di Adriano De Neri
tio.ch, 6 aprile 2020
Nella prigione di Champ-Dollon, a Puplinge (e), oggi è tornata la calma dopo due giorni di proteste da parte dei detenuti per le misure più restrittive adottate in relazione all'epidemia di Covid-19. Nelle serate di venerdì e di sabato, alcune decine di detenuti si erano rifiutati di tornare in cella dopo l'ora d'aria. Ma "oggi tutti hanno ottemperato", ha detto a Keystone-ATS Laurent Forestier, portavoce dell'ufficio cantonale di detenzione.
La ribellione era durata più di cinque ore. Sono stati dispiegati diversi agenti, ma non c'è stato uso di forza né feriti, ha precisato il portavoce. I contestatori sono stati messi in celle di sicurezza. Secondo la fonte, le rivendicazioni erano disparate e poco chiare. Alcuni chiedevano di essere rilasciati dal momento che certi Paesi hanno interrotto la detenzione a causa della pandemia; altri intendevano riprendere l'attività sportiva, specie il calcio. "C'è frustrazione a causa delle misure adottate contro il coronavirus", ha osservato Forestier. I laboratori sono stati chiusi, ma le visite vengono mantenute con l'installazione di finestre in plexiglass. D'altro canto, però, in questi tempi di epidemia di Covid-19, le passeggiate prolungate mettono in pericolo l'intero carcere, perché in tali circostanze è impossibile far rispettare le distanze sanitarie, ha aggiunto.
di Roberto Rossini*
Il Manifesto, 6 aprile 2020
L'epidemia da Covid 19 e le nuove povertà: alcuni strumenti necessari per creare un muro di contenimento. La crisi sanitaria che stiamo vivendo a causa del Covid19 ci ha costretto a importanti sacrifici da un punto di vista economico, ma anche a ripensare il nostro sistema di welfare e di tutela del reddito da lavoro. Quella che inizialmente era una crisi sanitaria, sta infatti aprendo una nuova questione sociale. Uno degli effetti più evidenti del Coronavirus è l'impoverimento generale della popolazione. Il rischio è che il tasso di povertà continui a crescere, con parametri del tutto diversi.
Diversi da quelli tradizionali, poiché i nuovi poveri sono persone che fino a un mese fa avevano un reddito da lavoro. Secondo uno studio della Banca d'Italia fino a 260mila famiglie potrebbero cadere in povertà se l'emergenza durasse due mesi. Numero destinato a salire a 360mila unità se la pandemia dovesse prolungarsi.
Di fronte a questi numeri che prefigurano una vera e propria frana sociale, è urgente intervenire con dei muri di contenimento. Gli interventi varati dal Governo vanno nella giusta direzione ma purtroppo non sono esaustivi. Nello scenario attuale abbiamo tre grandi strumenti, non necessariamente alternativi, di sostegno al reddito delle famiglie e dei lavoratori: gli ammortizzatori sociali in deroga anche per le piccole imprese e tutelano tutta la platea del lavoro dipendente, anche temporaneo o part-time (da questo punto di vista sono stati fatti notevoli passi in avanti verso l'universalità degli aiuti ai lavoratori); l'una tantum da 600 euro per il lavoro autonomo e parasubordinato; il Reddito di Cittadinanza a favore delle persone in povertà assoluta.
Tre misure fondamentali, ma che da sole non riescono a coprire al 100% della platea dei lavoratori. Rimangono fuori da qualunque copertura assicurativa alcune categorie di lavoratori che, seppure "residuali", rappresentano un numero significativo di persone che da un giorno all'altro si è ritrovata senza alcuna fonte di reddito. Gli addetti al settore domestico (colf e badanti), gli stagionali e intermittenti non coperti dal Cura Italia, così come gli atipici non dipendenti e gli autonomi che non "rientrano" nel decreto. Ma ci sono ancora due gruppi di persone: i lavoratori completamente in nero e i cittadini non italiani in condizioni di irregolarità, si pensi ai braccianti agricoli: si pensi al caso di Rosarno.
Per tutte queste categorie è urgente trovare risposte rapide e immediate, che garantiscano la tenuta sociale del Paese. La strada che l'Esecutivo sembra percorrere - e che sarebbe auspicabile - segue un doppio binario. Il primo è un sussidio temporaneo per i lavoratori "scoperti" (poco meno di due milioni di persone). Il secondo è la distribuzione di buoni spesa o d'acquisto diretto di generi alimentari da consegnare alle persone in difficoltà da parte delle singole Amministrazioni.
Fondamentale è e sarà il ruolo del terzo settore, esplicitamente riconosciuto dal Presidente del Consiglio, che insieme agli enti locali è un soggetto di prossimità e di sostegno alle comunità nel prendersi cura dei disabili, degli anziani, dei poveri, dei senza dimora e di quanti hanno bisogno di aiuto. Secondo la direzione tracciata da Governo, il welfare territoriale potrà supportare i Comuni non solo nell'erogazione degli aiuti che dovranno elargire, ma anche nella mappatura delle fragilità dei territori e nella ricostruzione della geografia della povertà.
Infine sarà necessario modificare il RdC. Si dovrà pensare a una deroga al RdC che preveda, a fronte di un incremento del fondo stesso, da una parte una riduzione a due anni del periodo di residenza minimo in Italia dall'altra la maggior eliminazione possibile di alcuni vincoli burocratici. L'occasione sarebbe importante anche per lavorare sulla questione della scala di equivalenza, che come Alleanza contro la povertà da tempo richiamiamo: attualmente penalizza le famiglie numerose e con minori.
Sono misure di equità, che avrebbero impatti relativamente limitati nei conti pubblici (date le risorse che si mobilitano in questo momento). Gli interventi da fare sono molti e occorre procedere con misura, con attenzione al frastagliato panorama sociale del Paese.
*L'autore è presidente Acli e portavoce Alleanza contro la povertà
agenzianova.com, 6 aprile 2020
Nell'ambito della costante attenzione Reale prestata ai detenuti negli istituti penitenziari e di riabilitazione, il Re Mohammed VI ha concesso oggi la sua Grazia Reale a 5654 detenuti e ha ordinato di adottare tutte le misure necessarie per rafforzare la protezione dei detenuti negli istituti penitenziari, in particolare contro la diffusione dell'epidemia del coronavirus, ha annunciato il ministero della Giustizia. I detenuti beneficiari di questa Grazia Reale sono stati selezionati sulla base di criteri umani e strettamente oggettivi, che tengono conto della loro età, del loro stato di salute precario e della durata della detenzione, nonché della buona condotta, del buon comportamento e della disciplina di cui hanno dato prova durante tutto il periodo di detenzione, precisa la stessa fonte.
Tenuto conto delle circostanze eccezionali in Marocco associate allo stato di emergenza sanitaria e delle precauzioni che impone, tale processo sarà eseguito in fasi successive. In questo contesto e conformemente alle Alte Istruzioni Reali, i beneficiari della Grazia Reale saranno sottoposti a sorveglianza, a esami medici e alla quarantena necessaria, al loro domicilio, per garantire la loro sicurezza.
agenzianova.com, 6 aprile 2020
L'avvocato cinese per i diritti umani Wang Quanzhang è stato rilasciato oggi dal carcere dopo quasi cinque anni: lo ha annunciato oggi sua moglie. Wang Quanzhang, 44 anni, è stato arrestato per la prima volta nel 2015 in una profonda repressione di oltre 200 avvocati e critici governativi in Cina. Ma Wang ancora non può tornare a casa dalla sua famiglia a Pechino.
Dovrà invece restare in quarantena per 14 giorni in una proprietà che possiede nella provincia orientale dello Shandong come precauzione contro il coronavirus, secondo la moglie Li Wenzu. Li ha detto da Pechino, dove vive con il giovane figlio, che temeva che Wang sarebbe stato messo agli arresti domiciliari nonostante il suo rilascio dalla prigione e che sarebbe stato sorvegliato.
di Rossella Avella
interris.it, 5 aprile 2020
Intervista a don Raffaele Grimaldi, Capo dei Cappellani delle carceri italiane. "In questo tempo di grande smarrimento, paura, angoscia per tutti noi anche il carcere è stato coinvolto per ovvi motivi ma la mancanza di attività, di colloqui con i familiari, di assistenza religiosa e la solitudine hanno costretto a una sofferenza psicologica e quindi la paura ha preso il sopravvento.
di Liana Milella
La Repubblica, 5 aprile 2020
"Bisogna scarcerare subito". Per l'ex procuratore di Milano di fronte all'emergenza coronavirus "ridurre il sovraffollamento è urgente, prima che la situazione possa diventare ingestibile".
"Si sente dire che nulla è e sarà più come prima dopo il Covid-19. È possibile pensare forse che il pianeta carcere sia in un altro sistema solare?". È questo il fil rouge che segue l'ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati nella sua riflessione con Repubblica sulle conseguenze del coronavirus sulla giustizia e sul carcere. Se nulla è e sarà più come prima, anche l'approccio alle scarcerazioni dovrà essere differente, perché "se il carcere va fuori controllo, sarà di conseguenza a rischio la sicurezza pubblica". Quindi "è nell'interesse generale della collettività, se si vuole, delle persone "per bene", che il carcere sia gestibile, facendo uscire un numero significativo di detenuti, con esclusione delle categorie di pericolosi". I braccialetti? "Adesso lasciamoli perché comunque è fuori del mondo la sicurezza matematica che nessuno di coloro che usciranno dal carcere commetta nuovi reati".
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 5 aprile 2020
Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri, fa certamente uso di un sistema di calcolo tutto suo, grazie al quale guarda, con compassionevole sufficienza, noi poveri fessi che ancora smanettiamo con le vecchie tabelline. È un nuovo sistema di calcolo, lo ha inventato lui e perciò lo chiameremo "il gratterio".
di Simone Lonati e Carlo Melzi d'Eril
Corriere della Sera, 5 aprile 2020
Il coronavirus ha riportato attenzione sui numeri dei detenuti e sulle condizioni igieniche negli istituti penitenziari. C'è chi propone di costruire nuove strutture, ma i dati dimostrano che sarebbe controproducente. È notizia delle ultime ore la morte per Covid-19 di una persona detenuta a Bologna. La prima di altre che, probabilmente, seguiranno.
di Giorgio Mannino
Il Riformista, 5 aprile 2020
Intervista a Giovanni Fiandaca, Garante dei detenuti della Sicilia. Il rischio è quello di "una pandemia nella pandemia e bisogna intervenire prima che si verifichi la Caporetto nelle carceri". Ecco perché "spero che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia un atteggiamento più propositivo come lo aveva Giorgio Napolitano".
di Liana Milella
La Repubblica, 5 aprile 2020
Accordo tra il Guardasigilli Bonafede e il commissario Arcuri, tre le carceri coinvolte, Milano, Salerno e Roma. Serviranno soprattutto per il personale dei penitenziari di tutta Italia. I macchinari arriveranno a metà aprile. Saranno i detenuti, in tre carceri italiane, Bollate a Milano, Rebibbia a Roma e Salerno, a produrre mascherine per il personale degli Istituti penitenziari. 400mila al giorno. Con 320 detenuti coinvolti, 8 macchinari tecnologicamente avanzati, 3 stabilimenti produttivi situati all'interno di altrettante sedi penitenziarie. È questo il progetto, siglato oggi, per la produzione industriale di mascherine protettive realizzato in partnership fra il ministero della Giustizia e il commissariato per l'emergenza Covid-19. D'accordo il Guardasigilli Alfonso Bonafede e Domenico Arcuri.
Come rende noto il ministero della Giustizia "la produzione servirà a soddisfare prioritariamente il fabbisogno di dispositivi protettivi in dotazione al personale che opera negli istituti penitenziari su tutto il territorio nazionale", ovviamente servirà "ai detenuti in base alle indicazioni delle autorità sanitarie" e consentirà anche, secondo quanto assicura via Arenula, "di mettere a disposizione della Protezione Civile l'abbondante parte residua per essere distribuita alle altre amministrazioni impegnate a fronteggiare l'emergenza sanitaria, prime fra tutte le strutture ospedaliere".
Secondo il ministro Bonafede si tratta di "un grande progetto industriale che nasce in un momento di particolare emergenza nazionale nel quale tutti stanno producendo il massimo sforzo per fronteggiare la diffusione del contagio da Covid-19. Grazie alla professionalità di tutti gli operatori dell'Amministrazione Penitenziaria, con la collaborazione del Commissario Straordinario Arcuri, anche i detenuti daranno il loro contributo in questa emergenza".
Arcuri aggiunge che "le prime sei macchine, che saranno acquistate dalla struttura del Commissario Straordinario e concesse a titolo gratuito all'Amministrazione Penitenziaria, arriveranno a metà aprile e saranno dislocate nei tre stabilimenti industriali individuati presso gli istituti di Milano Bollate, Salerno e Rebibbia presso il Servizio di Approvvigionamento e Distribuzione Armamento e Vestiario". Partiranno subito Rebibbia e Salerno. Secondo Arcuri "ciascuna macchina sarà in grado di assicurare la produzione di 50mila pezzi al giorno" e vi lavoreranno 40 detenuti distribuiti in quattro turni da sei ore ciascuno. Arcuri aggiunge che i detenuti "saranno selezionati in base alle competenze personali e alle attitudini professionali maturate e verranno adeguatamente formati all'utilizzo dei macchinari e regolarmente contrattualizzati e retribuiti, con stipendi a carico dell'Amministrazione Penitenziaria". Il ciclo produttivo, come precisa il commissario Covid-19, comprenderà anche la ricezione e preparazione del tessuto non tessuto (tnt), nonché lo stoccaggio e la sanificazione delle mascherine.
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