di Giovanna Branca
Il Manifesto, 13 settembre 2022
La 23enne Ashley Banks è una delle tante donne criminalizzate dalla legge che antepone la salute del feto a quella della madre. Il 25 maggio la 23enne Ashley Banks stava guidando nella contea di Etowah, in Alabama, quando degli agenti di polizia l’hanno fermata per un controllo. Nella sua macchina sostengono di aver trovato un piccolo quantitativo di marijuana: in una situazione normale, Banks avrebbe potuto pagare la cauzione e tornare a casa in attesa di processo.
di Marco Cinque
Il Manifesto, 13 settembre 2022
Il simbolo della resistenza nativa è rinchiuso da 46 anni in un carcere negli Stati uniti dopo un processo-farsa. Il comitato che ne chiede la liberazione ora porterà la sua lotta all’Onu.
di Stefano Cece
L’Opinione, 12 settembre 2022
C’è un allarme silenzioso e silenziato che non trova (mai) il giusto spazio sull’informazione dominante in Italia: dall’inizio dell’anno sono 59 (numeri ufficiali) i detenuti che si sono tolti la vita, alla media di uno ogni cinque giorni. Non si contano poi i numerosissimi atti di autolesionismo. Assente dal dibattito politico in questa campagna elettorale, la questione Giustizia dovrebbe invece acquisire un peso specifico dirimente, centrale, ineludibile, al pari naturalmente della condizione della comunità penitenziaria (operatori compresi).
di Alessandro Cozzi
ilsussidiario.net, 12 settembre 2022
Con la fine delle norme di sicurezza nelle carceri si torna al regime precedente, fatto di poche telefonate e contatti con i familiari. La prigione è - tra le altre cose - un luogo di paradossi. Di questi giorni infatti nel “pianeta carceri” si può constatare che c’è un sentimento nuovo: il rimpianto per la pandemia. È finito infatti con il 30 agosto ogni “regime speciale” attuato per la pandemia e tutta la vita, “dentro”, torna come prima. Una bella cosa, si potrebbe pensare: era meglio prima, no?
di Errico Novi
Il Dubbio, 12 settembre 2022
“Sappiamo bene cosa serve alla giustizia e a noi avvocati. Ora è necessario capire se ne sono consapevoli anche i partiti”. La presidente del Cnf Maria Masi, più che una sfida, rivolge alla politica una richiesta di chiarezza in vista del voto, del fatidico 25 settembre. Ricorda le vere emergenze del sistema giudiziario, dalle “carenze di organico nei tribunali” alla “persistente difficoltà di accesso agli uffici”, e le attese della professione forense, dall’equo compenso agli interventi sulla natura giuridica degli Ordini.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 12 settembre 2022
Se stiamo alle parole ed agli impegni proclamati in queste settimane di campagna elettorale, dovremmo trovarci alla vigilia di un nuovo Parlamento in grado, numeri alla mano, di realizzare in un batter d’occhio alcune tra le più agognate riforme liberali della giustizia penale. Riassumiamo. La separazione delle carriere, cioè la madre di tutte le vere riforme del processo penale, sarebbe (stando alle parole di oggi) la priorità assoluta almeno dell’intero centrodestra oltre che, altrettanto certamente, dell’area liberale che fa riferimento a Calenda e Renzi. Vale a dire, sondaggi alla mano, una solida maggioranza assoluta in Parlamento, a prescindere dagli assetti di governo. Lo stesso vale per la inoppugnabilità delle sentenze di assoluzione. Meno chiara la situazione in tema di divieto o forte limitazione del distacco dei magistrati presso l’esecutivo e di ritorno alla prescrizione sostanziale. Quanto al CSM, tutti preannunciano riforme epocali, ma sono parole d’ordine generiche che non aiutano a comprenderne la direzione. Accontentiamoci, forti degli insegnamenti oraziani sul senso della misura.
di Mario Campanella
Corriere della Calabria, 12 settembre 2022
Chiunque vinca anche se i pronostici sembrano assai chiari, dopo il 26 settembre avrà il compito di pensare a ricomporre una frattura esistente da 30 anni, e cioè dall’avvio di Tangentopoli, tra istituzioni, avviando e portando a compimento una riforma della giustizia moderna.
di Claudia Diaconale
L’Opinione, 12 settembre 2022
Riconosciuta professionista nel mondo della giurisprudenza, la dottoressa Augusta Iannini nella sua lunga carriera è stata, tra l’altro, magistrato di sorveglianza presso la Corte d’Appello di Roma per gli istituti penitenziari di Regina Coeli, Rebibbia Femminile, Rebibbia Reclusione e Civitavecchia; giudice istruttore del tribunale di Roma; direttore generale della Giustizia Penale; capo del Dipartimento per gli Affari Giustizia e, dal 2012, Presidente dell’autorità garante per la tutela dei dati personali.
di Claudia Diaconale
L’Opinione, 12 settembre 2022
L’avvocato Antonino Galletti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, inizia la nostra conversazione con una battuta che denota una buona dosa di umorismo pragmatico: “Sul tema della giustizia tutti i nostri politici mi sembra che siano un po’ rassegnati… come il traffico a Roma, non ci provano neanche più a combatterlo!”. Rido, di una risata amara.
di Vincenzo Bisbiglia
Il Fatto Quotidiano, 12 settembre 2022
“La legge Cartabia, quella che manda in fumo il 50% dei processi, è passata col silenzio-assenso dei giornali”. È durissimo il giudizio di Nicola Gratteri nei confronti della stampa italiana e del ruolo avuto nell’accettare le nuove disposizioni in materia di “presunzione d’innocenza” e di rapporti tra la magistratura e i giornalisti, volute dalla ministra della Giustizia uscente, Marta Cartabia. Oltre alle riforme sull’improcedibilità che affossa i procedimenti penali. Il procuratore di Catanzaro, intervenuto alla festa del Fatto Quotidiano, ospite del dibattito “A che punto è la giustizia?”, moderato da Andrea Scanzi e Valeria Pacelli, ieri è tornato sulla conferenza stampa tenuta a margine della maxi-operazione della scorsa settimana di contrasto alla ‘ndrangheta, durante la quale ha parlato di “202 presunti innocenti”, senza dare ulteriori dettagli. “Quando veniva fatta la legge che impediva ai magistrati di spiegare al territorio determinate operazioni - ha detto Gratteri - i sindacati dei giornalisti non si sono impegnati minimamente per protestare. E allora ho detto ai cronisti calabresi, indispettiti, di non prendersela con me e di andare dai loro editore affinché parlassero con la politica”.
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