di Daniela Mainenti*
Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2025
“Non è incostituzionale l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio”. Con questa formula asciutta, la Corte Costituzionale ha chiuso una stagione e ne ha aperta un’altra. Nonostante i dubbi espressi da ben 14 autorità giudiziarie - tra cui la Corte di Cassazione - la Consulta ha confermato la piena legittimità della legge 114/2024, che ha cancellato dal Codice penale il reato di abuso d’ufficio. La motivazione arriverà tra qualche settimana, ma l’impianto del comunicato ufficiale è già chiaro: nessun obbligo internazionale (nemmeno dalla Convenzione di Merida delle Nazioni Unite contro la corruzione) impone allo Stato italiano di mantenere il reato. Ergo, nessuna violazione costituzionale. Punto. Eppure, quel punto non è un punto fermo. È un punto di domanda politico e giuridico che interpella la tenuta dello Stato di diritto.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 maggio 2025
Torino, 1977. Una primavera ancora lontana, una città gelida e ferita, dove le ombre si muovono veloci sotto i portici e le auto parcheggiate diventano trappole. Da tempo le Brigate Rosse colpiscono a cadenza regolare. Magistrati, giornalisti, agenti di polizia. In questo clima da guerra civile strisciante, un uomo distinto con la toga sulle spalle e l’etica come bussola, decide che la paura non può diventare legge. Si chiama Fulvio Croce, è presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, classe 1901, piemontese fino al midollo: rigoroso, riservato, fedele a un codice d’onore che sembra uscito da un’altra epoca. Croce non cerca la ribalta e non sarà una carriera politica o mediatica a consacrarlo, ma il suo sacrificio. Nel 1976 si era aperto a Torino il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse: tra gli imputati ci sono Renato Curcio, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari e Paolo Maurizio Ferrari. Ma i leader della lotta armata non intendono difendersi, non riconoscono il tribunale dello “Stato borghese” che li deve giudicare e minacciano di rappresaglia qualsiasi avvocato accetti l’incarico: “Se i difensori accettano la nomina saranno ritenuti come collaborazionisti del regime, con le conseguenze che ne potranno derivare”, tuona in aula Ferrari. L’obiettivo è palese: trasformare l’aula di giustizia in un palcoscenico politico, farne un’arma di propaganda, ma soprattutto sabotare il processo. Il problema è giuridico, ma anche profondamente morale. Secondo l’articolo 24 della Costituzione italiana ogni imputato ha diritto “inviolabile” alla difesa anche se rifiuta ogni rappresentanza; come si può dunque celebrare il processo? Un corto circuito perfetto.
di Marzia Piga
sassaritoday.it, 12 maggio 2025
La Garante dei detenuti della Sardegna, Irene Testa, ci racconta la situazione delle madri detenute con figli piccoli: poche, ma trascurate. Le Icam, istituti “di custodia attenuata”, uno è a Senorbì inaugurato e mai utilizzato. Che sia una celebrazione cattolica, una festa pop, un evento commerciale o correlato a iniziative solidali, la Festa della mamma (ogni seconda domenica di maggio) è la giornata dedicata a tutte le donne che sono anche madri. Delle lavoratrici che fanno surf tra carriera e cura dei figli, di quelle che hanno scelto o sono costrette a dedicarsi solo alla famiglia. E di quelle che hanno sbagliato. Quelle i cui errori hanno portato dietro le sbarre di una cella.
di Annalisa Grandi
La Ragione, 12 maggio 2025
Le tracce di Emanuele De Maria si erano perse. Il detenuto in fuga, ricercato ovunque, si è ucciso. Il cadavere della collega scomparsa è stato ritrovato al Parco Nord di Milano. Era finito in carcere per aver ucciso una 23enne, e dopo l’omicidio era scappato in Germania. Da due anni aveva dei permessi per lavorare in un hotel, a Milano. Poi, dopo il lavoro, doveva rientrare in carcere. Qui l’inizio della vicenda surreale e tragica che ha visto coinvolto un 35enne, Emanuele De Maria, che dopo aver accoltellato un collega che lavorava nello stesso hotel aveva fatto perdere le sue tracce. Fino a oggi. Perché De Maria, il detenuto in fuga che era ricercato ovunque, si è ucciso. Si è buttato dal Duomo di Milano. È stato riconosciuto dai tatuaggi. Ma non solo. È stata trovata morta la sua collega 50enne che risultava sparita e di cui i familiari avevano denunciato la scomparsa. Il cadavere è stato ritrovato al Parco Nord di Milano.
di Cristina Volpe Rinonapoli
italia-informa.com, 12 maggio 2025
La crepa nel sistema del carcere aperto. La tragedia di Milano, con il suicidio spettacolare di un detenuto evaso e l’assassinio della donna che lo accompagnava, non è soltanto un episodio da consegnare alla cronaca nera. È piuttosto il punto di rottura di un’idea di carcere che, da anni, viene raccontata come avanzata, umanizzata, orientata alla rieducazione. Il “modello Bollate”, fino a oggi considerato uno dei fiori all’occhiello del sistema penitenziario italiano, si ritrova adesso al centro di un interrogativo più profondo: può esistere una vera giustizia rieducativa senza un tessuto sociale che accompagni, vigili, protegga?
primailcanavese.it, 12 maggio 2025
Il Garante dei diritti delle persone private delle libertà, Raffaele Orso Giacone, traccia un quadro della situazione del carcere di Ivrea: pochi psicologi, medici e infermieri e, a volte, con scarsa preparazione. Carenza di volontari, sovraffollamento, poca o nessuna manutenzione dell’edificio e magistratura assente. Ma vi sono anche miglioramenti.
di Eleonora Mattia
La Repubblica, 12 maggio 2025
Entrare in un carcere femminile e ascoltare le storie delle detenute madri, che scontano la pena assieme alle loro bambine e bambini, significa passare al setaccio tutte le carenze e difficoltà della nostra società. È quello che ho provato visitando la casa circondariale femminile di Rebibbia, che ospita circa 380 detenute, 100 in più del numero previsto. Lungo questo percorso fatto di cigolii e serrature la prima tappa è il tema drammatico del sovraffollamento delle carceri, che nel Lazio raggiunge il 145%, a fronte di un dato nazionale del 132,4%, con picchi del 185% a Regina Coeli, a Civitavecchia (178), a Rieti (174) e Latina (171).
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 12 maggio 2025
Una delegazione guidata dalla senatrice Rossomando ha visitato la sezione femminile del Lorusso e Cutugno con 115 detenute: “Gli spazi non sono adeguati per dei bambini così piccoli”. Dove s’infrange il diritto di restare bambini quando la mamma perde la libertà? Al Lorusso e Cutugno di Torino c’è un piccino di 21 mesi che corre incontro a chi viene da fuori. Non parla, osserva, scruta gli estranei, probabilmente si chiede da dove vengano quelle persone che adesso vogliono sapere come sta, cosa fa, se mangia, se dorme, se continua a restare bambino o se ha perso la capacità di giocare. Lui è con la madre detenuta che di anni ne ha 31, dentro le mura del carcere, in uno dei tre istituti a custodia attenuata per madri (Icam) attivi in Italia: a Torino a oggi è il solo bambino recluso con la madre.
di Umberto Maiorca
perugiatoday.it, 12 maggio 2025
Ricorso per Cassazione contro la decisione del magistrato di Sorveglianza. Detenuto allergico al nichel chiede dei tegami speciali per cucinare in cella, ma la ditta fornitrice è in ritardo per le consegne e il magistrato di sorveglianza respinge le istanze di reclamo dell’uomo. La Cassazione annulla tutto e dispone un nuovo giudizio sulla richiesta del detenuto. A rivolgersi alla Corte di Cassazione è stato un uomo di 41 anni, detenuto in Umbria, dopo che il magistrato di sorveglianza di Perugia aveva respinto il suo reclamo sul fatto che era “in attesa da circa sei mesi di ricevere dei tegami per cucinare, e, nonostante vari solleciti”, continuava “a sentirsi dire di dover aspettare perché l’impresa fornitrice” era “in ritardo nelle consegne”.
versiliapost.it, 12 maggio 2025
Le classi VH e VG del Liceo Scientifico “Barsanti e Matteucci” in visita alla casa circondariale San Giorgio di Lucca. Dopo un percorso durato diverse ore in classe, legato al progetto Caritas “Dietro le sbarre”, i giovani sono entrati in contatto con le storie di detenzione a partire dal proprio vissuto e le proprie emozioni. Andare al di là delle sbarre significa comprendere meglio i dati che si leggono e il senso dei percorsi di detenzione, tra difficoltà e risorse. I temi che sono emersi durante gli incontri con Rachele Franceschi, esperta esterna di Caritas, sono stati: il senso della detenzione, i percorsi alternativi al carcere, le attività riabilitative, la vita in una cella, il sovraffollamento, le opportunità post scarcerazione, volontariato in carcere e il ruolo della comunità.









