di Domenico Forgione
Il Dubbio, 27 agosto 2022
C’è voluta la commissione ispettiva del Dap per accertare ciò che sapevano tutti, o almeno tutti quelli che hanno un minimo di conoscenza della realtà carceraria: dietro le rivolte di marzo 2020 non c’è stata nessuna regia della criminalità organizzata.
di Giulia Merlo
Il Domani, 27 agosto 2022
Il centrodestra punta a riscrivere le tre riforme Cartabia e a separare le carriere dei magistrati. Il terzo polo ha recepito buona parte delle proposte garantiste delle Camere penali; il Pd punta sulla depenalizzazione, sul contrasto alle mafie, la legalizzazione della cannabis e una legge sul fine vita; il M5S vuole riformare la prescrizione, mantenere il 41 bis e dice sì a matrimonio egualitario e legalizzazione della cannabis.
di Liana Milella
La Repubblica, 27 agosto 2022
Se alle elezioni vince il centrodestra sulla giustizia sarà “ribaltone”. Come se il governo Draghi e le leggi della Guardasigilli Marta Cartabia, sulla scia di quelle del predecessore Alfonso Bonafede, non fossero mai esistite. Come se Lega e Radicali non avessero perso la scommessa dei referendum sulla giustizia del 12 giugno.
di Lorenzo Zilletti*
Il Dubbio, 27 agosto 2022
Il “percorso” è imposto a un imputato di cui non è stata accertata la colpevolezza. E il rischio di veder penalizzato chi si sottrae c’è: non basta che il testo rassicuri.
di Alberto Cisterna
Il Riformista, 27 agosto 2022
Lo strapotere della magistratura è determinato e consacrato soprattutto dalla politica, che vive e si vede in condizione di minorità morale. Se il capo di gabinetto del sindaco finisce in uno scandalo, chi si chiama a sostituirlo per stare tranquilli? Un magistrato. Così non va.
di Serafina Cannatà
Il Domani, 27 agosto 2022
Era davvero necessaria la legge per ricordare a noi magistrati che adoperarsi per condizionare indebitamente l’esercizio delle funzioni del Csm al fine di ottenere un ingiusto vantaggio per sè o per altri, integra un illecito disciplinare?
di Marco Bisogni
Il Domani, 27 agosto 2022
Il Csm deve avere ben presente che gli uffici di frontiera (in senso funzionale e non solo geografico) sono presidi di legalità soltanto se messi nelle condizioni di poter funzionare senza pretendere dai magistrati che vi prestano servizio continue ed improprie supplenze alle carenze strutturali di mezzi e risorse.
di Liana Milella
La Repubblica, 27 agosto 2022
Da Milano a Palermo si registrano buchi nell’organico che rallentano l’attività. Lo staff di Cartabia ricorda gli 8.170 assunti all’ufficio del processo. I dati sono lì, e parlano chiaro. Le “scoperture” negli uffici giudiziari italiani ci sono. Di magistrati ne mancano 1.617 su 10.558 in organico, con un 15,32% in meno che pesa come un macigno sui processi italiani. E buchi ci sono pure nel personale amministrativo. Ma non è certo notizia di oggi. Bensì frutto - come dice via Arenula - di “anni di riforme della giustizia a costo zero, nonché di anni e anni di tagli”. Ma ora “la musica è cambiata” perché “grazie al Pnrr e a una diversa visione, la giustizia ha ritrovato la sua centralità nel funzionamento di uno stato di diritto”. Che tradotto significa “più magistrati, più personale amministrativo, garanzie sull’edilizia giudiziaria, digitalizzazione”.
di Giancarlo de Cataldo
La Repubblica, 27 agosto 2022
La crisi della giustizia è colpa del processo accusatorio? La contestata decisione del presidente del Tribunale di Roma di sospendere per sei mesi la fissazione dei processi rappresenta un segnale d’allarme sulla disastrata situazione dei nostri tribunali. Il processo accusatorio, se da un lato offre il massimo delle garanzie all’imputato, dall’altro è lungo e dispendioso. Per questo motivo, nei Paesi che lo hanno adottato, si tende a limitarne l’uso, in ossequio a una considerazione di efficienza e funzionalità: meno dibattimenti si tengono, più sono veloci e trasmettono un’idea di giustizia concreta ed effettiva. Si agisce su due fronti: la riduzione dei reati e la creazione di meccanismi alternativi al dibattimento. Da un lato, dunque, depenalizzazione e discrezionalità dell’azione penale, dall’altro patteggiamento, giudizio abbreviato, e in generale tutte le forme che tendono a giungere a una sentenza evitando il dibattimento. Nell’uno e nell’altro caso, si tratta di scelte assolutamente politiche, nelle quali rientrano un insieme di valutazioni che prescindono dalla sola tensione verso il buon funzionamento della giustizia. In Italia, l’azione penale obbligatoria è un presidio costituzionale. Per cambiarla occorre mettere mano alla Carta, e sul punto non c’è unanimità fra le forze politiche: l’introduzione di criteri di priorità è già, secondo alcune voci tecniche, una forzatura. Per quanto concerne i riti alternativi, essi prevedono una necessaria quota di premialità: l’imputato “rinuncia” alle garanzie del dibattimento in cambio di sconti di pena. E qui non tanto l’unanimità, quanto una sia pur minima base di consenso appare pretesa utopistica. Non esiste forza politica che non abbia a cuore il “proprio” reato, che non invochi per chi lo commette una pena esemplare, che non abbia, negli ultimi anni, imposto restrizioni e vincoli che rendono o impraticabile o fortemente sconsigliato il ricorso ai riti alternativi. Nel “caso italiano” a queste considerazioni se ne possono aggiungere altre, più specifiche. Nel sistema accusatorio, tanto più il dibattimento è necessario, quanto più incerta è la prova.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 27 agosto 2022
C’è chi sogna l’arresto automatico in seguito a ogni denuncia: sarebbe la morte dello stato di diritto. La Procura costretta a difendersi dalle accuse di malagiustizia, ma dalla denuncia della donna poi uccisa dall’ex fidanzato non emergeva il rischio concreto di violenza.
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