di Roberta Barbi
vaticannews.cn, 30 giugno 2024
Ha preso il via in questo mese di giugno l’iniziativa dello storico cappellano dell’Istituto penale per i minorenni di Milano, don Gino Rigoldi, e del cappellano attuale, don Claudio Burgio che ogni domenica alle 10.30 permetteranno alla cittadinanza di prendere parte alla funzione nella chiesa dell’Ipm. Non solo violenza né evasione: l’Istituto di pena minorile di Milano è anche servizio alla cittadinanza, in questo caso dei fedeli del quartiere vicino che vogliono andare a Messa la domenica avendo però le parrocchie lontane. È con questo spirito pastorale che “i due cappellani” della struttura - quello storico e quello in carica - hanno pensato di aprire la chiesa del carcere - che si trova sotto al Teatro Puntozero e ha un ingresso separato che dà all’esterno - ai cittadini ogni domenica alle 10.30 per la celebrazione settimanale. “Qua davanti ci sono circa mille famiglie che sono venute ad abitare nelle case appena costruite - racconta a Radio Vaticana-Vatican News don Gino Rigoldi - per lo più giovani con bambini piccoli, in tutto saranno quattro-cinquemila persone, un piccolo paese, che non ha una chiesa perché le parrocchie del territorio non sono molto vicine”.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 30 giugno 2024
Il torneo di football tra le 5 sezioni e il “Camp” dell’ex campione di rugby. Spruzzi con l’acqua, sfide, corse dietro alla palla, sconfitte, vittorie e risate. Tante. “Ragazzi, costruiremo la più bella settimana di questo pezzo della vostra vita”. L’ex campione di rugby Diego Dominguez e il suo camp estivo multisport hanno reso leggera - per non dire allegra - l’atmosfera tra i ragazzi detenuti nell’Ipm Beccaria, in questi giorni. Venerdì nel giardino c’è stato il torneo finale di calcio, con sottofondo musicale curato dal giovane dj Filippo degli Abbati: in campo le squadre delle cinque sezioni detentive, che di solito stanno sempre separate, e una sesta formata dalle promesse di varie Primavere lombarde.
di Raffaele Liucci
Il Sole 24 Ore, 30 giugno 2024
Nel 1999, in un breve saggio sulla distinzione tra processo accusatorio e processo inquisitorio, lo storico Angelo Ventura sottolineava la propensione tutta italiana ad adottare modelli istituzionali astratti, che ignorano specificità e tradizioni nostrane, sedimentatesi nel corso dei secoli. Il risultato fu il nuovo codice di procedura penale introdotto nel 1989, in teoria d’ispirazione anglosassone, ma in pratica rivelatosi un ircocervo incapace di ben amalgamare i nuovi elementi accusatori con quelli inquisitori sopravvissuti. Col risultato di aggravare la nostra principale emergenza, ossia l’abnorme durata dei procedimenti, “causa prima di denegata giustizia”.
di Caterina Malavenda
Corriere della Sera, 30 giugno 2024
Il giornalismo d’inchiesta, il modo più calzante per definire anche il lavoro del cronista sotto copertura, per la Cassazione è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione. C’è una domanda, autorevolmente posta e rivolta in alto loco, che merita una risposta ponderata: se da oggi sia consentito ad un giornalista infiltrarsi in un’organizzazione politica, per registrare e mandare in onda quel che accade durante le riunioni. Se dipendesse dal numero delle volte in cui è già successo, la risposta sarebbe semplice, ma non esaustiva, meglio cercarla fra leggi e sentenze, singolarmente rimaste finora fuori dal dibattito. Il giornalismo d’inchiesta, il modo più calzante per definire anche il lavoro del cronista sotto copertura, per la Cassazione è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione e consiste nell’acquisizione diretta, attiva e autonoma della notizia, elaborata e poi diffusa per informare i cittadini su temi di interesse pubblico. E cosa c’è di più interessante di quel che davvero pensa e dice, in riunioni di partito, chi di quelle idee si fa pubblicamente portatore, chiedendo il voto dei cittadini?
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 30 giugno 2024
Erano fuori dalla grazia di Dio le autorità americane quando la grande Nellie Bly raccontò sul New York World il lager manicomiale di Blackwell’s dove si era fatta ricoverare fingendosi pazza. E furibonde pochi anni fa le autorità nordcoreane quando la reporter americo-coreana Suki Kim pubblicò il suo reportage sulla vita a Pyongyang dove era riuscita a farsi assumere come professoressa di inglese. Ed invelenite le autorità svizzere quando il nostro Fabrizio Gatti, oggi a Today.it, raccontò sul Corriere che era entrato a Chiasso come un profugo kosovaro come poi si sarebbe via via spacciato per un clandestino di altre nazionalità su tante altre rotte delle migrazioni. Ovvio: non è bello fare certe figure. Nelly, Suki e Fabrizio, però, in anni diversi e paesi diversi, una cosa avevano in comune: avevano fatto il loro mestiere. Punto. Trasparenza. Esattamente come è successo in questi giorni nel caso dell’inchiesta di fanpage.it che ha clamorosamente rivelato i peggiori sentimenti razzisti e antisemiti che ancora sopravvivono, a dispetto di tante rassicurazioni, tra i giovani del partito meloniano.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 30 giugno 2024
La senatrice a vita è rimasta molto colpita da quanto emerso dall’inchiesta di Fanpage: “Credo che con questo governo si approfitti di questo potere grande della destra e non ci si vergogni più di nulla. Ora, alla mia età, dovrò ancora rivedere tutto questo?”. “Dovrò essere cacciata ancora dal mio Paese?”. È fermo lo sguardo di Liliana Segre. Spazza via le puntualizzazioni, i distinguo e gli interrogativi venuti da FdI in merito al servizio di Fanpage che ha mostrato esponenti della gioventù meloniana fare affermazioni e battute razziste e antisemite e persino il saluto nazista. E a settant’anni e cinque mesi esatti dal giorno in cui, tredicenne, venne costretta a salire, dal binario 21 dalla stazione centrale di Milano, sul treno diretto ad Auschwitz-Birkenau, la senatrice a vita, intervistata da Marianna Aprile a In Onda su La7, dice chiaro: “Ho seguito, nelle varie trasmissioni, questa seduta, chiamiamola così, inneggiante anche a “Sieg heil”. Quindi anche questi motti nazisti che purtroppo io ricordo in modo diretto. Non per sentito dire”.
di Francesca Biondi*
Il Manifesto, 30 giugno 2024
Aiuto al suicidio e dignità. Il requisito della “dipendenza da un sostegno vitale” al vaglio della Corte costituzionale. Il 13 giugno 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che la scelta dell’Ungheria di criminalizzare l’agevolazione al suicidio non si pone in contrasto con gli artt. 8 e 14 della Cedu, posti a presidio del diritto alla vita privata e familiare e del principio di non discriminazione. Alcuni giorni più tardi, si è celebrata davanti alla Corte costituzionale una importante udienza in cui si è discusso proprio della legittimità costituzionale della norma del codice penale italiano, l’art. 580 c.p., che incrimina l’aiuto al suicidio. La decisione è attesa a giorni.
Il Manifesto, 30 giugno 2024
La petizione dell’Associazione Migrare. Il maggior ostacolo all’immigrazione regolare in Italia è costituito Legge Bossi-Fini n. 189/2002 che crea la clandestinità prevedendo l’ingresso regolare solo a chi ha già un posto di lavoro. Di fatto, la regolarità viene conquistata dall’immigrato solo con le sanatorie di volta in volta adottate o con la finzione dei “decreti flussi” che ipotizzerebbero l’assunzione dello straniero nel suo Stato d’origine senza averlo mai prima incontrato. Ma anche chi viene ammesso regolarmente in Italia con un decreto flussi, può cadere in clandestinità per la perdita del posto di lavoro.
La Repubblica, 30 giugno 2024
Amnesty International: la detenzione arbitraria dei profughi costituisce un tradimento dello Stato di diritto e impone gravi sofferenze alle persone. Un gruppo di ventiquattro persone, con il sostegno di Amnesty International, ha intentato un’azione collettiva con la richiesta di risarcimento per essere stati detenuti, in maniera prolungata e arbitraria, in Lituania tra il 2021 e il 2022, quando una serie di ordinanze hanno prescritto l’arresto automatico delle persone che attraversavano irregolarmente il confine dalla Bielorussia. Il caso è stato presentato al Tribunale amministrativo regionale, due anni dopo che Amnesty International aveva denunciato la detenzione arbitraria di migliaia di persone nel Paese. “Almeno quattromila uomini, donne e bambini sono stati trattenuti illegalmente per mesi, senza alcuna possibilità di impugnare la decisione davanti a un giudice. Ciò ha rappresentato un tradimento dello Stato di diritto di proporzioni sismiche e ha imposto enormi sofferenze a persone che cercavano protezione internazionale e un trattamento dignitoso”, commenta Dinushika Dissanayake, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Europa.
di Rosalba Castelletti
La Repubblica, 30 giugno 2024
Parla il prigioniero politico nel giorno del suo secondo compleanno in cella, dove sconta una condanna a otto anni e mezzo per aver parlato del massacro di Bucha: “Come Solzhenitsyn, ho una stupida, contraria alla logica, fede nella vittoria. L’Occidente non confonda il popolo russo col regime”. Per l’oppositore diventato prigioniero politico Ilja Jashin oggi è stato il secondo compleanno dietro le sbarre. Condannato nel dicembre 2022 a otto anni e mezzo di carcere per “fake news” sull’esercito russo per aver parlato di Bucha, ha compiuto 41 anni nella colonia penale Ik-3 di Smolensk in un “Pkt”, una cella di rigore, il regime di detenzione più duro dove è stato confinato “a titolo permanente” dopo aver trascorso già quasi un mese in una cella di punizione. Lo stesso trattamento che era stato riservato ad Aleksej Navalny, l’oppositore morto in carcere lo scorso febbraio. Jashin, però, resta “ottimista”. “Sono sicuro che il regime di Putin farà la stessa fine dell’Urss”, ci ha scritto dal carcere con nove pagine numerate e vergate a mano con penna blu rispondendo alle domande che Repubblica è riuscita a inviargli tramite i suoi avvocati. E ha lanciato un appello all’Occidente: “Non dimenticate che il mio popolo è ostaggio di Putin, non mettete sullo stesso piano terroristi e le vittime. E salvate l’Ucraina”.
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