha chiarito che non esiste alcun “decreto di chiusura o di diversa destinazione” per l’Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro, dopo il recente trasferimento delle ultime ospiti. La precisazione arriva in risposta all’interrogazione della senatrice Cinque Stelle Ada Lopreiato, preoccupata per il futuro dell’unico Icam del Mezzogiorno.
di Angela Stella
L’Unità, 13 maggio 2025
“È il solo bambino presente nella struttura, la mattina va all’asilo ma poi torna in un posto che non dovrebbe appartenere a nessun fanciullo”. Domenica, in occasione della festa della mamma la vicepresidente del Senato in quota Partito democratico, Anna Rossomando, ha visitato sia la sezione femminile che l’Icam dell’istituto di pena Lorusso e Cutugno di Torino. L’iniziativa rientra nella campagna “Madri Fuori”, contro il decreto sicurezza del governo Meloni.
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