di Francesca Fulghesu
lasestina.unimi.it, 18 aprile 2025
La lettera aperta del Coordinamento dei giornali carcerari: “Garantire la libertà di espressione”. Nel mirino i racconti di disagio e sovraffollamento. Censure preventive, espulsioni di volontari, chiusure. Se le condizioni di un carcere si misurano anche sulla base dei diritti garantiti alle persone detenute, la situazione in cui versano i giornali fatti dai detenuti suona come un campanello d’allarme. Risale al 7 gennaio scorso la chiusura della Fenice, la testata del carcere di Ivrea. Ma già prima in tutta Italia molte redazioni hanno subito pressioni per limitare i temi trattati e in alcuni casi si sono trovate costrette a espellere alcuni volontari o a sottoporre preventivamente la lettura del giornale alla direzione del carcere per averne l’approvazione.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 18 aprile 2025
Uno ascolta il ministro Nordio che affronta il problema delle carceri spiegando che risolverà il sovraffollamento con dei container di metallo che diventeranno le nuove celle. Poi lo sente di nuovo rispondere con un no secco alla richiesta di amnistia avanzata non da “Nessuno tocchi Caino” - che, si sa, sono estremisti… - ma dall’Anm, cioè dai magistrati. E pensa: è finita. Però qualche giorno dopo viene tirato giù dalla torre d’avorio, perché c’è un signore vestito tutto di bianco, molto malato, 88 anni, cattolico, che il Giovedì Santo invece di andare a trovare l’imperatore va a regina Coeli, chiede scusa ai prigionieri perché il suo fisico non gli permette di inginocchiarsi, e poi pronuncia questa frase fantastica, poetica, politica nella sua essenza profonda: “Mi chiedo, perché loro e non io?”.
di Irene Famà
La Stampa, 18 aprile 2025
Apre oggi nel carcere di Terni la prima stanza dell’affettività, consentita dalla Consulta che mira a permettere ai detenuti la possibilità di incontrare in intimità le mogli e le compagne stabili. Si svolgerà subito il primo incontro, autorizzato dal giudice di sorveglianza di Spoleto. Sono appena 32, almeno per ora, gli istituti di pena in Italia che potranno allestire, vista la necessità di spazi idonei, la stanza dell’affettività.
di Errico Novi
Il Dubbio, 18 aprile 2025
Durissima lettera del Sappe, sindacato “di destra” degli agenti penitenziari, contro l’apertura del Dap al diritto sancito dalla Consulta. Il punto è che i detenuti sono troppo “mostrificati” perché si possa loro concedere una “sessualità”. Si deve fare appello al disincanto, se si vuol star dietro alla rivolta di alcuni sindacati di polizia, e del “Sappe” in particolare, contro l’apertura all’affettività nelle carceri. Il brusio montato per giorni nelle chat degli agenti è definitivamente deflagrato nella lettera inviata lunedì dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria, il Sappe appunto, al sottosegretario Andrea Delmastro e a Massimo Parisi, direttore del Personale al Dap.
di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 18 aprile 2025
Raccomandati chiarimenti su sette punti. Bodycam e videocamere anche nei Cpr? Sicurezza, si riparte da capo. Il decreto 48/2025 approvato i14 aprile dal Consiglio dei ministri, che ricalcai contenuti del vecchio Ddl Sicurezza finito su un binario morto in Senato, è approdato alla Camera nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia (C 2355) dove mercoledì è cominciato l’esame. Accompagnato puntualmente dal dossier del Servizio studi, che a sua volta aggiorna le osservazioni presentate al disegno di legge. “Il decreto in esame - si legge - riproduce sostanzialmente i contenuti del disegno di legge Sicurezza: confrontando i testi risulta che 12 articoli su 39 hanno subito modifiche, anche minime”.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 18 aprile 2025
Sì dell’Assemblea regionale a una risoluzione di Avs-Coalizioni civiche -Possibile per fermare la conversione del decreto e ricorrere alla Corte. La Regione Emilia-Romagna ha preso una netta posizione contro il “Decreto Sicurezza” del Governo Meloni. Con una risoluzione votata il 16 aprile da tutta la maggioranza, l’Assemblea legislativa ha chiesto alla Giunta di attivarsi urgentemente per fermare la conversione del provvedimento e, qualora ne sussistano i presupposti, di ricorrere alla Corte costituzionale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 aprile 2025
La premier non vuole alimentare la tensione con le toghe in vista del referendum sulle Carriere separate e sacrifica la proposta sulle vittime di errori giudiziari. Lo avevamo anticipato noi da mesi su questo giornale, lo ha confermato il deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti, due sere fa nell’Aula della Camera: su volontà del Governo, la proposta di legge per l’istituzione della giornata per le vittime di errori giudiziari dedicata a Enzo Tortora non s’ha da fare. Il motivo? Non dare fastidio ai magistrati fino al referendum sulla separazione delle carriere e soprattutto non trasformarli in vittime dinanzi ai cittadini. L’indicazione arriverebbe direttamente da Palazzo Chigi, dalla premier Giorgia Meloni. Le forze di maggioranza si sono dovute adeguare non senza qualche mal di pancia.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 18 aprile 2025
Duemila ore di servizio pubblico, primo caso in Italia. La pena di tre anni per duplice omicidio stradale aggravato la sconterà effettuando 2.190 ore di servizi di pubblica utilità e, tra queste, anche andando nelle scuole a raccontare il dolore di far perdere la vita ai due amici più cari per aver guidato ubriaco in quella terribile serata di due anni e mezzo fa. Per la prima volta in Italia, la giudice per l’udienza preliminare Claudia Ardita ha applicato la misura sostitutiva della detenzione al ragazzo mestrino di 25 anni che la vigilia di Natale del 2022 alla fine del Ponte della Libertà, tornando verso Mestre, si era schiantato con l’auto contro il muretto laterale nel punto in cui la strada si restringe, causando la morte dei suoi due amici più cari.
di Simona Musco
Il Dubbio, 18 aprile 2025
“Il carcere non deve rappresentare l’unica risposta al reato” e anzi, “per gli effetti desocializzanti che comporta, deve essere evitato quando possibile in favore di pene da eseguirsi nella comunità”. È partendo da questo presupposto che la Corte d’Appello di Firenze ha rimesso alla Corte costituzionale uno dei passaggi più spinosi della riforma Cartabia, così come segnalato dal blog “Foro e giurisprudenza”. Con un’ordinanza del 20 marzo, i giudici della sezione distrettuale penale hanno infatti sollevato questione di legittimità dell’articolo 59, comma 1, lettera d), della legge 689/1981, nella parte in cui vieta l’applicazione delle pene sostitutive per i condannati per i reati di cui all’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario, il catalogo dei cosiddetti “reati ostativi”, salvo che venga riconosciuta la particolare attenuante di cui all’articolo 323-bis del codice penale. Una limitazione che, secondo i giudici fiorentini, rischia di negare, a prescindere, la possibilità di accesso alle nuove sanzioni sostitutive, introdotte proprio per favorire pene più rieducative e individualizzate. E questo - è la tesi - entra in rotta di collisione con più principi costituzionali.
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 18 aprile 2025
La Cassazione ribadisce che l’aggravante di aver provocato un incidente stradale in stato di ebbrezza impedisce la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria in lavoro di pubblica utilità. L’aggravante di aver provocato un incidente stradale in stato di ebbrezza impedisce l’applicabilità della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Lo ha ribadito la quarta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 13150/2025 riportandosi alla consolidata giurisprudenza sul punto.
- Vigevano (Pv). Nel carcere allagamenti, sovraffollamento e acqua fredda
- Parma. Il lavoro: un volano che spezza le catene dei detenuti
- Trento. Quattro incontri sulla legalità e sul recupero sociale dei detenuti
- Avellino. Il vescovo Aiello e l’appello per una rieducazione umana nelle carceri
- Arezzo. Detenuto si laurea al campus del Pionta in Scienze per la formazione









