di Felice Naddeo
Corriere del Mezzogiorno, 8 marzo 2020
La violenza nel carcere di Fuorni, a Salerno, esplode nel primo pomeriggio di un sabato di visite. All'esterno i familiari in attesa davanti ai cancelli. All'interno della casa circondariale, invece, la notizia della sospensione dei colloqui per l'emergenza Coronavirus si sparge tra i detenuti con una velocità superiore al contagio da Covid 19. Non c'è più nulla che possa contenere l'ira dei reclusi. La rivolta monta in pochi attimi, favorita anche dalla opportunità che hanno i detenuti di muoversi con parziale libertà durante le attività pomeridiane.
Circa duecento reclusi - secondo quanto ricostruito dai dirigenti dell'Uspp, l'Unione dei sindacati di polizia penitenziaria - si armano con quanto a disposizione. Bastoni di legno, ottenuti dai piedi dei tavoli, e mazze di ferro recuperate distruggendo i letti nelle celle, diventano strumenti di distruzione. Gli agenti non possono che indietreggiare, cercare di fare azioni di contenimento per evitare lo scontro, mentre si cerca la strada del dialogo e non della repressione. Ma nel frattempo, il gruppo di rivoltosi passa all'azione e devasta un piano del carcere.
Annientando tutto ciò che compare lungo il tragitto. Poi la sommossa, che potrebbe aver avuto in alcuni boss la mente lucida nell'adottare una puntuale strategia, si sposta verso il tetto della casa circondariale dopo aver abbattuto le protezioni in ferro che impediscono l'accesso alla parte alta del carcere.
Ed è qui che prosegue la contestazione dei detenuti, mentre davanti al cancello dell'istituto di pena, tra i familiari dei reclusi che si sono radunati per protestare ma soprattutto per chiedere chiarimenti sulle condizioni dei propri cari, sfrecciano le auto di polizia e carabinieri arrivate per potenziare il numero di agenti presenti nella struttura. Dopo alcune ore di trattative e di avvertimenti per una possibile un'azione di repressione, i detenuti hanno deciso di rientrare nelle proprie celle. Lasciando alle loro spalle uno scenario di devastazione.
"Proteste simili a quella di Salerno, per fortuna subito rientrate, si sono registrate anche nell'istituto penitenziario di Carinola e nel carcere napoletano di Poggioreale - rivelano il segretario regionale e il presidente dell'Uspp, Ciro Auricchio e Giuseppe Moretti - questo ennesimo momento di criticità però connota la precaria realtà del carcere salernitano per il quale sono necessari interventi immediati e un potenziamento dell'organico di agenti".
Chiusa la contestazione, si apre però la polemica politica. Matteo Salvini esprime "massimo sostegno alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria - dice il leader della Lega - legge e pugno di ferro con chi sbaglia". Gli fa eco il parlamentare di Fratelli d'Italia, Edmondo Cirielli: "Quanto avvenuto a Salerno è l'ennesima dimostrazione che Bonafede non è adeguato per ricoprire la complicata funzione di ministro della Giustizia. Si dimetta subito".
E il sottosegretario alla Difesa, il pentastellato Angelo Tofalo, ribadendo che "malcontento e disagio non possono assolutamente giustificare azioni violente", plaude al lavoro degli agenti che hanno riportato l'ordine nel carcere di Salerno.
cagliaripad.it, 8 marzo 2020
Le organizzazioni sindacali degli agenti di Polizia penitenziaria della Sardegna esprimono "forte preoccupazione in quanto ancora oggi non sono state bloccate le traduzioni dei detenuti a livello nazionale e comunque tutte le movimentazioni da e per gli Istituti penitenziari".
Con una nota inviata al Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore regionale, ed ai responsabili della giustizia minorile, Sappe, Osapp, Uil Pa, Sinappe, Uspp, Fns Cisl, Cgil e Cnpp, hanno ricordato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha adottato provvedimenti "forti e chiaramente indirizzati al contenimento del contagio del Covid-19 a tutela della popolazione del quale non può e non deve essere esclusa quella parte che per qualsiasi motivo vive il sistema penitenziario, luogo questo facilmente contagiabile ed in cui si è intervenuti insufficientemente fino ad oggi, con poco coraggio".
I sindacati degli agenti di Polizia Penitenziaria sostengono la necessità di "misure urgenti e forti affinché venga immediatamente bloccata la movimentazione dei detenuti in tutta Italia e non solo nelle cosiddette zone rosse in quanto è scientificamente provato che nessuno è immune dal contagio se non si adottano correttamente misure adeguate e quindi atte alla salvaguardia della salute".
E denunciano che "ancora oggi arrivano in Regione detenuti trasferiti dalla penisola, in controtendenza con le Disposizioni impartite a livello regionale dal Provveditorato della Sardegna indirizzata al blocco di tutte le movimentazioni tra i penitenziari sardi, e tale modus operandi non fa che aumentare i rischi del contagio. In Sardegna si sta cercando in tutti i modi, sicuramente come si sta facendo in altre regioni, di arginare un possibile contagio all'interno delle carceri isolane ma questa azione viene annullata dalle scelte imprudenti dell'Amministrazione centrale.
"Non vogliamo essere complici di un'Amministrazione poco coraggiosa nell'attuare scelte e provvedimenti forti indirizzati al contenimento del contagio. Per questo - concludono i sindacati chiediamo l'immediata interruzione di tutte le traduzioni e movimentazioni dei detenuti da e per la Regione Sardegna".
di Chiara Dino
Corriere Fiorentino, 8 marzo 2020
Personaggi Punzo nell'88 ha portato il teatro nel carcere di Volterra, ora racconta la storia in un libro "La Compagnia della Fortezza è un prodotto toscano doc. Adesso lo esporto in altre 12 città d'Italia". Guardandosi indietro Armando Punzo ha capito che qui e solo qui poteva nascere la sua Compagnia della Fortezza. Qui a Volterra, si intende, e dunque in Toscana.
"Quando ci sono arrivato, nell'83, io che ero nato a Napoli, non lo sapevo ancora - ci dice - che a Firenze sarebbe stata scritta la Legge Gozzini (quella firmata dal senatore fiorentino della Sinistra Indipendente Mario Gozzini, nell'86, e volta a individuare nella pena detentiva non solo una limitazione della libertà ma un'occasione di rieducazione ndr.) E non sapevo neanche che la Toscana era stato il primo stato al mondo ad abolire la pena di morte (il 30 novembre del 1786 con l'emanazione del nuovo Codice Penale del Granduca Pietro Leopoldo ndr.)".
Un tale concentrato di attenzione al tema delle carceri, una tale sensibilità legata alla storia politica e sociale di questa terra, sono il presupposto che ha consentito di rendere possibile l'utopia della sua Compagnia. Quella nata nel carcere di Volterra e che da 32 anni fa teatro ogni giorno, mattina e sera con i detenuti, anche la domenica. Quella che gli fa dire: "La mia compagnia è un prodotto doc della Toscana".
Armando Punzo questa storia l'ha scritta nel libro uscito recentemente che s'intitola Un'idea più grande di me, ed è la sua autobiografia, sotto forma di ricordi, trasferita su carta in un dialogo con Rosella Menna (Luca Sossella editore). È un appuntamento importante anche perché di poco l'avvio dei lavori per la realizzazione del teatro stabile dentro il carcere dove finora la Compagnia della Fortezza ha usato locali di fortuna, "in due aree - spiega lui - oggi adibite a zona di passeggio".
Per il progetto il provveditorato alle Opere Pubbliche ha stanziato 1 milione e 200 mila euro. La Regione Toscana ha fatto da capofila del dialogo tra lo stesso Provveditorato, il Comune di Volterra, i ministeri coinvolti e la Soprintendenza. Adesso il piano di interventi parte davvero. E Si inizia dagli scavi preliminari che dovranno dirci se lì non ci sono resti archeologici da tutelare o se mattone dopo mattone potrà, senza ostacoli, nascere il teatro.
Il radicamento con la costruzione della struttura stabile, per altro, arriva quando, con il sostegno di 12 fondazioni bancarie, l'esperienza di Punzo sta per trasferirsi in altrettante carceri di città italiane, da Palermo a Torino fino a La Spezia. Un momento di raccolta di tanti frutti, dunque, per il regista napoletano che ha sposato l'utopia con enorme successo - tanti i premi Ubu, le richieste di spettacoli in giro per Festival e teatri d'Italia - ma anche di memorie, perché: "Questo libro io avevo bisogno di scriverlo per me e per dare il giusto senso a un'esperienza che a tratti è stata raccontata in maniera esotica".
Partito nell'88 il lavoro della Compagnia di Punzo ha dato vita a spettacoli memorabili come Marat-Sade di Peter Weiss che gli è valso un Premio Ubu così come I Negri di Jean Genet e La Prigione di Kennet Brown e poi il ciclo Shakespeare. Adesso sta lavorando alla seconda parte dello spettacolo Naturae che coinvolge una compagnia di 87 detenuti. Tappa su tappa un lavoro in crescita condiviso da chi è costretto fuori dal contesto sociale.
"Questo libro, per me, significa tante cose, lo considero come un romanzo di formazione, anche per la conversazione che, nelle pagine, prende vita tra me e Rossella Menna, molto più giovane di me. Ed è un romanzo di formazione volto a dimostrare una mia convinzione. Quella che mi fa dire: "non è vero che, crollate le utopie e le ideologie, non c'è spazio per sogni e progetti o per cambiare il mondo. E noi ne siamo la prova".
Punzo ricorda di essere arrivato a Volterra nell'83 per partecipare al Gruppo Internazionale L'avventura. "Finita questa esperienza scelsi di restare qui e di fare una Compagnia dentro il carcere. Ebbi parere favorevole in un mese. Dove sarebbe potuto accadere se non qui? Da allora abbiamo ribaltato la storia di questo luogo trasformandolo da Istituto di pena a Istituto di Cultura. Facendolo diventare parte integrante della città - qui arrivano spettatori, registi, scuole - invece che un corpo a sé come accade a tutti gli altri penitenziari".
Non che questi anni siano stati sempre facili: "di ostacoli - aggiunge - ne ho incontrati tanti, venivano a volte dall'alto, a volte da qualche agente che mal vedeva la nostra esperienza o anche da qualche detenuto. Ma ho sempre pensato che gli ostacoli dovevo trasformarli in opportunità e in progetti". Grazie a questo ottimismo della volontà oggi Armando Punzo - lo ha fatto anche nel libro - inanella ricordi positivi: "Come quella volta che un detenuto chiese di restare in carcere un giorno in più per prendere parte a uno spettacolo, o la prima tournée fuori nel 2004, o, ancora, la scoperta, meravigliosa, da parte di Matteo Garrone, di Aniello Arena.
Lui, Garrone, venne in carcere durante delle prove, che io sono solito filmare. Quando lo vidi interessato gli passai la telecamera e gli dissi "chi meglio di te può filmare?". In scena c'era Aniello, sudato e vestito da clown. Matteo lo filmò e poi lo portò sul set di Reality. Oggi che Arena è uscito dal carcere è ancora una volta protagonista di un film, Ultras di Francesco Lettieri. Se non è una vittoria questa?".
di Andrea Oleandri*
Comunicato stampa, 8 marzo 2020
"Sta crescendo la preoccupazione tra i detenuti e i famigliari degli stessi. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto decine di chiamate e e-mail da parenti di reclusi. Ci si rende conto che se il coronavirus arrivasse a contagiare qualche detenuto potrebbe in breve tempo diventare un problema enorme e difficilmente gestibile.
Di fronte a restrizioni di ogni forma di comunicazione con i famigliari e con l'esterno, come avevano purtroppo previsto, stanno dunque aumentando le tensioni. Ai detenuti va spiegato quello che sta accadendo affinché possano anche loro esserne pienamente consapevoli". Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
"Quando siamo arrivati a Salerno - commenta Luigi Romano, presidente di Antigone Campania - abbiamo trovato il carcere presidiato dalle forze dell'ordine con anche il Questore sul posto, mentre all'interno stavano operando i reparti antisommossa della celere e dei carabinieri. La rivolta si è scatenata nel padiglione dei comuni, dopo che i detenuti hanno appreso dal tg nazionale la notizia delle restrizioni prevista nei nuovi decreti per i colloqui.
Il reparto è stato messo a soqquadro e alcuni detenuti sono saliti sul tetto. Fuori dal carcere - conclude Romano - abbiamo parlato con i detenuti in semilibertà preoccupati per le restrizioni che i decreti farebbero ricadere anche su di loro e sugli articoli 21 (i detenuti che svolgono lavori all'esterno)".
"Anche se non si può giustificare il ricorso alla violenza, la paura dei detenuti va compresa. Per questo non devono esserci ritorsioni verso coloro che sono stati coinvolti nella protesta. Ci appelliamo ancora una volta al governo affinché vari misure d'urgenza per rispondere a questa situazione: portare le telefonate a 20 minuti al giorno, anziché gli attuali 10 minuti a settimana, e favorire la concessione di provvedimenti di detenzione domiciliare e affidamento per tutti coloro che sono a fine pena e hanno fatto un positivo percorso penitenziario", conclude Gonnella.
*Ufficio Stampa Associazione Antigone
Il Messaggero, 8 marzo 2020
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ordinato alla Guardia Costiera di fermare i migranti che tentano di attraversare il mar Egeo per raggiungere le isole della Grecia. "Su ordine del presidente non verrà permesso ai migranti di attraversare l'Egeo, perché è pericoloso", ha fatto sapere la Guardia Costiera turca, citata dall'agenzia Anadolu.
Intanto incassata la tregua a Idlib con Vladimir Putin, il Erdogan si rituffa nel braccio di ferro diplomatico con Bruxelles, mentre il confine tra Turchia e Grecia continua a bruciare, con nuovi scontri e accuse di violenze tra le rispettive polizie di frontiera. Gli attuali accordi migratori "non funzionano più", ha detto Erdogan in una telefonata ad Angela Merkel, chiedendo in sostanza una revisione dell'accordo sui migranti con l'Europa del 2016. Lunedì il presidente turco si recherà in visita a Bruxelles ma non si conoscono ancora i suoi incontri in programma. In Commissione c'è comunque preoccupazione per la questione migranti dopo che Ankara ha deciso di lasciare aperti i confini con l'Europa per consentire il passaggio delle migliaia di profughi in fuga dalle aree in guerra tra Turchia e Grecia.
Il Centro, 8 marzo 2020
"Pochi agenti e troppi detenuti: sono 410 ma la capienza del carcere è di 250". Una delegazione della Fp Cgil, il sindacato della pubblica amministrazione, visita il carcere di Castrogno e lancia l'allarme - come hanno già fatto più volte altri sindacati - per la carenza di agenti della Polizia penitenziaria e per il sovraffollamento dei detenuti.
La visita al carcere teramano è stata effettuata, si legge in una nota della Fp Cgil, "al fine di verificare le condizioni lavorative in cui operano i poliziotti penitenziari". A darne notizia sono Pancrazio Cordone, segretario Generale Fp Cgil Teramo, Stefano Branchi, coordinatore nazionale Fp Cgil Polizia penitenziaria, Giuseppe Merola e Roberto Cerquitelli della Fp Cgil Abruzzo Molise Polizia penitenziaria.
"Abbiamo una carenza di circa 68 unità di polizia penitenziaria", si legge nella nota diffusa ieri dai sindacalisti, "e una presenza di 410 detenuti, per lo più con problematiche psichiatriche, a fronte di una capienza di 250. Su questo servono interventi urgenti in tal senso, affinché vi siano condizioni ottimali lavorative che possano assicurare un discreto assetto organizzativo generale.
Il carcere teramano, dicono ancora i sindacalisti, necessiterebbe anche "di attività migliorative e riparative sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle sezioni detentive, visto che vi sono delle discutibili precarietà strutturali e logistiche".
Inoltre, i rappresentanti della Fp Cgil auspicano un intervento per ripristinare le condizioni ottimali del manto della strada che collega l'istituto penitenziario di Castrogno alla città, attualmente piuttosto sconnesso, "anche in ragioni di sicurezza per lo spostamento dei mezzi impiegati in compiti di traduzioni e piantonamenti detenuti. Coinvolgeremo i vertici istituzionali e le varie articolazioni periferiche, essendo fiduciosi nella consueta collaborazione istituzionale", conclude la nota del sindacato, "affinché vengano sortite le dovute aspettative, nell'interesse collettivo della comunità penitenziaria".
di Luigi Murciano
Il Piccolo, 8 marzo 2020
È la gradiscana Giovanna Corbatto la figura professionale scelta dall'assemblea civica di Gradisca per ricoprire il delicato ruolo di Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale. Sarà il primo garante comunale in Italia ad operare in una cittadina ove è presente un Cpr, il "carcere per migranti" irregolari sito all'ex caserma Polonio.
Classe 1981, già capo area immigrazione della Caritas diocesana e oggi componente dell'Ufficio per le politiche Migratorie e Protezione Internazionale e dell'Ufficio Europa di Caritas Italiana, Corbatto riceverà formalmente la nomina dal sindaco della Fortezza, Linda Tomasinsig, grazie all'esito della votazione del consiglio comunale di giovedì sera.
"Ringrazio il sindaco ed il consiglio per la fiducia - il primo commento di Corbatto. È un compito di responsabilità, ho la consapevolezza che non verrò lasciata sola. I primi passi saranno con le istituzioni che gestiscono la struttura, poi sarà necessario un primo ingresso per comprendere le dinamiche e la situazione interna". Corbatto è stata eletta con maggioranza semplice al terzo spoglio della votazione, svoltasi a scrutinio segreto. Nelle prime due tornate non era stata raggiunta la maggioranza richiesta di 2/3 dei consiglieri.
Recentemente premiata dall'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per il suo impegno a favore del progetto per i Corridoi Umanitari, Corbatto ha riportato 10 voti. Totalmente staccati gli altri candidati: un voto per l'avvocato del Lavoro Marco Giovanni Rocco Barone di Ronchi dei Legionari; a secco sia Gianni Cavallini, già direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Aas numero 2, sia Tullio Donda, filosofo e docente isontino; tre invece le schede bianche, riconducibili alla Lega.
Il Carroccio inizialmente si era espresso positivamente sulla creazione della figura del garante, provvedimento votato all'unanimità dal consiglio. Ma ha poi preso le distanze, accusando il sindaco Tomasinsig di "avere fatto venire meno i presupposti di collaborazione" a seguito della morte dell'ospite georgiano Vakthang Enukidze.
Tre le ragioni espresse dal capogruppo leghista Massimiliano Cattarin: "La visita del Garante nazionale, casualmente e tempestivamente accompagnato dalla parlamentare Serracchiani; quella del deputato Magi, che senza contraddittorio ha fornito una ricostruzione faziosa sull'operato delle forze dell'ordine; e, infine, la visita non istituzionale del sindaco a Zugliano, ove senza consultare il consiglio ha espresso la sua posizione pro chiusura del Cpr che non ci vede concordi.
Ci siamo sentiti usati politicamente: inevitabile ora avere dei dubbi sull'imparzialità dei candidati". Accuse respinte al mittente da Tomasinsig. "Inopportuno e grave fare questo tipo di insinuazioni - ha affermato il sindaco -. Quanto alla posizione espressa a Zugliano, la contrarietà dell'amministrazione al Cpr è nota da tempo e non credo di dover chiedere il permesso di ribadirla".
di Emanuela Carucci
Il Giornale, 8 marzo 2020
L'uomo, un 28enne, è in coma farmacologico, ma le sue condizioni sono lievemente migliorate. È risultato positivo al coronavirus anche un agente di polizia penitenziaria di 28 anni in servizio presso la casa circondariale di Vicenza. L'uomo aveva da qualche giorno l'influenza, poi aggravatasi. Ora è stato sottoposto alla ventilazione forzata, ma le sue condizioni sono in lieve miglioramento e potrebbe tornare a respirare da solo. Il poliziotto è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale "San Bortolo" del capoluogo veneto.
Al momento della conferma della positività, l'azienda sanitaria, la Ulss n. 8 di Vicenza, si è riunita urgentemente con il direttore ed il comandante dell'istituto di pena e ha immediatamente provveduto a trasmettere all'istituto il vademecum con le indicazioni da adottare "per la gestione dei casi asintomatici di pazienti con ili (patologie polmonari) o di contatti stretti in isolamento domiciliare". È quanto si legge in una nota del ministero della giustizia che continua "Agli operatori penitenziari è stato raccomandato di segnalare immediatamente all'unità sanitaria dell'istituto eventuali sintomi di malattia, in particolare difficoltà respiratorie e/o febbre superiore a 38 gradi: in tal caso sarà subito avvisato il servizio di igiene pubblica che provvederà ad effettuare il cosiddetto tampone presso appositi ambulatori dell'ospedale civile".
Non si rilevano, al momento, casi di sospetto contagio fra i detenuti del carcere vicentino, secondo quanto dichiarato in una nota dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Non è stato, inoltre, ritenuto necessario sottoporre ad isolamento sanitario il poliziotto penitenziario che condivide la stanza in caserma con l'agente contagiato, poiché quest'ultimo aveva usufruito di congedo ordinario dall'8 al 18 febbraio e il suo compagno di camera, a sua volta, dal 19. Inoltre, dall'unica notte passata insieme nello stesso locale sono già decorsi senza complicazioni i quattordici giorni previsti dalla quarantena, scaduti il 3 marzo scorso.
"Il coma farmacologico serve per aiutarlo nella respirazione. È una situazione complessa, siamo seriamente preoccupati", dice in una nota Luigi Bono, segretario provinciale di Vicenza del Sappe (il sindacato autonomo di polizia penitenziaria). Il carcere di Vicenza ospita circa quattrocento detenuti e vi lavorano duecento agenti penitenziari, come si legge sul sito del sindacato. "Riceviamo tante telefonate da colleghi preoccupati. Chiediamo - conclude Bono - che si proceda a una verifica immediata delle condizioni sanitarie degli operatori penitenziari in servizio a Vicenza e dei detenuti presenti nella struttura".
La Repubblica, 8 marzo 2020
Sta bene. Non è stato maltrattato. È detenuto insieme a oppositori del governo e non criminali comuni, come era a Mansoura. Oggi potrà vedere la sua famiglia e ancora una volta di fronte al magistrato che esaminava il suo caso si è detto innocente.
Ma Patrick George Zaky resterà in carcere per almeno altri 15 giorni. Per lo studente egiziano dell'Università di Bologna arrestato 1'8 febbraio all'aeroporto del Cairo di ritorno dall'Italia e accusato di aver diffuso informazioni dannose per lo Stato, ieri è stata un'altra giornata di attesa, finita in una delusione. La prima di fronte ai giudici di Tora, il carcere di massima sicurezza alle porte del Cairo dove è stato trasferito giovedì mattina per motivi ancora poco chiari: qui la situazione è più tesa che a Mansoura.
Giornalisti e diplomatici - fra cui rappresentanti dell'ambasciata italiana, svizzera e statunitense - sono stati tenuti fuori dall'aula e non hanno potuto vedere il ragazzo. Come la sua famiglia, che ha tentato invano di fargli avere cibo e altri beni di conforto. "Probabilmente è stato spostato a Tora per essere sotto il controllo diretto delle autorità - spiega a Repubblica Hoda Nasrallah, capo del team di avvocati che difendono il ragazzo presto faremo di nuovo appello contro la legittimità della sua detenzione. Ma dubito che avremo risposte rapide".
Il prossimo appuntamento con la speranza è dunque fra 15 giorni, quando i giudici dovranno di nuovo esaminare le accuse contro il ragazzo. Davanti a loro, Patrick ha di nuovo espresso il desiderio di continuare a studiare: e nei prossimi giorni il rettore dell'Università di Bologna, Francesco Ubertini, chiederà ufficialmente all'ambasciata egiziana che gli sia consentito proseguire gli studi.
di Andrea Sangermano
dire.it, 8 marzo 2020
Lo afferma il rettore Francesco Ubertini, commentando l'ennesima udienza negativa per il ricercatore egiziano ormai da oltre un mese in cella nel suo Paese. L'Alma Mater di Bologna prenderà contatti con l'ambasciatore egiziano perché' a Patrick Zaki sia permesso di avere i suoi libri e di continuare a studiare anche in carcere. Lo afferma il rettore Francesco Ubertini, commentando così l'ennesima udienza negativa per il ricercatore egiziano ormai da oltre un mese in cella nel suo Paese. "Non ci arrendiamo - afferma Ubertini - continueremo ad andare avanti e a tenere alta l'attenzione sul caso finché Patrick non sarà rilasciato. Lo sconcerto e l'amarezza di aver appreso, ancora una volta, la mancata scarcerazione del nostro studente, non intaccheranno la nostra determinazione".
Il rettore dice di essere stato "molto colpito" dalle parole rivolte da Zaki alla sua famiglia, durante una delle visite in carcere, dicendo di volere i suoi libri per studiare anche in cella. "Sento il dovere, come rettore dell'Università in cui è iscritto, di soddisfare la sua richiesta- dice Ubertini- proprio in questi giorni in cui la didattica è ripresa scriverò all'ambasciatore egiziano perché' a Patrick sia data la possibilità di proseguire gli studi. Da parte nostra ci rendiamo disponibili come Ateneo a favorire in ogni modo questa sua volontà".
Intanto in Parlamento, la senatrice M5s Michela Montevecchi continua a sollecitare perché' sia mantenuta alta l'attenzione sulla vicenda di Zaki. Il giovane è tuttora "nel limbo - sottolinea Montevecchi - la cosa certamente preoccupa. Anche questa volta all'udienza erano presenti rappresentanti della Ue e della nostra ambasciata, oltre che i rappresentanti delle ambasciate degli Stati Uniti e della Svizzera".
Per questo, afferma la senatrice M5s, "come membro della commissione Diritti umani rinnovo la richiesta di audizione del funzionario delegato dalla Ue per continuare ad approfondire la conoscenza della vicenda e continuare a monitorarla. Sono certa che la commissione Diritti umani continuerà a tenere i fari puntati su Patrick al quale spero giunga il messaggio che non è solo".
- Giustizia, nelle zone a rischio stop ai processi fino al 31 maggio
- Indulto contro il Coronavirus, per restare umani
- Carcere, l'angoscia dietro le sbarre è l'altro virus
- Lombardia. Il terrore del virus in carcere e il piano di emergenza
- I ragazzi del Sud, dalle baby gang di Napoli ai profughi di Idlib










