di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 17 aprile 2025
Il guardasigilli vuole arrivare al referendum senza tensioni. Dopo lo scontro frontale sul caso Almasri, il ministro Nordio sembra aver scelto la linea “morbida” con l’Anm. Linea confermata dal clima disteso registrato da entrambe le parti in occasione dell’incontro di martedì scorso. Sulla riforma della giustizia appare già evidente da qualche tempo che lo sguardo di tutti gli attori scena sia già rivolto, in prospettiva, all’appuntamento referendario. Ma proprio in vista di questo appuntamento così importante su un testo che è attualmente in esame in seconda lettura a Palazzo Madama, nel perimetro del governo sembra si stiano delineando due approcci differenti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 aprile 2025
“Intendiamo rimodulare i presupposti perché scatti la carcerazione preventiva. Oggi c’è il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato: queste sono categorie anche in parte obsolete, che dovrebbero essere riviste”: lo aveva detto due giorni fa il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervistato a SkyTg24. Obiettivo condivisibile, che si scontra con la realtà politica del momento. Vediamo come. Sul tema ieri, in commissione Giustizia alla Camera, si è tornato a discutere grazie a una interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia, Tommaso Calderone, che ha chiesto al governo cosa intenda fare “nel brevissimo termine” per ridurre l’abuso della custodia cautelare. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 marzo di quest’anno su oltre 62mila detenuti, 9.271 sono in attesa di primo giudizio.
di Stefano Giordano
L’Unità, 17 aprile 2025
Preoccupa la tendenza nel nostro sistema giudiziario a trasformare le richieste di archiviazione in condanne morali. Restituiamo laicità alla Giustizia. Negli ultimi anni, il nostro sistema giudiziario ha visto emergere una tendenza preoccupante: quella di travestire le richieste di archiviazione in vere e proprie condanne morali. Questa pratica, puntualmente censurata dalla Corte Costituzionale, solleva interrogativi fondamentali sul ruolo di giudici e pubblici ministeri, chiamati a essere custodi di una giustizia laica, imparziale e priva di filtri ideologici. Purtroppo, la realtà processuale sembra essere soggetta a interpretazioni personali che travalicano la mera applicazione della legge in favore di un’opinione morale che di per sé non ha peso giuridico.
di Damiano Rizzi*
Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2025
Dal 2013, altre 1.300 donne sono state uccise in Italia per mano di partner o ex partner. E sono almeno 2.000 bambini e bambine gli orfani di femminicidio. La più parte sono invisibili, fuori da qualsiasi registro nazionale. Non esistono per lo Stato. Un bambino o adolescente che perde la madre a causa di un femminicidio non è semplicemente un “orfano”: è un sopravvissuto. Ha vissuto all’interno di un contesto familiare violento, spesso per anni, assistendo a maltrattamenti fisici e psicologici, e sviluppando una forma di adattamento al trauma basata sulla paura, sul silenzio, sull’invisibilità.
di Giuliano Pavan
Il Gazzettino, 17 aprile 2025
“Mio figlio aveva delle ecchimosi, voglio sapere se è stato picchiato” “Voglio sapere cos’è successo a mio figlio: non può essere morto d’infarto, è stato picchiato in carcere”. Al telefono, con la voce rotta dal pianto ma con la determinazione di andare fino in fondo, la madre di Gennaro Marino, 46enne detenuto nella casa circondariale di Santa Bona, a Treviso, per scontare un cumulo pena per reati contro il patrimonio e relativi agli stupefacenti, invoca giustizia. E pretende che venga eseguita un’autopsia sul corpo del figlio, che da più di due settimane si trova all’obitorio dell’ospedale Ca’ Foncello nonostante il nulla osta già rilasciato dalla Procura.
di Daniele Minni
La Nazione, 17 aprile 2025
Domani nel carcere si svolgerà il primo colloquio intimo autorizzato in Italia. L’avvocato Caforio loda la struttura penitenziaria: “Ha trovato uno spazio adeguato secondo le linee guida appena emesse”. Alla vigilia del primo incontro per il diritto all’affettività tra reclusi e familiari il garante dei detenuti dell’Umbria, avvocato Giuseppe Caforio, loda il carcere di Terni. “Va riconosciuto al carcere di Terni di essere stato antesignano - afferma il garante - nell’attuazione dell’affettività dei detenuti riuscendo a trovare uno spazio adeguato, secondo le linee guida appena emesse dal ministero della Giustizia per consentire l’esercizio di questo diritto importante anche in un’ottica di riabilitazione”. Come richiesto da un detenuto nell’arco di 60 giorni è stato fissato l’incontro.
di Massimo Solani
rainews.it, 17 aprile 2025
Terni primo penitenziario a recepire le linee guida, ma la carenza di personale è un problema. C’è un secondo detenuto della Casa circondariale di Sabbione che, a giorni, potrà ottenere un colloquio intimo con la partner senza il controllo della Polizia penitenziaria. Dopo il via libera dato dalla direzione della struttura e dal comando della penitenziaria al sessantenne campano che attraverso il proprio avvocato, Paolo Canevelli del foro di Roma, aveva messo in mora il carcere di Terni per non aver rispettato le tempistiche imposte dal giudice di sorveglianza di Spoleto, in ottemperanza della sentenza della Corte Costituzionale, sarà un detenuto romano cinquantottenne della media sicurezza, recluso dal 2024 per reati legati agli stupefacenti, ad usufruire della stanza ricavata negli spazi dell’area colloqui con gli avvocati.
di Ludovica Lopetti
Corriere di Torino, 17 aprile 2025
Quanto dovrà aspettare il carcere di Torino per avere una stanza destinata ai colloqui intimi? Se lo chiedono centinaia di detenuti, che da un anno hanno subissato di istanze i magistrati di Sorveglianza. A gennaio 2024 la corte Costituzionale ha sancito il diritto dei reclusi a incontrare partner e familiari riservatamente (anche per rapporti sessuali) e, ora che il Dap ha emanato le linee guida, aumenta anche la pressione sugli uffici che devono autorizzare o negare gli incontri. I sindacati di polizia penitenziaria - l’Osapp in testa - si sono scagliati apertamente contro il provvedimento, ma gli agenti non sono i soli a nutrire preoccupazioni.
di Federica Pacella
Il Giorno, 17 aprile 2025
Le linee guida sul diritto all’affettività dei detenuti sollevano perplessità. La Garante di Brescia: “Possono essere comunque un passo avanti. Due ore di tempo, biancheria e lenzuola a carico del partner che deve portarle da casa, pulizie e sanificazione post colloquio, mentre i locali individuati dai provveditori dovranno essere dotati di una camera arredata con un letto e con annessi servizi igienici. Ad una lettura soprattutto esterna alle mura del carcere, le linee guida del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) per permettere alle persone detenute di esercitare il loro diritto all’affettività e alla sessualità, possono creare qualche perplessità. Ma tant’è: le si aspettava da gennaio 2024, da quando cioè la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittimo il divieto assoluto, fino ad allora in vigore, all’affettività in carcere, imponendo il controllo a vista sui detenuti durante i colloqui con i loro coniugi o conviventi.
di Matteo Sorio
Corriere del Veneto, 17 aprile 2025
Avvocati e attivisti a Montorio tra sovraffollamento e sottorganico. I numeri parlano da soli: 604 detenuti, a ieri, a fronte di 335 posti. Con 287 agenti di polizia penitenziaria sui 317 previsti: cifra, quest’ultima, tarata peraltro sulla capienza “normale”. Comunicati ieri dal presidente della Camera penale veronese, Paolo Mastropasqua, dopo la visita svolta insieme all’associazione Nessuno tocchi Caino, i numeri del carcere di Montorio - dove 372 detenuti sono stranieri, il 61%, e 331 hanno una condanna definitiva - continuano a parlare di “un sovraffollamento drammatico, come in quasi tutti gli istituti penitenziari italiani”.
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