La Provincia Pavese, 17 aprile 2025
La struttura ospita 365 detenuti a fronte di 242 posti regolamentari, niente acqua calda nella sezione femminile. La situazione nel carcere di Vigevano “è drammatica”. Lo scrive nel suo dossier l’Osservatorio di Antigone che ieri ha visitato la casa circondariale. “Erano presenti 365 detenuti a fronte di 242 posti regolamentari, con un sovraffollamento del 150%. Di questi 179 stranieri e 80 donne, di cui alcune nell’unico circuito di Alta sicurezza del nord Italia. La forte presenza di stranieri incide sulle difficoltà trattamentali, perché’ non inseribili nei percorsi. Non sono presenti mediatori culturali e non è possibile rinnovare il permesso di soggiorno all’interno dell’istituto.
di Paolo Doni
L’Eco di Bergamo, 17 aprile 2025
Nella visita di martedì 15 aprile al carcere di via Gleno il Vescovo Francesco Beschi ha ricordato l’importanza di una comunità accogliente che, fuori dalle mura della galera, renda possibile un futuro per chi sta scontando la sua pena. In un momento difficile per la Casa circondariale, che come tutti gli istituti di pena del Paese soffre condizioni di sovraffollamento ai limiti del sopportabile (583 detenuti, per una capienza regolamentare di 319), la presenza di monsignor Beschi per gli auguri pasquali ricorda alla cittadella di via Gleno (abitata non solo da detenuti ma anche da agenti di polizia penitenziaria, operatori sanitari, educatori, insegnanti, volontari), che fuori c’è una città che storicamente è sempre stata in prima linea per raccogliere la sfida di un disagio che, va detto, negli ultimi anni si è fatto particolarmente complesso nella presa in carico.
di Iacopo Scaramuzzi
La Repubblica, 17 aprile 2025
Papa Francesco non si ferma. Questo pomeriggio, salvo contrordini dell’ultimo momento, si recherà al carcere romano di Regina Coeli per la messa del giovedì santo. Ancora convalescente, i movimenti limitati e la voce incerta, Jorge Mario Bergoglio non vuole rinunciare a un appuntamento cruciale della Settimana Santa, ed è possibile che, ancorché in forma essenziale, voglia compiere il rito della lavanda dei piedi con alcuni detenuti.
tg24.sky.it, 17 aprile 2025
Una serie di dibattiti sulla situazione nelle carceri in Italia. È questo il programma di “Reform Trust: Ideas on penal environments”, una serie di incontri che, in programma da aprile a maggio 2025 a Milano, esplorano la funzione delle case di reclusione italiane, facendo luce in particolare sul populismo penale, il sovraffollamento, il lavoro carcerario, la deprivazione economica e la riforma e trasformazione del carcere. Ospitate all’interno del centro milanese di Dropcity, le sessioni mettono in relazione individui, oggetti, spazi e i significati che assumono all’interno del contesto penale, intrecciando questioni architettoniche, legali, amministrative e sociali. L’iniziativa è curata da Federica Verona, architetta e urbanista, e Valeria Verdolini, sociologa giuridica e attivista.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 17 aprile 2025
Uno degli ultimi casi di cronaca che non avremmo voluto leggere è quello della ragazzina di 14 anni di Busto Arsizio violentata e massacrata di botte da un ragazzo conosciuto su Instagram. Le vittime della violenza di genere sono, sempre di più frequentemente, minori. Ma anche gli autori di queste violenze sono sempre più giovani: facendo riferimento solo al tribunale di Milano, per esempio, il 40% degli uomini finiti sotto processo per questi reati hanno meno di 35 anni. “Significa che il modello patriarcale delle generazioni precedenti persiste” aveva commentato il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia. Significa anche, ribadiva il giudice, che dalla scuola, fin da piccoli, non arriva il messaggio dell’educazione al rispetto e alla diversità. Non arriva perché non c’è.
di Giulia Zonca
La Stampa, 17 aprile 2025
I diritti contano più della biologia e nella delicata e controversa decisione della corte suprema del Regno Unito quelli non vengono toccati, così è meglio partire da qui: le persone trans non perdono tutele e ci mancherebbe. Però, da ora, la legge britannica sulle pari opportunità considera donna soltanto chi è nata di sesso femminile. È un tema fragile che scatena reazioni ultrà e qualsiasi tentativo di trovare un equilibrio lessicale, già di suo molto precario, viene frantumato dai cori. Non esiste una vittoria e quindi non c’è una curva che può esultare e le sedicenti femministe che lo fanno fuori dall’aula con le sciarpe al collo sono patetiche.
di Marco Bresolin
La Stampa, 17 aprile 2025
La proposta dovrà passare al vaglio del Consiglio dell’Ue e del Parlamento. Dal Patto migrazione e asilo a rimpatri più veloci: tutte le novità. La Commissione europea ha offerto al governo italiano due assist importanti che potrebbero aiutare l’esecutivo Meloni ad affrontare gli ostacoli giuridici emersi nell’applicazione del protocollo siglato con l’Albania per la gestione dei centri sul territorio del Paese Balcanico. Da un lato ha proposto di anticipare alcuni elementi del nuovo Patto migrazione e asilo - in particolare quelli che consentono di designare un Paese di origine come sicuro anche se questo lo è solo parzialmente - dall’altro ha stilato una lista Ue di Paesi di origine sicuri, includendovi l’Egitto e il Bangladesh, che sono oggetto proprio del contenzioso tra il governo italiano e i giudici dei tribunali locali, sul quale ora dovrà esprimersi la Corte di Giustizia dell’Unione europea. Il condizionale è d’obbligo perché quella presentata dalla Commissione è soltanto una proposta che ora dovrà ottenere il via libera del Consiglio dell’Unione europea e del Parlamento europeo. Ecco una serie di domande e risposte per fare un po’ di chiarezza sui punti-chiave.
di Marco Bresolin
La Stampa, 17 aprile 2025
La proposta dovrà passare al vaglio del Consiglio dell’Ue e del Parlamento. Dal Patto migrazione e asilo a rimpatri più veloci: tutte le novità. La Commissione europea ha offerto al governo italiano due assist importanti che potrebbero aiutare l’esecutivo Meloni ad affrontare gli ostacoli giuridici emersi nell’applicazione del protocollo siglato con l’Albania per la gestione dei centri sul territorio del Paese Balcanico. Da un lato ha proposto di anticipare alcuni elementi del nuovo Patto migrazione e asilo - in particolare quelli che consentono di designare un Paese di origine come sicuro anche se questo lo è solo parzialmente - dall’altro ha stilato una lista Ue di Paesi di origine sicuri, includendovi l’Egitto e il Bangladesh, che sono oggetto proprio del contenzioso tra il governo italiano e i giudici dei tribunali locali, sul quale ora dovrà esprimersi la Corte di Giustizia dell’Unione europea. Il condizionale è d’obbligo perché quella presentata dalla Commissione è soltanto una proposta che ora dovrà ottenere il via libera del Consiglio dell’Unione europea e del Parlamento europeo. Ecco una serie di domande e risposte per fare un po’ di chiarezza sui punti-chiave.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 aprile 2025
Il giorno prima che la premier italiana incontri Trump, la Commissione propone di anticipare le norme utili a riempire i Centri in Albania. Così l’istituzione comunitaria entra a gamba tesa nella causa discussa dalla Corte di giustizia Ue. La leader Fdi esulta: cambiamo l’approccio europeo sul governo dei flussi migratori. Il giorno dopo la telefonata con Ursula von der Leyen e il giorno prima dell’incontro con Donald Trump la presidente del Consiglio Giorgia Meloni incassa un assist dalla Commissione Ue sul progetto più controverso della legislatura: i centri in Albania. Ieri l’istituzione comunitaria ha proposto l’anticipazione di due punti del Patto su immigrazione e asilo per permettere al governo italiano di riempire le strutture di Gjader.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 aprile 2025
Quinta ispezione dei parlamentari d’opposizione e del Tavolo asilo e immigrazione nei Centri in Albania. “Ci sono state proteste e atti di autolesionismo. Ma nessuna rivolta, né arresti. Le persone vivono un grande sconforto: non capiscono perché sono qui”, dice l’esponente. La deputata del Pd Rachele Scarpa risponde al telefono appena uscita dal Cpr di Gjader, in Albania, dove ha svolto il quinto sopralluogo. È stata la parlamentare più assidua nelle strutture d’oltre Adriatico. “Non ci hanno fatto ispezionare la parte detentiva”, denuncia. La delegazione, organizzata dall’opposizione e dal Tavolo asilo e immigrazione, è riuscita a parlare solo con alcuni dei trattenuti: non tutti hanno precedenti penali, sono originari di Algeria, Bangladesh, Marocco, Moldavia, Nigeria e Pakistan.
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