di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2025
Caos, paura, terrore indotti ma controllati sono un ottimo viatico per la continuità dell’esercizio del potere e al contempo sono un potente fattore di distrazione. La repentina trasformazione del ddl “Sicurezza” in decreto legge non è stata soltanto un pegno d’amore offerto al tripudio di Salvini che andava a congresso con qualche fastidio; è anche un tassello decisivo all’interno di una strategia più ampia, spregiudicata e pericolosa, che ha come obiettivo, banale a dirsi, la conservazione dell’attuale assetto di potere ben oltre la fine “naturale” di questa Legislatura.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 9 aprile 2025
Una pratica per la definizione di “linee guida in ordine alla partecipazione dei magistrati ad eventi pubblici e per l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, di riunione e di associazione nel rispetto dell’interesse costituzionale alla garanzia del prestigio, della credibilità, dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura”. A proporla al Csm è stato, due giorni fa, il professor Felice Giuffré, componente laico eletto a Palazzo Bachelet su indicazione Fratelli d’Italia: il consigliere ha inviato la richiesta al Comitato di presidenza dell’organo di autogoverno delle toghe dopo giorni di aspre polemiche fra politica e Anm.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 aprile 2025
Il Governo rinvia la discussione sul ddl, priorità alla separazione delle carriere e alla riforma della custodia cautelare. Tensioni in vista dell’incontro tra Nordio e l’Anm. Il calendario di ieri della commissione Giustizia di Montecitorio poteva trarre in inganno: c’era infatti scritto che ci sarebbero state delle votazioni in merito alla proposta di legge per l’istituzione di una giornata dedicata alle vittime di errori giudiziari. Tuttavia non si è riusciti né a dare il mandato ai relatori per riferire all’Aula né si sono votati gli emendamenti. Mancava il parere del governo. La norma dunque dovrebbe arrivare nell’emiciclo di Montecitorio il 15 aprile solo per consentire al presidente della stessa commissione, il deputato di FdI Ciro Maschio, di comunicare la situazione di stallo e formalizzare il ritorno della pratica nell’organismo da lui guidato.
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2025
Giustizia - Violazione art 3 CEDU - Letto a castello - Spazio disponibile - Movimento del detenuto in cella - Compromissione – Risarcimento. Dal punto di vista dell’accertamento della compromissione della possibilità di movimento del detenuto nella cella rileva allo stesso modo lo spazio occupato dal letto singolo, così come di quello occupato dal letto a castello. L’ingombro del letto singolo, pur se amovibile, deve essere scomputato dalla superficie della cella a disposizione del detenuto. Si tratta, infatti, di arredo, che, sebbene non fissato sul pavimento, non è suscettibile, per il suo ingombro o peso, di facile spostamento da un punto all’altro della cella e, pertanto, compromette il movimento del detenuto al suo interno. Corte di Cassazione, pen., sez. I, Sentenza del 03 aprile-2025, n. 12849
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2025
La Cassazione rammenta che la concessione della sospensione condizionale della pena è preclusa a chi abbia riportato due precedenti condanne. La sospensione condizionale è preclusa a chi abbia riportato due precedenti condanne per delitti. Lo ha rammentato la quinta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 12361/2025 pronunciandosi sul ricorso di un imputato condannato (per i reati di cui agli articoli 497 bis, co. 1 e 2, e 495 c.p.) a un anno e quattro mesi di carcere, con esclusione del beneficio della sospensione condizionale della pena.
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2025
La Cassazione rammenta che ai fini della non menzione, in una prospettiva di risocializzazione, è precluso il riferimento alla natura del reato. Non si può negare la “non menzione” per ragioni di mera opportunità. In una prospettiva di risocializzazione, infatti, è precluso, il riferimento alla natura del reato. Lo ha rammentato la sesta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 13263/2025, decidendo il ricorso di un imputato avverso la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro che riqualificava l’originario reato ex articolo 355 c.p., rideterminava la pena e negava il richiesto beneficio della non menzione.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 9 aprile 2025
Non capita spesso che maggioranza e opposizione votino allo stesso modo, specialmente su argomenti controversie divisivi come il carcere. Viene da pensare che in questi casi l’oggetto del confronto e la preoccupazione per il bene comune prevalgono sulle logiche di schieramento che sovente impediscono la soluzione dei problemi. È accaduto all’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna con la votazione all’unanimità di un ordine del giorno al Documento economico finanziario regionale in cui si impegna la giunta a sopportare economicamente i percorsi di esecuzione penale esterna promossi dalle Comunità educanti con i carcerati (CEC) presenti sul territorio emiliano-romagnolo, e a proporre nella Conferenza unificata Stato-Regioni il modello delle CEC come soluzione alternativa al sovraffollamento carcerario.
di Giulia D’Aleo
La Repubblica, 9 aprile 2025
Era entrato in carcere a fine marzo, in attesa di giudizio per maltrattamenti in famiglia e stalking. Ma nella sua cella ha resistito poco più di una settimana. Ieri mattina D.T., 44 anni, si è tolto la vita con un cappio rudimentale. La Polizia penitenziaria se n’è accorta troppo tardi: per un po’ hanno tentato di rianimarlo, ma non c’era già più nulla da fare. “Il personale di polizia penitenziaria è prontamente intervenuto tentando ogni possibile manovra di soccorso, in attesa dell’arrivo del medico di turno e, successivamente, del personale del 118. Purtroppo, ogni tentativo si è rivelato vano”, ha raccontato Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
di Alessandra Cannetiello
Gazzetta del Mezzogiorno, 9 aprile 2025
Doveva essere controllato h24 ma i poliziotti intervennero solo 25 minuti dopo. La procura ha chiesto per entrambi la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Sono due le condanne richieste dalla procura di Taranto nei confronti dei due agenti di polizia penitenziaria coinvolti nell’inchiesta nata dopo il tentato suicidio di un detenuto all’interno dell’ospedale Santissima Annunziata. È stato il sostituto procuratore della Repubblica Marzia Castiglia, al termine della sua requisitoria, a chiedere una pena di 3 anni e 6 mesi per ciascuno dei due imputati. I fatti risalgono a marzo 2018 quando il detenuto, ancora oggi in coma, era stato trasferito per problemi di salute dall’istituto “Carmelo Magli” nella cella sanitaria all’interno del nosocomio ionico.
di Emanuele Faraone
Il Messaggero, 9 aprile 2025
Una violenta aggressione è avvenuta nel primo pomeriggio di ieri nel carcere di Rieti, dove un gruppo di detenuti di origine nordafricana ha dato vita a un feroce scontro all’interno della propria cella. L’incidente ha coinvolto un gruppo di detenuti ristretti al 2 piano G1, portando a un violento regolamento di conti. La rissa, scatenata da motivi legati a contrasti interni, ha visto i detenuti utilizzare armi improvvisate e oggetti contundenti come sgabelli di legno. Uno dei detenuti coinvolti, gravemente ferito, è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale di Rieti. Le sue condizioni sono molto critiche: il detenuto è stato ricoverato in coma, con prognosi riservata.
- Bologna. Diritti dei detenuti trans: “Negate terapie ormonali”
- Venezia. “Inferno CPR”, conferenza sulle condizioni degli immigrati detenuti
- Taranto. Progetto di sport e inclusione nel carcere, coinvolti 50 detenuti
- “Ristretti”, le parole che non hai sentito
- Gino Cecchettin. L’impegno contro la violenza di genere è l’unico modo per far rivivere Giulia









