di Danilo Taino
Corriere della Sera, 1 giugno 2023
La guerra in Ucraina non è la sola; ma uniche sono le conseguenze che avrà il suo esito. Si tratta di un moltiplicatore dei conflitti nell’intero mondo. Eh sì, non c’è guerra solo in Ucraina. I Paesi che non si sono allineati a Stati Uniti ed Europa nella condanna dell’invasione russa - dall’India a parte del Sudest asiatico, dell’Africa e del Sudamerica - sottovalutano la portata globale dell’aggressione di Putin. Ma hanno ragioni nel dire che la comunità internazionale non parla che del conflitto in Europa e trascura quelli nel resto del mondo. Denunciano una tendenza reale ma ne sottovalutano un’altra. L’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace, Sipri, ha pubblicato uno studio sulle operazioni multilaterali di pace nel 2022: indicativo dei punti di crisi e di guerra. Ce ne sono state 64, che è il numero più alto da ameno un decennio, in 38 Paesi e territori.
di Maziar Motamedi
Internazionale, 1 giugno 2023
Il governo siriano è coinvolto nella produzione di captagon, una droga diffusa in tutta la regione. E per farsi riammettere nella Lega araba ha promesso di fermare il contrabbando. Dalle nuove dinamiche regionali al desiderio di mettere fine alla crisi dei rifugiati, sono molti i fattori che hanno contribuito al ritorno della Siria e del presidente Bashar al Assad all’ovile arabo. Ma al centro della questione c’è anche una sostanza stupefacente. La Siria è il maggior produttore al mondo di captagon, un’anfetamina venduta illegalmente in tutta la regione.
di Pegah Moshir Pour
La Repubblica, 1 giugno 2023
Fervente musulmana, chiede da anni la fine della teocrazia. Nonostante il carcere e le vessazioni. “Sono 44 anni che ci scambiamo le condoglianze, ma le famiglie sono stanche di piangere. Spero con tutta me stessa che Ali Khamenei e tutti quelli legati a lui se ne vadano dal nostro bellissimo Paese. Questi sono assassini, stanno distruggendo il popolo con ogni mezzo. Oggi Mahsa Amini, domani un’altra, sono anni che va avanti così: per ogni passo che facciamo, c’è un morto da piangere. Popolo iraniano, svegliati. Teniamoci per mano e scacciamo una volta per tutte questo incubo. Cosa stiamo aspettando? Cosa deve accadere ancora? Non dobbiamo avere speranza in un cambiamento di questo regime ma solo in noi stessi, e aiutarci a sradicare questa gentaglia. Quanti altri morti dobbiamo piangere? Cosa è rimasto ancora? Stiamo soffocando con tutte queste uccisioni! Devono andarsene tutti. Ali Khamenei deve andarsene. Non c’è punto di ritorno, siamo stanchi. L’Onu resta in silenzio. Mondo, parlo a te: se non ci vuoi aiutare, noi non possiamo fermarci. Fino a quando non sotterreremo il regime della Repubblica islamica noi non molleremo. Io sono contenta di aver fatto sentire la mia voce prima della mia morte”.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 31 maggio 2023
Siamo al XIX rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. Il primo risaliva al cambio di millennio e fu la straordinaria visione di un grande magistrato, Sandro Margara, che si trovava a capo del Dap a quel tempo, a consentirci di svolgere il nostro lavoro di osservazione delle carceri.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 31 maggio 2023
È stato presentato stamattina a Roma presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana il XIX Rapporto annuale di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. Frutto di un anno di visite agli istituti penitenziari, il Rapporto - cui si è scelto di dare un titolo forte: “È vietata la tortura” - fotografa la realtà delle nostre carceri, rimandandone un’immagine che difficilmente si concilia con lo scopo costituzionale della pena detentiva.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 maggio 2023
L’Associazione Antigone ha pubblicato il suo ultimo rapporto dal titolo emblematico “È vietata la tortura”, nel quale sono stati analizzati i dati relativi alla situazione carceraria in Italia nel corso del 2022. I risultati evidenziano una realtà allarmante, con un notevole aumento della popolazione detenuta e un grave problema di sovraffollamento nelle carceri italiane.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 maggio 2023
Presentato a Roma il XIX rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione penitenziaria. Gli osservatori in 97 istituti italiani. Il 40,3% dei reclusi assume sedativi o ipnotici. Usa psicofarmaci il 63,8% delle donne. “I detenuti crescono circa 5 volte di più rispetto alla crescita dei posti in carcere”. È una delle novità sostanziali del lungo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione arrivato alla sua XIX edizione e steso dopo un anno - il 2022 - di visite dei volontari in 97 istituti penitenziari italiani. Sono dati che raccontano un mondo che ci appare lontano e separato, ma che invece sono imprescindibili per fare un check della nostra democrazia.
di Marta Duò
ilsussidiario.net, 31 maggio 2023
Sono sempre di più i minorenni in carcere, numeri da pre pandemia. Delle strutture in cui sono detenuti, gli Istituti Penali per Minorenni, il 57% si trova al Sud o nelle Isole. Minori detenuti negli Istituti Penali per Minorenni, i numeri tornano ad aumentare e raggiungono i livelli pre pandemia. Ma anche i numeri dei carcerati in tutta Italia è in crescita. È quanto emerge del diciannovesimo rapporto a cura dell’Associazione Antigone, che parla di 380 ragazzi - di cui 12 ragazze - detenuti negli Istituti Penali per Minorenni al 15 marzo 2023, cioè il 2,7% del totale dei minori in carico ai servizi della giustizia minorile.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2023
La Cassazione (sentenza 23556) accoglie il ricorso del detenuto, anche alla luce delle modifiche introdotte dalla riforma Cartabia. Non si può negare il permesso premio al condannato per reati ostativi, che non riconosce di averli commessi. L’ostinazione a disconoscere la paternità di crimini efferati messi in atto in un contesto di criminalità organizzata, non basta per dire no al beneficio a fronte di altri elementi positivi, ad iniziare dalla condotta carceraria ineccepibile.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2023
Ciò che rileva è il taglio dei legami col crimine organizzato e l’assenza del rischio della loro ricostituzione. La concessione del beneficio di un permesso premio al detenuto condannato all’ergastolo ostativo - in assenza di collaborazione con la giustizia - è possibile incentrando il giudizio sull’accertamento dell’avvenuta rescissione dei legami con l’associazione criminale di stampo mafioso e sull’insussistenza di un possibile ripristino degli stessi.
- Pescara. Detenuto si impicca: in carcere scoppia la rivolta
- Terni. Detenuto dà fuoco alla propria cella e muore asfissiato
- Cassino (Fr). Detenuto muore in carcere per un malore, inutili i soccorsi
- Bari. Protocollo d’intesa tra Procura e Garante dei detenuti per la tutela dei diritti
- Ferrara, Carcere, non c’è il Garante dei detenuti. Baraldi (Pd): “A quando la selezione?”











