di Rosario Patanè
L’Unità, 19 aprile 2025
È diffusa e pervasiva in ogni dove la cognizione apodittica e “dogmatica” che la “pena” per antonomasia consiste nel carcere (etimologia arcaica da “carcar” sotterrare, nascondere). Questa identificazione è connaturata alla società moderna, ma è del tutto fuorviante. Intanto occorre precisare che questa “istituzione” chiamata carcere non è affatto esistita da sempre come generalmente si crede ma nasce solo dopo la Rivoluzione francese, durando fino ai primi decenni del 1800.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 aprile 2025
In Italia continuano a moltiplicarsi i casi di detenuti gravemente malati a cui lo Stato nega cure adeguate, in spregio all’articolo 32 della Costituzione. Tra questi emerge la storia di Albano Bruno Bellinato, condannato per ricettazione, che rischia di non farcela nonostante le perizie mediche depositate agli atti. Dopo sei mesi di ricovero in ospedale (dal 29 ottobre 2024 al 10 aprile 2025), durante i quali ha lottato tra ipertensione, fibrodisplasia ossificante progressiva, difficoltà respiratorie e apnee notturne, Bellinato è stato trasferito in un centro clinico penitenziario. Un segnale chiaro dell’incompatibilità con il regime carcerario, dicono i medici.
Il diritto penale “à la carte”
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 19 aprile 2025
Solo in un Paese che abbia perso ogni senso della misura e del ridicolo, può accadere ciò a cui abbiamo assistito all’esito del processo a carico del signor Filippo Turetta. L’autore dell’efferato omicidio di Giulia Cecchettin, comprensibilmente al centro della pubblica attenzione, è stato condannato alla pena massima, il carcere a vita, essendogli stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione. Ma si scatena un acceso dibattito, dai toni aspri e polemici, per essere state escluse - d’altronde senza nessuna possibile conseguenza sanzionatoria - altre due aggravanti contestate: stalking e crudeltà.
di Marianna Poletto*
Il Riformista, 19 aprile 2025
Un fungo avvelenato che sta producendo una vittima ipertrofica. In principio era l’accusato. Destinatario di tutele e garanzie, figura centrale del nostro sistema processuale penale, nel cui interesse è stato costituzionalizzato il giusto processo regolato dalla legge: contraddittorio, parità delle parti, terzietà e imparzialità del giudice, ragionevole durata, i presìdi che la Carta ha approntato a sua protezione. Tra le due parti - il PM, che il processo avvia e governa, e l’imputato che lo subisce - considerata più debole era la seconda: perché presunta innocente, perché sottoposta all’afflizione di un processo che è già pena, perché con armi spuntate, dinanzi al soverchiante potere della macchina statuale.
di Francesco Diamanti*
Il Riformista, 19 aprile 2025
Che cos’è una circostanza? Cos’è un motivo determinante? Come viene valorizzato dalla legge? Quando è abietto o futile? Quando un reato è realizzato con crudeltà contro le persone? Simili quesiti sono oggi quasi delle costanti a livello mediatico, non solo in occasione degli ultimi terribili delitti contro Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano. Ma chiunque avesse l’ardire di fornire risposte veloci e superficiali a simili domande, dovrebbe sapere, come insegnava Karl Llewellyn, uno dei più influenti giuristi statunitensi del XX secolo, che il diritto non è un sentiero chiaro, ma un cespuglio spinoso.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 aprile 2025
Sta generando diverse polemiche politiche il presunto input lanciato da Palazzo Chigi volto a frenare l’esame e l’approvazione della proposta di legge, presentata da Italia viva e ben vista dai partiti di maggioranza, che prevede l’istituzione di una “Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari”, ciò al fine di evitare ulteriori tensioni con l’associazione nazionale magistrati, per rimanere focalizzati sulla riforma costituzionale della giustizia. Sul piano politico indiscrezioni sembrano lasciare il tempo che trovano. Nelle ultime settimane, infatti, non sono mancati attacchi da parte di esponenti del governo nei confronti della magistratura, come quelli del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, contro i giudici colpevoli di “disapplicare le leggi”, soprattutto “in materia di immigrazione”.
di Michele Passione*
Il Dubbio, 19 aprile 2025
Succede spesso alle persone intelligenti e colte di trasferire una premessa ad un approdo diverso, piegando il ragionamento all’obiettivo cui tendono. Non stupisce dunque se, ancora una volta, il Prof. Mazza ha ribadito il suo pensiero contrario (ostile) alla Giustizia riparativa prendendo le mosse dalla terribile vicenda di Giulia Cecchettin (chissà perché si continua a richiamare Filippo Turetta quale protagonista di questa tragedia), sulla quale in questi mesi, e in questi ultimi giorni, si è scritto e detto tantissimo, quasi sempre cedendo al discorso da bar, senza cognizione e senza rispetto per tutte le parti coinvolte in questa disgrazia, figlia del gesto criminale e patriarcale di un giovane uomo.
di Giuseppe Belcastro*
Il Dubbio, 19 aprile 2025
L’aggravante è un fatto occorso prima, durante o dopo la commissione del delitto che ne aumenta il disvalore, tanto da avere appunto come conseguenza un aggravio della pena inflitta o delle sue modalità esecutive. Messa così, sembra una cosa semplice, anzi semplicissima. Se non fosse che il fatto “aggravatore” è indicato da una denominazione che ha generalmente un corrispondente a- tecnico nel linguaggio comune. Se in un discorso richiami l’idea della crudeltà ti capisce l’avvocato, ma pure il cittadino comune. Quello che però il cittadino comune non afferra, almeno non con immediatezza, è che la crudeltà quotidiana è cosa diversa dalla crudeltà giuridica; più o meno come un avvocato alle prese con questioni di cui non si occupa mai dal punto di vista professionale.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 19 aprile 2025
In due settimane tre condanne della Corte Europea nei confronti dell’Italia. E non per reati minori, ma per quelli più gravi che esistano nel “codice penale” di risulta delle violazioni dei più basilari diritti umani che uno stato può compiere nei confronti di un suo cittadino. In quindici giorni, l’Italia è stata condannata tre volte. Una volta per la violazione dell’articolo 2 della Convenzione europea che tutela il diritto alla vita. Altre due volte per la violazione dell’articolo 3 che vieta la tortura, le pene e i trattamenti inumani e degradanti. In un anno, il 2024, per quanto riguarda le violazioni accertate e le sanzioni comminate, sono state quattro le sentenze di condanna nei confronti dell’Italia per la violazione del divieto di tortura (art. 3), venti le condanne per lesione del diritto a un processo equo (art. 6) e ben ventidue quelle comminate per violazione del diritto di proprietà (art. 1 prot. 1).
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2025
Secondo la Consulta non viola, invece, i principi costituzionali il diverso trattamento, stabilito dall’ordinamento penitenziario, per la donna e l’uomo condannati che abbiano figli di età non superiore a dieci anni ovvero gravemente disabili. È costituzionalmente illegittimo il divieto di concedere al padre la detenzione domiciliare quando la madre sia deceduta o impossibilitata a occuparsi dei figli, ma questi possano essere affidati a terze persone. Non viola, invece, i principi costituzionali il diverso trattamento, stabilito dall’ordinamento penitenziario, per la donna e l’uomo condannati che abbiano figli di età non superiore a dieci anni ovvero gravemente disabili. Lo ha stabilito la Corte costituzionale nella sentenza numero 52, depositata oggi.
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