di Fabio Postiglione
Corriere della Sera, 19 ottobre 2024
La rappresentazione, aperta alla città, è in calendario per il 25 ottobre all’interno del carcere di Bollate. Ci sono progetti dal forte valore simbolico. Una rappresentazione nel carcere di Opera aperta alla città è uno di questi. “Extravagare. Rituale di reincanto”, spettacolo di Opera Liquida, compagnia fondata da Ivana Trettel 16 anni fa e composta da detenuti ed ex detenuti attori della Casa di reclusione di Milano Opera, a un anno dal debutto e dopo essere andato più volte in scena con successo nei teatri della città torna il 25 ottobre alle 20.30 (biglietti entro il 20 ottobre sul sito www.operaliquida.org) sul suo palco d’elezione, quello del carcere dove è nato.
chiesadibologna.it, 19 ottobre 2024
Una visione da “dentro”. È quella che offre il libro “Osteria Formativa Brigata del Pratello” presentato giovedì 10 ottobre presso l’Auditorium Enzo Biagi della Sala Borsa. È uno dei frutti di un’iniziativa che da anni offre ai giovani detenuti del carcere minorile del Pratello di seguire percorsi formativi. È quindi il racconto di un’esperienza fatta dentro un luogo chiuso come il carcere, ma anche dell’interiorità dei ragazzi che attraverso questa esperienza preparano il loro futuro. La Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia-Romagna, Claudia Giudici, ha sottolineato che questi progetti permettono ai ragazzi che vengono da vissuti difficili, di avere una seconda opportunità.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 19 ottobre 2024
Un’iniziativa che vede le lodi dei Garanti: “Sacro il diritto all’affettività”. La Casa Circondariale di Ivrea sta vivendo un momento di svolta: per la prima volta, i detenuti possono accogliere i propri cani durante le visite dei familiari, e nel frattempo, tra le mura del carcere, i ristretti si prendono cura di alcuni gattini. L’iniziativa, accolta con entusiasmo dai garanti per i diritti delle persone private della libertà, Bruno Mellano e Raffaele Orso Giacone, rispettivamente garante regionale e garante di Ivrea, rappresenta un importante passo avanti per garantire ai detenuti un diritto spesso negato: l’affettività. Giacone ricorda che una sentenza della Corte Costituzionale del 1999 aveva già riconosciuto questo come un vero e proprio diritto soggettivo. “Progetti come questo mettono al primo posto il detenuto,” spiega Giacone, “permettendo loro di mantenere i legami con l’esterno e coltivare relazioni affettive anche all’interno delle strutture detentive”.
di Francesco Riccardi
Avvenire, 19 ottobre 2024
Ci sono i numeri che parlano di un record negativo: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta nel nostro Paese, di cui 1,3 milioni minori, mai così tanti. E percentuali che segmentano l’insieme per territorio e tipologia familiare, misurando dove e quanto il morbo della miseria colpisca: il Sud sempre in difficoltà e il Nord che peggiora, i nuclei numerosi ad essere maggiormente a rischio e le famiglie di stranieri a rappresentare quasi un terzo del totale dei bisognosi, perché tra gli immigrati più di quattro su dieci ne sono affetti, come in un’epidemia.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 19 ottobre 2024
Fallimento e reazione. È la storia del potere politico che si pretende immune dal rispetto delle leggi, la vittoria elettorale come unico crisma riconosciuto della legalità. Ho i voti quindi posso. Nella sua marcia sullo stato di diritto, la destra italiana registra continue sconfitte, ma arretrando trascina con sé il paese. Ogni volta un passo indietro lungo la scala della democrazia e della civiltà. L’ultima, prevedibilissima, sconfitta con la mancata convalida dei trattenimenti dei pochi migranti rimasti nei campi di concentramento in Albania porta con sé immediato un nuovo annuncio. Arriverà un nuovo decreto, arriverà subito, entro due giorni, per cambiare la lista degli “Stati sicuri”. Dirà, più o meno, che uno Stato è sicuro e quindi deve riprendersi i migranti anche se fuggono da violenze e torture, è sicuro perché lo dicono la presidente del Consiglio e il suo ministro poliziotto dell’interno.
di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 19 ottobre 2024
Il provvedimento riguarda i 12 stranieri che si trovano nei centri al di là dell’Adriatico. Bangladesh ed Egitto non sono “paesi sicuri”. La sezione immigrazione del tribunale di Roma non ha convalidato il trattenimento dei migranti all’interno del centro italiano di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania. Il provvedimento era stato disposto per i dodici stranieri dalla questura di Roma il 17 ottobre scorso, i quali fanno parte dei 16 migranti (dieci provenienti dal Bangladesh e 6 dall’Egitto) trasportati in Albania al Cpr di Gjader dalla nave Libra della Marina militare italiana.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 19 ottobre 2024
L’opposizione, oltre a bersagliare in coro e molto rumorosamente il governo per la figuraccia, mettono sul tavolo, in Europa, addirittura la possibile procedura d’infrazione. Ora la guerra tra centrodestra e magistratura è totale, forse persino più esasperata che negli anni del conflitto fra i togati e Silvio Berlusconi. È stato solo il caso a volere che l’esplosione di un conflitto di tali proporzioni sul fronte dell’immigrazione coincidesse con l’arringa difensiva dell’avvocato e deputata leghista Bongiorno al processo contro Salvini per il caso Open Arms. Però nessun regista avrebbe potuto fare di meglio. Il colpo inflitto alla premier dai magistrati della sezione immigrazione del tribunale di Roma è pesantissimo. Il Protocollo con l’Albania non è una mossa politica come tante altre. Era o doveva essere il fiore all’occhiello del governo italiano in Europa, la pista aperta da Roma sulla quale si sarebbero poi incamminati tutti, la prova delle centralità ritrovata dall’Italia. Chi pensa che fosse una mossa propagandistica a uso interno non afferra il senso reale della strategia impostata da Meloni ma spalleggiata dalla presidente della Commissione europea von der Leyen e da tutta quella robustissima area del Ppe che guarda a destra e accolta con vivo interesse anche da leader certo non di destra come il cancelliere tedesco. La sentenza di Roma rischia di farla naufragare nel ridicolo, anche per quegli 800 milioni che sembrano oggi gettati dalla finestra, tanto che la segretaria del Pd Schlein denuncia il possibile “danno erariale”.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 19 ottobre 2024
Lunedì un testo con le nazionalità di chi potrà essere trasferito. Non è il solito derby tra politica e magistratura. Stavolta il conflitto è sui poteri dello Stato. Un nodo delicato che preannuncia uno scontro di sistema. Lo si intuisce dal modo in cui la premier commenta la sentenza dei giudici di Roma che impone al governo di riportare in Italia i dodici migranti appena trasferiti in Albania: “Il problema non è quel centro di accoglienza. Il problema è che è molto difficile cercare di dare risposte alla Nazione quando si ha anche l’opposizione di parte delle istituzioni”. Un colpo diretto e stavolta non ci sono di mezzo inchieste sulla corruzione, stavolta il problema è quello evocato dal presidente del Senato: “Il verdetto mi stupisce ma non mi sorprende. Penso che serva un sano rapporto tra poteri e che sia stabilita in modo chiaro la perimetrazione delle rispettive funzioni”.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 19 ottobre 2024
La decisione del giudice di Roma che nega il rimpatrio dei cittadini stranieri trasferiti in Albania era ampiamente prevedibile. Nei giorni scorsi altri giudici si sono espressi in identico modo decidendo di non convalidare il trattenimento di cittadini stranieri che, dopo lo sbarco, erano stati trasferiti in centri di permanenza che si trovano in Italia. Tutte le ordinanze emesse nelle ultime due settimane si basano su una sentenza della Corte di giustizia europea che il 4 ottobre scorso ha ridefinito il criterio di “Paese sicuro” ponendo dei vincoli stretti alla possibilità di rimpatriare i migranti negli Stati di provenienza. Il caso preso in esame a Lussemburgo riguardava un cittadino moldavo giunto nella Repubblica Ceca e nei confronti del quale era stata attivata la procedura di espulsione. Ma, come sempre accade per le pronunce della Corte di Giustizia, il principio deve essere esteso e quindi applicato da tutti gli Stati membri.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 19 ottobre 2024
Si può non condividere il metodo scelto da un governo sulle politiche migratorie, ma c’è un interrogativo di fondo a cui bisogna trovare una risposta: chi decide quali sono i paesi sicuri dove possono essere rimandati i migranti che arrivano in Italia senza averne il diritto? Il modello albanese su cui l’Italia ha scelto di scommettere per provare a ridurre il numero di migranti irregolari che arrivano sulle nostre coste contiene tutti gli elementi per animare ancora a lungo discussioni e divisioni profonde all’interno del mondo della politica. Il modello può essere legittimamente considerato come un esempio da studiare per capire se l’esternalizzazione della gestione dell’immigrazione può produrre efficienza o quantomeno un effetto deterrente (la Commissione europea è su questa prima strada) e può essere altrettanto legittimamente considerato come uno spreco di denaro pubblico perché quello che si cerca di fare in Albania non si capisce per quale ragione non possa essere fatto rafforzando i centri di accoglienza che si trovano in Italia (l’opposizione a Meloni è invece su questa seconda strada).









